
Leggo sui giornali “L’Italia ritorna al nucleare” ed è quasi istintivo cercare nella libreria i canti di Leopardi e sfogliarli per ritrovare “La ginestra”.
Sconfortato dalla contemporaneità vado a cercare conforto in quella grande personalità a cavallo tra i lumi e il romanticismo. Lo sterminator Monte Vesevo, ove “dipinte in queste rive/son dell’umane genti/ le magnifiche sorti e progressive/Qui mira e qui ti specchia/secol superbo e sciocco (…)”. Poesia del 1836, ma è come se fosse oggi.
Carlo Rubbia, che sicuramente sa infinitamente più di me intorno alle questioni riguardanti l’energia nucleare, ritiene un errore strategico investire oggi sulle centrali nucleari.
Per quel che ho letto (ma le mie fonti possono essere parziali o fallaci) l’energia atomica è in via di dismissione in tutte le economie più avanzate. Vi è un problema non risolto di sicurezza , l’uranio è un bene sempre più scarso, le scorie costituiscono un problema non risolto, il decomissioning (lo smantellamento) delle centrali, la cui vita è di qualche decina d’anni, è un costo quasi incalcolabile. Ma l’ottimo Scaiola ci rassicura: il futuro energetico dell’Italia è nel nucleare.
Personalmente mi ritengo un ambientalista di quelli che ragionano, che non dicono no per partito preso. Nel caso del ritorno all’energia atomica, per quelle che sono le mie conoscenze, mi pare semplicemente che stiamo correndo appresso a una chimera. Nei paesi più avanzati non si costruiscono nuove centrali nucleari da vent’anni. Lo si fa in Corea del Nord od in Iran, dove serve per sviluppare armamenti atomici.
Senza furore ideologico, ma sulla base dei parametri del buon senso , tornare a sviluppare in Italia la produzione di energia nucleare è, a mio parere, una pura e semplice follia, una scelta da contrastare senza se e senza ma per la sua carica di assurdità, che ci isola , peraltro, dalle strategie energetiche dei paese avanzati. Il nucleare non è green economy: non basta infatti consultare i tassi di emissione di CO2 per determinare che cosa sia bene e che cosa no. Il nucleare è una scelta che ci riporta indietro.
Con l’approvazione da parte del Parlamento della legge 69/09 il governo ha sei mesi per individuare la caratterizzazione dei siti ove costruire le centrali nucleari italiane. E’ chiaro che Montalto di Castro è in prima linea: sono mesi che si effettuano sopralluoghi per verificarne la fattibilità. Ma non solo: già anni fa, prima che scoppiasse il caso di Scanzano Jonico, l’area tra Canino e Ischia di Castro, a ridosso quindi di Montalto e delle possibile centrale, era stato individuato come uno dei possibili siti per la realizzazione del deposito unico nazionale per lo stoccaggio delle scorie nucleari. A questo proposito è interessante consultare le cartine della densità demografica in Italia: quella è una delle aree meno popolate del Paese.
Ma poiché Montalto di Castro (per la centrale) e Ischia/Canino (per il deposito unico nazionale delle scorie) sono parte della Tuscia, credo che si sia chiamati in prima persona a dire quel che si pensa, Regione Lazio , Provincia di Viterbo, comuni, partiti, associazioni, cittadini, di fronte ad una scelta che si vuole imporre con l’Esercito (quel che è previsto dalla legge, venendo dichiarati i siti di interesse strategico nazionale).
Una mobilitazione delle popolazioni dei nostri territori è inevitabile e indispensabile. Perché il secol nostro non sia “superbo e sciocco”, ma umile e intelligente, faremmo bene a dire di no, rapidamente, con forza, con fermezza.
Valerio De Nardo
(fonte:www.www.tusciaweb.it)
lunedì 27 luglio 2009
Nucleare, un grosso passo indietro
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