sabato 30 agosto 2008

fotovoltaico Minikit


Helios Technology, tra le principali aziende italiane attive nella produzione di celle e moduli fotovoltaici, propone il Minikit, una soluzione pratica per gli utenti che, non connessi alla rete elettrica nazionale, hanno il problema di illuminare baite, garage e abitazioni isolate.

Questo sistema “chiavi in mano” utilizza l’energia del sole e consente di alimentare 3 lampade a basso consumo da 7W-12V per 7 ore complessive al giorno durante il periodo estivo e 3 ore nel periodo invernale.

Il Minikit di Helios Technology trova quindi impiego nell’illuminazione di abitazioni rurali ed edifici isolati e si presta anche per l’applicazione in case mobili, box, garage e piccoli ospedali rurali nei paesi in via di sviluppo.

Caratterizzato da assoluta affidabilità e lunga durata nel tempo, il piccolo sistema fotovoltaico è composto da un modulo fotovoltaico HT22 da 22Wp con 25 anni di garanzia, un regolatore di carica Microlamp 4A, tre lampade a basso consumo AM712 da 12V-7W e una batteria ermetica al pb-gel BAT 40HL da 12V-46Ah esente manutenzione.

Il modulo fotovoltaico, fissato al tetto dell’edificio o ad una struttura di supporto (come mostra la foto accanto), trasforma la luce solare in energia elettrica che, accumulata nella batteria, è disponibile 24 ore al giorno, anche in caso di maltempo, per alimentare le tre luci o eventualmente altre utenze.
Ogni lampada AM712 fornita nel kit ha un’intensità luminosa pari a quella di una lampadina ad incandescenza da 40W.
Per aumentare l’energia prodotta quotidianamente e sfruttare le sue prestazioni nelle abitazioni per il weekend, il Minikit può essere integrato, anche successivamente, con ulteriori moduli HT 22 da 22Wp. Inoltre, l’utilizzo di una batteria di capacità superiore BAT 65HL da 12V–75Ah, particolarmente adatta a un utilizzo saltuario dell’impianto di illuminazione, consente di incrementare l’energia a disposizione per alimentare TV e radio funzionanti a 12V, o altre lampade.
(fonte:www.zeroemission.tv)
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giovedì 28 agosto 2008

San Francisco è Slow Food Nation


SAN FRANCISCO (California) - La prima Woodstock planetaria del cibo. E' Slow Food Nation 2008, a San Francisco dal 29 agosto al primo settembre, l'evento che sta calamitando migliaia di persone sui lidi della Bay Area. Arrivano dal Giappone, dal Peru, dal Canada e da tutti i Paesi del bacino del Pacifico. Dall'Italia - considerata centro mondiale del cibo puro, a dimensione umana e d'estrazione locale - arriva Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che da queste parti è considerato alla stregua dell'eroe dei due mondi.

E queste sono solo le avanguardie: ci sono anche professionisti che a San Francisco sono arrivati per organizzare e grupie - quei i tifosi che piombano sempre all'inizio di un evento e vanno via solo quando tutti gli altri se ne sono già andati. In tutto cinquantamila persone, secondo le previsioni degli organizzatori. Tanti arriveranno nella "City By the Bay", uno dei tanti soprannomi di San Francisco, per festeggiare la "liberazione alimentare". Uno tsunami di buongustai, eco-onnivori e di amanti del pianeta convergono su San Francisco per darsi ad una scorpacciata - sia intelletuale che di fatto - di cibo sano, naturale e umano. Una sorta di happening del cibo che mira a trasformare un'area metropolitana di circa 7 milioni di abitanti - nel centro del movimento Slow Food internazionale.

Che si tratterà di una mega festa lo si evince dal fatto che la maggioranza degli eventi - disseminati nei centri nevralgici regionali, da City Hall a Fort Mason, dall'Embarcadero al Golden Gate Park, da downtown Berkeley alle spiaggie di Albany e anche nel centro della cultura di colore di Oakland - sono tutti sold out.

L'atmosfera da raduno musicale alternativo è confermato anche dala programmazione Slow Food Rocks 2008, una due giorni con bands come il supergruppo canadese The New Pornographers, i London Street, il John Butler Trio. com, i Lebo e i G Love & Special Sauce. E la musica non è nemmeno la portata più forte del raduno. All'incontro partecipano i maggiori pensatori del movimento per l'umanizzazione del cibo e del mangiare. Gente come il poeta-scrittore-filosofo-agricoltore Wendell Berry, Carl Pope, direttore del Sierra Club, la visionaria e attivista anti agri business Vandana Shiva, che è anche animatrice con Jeremy Rifkin dell'International Forum on Globalization, e Eric Schlosser, autore del best seller Fats Food Nation.

Nutrito anche il carnet di escursioni turistico-culinarie verso i parchi naturali del circondario, i centri dell'agricoltura alternativa e le aziende dell'indotto alimentare anti-corporativo della regione. Fittissimo, tra gli assaggi di prodotti in cucine tutti i generi e i pranzi di beneficenza, il calendario degli appuntamenti gastronomici. Una "no-stop" del sapore che potrebbe estenuare anche le papille gustative più sofisticate.

Per affermare poi la poliedricità dell'evento gli organizzatori hanno pensato di organizzare anche una mostra fotografica, un festival del cinema, una rassegna di danza e una mostra d'arte figurativa, tutte all'insegna dei principi Slow Food.

L'idea della Slow Food Nation, di collegare il piatto con il pianeta nell'immaginario degli statunitensi, è stata di Alice Waters, star della California couisine, creatrice di Chez Panisse, uno dei ristoranti più famosi degli Stati Uniti e ritenuta - dal periodico Cusine and Vins de France nel 1986 - uno dei primi 10 chef del mondo. Un personaggio - la Waters - che si batte da anni a favore dell'agricoltura sostenibile e che aveva cercato di convincere Clinton di trasformare parte della Casa Bianca in un orto organico. Idea, che scartata dai Clinton (anni di "isolamento intellettale" li ha definiti la Waters), sembra che stia ricevendo una maggiore attenzione dal candidato Obama, per il quale la Waters ha animato un centro di raccolta fondi in California.

Intanto se non alla Casa Bianca, la natura irrompe almeno a San Francisco nel il giardino sul quale si affaccia il municipio della città. Gli amministratori cittadini hanno dato il permesso alla Waters e al Food Network di coltivare un orto, il Victory Garden e anzi ci si sono pure recati a piantare dei semi. E, dal momento che il complesso architettonico a cui appartiene il comune di Frisco è modellato vagamente su quello di Capitol Hill a Washington D. C., sembra quasi che un pezzo della struttura parlamentare americana si sia dato improvvisamente all'agricoltura.

Slow Food Nation sarà eco-neutrale e eco-friendly e possibilmente, sperano gli organizzatori, servirà ad aiutare a preservare le 1060 varietà di cibi tradizionali nord americani che rischiano di sparire dalla circolazione.

Il manifesto del convegno, che si propone di emanare anche un editto finale, è probabilmente Renewing America's Food Traditions. Un libro delll'etnobotanista Gary Paul Nabhan che celebra le regioni culinarie indigene statunitensi che negli ultimi decenni hanno rischiato d'essere eliminate dall'avvento delle multinazionali dell'agribusiness.
(fonte:www.repubblica.it)
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mercoledì 27 agosto 2008

Boom fotovoltaico


(ANSA) - ROMA - Un vero e proprio boom all'insegna del sole. E' quello fatto registrare nel giro di soli 30 giorni dai nuovi impianti fotovoltaici installati in Italia, secondo i nuovi dati relativi al conto energia.
Dall'ultima rilevazione realizzata lo scorso 21 luglio e pubblicata su Qualenergia.it, il portale promosso da Kyoto Club e Legambiente, in questo arco di tempo le installazioni messe in rete sono cresciute molto rapidamente: in poco piu' di 30 giorni la potenza in esercizio e' cresciuta di circa 25 MW per nuovi 1.965 impianti. Un ruolino di marcia mai registrato finora, piu' del doppio rispetto ai precedenti mesi del 2008. Secondo i dati sulle installazioni pro capite, tra le regioni italiane al primo posto si piazza il Trentino Alto Adige, mentre ultima e' la Campania. Con questi risultati, afferma la ricerca, e' ora piu' probabile il raggiungimento dell'obiettivo di incremento del 100% rispetto al 2007, ovvero i 140 MW installati ed in esercizio nell'anno. Dopo due anni e mezzo di funzionamento del conto energia ecco che si cominciano a tirare le somme prendendo spunto dai nuovi dati sull'andamento regionale delle installazioni, con qualche sorpresa.

I dati generali forniti dal Gestore servizi elettrici (Gse) al 25 agosto 2008 dicono che, per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici (vecchio e nuovo conto energia) entrati in esercizio, sono in totale 15.122 per una potenza pari a 170,8 MW: 100,2 MW (4.807 impianti) per il vecchio conto energia e 70,6 MW (10.315 impianti) per il nuovo conto energia. Secondo la rilevazione del 21 luglio 2008 gli impianti operativi erano circa 13.100 impianti per una potenza di quasi 146 MW. Nel solo 2008, dopo 33 settimane dell'anno, risultano in esercizio nuovi 7.459 impianti per una potenza di circa 91,4 MW: per il vecchio conto energia 39,1 MW (584 impianti) e per il nuovo conto energia 52,3 MW (6.875 impianti).

Grazie all'exploit di queste ultime settimane le medie crescono sensibilmente. Infatti dall'inizio dell'anno risultano operativi ogni settimana circa 226 impianti e una potenza di 2,7 MW, in media circa 11-12 MW al mese. Queste medie sono pressoche' in linea con il possibile raddoppio dell'installato in esercizio in Italia nell'anno 2007, cioe' con l'obiettivo di 140 MW (nel 2007 furono 70 i MW in funzione, per 6.264 impianti). In base ai dati ufficiali del Gse relativi allo sviluppo regionale delle installazioni (in questo caso le cifre si riferiscono al 1/o agosto 2008), la Lombardia e' sempre in testa per potenza installata con circa 18,8 MW e anche per numero di impianti (2.360), ma ora si fanno molto piu' vicine l' Emilia Romagna con 18,5 MW e la Puglia con 18 MW (una graduatoria regionale completa delle installazioni fotovoltaiche verra' pubblicata ai primi di settembre con i nuovi dati forniti dal gestore).

