martedì 2 giugno 2009

Indagine di Greenpeace sulla posizione sul nucleare dei candidati alle


Greenpeace sta effettuando un’indagine per conoscere e rendere nota la posizione dei
candidati alle elezioni europee del 6 e 7 giugno 2009 sulla realizzazione nel territorio
italiano di impianti nucleari EPR e di siti geologici per il deposito delle scorie nucleari.

Tutte le criticità del nucleare, anche con tecnologia EPR di terza generazione,
rimangono irrisolte: dalla gestione delle scorie alla sicurezza degli impianti, dalla
limitatezza delle risorse di uranio agli altissimi costi di costruzione.

Da lungo tempo assistiamo, invece, a una campagna di disinformazione sul tema del
nucleare da parte del Governo, che ha concluso un accordo con la Francia per avviare
la realizzazione di quattro reattori nucleari EPR in Italia, entro la fine della Legislatura.

Il Disegno di legge n.° 1195.
È attualmente in discussione al Senato il Disegno di legge n.° 1195 che segna il
ritorno del nucleare in Italia (“Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione
delle imprese, nonché in materia di energia”).
Greenpeace ha già denunciato che attraverso il Ddl 1195 il governo prepara una
soluzione “sovietica” per riportare il nucleare in Italia, senza affrontare i principali
problemi in materia: i criteri di localizzazione degli impianti nucleari, la gestione in
sicurezza delle scorie esistenti e la creazione di un’agenzia di controllo indipendente. Il
Ddl 1195 introduce invece elementi di militarizzazione per la gestione delle scorie e
per l’apertura di nuovi impianti nucleari, in totale dispregio delle prassi democratiche
adottate da altri Paesi con maggiore esperienza in questo campo, e contro le
convenzioni internazionali vigenti.
(www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/nucleare-scorie).

L’eredità radioattiva italiana.
Circa l’88% dei rifiuti nucleari italiani è costituito da rifiuti di seconda categoria,
mentre le scorie di terza categoria, le più pericolose, rappresentano il 12%. In Italia si
è sempre parlato di un sito geologico, come nel caso “Scanzano Jonico”, adatto a
contenere le scorie di terza categoria nel lungo periodo, e mai di una soluzione per
risolvere il “grosso” del problema, ossia le scorie di seconda categoria, per le quali
sarebbe necessario un deposito superficiale. Greenpeace ritiene, quindi, che la
strategia del Governo di realizzare un deposito geologico sia inaccettabile e inadatta a
risolvere i problemi dell’eredità radioattiva italiana.

Una falsa soluzione per il clima
Un ritorno dell’Italia al nucleare non servirà nemmeno per tagliare le emissioni di gas
a effetto serra entro il 2020, in quanto gli eventuali reattori entrerebbero in funzione
dopo quella data. Per contrastare i cambiamenti climatici efficacemente occorre invece
puntare su fonti rinnovabili e misure di efficienza energetica. Gli obiettivi europei al
2020 per le fonti rinnovabili e l’efficienza permetterebbero di soddisfare la domanda di
elettricità di tre volte in più rispetto al piano nucleare del Governo, creando
occupazione per almeno 200 mila persone, dieci-quindici volte il nucleare. Investire decine di miliardi di euro nel nucleare significa dunque sottrarre risorse a soluzioni più
efficaci per affrontare la crisi economica e la crisi climatica.

Ritardi e problemi di sicurezza degli impianti EPR in costruzione.
Per la tecnologia francese EPR esistono solo due cantieri: uno in Finlandia e uno in
Francia, ma nessun impianto è ancora in funzione. In Finlandia, in particolare, i costi
effettivi a metà della costruzione hanno già superato del 50 per cento il budget iniziale
a causa dei ritardi dovuti a oltre 2100 non conformità riscontrate dall’autorità di
sicurezza nucleare finlandese STUK. In una lettera che è stata recentemente resa
nota, la STUK ha comunicato al costruttore francese AREVA di non registrare “nessun
reale avanzamento nella progettazione dei sistemi di controllo e protezione”,
prospettando l’arresto della costruzione del reattore.

I costi non sostenibili del nucleare in Italia.
Infine, un recente rapporto realizzato per Greenpeace dal professore di politica
energetica dell’Università di Greenwich, Steve Thomas, dimostra come i costosi
investimenti nucleari non siano sostenibili da Enel, la società che si è candidata a
riportare l’Italia al nucleare. Secondo lo studio, i quattro reattori EPR che Enel
dovrebbe costruire in base all’accordo con la società francese EDF, costerebbero 25
miliardi di euro. Tali costi non sono sostenibili per Enel, dato il suo eccessivo
indebitamento finanziario netto, pari a 50 miliardi di euro alla fine del 2009, destinato
a crescere di altri 11 miliardi per il completamento dell’acquisto di Endesa. Il rapporto
è consultabile al seguente link: http://www.greenpeace.org/italy/news/enel-debiti-
nucleare.
(fonte:www.greenpeace.org)

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