La sorpresa pero' c'e', si afferma nella ricerca, se si valutano questi dati sul numero degli abitanti residenti nelle regioni: in questo caso le posizioni cambiano. In questa speciale graduatoria elaborata da Qualenergia.it, e relativa esclusivamente al conto energia e al pro capite, la leadership e' del Trentino Alto Adige con 16,9 Watt per abitante, seguita da Umbria (10,1 Watt) e Marche (5,12); quarta l'Emilia Romagna (4,64), quinta la Puglia (4,48). Seguono in classifica il Friuli Venezia Giulia, con 3,77 Watt/abitante, Calabria e Sardegna (3,22), Abruzzo (3,12), Toscana (3,10), Basilicata (2,61), Piemonte (2,38). Per ritrovare la Lombardia bisogna scendere al 13/mo posto (2,09), mentre il Lazio e' appena 16/mo con solo 1,40 Watt/abitante. Chiude la classifica, molto lontana dalla media nazionale che e' 2,8 Watt/abitante, la Campania con 0,65 Watt. (ANSA).
(fonte:www.ansa.it)
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martedì 26 agosto 2008

Video auto elettrica con cambio al volo delle batterie


Si fa sempre più elettrico il futuro dell'auto. In attesa del Salone di Parigi (4-19 ottobre), che promette parecchie "primizie" nel campo delle vetture alimentate da batterie, l'ultima novità viene da Shai Agassi, considerato il "pioniere dell'auto elettrica". Fondatore e presidente della Project better place, Agassi ha presentato recentemente all'emittente americana "Cnbc" (Consumer news and business channel) il suo rivoluzionario progetto mirato a commercializzare auto elettriche come prodotto di massa in alcuni mercati di prova, tipo Israele (suo Paese natale) e Danimarca.

Il video qui sotto mostra l'idea di base: la realizzazione e installazione di numerose stazioni di ricarica e centri di assistenza per la sostituzione rapida della batteria su veicoli elettrici. "Abbiamo realizzato un prototipo basato sulla Renault Mégane - ha raccontato Agassi - allo scopo di quantificare con esattezza i componenti necessari e così da presentare al pubblico più scettico un risultato atto a valutare rapidamente caratteristiche e vantaggi di un'auto elettrica".

Entro fine anno Shai conta di avere da Renault una cinquantina di vetture, che saliranno a 200 entro il 2009. Il meccanismo del cambio batteria è progettato secondo un schema del tutto automatizzato e richiede meno di un minuto a vettura. La batterie utilizzate per i primi prototipi sono della Aesc, una joint-venture fra Nissan e Nec. Fra i progetti a lungo termine, una volta realizzate le infrastrutture per la rete di stazioni di ricarica e ricambio batterie sul territorio, Agassi prevedere di lanciare progetti commerciali del tutto rivoluzionari tipo la vendita di "pacchetti chilometrici" a costo fisso in cambio della fornitura di una vettura a costo zero.
(fonte:www.quattroruote.it)


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domenica 24 agosto 2008

Pronti 400mila euro di incentivi dalla provincia di Prato


Parte a settembre la nuova campagna della Provincia di Prato per il miglioramento dell'efficienza energetica nelle abitazioni. A disposizione consistenti incintivi per impianti termici, coibentazione, superfici vetrate e sostituzione di elettrodomestici.

La vostra vecchia caldaia geme e inquina troppo? Volete tentare la strada ecologica del fotovoltaico o migliorare la coibentazione della vostra casa? Settembre è il mese giusto. Parte, infatti, il prossimo mese la nuova campagna della Provincia di Prato per il miglioramento dell'efficienza energetica nelle abitazioni. ''Il nuovo bando - spiega una nota - che raddoppia il budget del precedente, mette a disposizione 400 mila euro di contributi''. Gli interventi sono stati programmati in collaborazione fra Provincia, PubliEs e associazioni di categoria Cna e Confartigianato.

''Gli incentivi - aggiunge la nota - riguardano impianti termici, coibentazione, superfici vetrate e sostituzione di elettrodomestici. Per fare qualche esempio la sostituzione della caldaia con una ad alta efficienza prevede un contributo del 25%, mentre per l'installazione di pannelli solare si potra' chiedere il 20%. Il 30% di incentivi invece è previsto per la coibentazione fra radiatori e pareti esterne e la sostituzione infissi e vetri. Passare a elettrodomestici (lavatrice, frigo, congelatori, lavastoviglie) di classe A gode di un contributo del 20%''.

''Con il primo bando sull'efficienza energetica nelle abitazioni - spiega l'assessore all'ambiente Stefano
Arrighini - abbiamo già risposto a circa 200 richieste, soprattutto per la sostituzione di caldaie, infissi e per
l'installazione di pannelli fotovoltaici".
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Fotovoltaico:CALIFORNIA, PROGETTO PER 2 MEGAIMPIANTI SOLARE


(ANSA) - ROMA, 18 AGO - California sempre piu' verde, puntando sul sole come fonte di energia. E' gia' in cantiere infatti la costruzione di due megaimpianti alimentati dai raggi solari per una potenza complessiva, nel momento di massima esposizione, di 800 Megawatt. Una potenza pari a quella prodotta da una piccola centrale nucleare o da un impianto medio a carbone. In realta' gli impianti non potranno avere la stessa continuita' di quelli ad energia fossile, quindi dovrebbero garantire circa un terzo della potenza massima. Con 800 Megawatt, per avere un'idea, si potrebbero alimentare circa 14 milioni di lampadine e 800 magazzini Wal-Mart. I due nuovi impianti, secondo quanto riferisce il New York Times, copriranno una superficie di circa 20 km quadrati della California centrale, usando la tecnologia del fotovoltaico. L'energia 'verde' verra' venduta alla Pacific Gas & Electric, che dal 2010 sara' obbligata per il 20% della sua produzione a ricorrere alle fonti rinnovabili dal 2010. Optisolar installera' 550 Megawatt e SunPower Corporation 250 Megawatt, nella San Louis Obispo County. L'ampiezza del progetto supera di gran lunga quanto realizzato di questo tipo fino ad oggi in California: l'impianto piu' grande realizzato in Usa, da 14 Megawatt, e' alla Base Nellis dell'aviazione, in Nevada. La Spagna ha un impianto da 23 Megawatt e la Germania ne sta costruendo uno da 40 Megawatt. Un impianto di solare termico, Nevada Solar One, produce invece 64 megawatt. In definitiva, nonostante i costi, le aziende in California temono di non fare in tempo a centrare gli obiettivi 'verdi' fissati per il 2010 e stanno accelerando il passo nei confronti del resto del mondo, puntando sull'economia di scala per i costi di design, installazione e connessione alla rete elettrica. In ogni caso le tre aziende coinvolte parlano di una spesa inferiore a quella del solare del passato. Pacific Gas & Electric, riferisce il New York Times, si aspetta che quando le nuove centrali saranno completate il suo totale di produzione da fonti verdi arrivera' al 24%, ma non prima del 2013. Gli impianti infatti, necessitano di numerosi permessi.(ANSA). KWS
(fonte:www.ansa.it)
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giovedì 14 agosto 2008

Spesa locale contro il caroprezzi



di Daniele Lepido e Claudio Pasqualetto
Filiere corte e prodotti locali per battere l'inflazione con le armi del made in Italy alimentare. Una sorta di autarchia in salsa moderna, alla faccia della globalizzazione, riscoprendo pure qualche vecchio sapore che si credeva perduto per sempre.
Parte dalle Regioni la sfida al caro-vita, che in luglio ha raggiunto il valore record del 6,1% per i prodotti acquistati di frequente, contro il +4,1% del paniere tradizionale. Nessun campanilismo: qui il federalismo non c'entra, tantomeno l'eterna dicotomia Nord-Sud visto che le due Regioni che oggi hanno all'attivo gli esperimenti più significativi in materia di «localismo» sono il Veneto e la Calabria.
Una battaglia che si gioca anche con le armi della politica. Come in Calabria, dove il consiglio regionale ha appena dato il via libera a un progetto di legge di iniziativa popolare, promosso dalla Coldiretti con 18mila firme, che punta ad accorciare la filiera sponsorizzando i prodotti tipici: dalla soppressata di Calabria al fico di Cosenza, passando per il caciocavallo silano e per la cipolla rossa di Tropea.
«Si tratta di una legge che promuove la qualità e il mangiar bene, spendendo meno: con risparmi sui prezzi medi nazionali nell'ordine del 20-30%», spiega Pietro Santo Molinaro, presidente della Coldiretti calabrese. Nello specifico la legge approvata dalla giunta guidata da Agazio Loiero impone, per esempio, che la fornitura delle mense pubbliche sia composta per almeno il 50% da prodotti agricoli che arrivano dal territorio, prendendo anche una posizione netta contro gli organismi geneticamente modificati (Ogm). Mentre i comuni della Regione devono destinare il 20% delle aree pubbliche deputate alla vendita di prodotti alle imprese agricole locali, con controlli più severi sulle etichettature da parte delle polizie municipali e provinciali. «Le ricadute positive di questa legge non si faranno sentire solo sul fronte dei prezzi – spiega Mario Pirillo, assessore all'agricoltura della regione Calabria – ma anche su quello della nostra economia, insieme con la promozione del made in Calabria».
Il Veneto di Giancarlo Galan, invece, un mese dopo aver varato la prima legge italiana tagliaprezzi centrata sul cosiddetto "chilometro zero", guarda già a nuovi obiettivi puntando a sviluppare e ottimizzare il più possibile la filiera corta. Nella legge approvata il 9 luglio scorso, sulla spinta di oltre 25mila firme raccolte sempre dalla Coldiretti, già ci sono gli obblighi per i gestori della ristorazione pubblica di usare per almeno il 50% prodotti locali, per i Comuni di riservare almeno il 20% degli spazi nei mercati agli agricoltori, per la grande distribuzione di creare entro gennaio 2009 spazi appositi ed esclusivi dove vendere i prodotti agricoli regionali. Ma si è fatto anche altro. C'è un elenco di ristoranti e locali che hanno accolto la filosofia del chilometro zero ed usano per la quasi totalità dei piatti materia prima del territorio. Ci sono iniziative di fornai che garantiscono pane con farina di grano locale e mercati in varie località per la vendita diretta da parte degli agricoltori.
«Non abbiamo calcolato quanto possa essere il risparmio - dice Franco Manzato, vicepresidente della Regione con delega all'agricoltura - ma occorre accorciare il più possibile l'attuale filiera che registra rincari nei vari passaggi fino all'80%». Da qui l'idea di varare a settembre un provvedimento che darà a tutti i prodotti Doc, Dop, Igp e simili un «marchio ombrello», come lo definisce Manzato, che assicurerà qualità e li renderà facilmente identificabili. Questo marchio, lo stesso in uso per il turismo e destinato a identificare l'intero made in Veneto, sarà la carta da giocare nel rapporto con la distribuzione perché di fatto la Regione si farà elemento unificante dei produttori di qualità che in tal modo vedranno aumentare la loro forza contrattuale. «La partita del risparmio - ricorda Manzato - si gioca proprio nel dialogo con la distribuzione: noi garantiremo promozione, visibilità e una strategia precisa e contiamo che, con l'impegno di tutti, i risultati arrivino in fretta».

(fonte:www.ilsole24ore.com)
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IL PRINCIPE CARLO, OGM IL PIU' GRANDE DISASTRO DI TUTTI I TEMPI


L'uso massiccio di prodotti geneticamente modificati causera' il piu' grande disastro ambientale di tutti i tempi". L'allerta arriva dal principe Carlo: in un'intervista che e' un esplicito atto d'accusa all'utilizzo degli ogm, Carlo d'Inghilterra ha denunciato le multinazionali del settore che conducono "un gigantesco esperimento con la natura e l'intera umanita'" avviato su una strada "assolutamente sbagliata".
L'appoggio dell'erede al trono britannico all'agricoltura biologica era gia' noto: Carlo possiede dal 1990 un marchio, Duchy Originals, specializzato esclusivamente in prodotti biologici. Ma l'intervista al 'Daily Telegraph' e' un durissimo 'j'accuse' che trovera' senz'altro d'accordo tutti coloro che sono preoccupati della sicurezza degli alimenti e del possibile impatto ambientale degli ogm. Se le grandi compagnie prendessero il controllo della produzione di massa del cibo, sostiene l'erede al trono britannico, sarebbero danneggiati i piccoli produttori e l'ambiente; e l'uso di forme moderne di agricoltura ha gia' impoverito le scorte d'acqua del Punjab e dell'Australia occidentale. "Dobbiamo occuparci della sicurezza del cibo e non della produzione del cibo. Se pensano che questo sistema in qualche modo funzionera' perche' verra' sperimentata un'intelligente forma di ingegneria genetica dopo l'altra, cio' portera' diritto al disastro". Saranno soprattutto i piccoli produttori le vittime delle "gigantesche corporation": "Se pensano che questo e' il cammino -pronostica il principe- quello che vedremo saranno milioni di piccoli agricoltori di tutto il mondo espulsi dalle loro terre verso orribili agglomerati urbane che saranno insostenibili, impossibili da gestire, degradati e non funzionali". Il principe descrive l'enorme danno ecologico che ha causato in India il tentativo di produrre alimenti mediante la tecnologia genetica: "Guardate alla Rivoluzione Verde dell'India: ha funzionato per un breve periodo ma ora si paga il prezzo. Io sono andato nel Punjab dove si vedono i disastri risultanti dall'eccessiva domanda di irrigazione perche' le sementi ibride richiedono un'enorme quantita' di acqua. L'acqua potabile e' sparita, ci sono enormi problemi con il livello dell'acqua, con i pesticidi e altri tipi di complicazioni che si vedono solo ora". (AGI) - Londra, 13 ago.-
(fonte:www.agi.it)
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mercoledì 13 agosto 2008

Nucleare:Greenpeace: documenti confidenziali dimostrano l´insicurezza dell´Epr finlandese


Greenpeace è entrata in possesso di documenti riservati che dimostrerebbero che nella costruzione dell´European pressurised reactor (Epr) di Olkiluoto 3 (0L3) in Finlandia, non sono state rispettate le procedure di sicurezza. Gli ambientalisti chiedono l´immediato blocco dei lavori della centrale nucleare. Helmut Hirsh, un esperto indipendente di sicurezza nucleare, ha esaminato i documenti ed ha concluso che le violazioni riguardanti la sicurezza «sono un chiaro caso di cattiva pratica ed un indicatore di una cattiva cultura della sicurezza. Rappresentano un motivo di seria preoccupazione per quanto riguarda la resistenza a rendere pubbliche le loro attività da parte dei costruttori del reattore OL3», aumentando così il rischio legato ad eventi esterni, come terremoti, onde d´urto di esplosioni o da impatto di missili.

Hirsch non è certo l´ultimo arrivato: ha trent´anni di esperienza in campo nucleare ed ha lavorato per il governo tedesco e quello austriaco e per amministrazioni locali. Fa parte dell´expert group dell´Organisation for Economic Co-operation and Development´s Nuclear Energy Agency e dal 1990 è membro del comitato consultivo sul nucleare del ministero dell´ambienta austriaco. Il suo lavoro più recente è stato quello di consulente per l´Austria per il controllo dei lavori alla centrale nucleare ceca di Tamelinde il supporto tecnico per l´austriaco processo di controllo del ceca Temelin centrali nucleari.

La documentazione tecnica, che include la "Welding procedure specifications" e le specifiche tecniche, secondo Greenpeace International «dimostrano che il costruttore francese Areva ha consentito che il lavoro di saldatura andasse avanti per un anno senza svolgere le procedure approvate. La qualità delle saldature non è stata verificata ed i test ed i campioni su ciascuna partita di saldature non sono stati verificati e raccolti. Dato è stato addetto, e lo è ancora, alla supervisione delle saldature anche personale non qualificato, la mancanza di norme è ancora più allarmante».

Per Lauri Myllyvirta, nuclear campaigner di Greenpeace Finlandia, «Mentre le centrali nucleari sono intrinsecamente pericolose la cattiva cultura della sicurezza del contractor francese Areva e dei sui subappaltatori rischia di aggravare ulteriormente i pericoli connessi a questa centrale nucleare. Questo non è un pollaio, la costruzione di un impianto nucleare richiede la massima prudenza. La negligenza rispetto alle norme di sicurezza può essere disastrosa».

La realizzazione dell´Epr finlandese, Olkiluoto 3, un progetto francese presentato come esempio dell´ultima generazione di centrali nucleari supersicure, è stata funestata da una serie di errori di costruzione. Iniziata nel 2005 è già in ritardo di 2 anni rispetto alla tabella di marcia iniziale ed i costi sono raddoppiati rispetto alla stima iniziale, durante i lavori si sono verificati un migliaio di problemi inclusa la cattiva qualità dei materiali, difetti nelle saldature dei contenitori e componenti chiave per la sicurezza che non soddisfano i criteri richiesti. A fine luglio, un incendio nel sito di costruzione ha danneggiato un esteso danno alla parete interna dove deve essere realizzato il reattore. Gli Epr in corso di realizzazione (Olkiluoto 3 e Flamanville 3 in Francia) secondo Greenpeace hanno gravi problemi di sicurezza e la spirale del prezzo di realizzazione è inarrestabile.

«Nonostante questo il presidente francese Sarkozy e le società statali Areva e Électricité de France (Edf) stanno cercando di vendere i reattori francesi a numerosi Paesi, tra i quali Brasile, Canada, Cina, Sud Africa, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti. L´energia nucleare mina le soluzioni necessarie ed urgenti per i cambiamenti climatici , distoglie risorse a le allontana dalle vere rinnovabili e dal risparmio energetico. il progetto di Greenpeace "Energy [R]evolution" dimostra che l´energia rinnovabile ed una maggiore efficienza energetica sono in grado di fornire entro il 20950 la metà dell´energia di cui il mondo ha bisogno».
(fonte:www.greenreport.it)
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E´ brasiliano lo scooter elettrico risparmioso


è quasi fatta in Brasile per lo scooter elettrico che permetterà di percorrere un chilometro con un centesimo di real (6 millesimi di dollaro) e che sta entrando nella fase di perfezionamento e verrà lanciato nel 2009 dalla Companhia paulista de força e luz, un´impresa elettrica che opera nel Sud e Sud-est del Brasile.Il motociclo elettrico risparmioso si basa su una ricerca del Núcleo interdisciplinar de planejamento energético (Nipe) dell´Università degli studi di Campinas, che punta a triplicare l´autonomia del mezzo dagli attuali 50 chilometri a 150 ed a ridurre da 4 a 2 ore il tempo di ricarica delle batterie. Luiz Antonio Rossi, coordinatore del Nipe, ha detto a "Tierramerica" che «Con il motociclo, la cui caratteristica principale è il suo uso urbano, con un costo già molto competitivo, puntiamo ad avanzare in autonomia, efficienza e ricarica».Le attuali batterie dovrebbero essere sostituite con altre a ioni di litio. Il progetto si base sull´adeguamento di 4 scooter elettrici acquistati negli Usa e sulla successiva importazione di 300 motocicli, per un costo complessivo di 700 mila dollari, che verranno vendute a prezzo di costo, soprattutto a studenti universitari. Le performance degli scooter modificati saranno testate minuziosamente nei prossimi mesi ed è già avviato il progetto per realizzare a Campinas "eletropostos" per il loro rifornimento. Oggi, il costo del tragitto tra l´università e il centro di Campinas con il trasporto pubblico è di 4,60 real, con lo scooter elettrico lo stesso percorso si potrà fare con 0,30 real, con il costo di un giorno di bus si viaggia 15 giorni con il motociclo elettrico. Il rodaggio dei prototipi ha dimostrato che con un centesimo di real si percorre un chilometro, mentre la ricarica completa della batteria costa 0,5 real. La Companhia paulista de força e luz sta lavorando da tempo a veicoli non inquinanti ed a basso impatto ambientale, anche in collaborazione con Fiat e Itaipu Binacional, con la produzione di un prototipo di Palio Weekend mossa ad energia elettrica. L´auto elettrica italo-brasiliana con il costo di un litro di benzina percorre fino a 60 chilometri ad una velocità massima di 110 km/h ed è dotato di batterie al nichel con un´autonomia di 120 km e un tempo di ricarica di 8 ore.
(fonte:www.greenreport.it)
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martedì 12 agosto 2008

NUCLEARE: UN INCIDENTE DOPO L'ALTRO IN SPAGNA


di Alessandro Iacuelli
Brutto momento per il nucleare iberico: quattro degli otto reattori nucleari spagnoli hanno registrato disfunzioni in meno di 72 ore,
come scrive il quotidiano El Paìs.
Per motivi differenti, e con conseguenze sulle quali nessuno si pronuncia in modo corretto, gli incidenti si sono prodotti tra sabato e martedì scorsi. Critiche le organizzazioni ambientaliste, secondo le quali è colpa della pessima cultura della sicurezza con la quale Iberdola e Endesa, proprietarie delle quattro centrali colpite, gestiscono gli impianti.
A questo si aggiunga che il parco nucleare spagnolo è molto vecchio, come mette in guardia Greenpeace, in un comunicato. Il "Consejo de Seguridad Nuclear" (Csn), organismo che controlla la sicurezza atomica, attribuisce gli incidenti ad una "sfortunata casualità". I proprietari delle centrali hanno sminuito l'accaduto, sottolineando che la sicurezza delle installazioni non è stata colpita.

Tre degli incidenti registrati sono avvenuti in tre reattori situati a Tarragona, nel nord-est della Spagna, gestiti dalla Associazione Nucleare Asco-Vandellos (Anav), i cui proprietari sono Iberdola e Endesa. Ancora una volta, si fa la corsa a dichiarare che non ci sono stati pericoli per le persone e per l'ambiente, ancora una volta è partita, come avviene ovunque nel mondo, la corsa alla minimizzazione.
La Spagna si era già trovata nella bufera (nucleare) qualche mese fa: la centrale nucleare Asco I ha avuto una perdita radioattiva verso la fine di marzo, ma il Consiglio di Sicurezza Nucleare è stato avvisato solo il 4 aprile. Le polemiche sono nate dal fatto che quello stesso giorno, durante la fuga radioattiva, era presente nell'impianto una scolaresca in visita. Secondo Greenpeace una parte della perdita è fuoriuscita dalla stazione. Il ministero della sanità spagnolo è entrato in azione immediatamente: a causa dei rischi di contaminazione ora dovranno essere sottoposte a screening oltre 2600 persone. Per questo l'azienda esponsabile, l'Endesa, verrà multata. Ora il reattore è fermo per permettere di ripulire il sito. Il reattore gemello Asco II era stato fermato nel 2007 per un guasto ad una valvola.

Il 9 giugno, sempre ad Asco I, i tecnici del Consiglio di Sicurezza Nazionale hanno rinvenuto la settimana scorsa degli elementi radioattivi sulla linea ferroviaria situata vicino alla centrale. E ancora, sempre ai primi di giugno, è stato registrato un guasto in alcuni monitor che misurano la radioattività all'interno della centrale. "Il 5 giugno è stata localizzata una particella radioattiva in prossimità delle ferrovie e il giorno dopo ne sono state rinvenute altre due nella stessa zona", ha spiegato Eugeni Vives, portavoce della “Asociacin Nuclear Asco-Vandellos II” (Anav). "Un fatto, questo, legato alla fuga che si è prodotta nel novembre scorso a Asco ma che non ha incidenza nè sulla salute delle persone nè sull'ambiente. Si tratta di particelle metalliche".
In questi giorni, arrivano quattro incidenti quasi contemporanei in quattro centrali diverse. Anche questa volta, si è assistito al solito pellegrinaggio di esponenti istituzionali, come oramai avviene in tutto il mondo, pronti a fare a gara per minimizzare l'accaduto e non generare allarmi. Ancora oggi, nel mondo, e la Spagna non fa eccezione, molti incidenti non vengono resi noti. Quando qualcuno se ne accorge, vengono comunque omessi dati importanti. In pratica, dopo la psicosi collettiva generata dall'incidente del 1986 a Chernobyl, chi gestisce le centrali si è mediaticamente blindato ed ogni volta che c'è una fuga radioattiva o una perdita di materiale, si stende immediatamente un velo di silenzio.

Per questo motivo, gli incidenti successivi a quello di Chernobyl sono spesso accompagnati da dati parziali, senza che si sappia tutto fino in fondo, e vedono la scrittura di rapporti e relazioni che terminano sempre con un "nessun pericolo per le persone e per l'ambiente".
Intanto, mentre in Italia si parla di ritorno al nucleare senza molta cognizione di causa, la Spagna continua il suo percorso per abbandonarlo. In un'intervista rilasciata alla stampa nazionale, il Premier, Josè Luis Rodriguez Zapatero, ha confermato gli impegni presi in campagna elettorale per il settore nucleare. Zapatero ha detto che il governo spagnolo non ha intenzione di costruire nuove centrali nucleari, inoltre sarà rispettata la durata di vita normale delle centrali nucleari esistenti.

L'impegno dei socialisti spagnoli è quello di eliminare progressivamente il nucleare, vista anche l'impopolarità di cui gode in Spagna, e sostituirlo con fonti energetiche rinnovabili quale l'eolico e il fotovoltaico. Le licenze delle centrali nucleari attualmente attive in Spagna scadranno tra il 2009 e il 2011, prima della fine del mandato dell'attuale legislatura socialista che sarà nel 2012. Se i piani dell'attuale governo verranno rispettati, e sempre se non si presenta una crisi energetica di notevoli dimensioni nei prossimi anni, tale da obbligare la Spagna a rinnovare le licenze, probabilmente il Paese abbandonerà il nucleare entro la fine del mandato di Zapatero.
"I paesi leader a livello internazionale stanno scommettendo sulle energie rinnovabili e non su quella nucleare. Se facessimo sforzi per il nucleare toglieremmo risorse all'energia del futuro, eolica, solare o di altro tipo", così ha dichiarato Zapatero il 30 giugno scorso, in visita in Danimarca proprio per osservare da vicino la politica energetica danese. Secondo il premier spagnolo i paesi che sono "in testa sulle energie rinnovabili", tra un paio di anni "avranno non solo contribuito a frenare il cambio climatico, ma disporranno di un valore aggiunto dal punto di vista politico, economico e sociale". La Spagna ha investito molto sulle energie pulite negli ultimi anni, arrivando ad essere il terzo produttore mondiale di energia eolica, e ha in progetto di aprire 30 nuove centrali, mentre sta seguendo una politica di smantellamento degli impianti nucleari.
(fonte:www.news.kataweb.it)
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Otto domande a Gaetano Di Gioia, presidente della Micro-Vett


Gaetano Di Gioia, 62 anni, imolese, già cooperatore e presidente della Lega delle Cooperative di Imola, fonda la Micro-Vett nel 1987. E’ convinto che la trazione elettrica possa integrare quella tradizionale, in particolare per alcuni segmenti dell’automotive. La partnership con Piaggio, prima, con Iveco e Fiat poi, fanno decollare la sua idea: oggi Micro-Vett realizza annualmente 700 unità elettriche e bimodali dai modelli delle tre case italiane, con un parco circolante di oltre 5000 veicoli.
La mobilità elettrica sembrava morta e defunta. Adesso c'è un grande risveglio. Come valuta la situazione anche per il futuro uno che ha sempre creduto nell'elettrico.
"La trazione delle auto del futuro si può già prevedere che sarà solo elettrica. Pura o combinata con fonti rinnovabili come l'idrogeno purchè questi venga prodotto senza costi di scomposizione. Mi spiego. Come sapete l'idrogeno in natura non si trova ma deve essere creato; se si riesce a produrre idrogeno con batterie e con l'energia solare, allora va bene. Se invece ci vuole ancora il petrolio per arrivare all'idrogeno finiscono gli scopi. Per il futuro? Ci crediamo fermamente, tanto è vero che mi sta affiancando nella gestione mio figlio Massimiliano".
A cosa è dovuta questa inversione di tendenza dopo che l'industria americana aveva decretato la fine dell'elettrico ad un salone di Detroit di cinque anni fa?
"La rivoluzione per la mobilità elettrica è arrivata dalle nuove batterie al litio che, costano molto di più di quelle al piombo, ma permettono un'autonomia molto più consistente e una ricarica in tempi brevi. In più non hanno effetto memoria. Possiamo dire, che noi addetti alla mobilità ecologica dobbiamo ringraziare i telefoni cellulari. Le batterie delle auto sfruttano la tecnologia della telefonia mobile".
Ma siamo ancora molto lontani dalla possibilità di fare un pieno come per il gasolio, la benzina, il metano o il gpl. Oggi ci vogliono ore ed ore per ricaricare un veicolo, come il vostro Fiat Doblò.
"Proprio perchè siamo in stretto contatto con i produttori di batterie al litio possiamo affermare che entro pochi anni potremo vivere la rivoluzione della mobilità elettrica. Stanno arrivando (ci vorranno ancora due o tre anni ndr) batterie che si ricaricano in sei minuti. A quel punto il gioco è fatto".
Può essere più chiaro di come potrà essere organizzato il rifornimento quando saranno necessari solo 6 minuti per una autonomia che può arrivare anche a 200 km?
"La grande distribuzione si attrezzerà per questo. E' chiaro che per ricaricare batterie al litio ci vogliono attrezzature con tanto, ma tanto voltaggio. Cosa che non può essere fatta in casa. Accanto ai normali distributori di gasolio e benzina, nelle città e in autostrada, ci sarà la possibilità di ricaricare le batterie al litio. Non c'è da creare una conduttura dedicata come per l'idrogeno che non può essere veicolato nelle normali condutture. Basta una cabina con molti Kw a disposizione per ricaricare il pacco batterie".
Mi sembra tutto molto semplicistico, dettato dal particolare momento nel quale tutte le case si stanno domandando quali scelte fare per la mobilità del futuro.
"Niente affatto. E' la pura realtà. Guardi che la consegna delle merci nei centri storici si può già fare con i mezzi a inquinamento zero. I nostri furgoni realizzati in collaborazione con case importanti come Fiat (Doblò- Fiorino), Iveco (Ducato) e Piaggio (Porter) sono già in grado di offrire questa possibilità. A Vicenza siamo già a regime con questa importante novità, presto partirà Lucca. Far entrare solo mezzi elettrici a inquinamento zero nei centri storici è il primo passo per rispettare l'ambiente senza creare problemi all'economia locale".
Ma le case ci credono? E le amministrazioni pubbliche?
"Noi abbiamo trovato un grande riscontro con Fiat con la quale stiamo lavorando pensando al futuro, partendo dai veicoli commerciali. La maggiore soddisfazione è arrivata dalla Francia. Stiamo allestendo 500 Fiorino elettrici da fornire alle Poste francesi. La tecnologia italiana in questo campo è all'avanguardia. La dimostrazione arriva proprio dalla Francia. Conoscendo lo sciovinismo d'oltralpe aver vinto questa fornitura significa che siamo avanti a tutti. Se la prova andrà a buon fine, e noi siamo molto tranquilli in questa direzione, la commessa parla di 10.000 veicoli elettrici per le Poste frances".
Lei sa benissimo che batterie al litio per un’ autonomia di oltre 250 km costano moltissimo, sia per i veicoli commerciali che per le auto private. I cosiddetti "padroncini" dovrebbero alzare notevolmente i prezzi?
"C'è una soluzione anche a questo. Sa benissimo che un mezzo elettrico ha un'usura modestissima per le parti meccaniche . Il costo maggiore è rappresentato dal pacco batterie. Sono già pronte soluzioni come il noleggio delle batterie (una vita media di 3 o 4 anni) che al termine il cliente può decidere, come per una normale vettura, di acquistare, dare indietro, oppure rinnovare il contratto di noleggio a lungo termine".
Intanto a Londra avete presentato la 500 elettrica. A quando la produzione in serie?
"Con il nostro partner inglese Nice abbiamo realizzato questo interessante concept. Sta alla Fiat decidere se mettere in produzione la versione elettrica di questa vettura di successo. Noi sappiamo che negli stabilimenti polacchi è possibile fare una catena di montaggio anche per la 500 elettrica. Ma la decisione di passare alla produzione non sta a noi, ma alla Fiat. Per quanto riguarda i veicoli commerciali siamo invece ormai in dirittura d'arrivo per arrivare alla produzione in serie nello stabilimento Fiat in Turchia. Come vede di carne al fuoco ne abbiamo molta. Vorrei solo aggiungere che è già pronto il Calessino Piaggio elettrico. Anche qui spetta alla casa di Pontedera decidere se produrlo. Credo che sarebbe un’ alternativa ecologica per far visitare ai turisti i centri storici delle nostre città".
Piero Campani
(fonte:www.quotidianonet.ilsole24ore.com)
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lunedì 11 agosto 2008

Kokopelli condannato dovrà smettere di distribuire biodiversità



Vendere, distribuire, scambiare sementi in Europa è ancora illegale e da questa settimana è ancora più chiaro, dopo la condanna in Francia dell'associazione Kokopelli che ha ricevuto dal tribunale 35.000 € di sanzioni per aver commercializzato e diffuso varietà non iscritte ai registri.

Da alcuni giorni sul sito www.kokopelli.asso.fr capeggia un documento che inneggia: Citoyens, au semences! (Cittadini, alle sementi!). La responsabilità di questa situazione viene addebitata giustamente alla politica che da una parte aderisce a tutti i trattati internazionali per la difesa della biodiversità e dall'altra ne scava la fossa tralasciando che queste leggi siano operative sul suolo dell'Unione. Per cui una associazione che non ha finalità di lucro e che invece ha come finalità quella di conservare una collezione vivente di 2.500 varietà e che campa per fare questo anche dalle vendite di semi viene punita. Da chi? Da una grande compagnia sementiera, Baumaux da cui non comprerò mai più nemmeno una bustina di semi anche se nemmeno se ne accorgerà dato che vende già per 800.000 € di profitti annui, e dalla associazione delle ditte sementiere francesi, che incasseranno i danni oggetto della sanzione comminata a Kokopelli.

La causa è tutta giocata sul fatto che sul sito internet di Kokopelli sono, o meglio erano, esposte e vendute molte varietà non iscritte al registro europeo delle varietà ammesse alla vendita. Eppure queste varietà erano regolarmente coltivate da agricoltori biologici, tutte certificate come da agricoltura biologica, sono varietà conosciute perché già ampiamente descritte sia da Kokopelli sia da altre associazioni di seed savers, sono spesso antiche varietà.

Un peccato che si sia perduta un'occasione simile, la causa era andata altalenando, fra torto e ragione (la prima vinta da Baumaux, il ricorso da Kokopelli, la definitiva da Baumaux e associazione sementieri francesi). Poteva essere la volta buona per una giurisprudenza positiva. Invece la repressione "frodi" ha avuto la meglio. La biodiversità come frode, la frode dei semi manipolati come futuro, un mondo sottosopra senza più ragionevolezza, l'amore per la felicità delle persone che ci abitano in questo mondo è finito, l'amore per il dio denaro e la sua adorazione è diventato l'ago di ogni bilancia, anche quella della giustizia.
(fonte:www.biodiversita.info)
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domenica 10 agosto 2008

Nucleare. Legambiente: non conviene


Roma, 9 ago. (Apcom) - In queste settimane, spiega Legambiente, la discussione in Italia ha avuto come riferimento quanto dichiarato da Enel come stima per i costi di costruzione di una centrale da 1.700-1.800 MW che si aggirerebbe tra i 3 e i 3,5 miliardi di euro e dunque 1.800 e 2.000 euro a kW. Il problema, sottolinea Legambiente, è che in tutte le stime a livello internazionale la cifra è ben superiore. In Finlandia, con il cantiere dell'Epr ancora in corso, le cifre dei costi effettivi superano già i 5 miliardi di euro per la stessa tipologia di centrale proposta da Enel. Tra le valutazioni più ottimistiche quella fatta nel 2007 dal Keystone Center, secondo cui una nuova centrale negli Stati Uniti costerebbe tra i 3.600 e i 4.000 dollari per kW per una spesa complessiva di almeno 6 miliardi e mezzo di dollari per un reattore da 1.800 MW. Più cauto è il mondo finanziario. Moody's Investors service ha valutato la necessità di 7.000 dollari per kW di investimento iniziale. In Europa invece una delle ultime valutazioni è stata fatta dalla E.On, il colosso tedesco dell'energia, secondo cui bisogna prevedere un costo di almeno 6 miliardi di euro per un reattore da 1.600 MW.

"Occorre che il governo chiarisca quali sarebbero i vantaggi per il Paese e i cittadini - commenta Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente - il nucleare viene presentato come strumento di lotta ai cambiamenti climatici, ma nella realtà rischia di tagliare fuori l'Italia dagli obiettivi di riduzione previsti dall'Unione Europea al 2020: il 20% di riduzione delle emissioni di CO2, 30% nel caso di accordo internazionale, il 20% di produzione energetica da rinnovabili e il 20% di miglioramento dell'efficienza energetica".
(fonte:www./notizie.alice.it
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sabato 9 agosto 2008

A2B, bici elettrica novità


Di:Simona Santoni
Prodotta dalla Ultra Motor, è dotata di una batteria a ioni di litio che permette di percorrere 20 miglia (30 km abbondanti) e può essere ricaricata in tre o quattro ore. Non necessita di patente, è a emissioni zero e si propone come alternativa a moto e auto per gli spostamenti urbani

Da Johnny Lambs la bicicletta jeckologica
Idrogeno fatto in casa per il futuro delle automobili
La citycar mini ed ecologica
A vederla potrebbe sembrare una bicicletta normale, se non fosse per alcune compenenti dall’aspetto massiccio e per il fusto centrale, dove è racchiusa la batteria a ioni di litio. Invece, proprio per questo, la A2B non è affatto una bici come le altre. È dotata di un cuore elettrico che permette di percorrere 20 miglia (30 km abbondanti), e che può essere ricaricato in tre o quattro ore da qualsiasi presa di corrente. Sarà messa sul mercato statunitense a settembre, al costo di 2.500 dollari. Poco cheap ma molto green.

Guai però a chiamarla scooter: la A2B non necessita di particolari patenti, è accessibile a tutti e si identifica in toto in una bici. Così vuole la Ultra Motor, l’azienda britannica produttrice. Ma più di ogni altra bici può aiutare ad abbattere le emissioni di CO2 nell’aria, visto che è a emissioni zero ma a livello motorio compete con motocicli e automobili. Soprattutto per gli spostamenti urbani. Permette di optare per la versione bici normale, oppure per quella “motorizzata”: basta azionare l’interruttore sul manubrio ed ecco che arriva una spinta morbida ma decisa che porta il veicolo fino a circa 30 Km/h.

Inoltre, nonostante il suo prezzo non sia proprio economico, non richiede assicurazione, bollo, costi di benzina, né ticket per il parcheggio. “La chiamiamo la Mini Cooper delle biciclette elettriche” ha detto a Cnet.com Amy Robinson, vice-presidente marketing della Ultra Motor negli States. “È robusta e solida, ma agile come una bicicletta. Ed è una grande alternativa all’automobile”. Andando anche incontro a chi ama l’idea di andare a lavoro in bici, ma non lo fa per evitare aloni di sudore poco piacevoli. Per chi deve affrontare un terreno collinoso, in realtà sono necessarie alcune pedalate, ma leggere e facili, nulla a che vedere con quelle che si dovrebbero dare su una normale bicicletta. Tra l’altro pedalare ha anche un vantaggio: si riduce il consumo della batteria, che dura quindi per un intervallo di tempo più lungo.

La batteria della A2B è ricaricabile circa 700 volte prima di perdere efficienza
(fonte:www.mytech.it)
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venerdì 8 agosto 2008

No Ogm, siamo inglesi



LIVORNO. In Gran Bretagna sta crescendo l´opposizione alla colture Ogm, anche con atti eclatanti, e i ricercatori ed i laboratori che si occupano di organismi geneticamente modificati sono in allarme. Ad essere attaccati sono i campi che ospitano gli impianti sperimentali delle 54 coltivazioni resistenti ai pesticidi. Le proteste, non solo in Gran Bretagna, arrivano fino alla distruzione delle colture sperimentali per impedire la diffusione di prodotti biotecnologici e di Ogm in Europa e nel mondo in via di sviluppo.

A Leeds è stato addirittura espiantato un intero campo di patate Ogm e i ricercatori del National institute of agricultural botany hanno chiesto al ministro dell´ambiente Phil Woolas di realizzare una struttura sicura per difendere gli Ogm rimanenti dai vandalismi. Ma mentre gli inglesi si accaniscono sempre di più contro gli Ogm, nel resto del mondo questi sembrano avere un insperato successo grazie alla crisi alimentare e i loro sostenitori tornano a proporli come la soluzione miracolosa per eliminare la fame nel mondo.

Gli ambientalisti hanno buon gioco a dire che queste promesse sono infondate e che le colture Ogm incoraggiano un maggiore uso di prodotti chimici che minacciano gli ecosistemi e la salute umana, ma forse la partita si gioca da un´altra parte. Come scriveva Paul Kennedy su "Internazionale", «Arriviamo così al secondo attacco a un altro degli ideali degli ambientalisti: la speranza di andare verso una produzione alimentare più ecologica (cioè biologica), che garantisca ai produttori locali il giusto prezzo (cioè commercio equo e solidale), pagato da consumatori riconoscenti e più sani. La stretta energetica non solo mette con le spalle al muro molti contadini e pescatori, ma l´aumento del costo dei prodotti alimentari e la domanda crescente che viene da un miliardo di asiatici diventati più ricchi fanno anche aumentare le pressioni perché i governi prendano provvedimenti che gli ambientalisti hanno sempre contrastato. Oggi gli argomenti a favore degli alimenti geneticamente modificati hanno molte più probabilità di essere ascoltati di 10 anni fa. Se da una parte si mettono le necessità alimentari di 6,5 miliardi di persone (che nel 2050 forse diventeranno nove miliardi) e dall´altra i timori e le affermazioni spesso infondate di progressisti per lo più borghesi, è evidente da quale parte penderà la bilancia. In molti paesi la domanda di cibo spazzerà via ogni dubbio sui metodi di produzione».

Forse Kennedy mette tra i borghesi occidentali i contadini sudcoreani che protestano contro gli Ogm o la mucca pazza , o quelli brasiliani che assaltando le fattorie della Monsanto impegnate nell´agribusiness globale e a sviluppare prodotti bioteconologici e che la "povera" multinazionale minaccia di perseguire penalmente perché ostacolano la ricerca scientifica e danneggiano la proprietà e mettono a rischio la vita delle persone.

Secondo Bill Freese, un analista politico del Center for food safety di Washington, «Le proteste estreme sono sovraesposte sui media, in parte anche per gli sforzi fatti dalla biotech industry per discreditare l´opposizione. L´industria molto preoccupata che vengano resi noti fatti sfavorevoli. Una tecnica è quella di dipingere ogni critica come irrazionale. E´ davvero difficile ottenere che il nostro punto di vista venga rappresentato dai media»

L´industria biotech dice che gli Ogm produce colture con rese più elevate e sono più adatte al controllo dei parassiti e che potranno alleviare la fame nel mondo, ma l´International assessment of agricoltural knowledge, science and tecnology devlopment, un rapporto dell´Onu edito all´inizio di quest´anno sottolinea che la produttività globale delle colture può migliorare anche con altre tecniche naturali, come l´utilizzo di piante più resistenti alla siccità o un´irrigazione più sostenibile e che le informazioni sulle biotecnologie e sulla produttività degli Ogm sono ancora sono ancora «anedottiche e contraddittorie».

Inoltre, secondo il rapporto Onu, le tecniche di sviluppo degli Ogm sono in così rapida evoluzione che la valutazione ambientale e per quel che riguarda i loro effetti sulla salute a lungo termine non si sviluppano altrettanto rapidamente.

Inoltre,vi sono prove che la diffusione colture Ogm possono portare alla creazione di nuove allergie alimentari e alla perturbazione dell´equilibrio ecologico. Nella relazione dell´Onu si conclude che le biotecnologie, concentrando la proprietà dei semi nelle mani di poche multinazionali, ha spinto verso l´alto il costo delle sementi e costretto i Paesi in via di sviluppo che hanno scelto di acquistare Ogm a servirsi di colture non adatte a quegli ambienti.

Comunque, nel mondo sono attualmente coltivati ad Ogm 114,3 milioni di ettari, con un incremento del 12% rispetto al 2006 e il biotech è ormai consolidato in Argentina, Brasile, Canada, Paraguay ed Usa ed altri Paesi si stanno orientando verso gli Ogm, compresa la Cina dove il partito comunista ha detto che occorre coltivare piante biotech con una più alta resistenza ai parassiti, intanto il piccolo Malawi è diventata la seconda nazione africana ad approvare l´uso di colture Ogm.

Speriamo che non abbia ragione Paul Kennedy: «probabilmente il nostro mondo si allontanerà sempre più da quello sognato dagli ambientalisti. Forse quel sogno era irrealizzabile, considerando la continua espansione demografica, l´aumento della domanda di beni e servizi e la scarsità delle materie prime fondamentali. Ma che lo fosse o meno, oggi la sgradevole realtà è che le prospettive di un pianeta più pulito e vivibile diminuiscono invece di aumentare. probabilmente il nostro mondo si allontanerà sempre più da quello sognato dagli ambientalisti. Forse quel sogno era irrealizzabile, considerando la continua espansione demografica, l´aumento della domanda di beni e servizi e la scarsità delle materie prime fondamentali. Ma che lo fosse o meno, oggi la sgradevole realtà è che le prospettive di un pianeta più pulito e vivibile diminuiscono invece di aumentare».
(fonte:www.greenreport.it)
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giovedì 7 agosto 2008

Ancora un incidente nucleare in francia a tricastin


ANSA) - PARIGI, 6 AGO - Ancora la centrale nucleare del Tricastin, nel sud della Francia, fa parlare di sé quest'estate per un incidente, anzi un'anomalia: a luglio - ma si è saputo solo oggi
- ci sarebbero state troppe emissioni di scorie di carbonio 14 alla fabbrica Socatri (Areva) sul sito in cui già quattro volte è scattato l'allarme. Lo ha annunciato l'ASN, Autorità di sicurezza nucleare. Si tratterebbe, in realtà, della prima anomalia in ordine temporale, essendo stata appurata il 4 luglio, durante il trattamento delle scorie. In quella fase, stando all'ASN, ci sarebbe stato "un superamento, per il mese di giugno, del limite di rifiuti gassosi mensili di carbonio 14".

L'ASN, pur classificando l'incidente all'ormai solito livello 1, il più basso della scala che ne conta 8, ha "vietato alla Socatri qualsiasi attività che generi scorie di carbonio 14 fino alla fine del 2008". Infatti, il limite consentito per l'anno intero è già stato superato del 5%.

L'impatto sull'ambiente e sulla popolazione sarebbe peraltro "molto debole". Nella stessa fabbrica Socatri, la notte fra il 7 e l'8 luglio, c'era stata una fuga di 74 chili di sostanze contenenti uranio. L'incidente rivelato oggi è il quinto in un mese, dopo la lieve contaminazione del 23 luglio di cui hanno fatto le spese un centinaio di dipendenti della centrale del Tricastin, le fughe radioattive del 7 luglio e quelle di un'altra fabbrica di combustibili a Romans-sur-Isere, poco lontano ma più a nord, il 18 luglio. Infine, il 21 luglio, 15 dipendenti su un cantiere di manutenzione della centrale erano rimasti lievemente contaminati.
(fonte:www.ansa.it)
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Ogm, ricerca ed esperienza negano l’aumento della produttività


Carissimi, chi di voi mi legge fin dall’inizio si ricorderà del mio articolo sugli Ogm e sui miti da sfatare. Vero è che qualcuno difendeva tale scelta adducendo sostanziosi aumenti di produzione… Ma ecco la smentita: infatti sono sempre più numerosi i riscontri che smontano gli Ogm sotto ogni punto di vista, mettendoci in guardia sui seri rischi che essi comportano sul piano ambientale, economico, sociale.

Talvolta si tratta di risultati della ricerca scientifica, in altri casi sono frutto dell’esperienza diretta di migliaia di agricoltori in diversi paesi del mondo, come racconteremo alla Conferenza “Senza Ogm si può”, in programma il 24 ottobre al Salone del Gusto. Anche in tema di produttività inizia ad essere corposa la letteratura scientifica che nega il mito delle rese maggiori garantite dalle colture geneticamente modificate.

Molto significativo è il lavoro firmato dall’Università del Kansas, che ha analizzato la produzione della famosa corn belt americana negli ultimi tre anni, rilevando che la produttività delle coltivazioni transgeniche (soia, mais, cotone e colza) è stata inferiore rispetto ai dati dell’epoca anteriore all’introduzione degli Ogm. Fino al 10% in meno per la soia, un rendimento totalmente negativo per il mais e rendimenti minori anche per le altre coltivazioni: se consideriamo che i semi geneticamente modificati sono molto più costosi di quelli convenzionali, il bilancio per gli agricoltori diventa disastroso.

Analoghi risultati erano già emersi in altri studi degli ultimi anni. Nel 2007 l’Università del Nebraska documentò una resa della soia transgenica inferiore del 6% rispetto alla soia convenzionale (entrambe della medesima multinazionale) e lo stesso Ministero dell’Agricoltura Usa nell’aprile 2006 presentò uno studio che giungeva a conclusioni simili.

I crescenti segnali negativi che arrivano dal mondo scientifico si vanno così a sommare al parere largamente contrario alla presenza di Ogm nella catena alimentare dell’opinione pubblica e ad autorevoli prese di posizione istituzionali. Persino la Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite, lo scorso fine aprile, ha criticato l’impiego di prodotti transgenici in agricoltura, esigendo dai governi iniziative urgenti a tutela dei contadini di fronte alle multinazionali. Eppure tutto ciò non basta a fermare i fautori del transgenico, spinti dai grandi profitti che sono garantiti dai brevetti sui semi: nella sfida tra l’avidità di questa minoranza e gli interessi della collettività c’è il futuro dell’agricoltura del pianeta.

Parte dell’articolo l’ho citato dal presidente Slow Food Burdese, ma le Università (tranne quella di Pollenzo) non sono certo nostre!
(fonte:www.ivg.it/)
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Anniversario bomba atomica su Hiroshima


TOKYO - Un appello di pace per abolire le armi nucleari, e rivolto al futuro presidente degli Stati Uniti, chiunque sia, parte da Hiroshima, in occasione della cerimonia di commemorazione per il 63esimo anniversario del bombardamento atomico che, il 6 agosto del 1945, inceneri' la citta' del Giappone meridionale nel primo olocausto nucleare della storia.

Oltre 45.000 persone si sono raccolte anche quest'anno nella citta' della bomba presso il Parco della Pace, osservando un minuto di silenzio alle 08:15, l'ora in cui, da un'altitudine di circa 600 metri, l'ordigno 'Little Boy' esplose uccidendo sul colpo almeno 70.000 persone. "Il presidente degli Stati Uniti che sara' eletto il prossimo novembre - ha detto nel suo intervento il sindaco di Hiroshima, Tadatoshi Akiba - ascoltera' coscienziosamente la maggioranza delle persone, per cui la priorita' numero uno e' la sopravvivenza umana". Akiba ha ricordato come gia' 170 Paesi abbiano sottoscritto la risoluzione, presentata all'Onu dal Giappone lo scorso anno, per una moratoria internazionale contro le armi nucleari: "Persino i leader mondiali che in passato avevano condiviso la strategia atomica statunitense - ha aggiunto il sindaco - chiedono adesso un mondo senza ordigni nucleari".

L'appello del sindaco e' stato raccolto dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, che in un messaggio letto da Sergio de Queiroz Duarte, Alto rappresentante per il disarmo presso le Nazioni Unite, ha rinnovato l'impegno a "creare un mondo pacifico e sicuro" in cui non ci sia spazio per le armi atomiche. La cerimonia di quest'anno ha registrato la rappresentanza record di 55 nazioni, tra cui spiccavano la 'prima volta' della Cina e la nona presenza consecutiva della Russia, entrambe potenze nucleari. Anche il premier giapponese Yasuo Fukuda e' intervenuto alla commemorazione pacifista, ribadendo che il Giappone continuera' a essere fedele ai dettami costituzionali sulla non proliferazione delle armi nucleari. "Il nostro Paese - ha detto il primo ministro - manterra' l'impegno dei tre principi (non produrre, possedere o ammettere ordigni atomici sul proprio territorio, ndr) e sara' come sempre in prima fila nella comunita' internazionale per realizzare l'abolizione degli ordigni nucleari".

La bomba atomica sganciata su Hiroshima ha causato ufficialmente 258.310 vittime, di cui 5.032 riconosciute solo nell'ultimo anno, anche se molti sono i morti mai identificati, cosi' come le persone decedute a causa delle radiazioni, ma non registrate nelle liste ufficiali. Al 31 marzo 2008 sono 243.692 i sopravvissuti 'hibakusha' ancora in vita, con un'età media di 75 anni, mentre si stimano in almeno 140.000 le persone decedute negli anni successivi al bombardamento per gli effetti delle radiazioni.
Fonte:www.ansa.it
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martedì 5 agosto 2008

casa per risparmiare


A vederla dal basso, sembra una casa come tante; un giardino curato all'ingresso, il vialetto che si inerpica sul fianco della montagna, in un tranquillo quartiere di periferia. Bisognerebbe avere le ali di un falco, per scoprire il segreto di CasAstuta. Al posto del tetto, una distesa scintillante di pannelli fotovoltaici; nascoste tra l'erba, le sonde della pompa di calore.

Benvenuti a Trento, laboratorio dell'edilizia sostenibile, patria elettiva della casa «ad impatto zero». Il futuro dell'edilizia verde passa da qui: non più (solo) risparmio energetico, ma un sofisticato processo di valutazione della sostenibilità ecologica di un edificio, sin dalla posa del primo mattone. Standard americani, per un fenomeno tutto italiano. Che dal Trentino si sta diffondendo, un passo dopo l'altro, nel resto del Paese.

La scommessa trentina
C'era una volta il sogno della casa ecologica: eticamente corretta, drammaticamente costosa. Oggi, nell'era del petrolio a 120 dollari al barile, il piatto della bilancia pende tutto a favore dell'edilizia sostenibile, complice un mercato sempre più competitivo, che ha contribuito ad abbassare i prezzi e moltiplicare le offerte. E il 49,8% degli italiani, secondo un'indagine Cnr-Ivalsa di Trento — l'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree, «papà» dell'avveniristica CasaSofie ( www.progettosofie. it): ignifuga, antisismica e ad alto potere isolante, realizzata con un sistema di pannelli in legno «montati» con giunti metallici —, ritiene che il risparmio energetico giustifichi una maggiore spesa.

Gli esempi spuntano un po' in tutta la Penisola, grazie anche ai contributi forniti da Stato e Regioni, soprattutto per l'installazione di pannelli solari e fotovoltaici (con incentivi di lungo periodo che garantiscono un ammortamento decennale). La Toscana, per dire, ha elaborato sin dal 2005 le sue «linee-guida per la bioarchitettura»; in Veneto la sede della Savno (Servizi ambientali Veneto Nord-orientale) è costruita con rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. In Trentino, invece, hanno deciso di alzare l'asticella: non solo efficienza energetica — quella certificata dai «pionieri» bolzanini di CasaClima ( www.agenziacasaclima.it) — bensì uno standard internazionale di eccellenza a tutto tondo, talmente flessibile da poter essere applicato agli chalet alpini come alle candide casette eoliane. In una parola: Leed, Leadership in Energy and Environmental Design.

Nuovi standard
Il sistema Leed, sviluppato dall'associazione americana Green Building Council, è una griglia di valutazione in 69 crediti, a loro volta suddivisi in 6 categorie: Siti sostenibili, Gestione delle acque, Energia ed atmosfera, Materiali e risorse, Qualità ambientale interna, Progettazione ed innovazione. L'obiettivo è fornire un «bollino di qualità» — in 4 livelli: Certified, Silver, Gold, Platinum — a quegli edifici che garantiscano, con un aumento dei costi contenuto (in media +3% rispetto a un cantiere «convenzionale »), un «ciclo vitale» in grado di limitare al massimo l'impatto con l'ambiente e il consumo di energia. La differenza, poi, la fa il mercato: un edificio certificato Leed vede crescere il proprio valore fino al 7,5%. Il sistema è ormai diffuso in 41 Paesi.

«Il vantaggio di Leed è che fornisce sostenibilità dalla progettazione alla cantierizzazione, dai materiali impiegati alle performance energetiche », spiega Alberto Ballardini di Gbc Italia ( www.gbcitalia.org), nata a fine gennaio come spin-off del Distretto Tecnologico trentino. L'Italia è l'unico Paese con India e Canada cui la casa madre americana ha concesso il marchio in licenza; in soli 7 mesi, i soci sono raddoppiati, e gli atenei di tutta la Penisola — da Padova a Pescara, passando per Milano, Torino, Bologna, Roma — hanno già stretto una rete di contatti con l'associazione.

Non solo case
«L'edilizia sostenibile non è più un fenomeno di nicchia, ma di massa — spiega l'assessore alla Programmazione della Provincia di Trento, Gianluca Salvatori —; in un momento di flessibilità del mercato edilizio, la gente cerca un valore che si mantenga nel tempo. E Leed è una garanzia: d'ora in poi tutti gli edifici che costruiremo, tra cui una ventina di scuole, rispetteranno questi standard ». I vantaggi, va detto, sono indubbi. CasAstuta, ad esempio, non è (ancora) certificata Leed; ma la villetta della famiglia Pegoretti, proprietaria della Elettropiemme — azienda leader nel fotovoltaico —, è già un eccellente «testimonial» del nuovo corso. «Grazie a un pozzo di 125 metri per la pompa di calore, 50 metri quadrati di fotovoltaico e 2 pannelli solari termici per l'acqua sanitaria, ci scaldiamo come prima, consumando un quinto del gas», fa il punto Massimo Pegoretti.

Anche il «modello Sofie», perfezionato nei laboratori trentini del Cnr-Ivalsa, sta conquistando sempre più fan; e a Londra, la Waugh Thistleton sta realizzando un palazzo di 9 piani interamente in pannelli di legno, con un «taglio» di 125 tonnellate nelle emissioni di Co2. Ma il progetto più ambizioso, ancora una volta, nasce sulle sponde dell'Adige: è la sede del Muse, il Museo delle Scienze di Trento, progettato da Renzo Piano. Aprirà nel 2012, e sarà «un laboratorio di sostenibilità — spiega il direttore Michele Lanzinger —. Una cabina di regia indicherà in tempo reale quanta energia viene dai 2mila metri quadrati di pannelli solari, quanta dalle 16 sonde geotermiche... Ci saranno una parete di ghiaccio e una foresta pluviale; l'obiettivo è che tutto sia autoalimentato». La certificazione? Leed, ovviamente. Livello Gold.
Gabriela Jacomella (fonte:www.corriere.it/)
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Philippe Starck mulino eolico su ogni tetto


Un microgeneratore eolico permetterà di risparmiare l'80 per cento dell'energia utilizzata nelle abitazioni.
Quando scienza, ecologia e design vanno a braccetto, si può stare certi che di mezzo c'è lo zampino di Philippe Starck, il creativo francese che dopo avere legato il suo nome alla produzione di mobili e complementi d'arredo al tempo stesso sexy e (relativamente) alla portata di tutti, facendosi così paladino del «democratic design», intravede ora per se stesso e per il mondo del design nel suo complesso, un futuro tutto all'insegna del verde. E' insomma l'era dell'«ecologic design» e l'ariete con cui si prepara a sfondare il mercato degli ecodispositivi domestici è un microgeneratore di energia che promette di abbattere dell'80% il ricorso alle forme di energia tradizionali. Un piccolo mulino a vento che, nella filosofia starckiana, non è solo funzionale ma anche e soprattutto bello.


Il mulino a vento disegnato da Philippe Starck
PRODOTTO ITALIANO - Presentato ad aprile nel corso del Salone del mobile di Milano, il l'«Eolienne» di Starck ha conquistato un'intera paginata sull'International Herald Tribune. Prodotto da un'azienda italiana, la toscana Pramac, specializzata nella produzione di generatori elettrici e componenti per impianti fotovoltaici (e che nei mesi scorsi ha creato una newco con Banca Intesa, la Solar Express, specializzata nella produzione di energia solare), l'innovativo mulino a vento dovrebbe essere venduto ad un prezzo tra i 500 e gli 800 euro e poi piazzato sul tetto della propria abitazione. Collegato all'impianto di casa, sarebbe in grado di fornire la gran parte del fabbisogno energetico domestico. Il rendimento, va da sè, è legato a molti fattori, primo fra tutti l'esposizione a venti e correnti.

DESIGN TRA LE TEGOLE - Ma sul fatto che un prodotto del genere possa sfondare, lo stesso Starck sembra avere pochi dubbi, spiegando che una buona parte del successo dell'«Eolienne» potrebbe arrivare proprio dal suo design. E in effetti si è decisamente lontani sia dai classici mulini a vento a pale tipici del panorama olandese, sia dai moderni impianti piazzati in serie sulle creste delle colline per la produzione di energia eolica su vasta scala. Il windmill di Starck, con la sua forma quadrata, gli angoli arrotondati e, soprattutto, il look sinuoso e accattivante reso dalla plastica trasparente con cui è realizzato, si presta ad essere una presenza discreta sui tetti delle città, molto meno invasiva di certe ventole metalliche di areazione per canne fumarie o della selva di antenne, tradizionali o paraboliche, che orna le sommità di molti edifici dove gli impianti centralizzati non si sa neppure cosa siano. «In linea con il concetto di immaterialità - ha spiegato il designer -, ho disegnato un windmill molto speciale: bellissimo, la prima turbina eolica quasi invisibile

ECOLOGIA DEMOCRATICA - Starck, in un'intervista al Mondo, il settimanale economico del Corriere della Sera, aveva parlato del suo microgeneratore eolico come di un esempio di «alta tecnologia coniugata con la creatività attraverso un progetto rivoluzionario». E aveva colto l'occasione della presentazione del prototipo per presentare il suo nuovo credo: «Per vent' anni - diceva Starck ho creato oggetti che potessero essere acquistati da più persone possibile, dallo spremiagrumi di Alessi alla sedia La Marie di Kartell, contro l' elitarismo del design. Ora desidero che l' ecologia sia alla portata di tutti. Il windmill rappresenta, infatti, la democratizzazione dell' ecologia. Sarà contenuto in una scatola e venduto nei supermercati, a costi contenuti. Perché chiunque possa decidere di comprarlo e, in pochi minuti, montarselo sul tetto di casa». La collaborazione con l'azienda porterà anche alla realizzazione di una nuova generazione di pannelli fotovoltaici, di barche a idrogeno e auto elettriche. Insomma, tutto quello che può servire per rendere sempre più compatibili le comodità della vita moderna e la sostenibilità ambientale.

LA BARCA A IDROGENO - L'Herald Tribune non ha dubbi: se Starck è riuscito per anni ad avere successo con quelli che lui stesso ha definito oggetti inutili, figuriamoci ora che la sua creatività è al servizio della massima funzionalità e della pubblica utilità. E la dimostrazione pratica la darà, oltre che con il mulino a vento domestico, con la concretizzazione del progetto di barca a idrogeno, il cui primo esemplare realizzato sarà consegnato la prossima primavera all'hotel Bauer di Venezia Del resto è lo stesso architetto a spiegare quanto sia inevitabile che oggetti e beni di uso quotidiano, anche quando si è sposata la causa della sostenibilità, siano in primo luogo belli: «L'ecologia deve essere un piacere, non una punizione».
A. Sa. (fonte:www.corriere.it)
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Fotovoltaico nuove tecnologie


(di Mario Gargantini)
La tecnologia fotovoltaica per la produzione di energia è relativamente giovane: la prima cella al Silicio è stata realizzata all’inizio degli anni Cinquanta, presso i celebri Laboratori della Bell Telephon. Per diversi anni la ricerca e le prime applicazioni sono state indirizzate esclusivamente al settore spaziale: tutti abbiamo presenti le immagini dei satelliti con quelle larghe ali luccicanti orientate verso il Sole per convertirne la luce in energia elettrica necessaria alle manovre e alle attività a bordo.

Solo dopo la prima crisi petrolifera (1973) si è iniziato a pensare alle possibili applicazioni “terrestri” e a poco a poco si sono visti i tipici pannelli blu sui tetti degli edifici e si sono realizzati i primi progetti di solar farm, cioè grandi aree coperte di pannelli per alimentare impianti solari di grande taglia, dell’ordine di centinaia di kW fino a qualche MW e anche oltre.
In Italia nel 1998 era stato lanciato il programma “100.000 tetti fotovoltaici” che finora è stato realizzato solo in parte; ma negli ultimi tempi assistiamo a un’accelerazione del ritmo di installazioni.

Proprio in questi giorni è stato presentato il Secondo Rapporto del GSE (Gestore Servizi Elettrici) che illustra le attività nel campo delle fonti rinnovabili nel 2007 e mostra come probabilmente imeccanismi di promozione dell’energia solare fotovoltaica introdotto nel 2005 e aggiornati nel febbraio 2007, stiano dando i loro risultati. Con riferimento al primo Conto Energia a fine 2007 risultavano in esercizio 4.003 impianti per complessivi 49 MW di potenza. L’energia prodotta nel 2007 è stata pari ad oltre 10 milioni di kWh, cui è stato corrisposto un incentivo di 25,5 milioni di euro. Con il nuovo Conto Energia, a fine 2007 risultavano in esercizio 838 impianti per una potenza complessiva di 3,8 MW; l’energia corrispondente prodotta nel 2007 è stata pari a 1,3 milioni di kWh, con un incentivo di mezzo milione di euro. E l’aggiornamento al primo semestre 2008 è ancor più lusinghiero. Il numero di impianti fotovoltaici entrati in esercizio ha raggiunto a fine giugno 2008 il valore di 12.400, con incrementi mensili di oltre 1.000 impianti mentre la potenza installata è pari ad oltre 130 MW, con incrementi mensili superiori ai 10 MW.

Nei prossimi mesi, con la prevista entrata in servizio di impianti di maggiori dimensioni, si ritiene che la potenza installata possa crescere molto più rapidamente di quanto è finora verificatosi. Gli incentivi complessivamente erogati a partire dall’avvio del Conto Energia, sono stati pari a circa 34 milioni di euro, per una produzione circa 41 milioni di kWh. Quindi una situazione molto positiva, che può far pensare all’Italia come a uno dei protagonisti del fotovoltaico mondiale; anche se ancora ben lontana dalle performance di Giappone e Germania che guidano la corsa allo sviluppo di questa fonte energetica.
Una situazione che peraltro non può indurre a minimizzare i problemi che ancora limitano i vantaggi del solare fotovoltaico e che, d’altro canto, dovrebbe spingere a incrementare gli investimenti in ricerca e sviluppo. Le prospettive del fotovoltaico infatti solo legate soprattutto ai progressi nell’innovazione che portino ad aumentare l’efficienza dei pannelli e a ridurne i costi di produzione e quindi ad aumentare il rendimento degli impianti fotovoltaici che è ancora confinato a livelli del 15-20%. Progressi che dovrebbero consentire di rendere i costi complessivi di questa fonte energetica competitivi con quelle tradizionali.

Le linee di ricerca più interessanti sono orientate a realizzare dispositivi fotovoltaici con materiali e tecnologie diverse da quelle utilizzate finora, cioè il Silicio cristallino. La realizzazione delle celle fotovoltaiche infatti parte dalla produzione di dischi (wafer) di Silicio - gli stessi destinati all’industria microelettronica - per ricavarne celle della superficie di 150-200 cm2 che vengono opportunamente connesse tra loro e assemblate in moduli piani della potenza compresa tra 50 e 200 watt. La ricerca punta ad aumentare l’efficienza di tali moduli, come pure a ottimizzare l’automazione dei processi di fabbricazione e a ridurre il consumo di Silicio.
Tuttavia le soluzioni più promettenti derivano dall’impiego dei cosiddetti film sottili, che ricorrono a Silicio amorfo invece che cristallino e arrivano a spessori non superiori a qualche micron (milionesimo di metro). Ultimamente anche il Silicio amorfo è stato superato, per non aver risposto alle attese, e le ricerche più avanzate puntano su altri materiali dai nomi impronunciabili come il Telluriuro di Cadmio, il Diseleniuro di Rame e Indio, il Diseleniuro di Rame Indio e Gallio, oltre a sperimentare celle con combinazioni di Silicio amorfo e microcristallino.
Ma oltre alle ricerche sulla tecnologia dei pannelli, c’è chi si spinge ancor più in là nell’immaginare soluzioni completamente innovative e in grado, se attuate, di dare prestazioni di un livello incomparabile con gli impianti attuali.
Una prima proposta è stata avanzata su Science del 20 giugno e tende a recuperare la parte infrarossa (IR) della radiazione solare che le normali celle al Silicio non riescono a convertire in energia elettrica. Un gruppo di fisici degli Idaho National Laboratory (INL) sta perfezionando delle speciali antenne d’oro in grado di catturare i raggi IR, collegate con un rettificatore che trasforma la radiazione infrarossa in corrente elettrica. Per poter ricevere gli infrarossi, la cui lunghezza d’onda è tra 0,7 micron e 1 mm, le antenne devono avere dimensioni micrometriche: i fisici degli INL hanno trovato il modo di stampare milioni di piccole antenne dorate a spirale quadrata su placchette di plastica. Il problema restano i rettificatori: attualmente non ce ne sono in grado di passare da onde di frequenza di 30 TeraHertz (migliaia di miliardi di Hertz) ai 50 o 60 della normale corrente alternata; ma gli ingegneri elettronici ci stanno lavorando.

Un’altra è stata presentata all’Euroscience Open Forum 2008 di Barcellona il 20 luglio scorso da Arnulf Jaeger-Walden dell’Istituto per l’Energia della CE e prevede una gigantesca installazione nel deserto del Sahara di pannelli fotovoltaici e di concentratori solari che alimentano un impianto di generazione di energia elettrica. L’energia prodotta, equivalente all’intero fabbisogno europeo, verrebbe poi trasferita sul continente tramite linee di trasmissione ad alta tensione in corrente continua (HVDC), molto più efficaci per le lunghe distanze di quelle in corrente alternata in quanto capaci di minimizzare le perdite al di sotto del 3% ogni mille chilometri. Questi cavi poi si allaccerebbero a una grande rete (supergrid) per interconnettere tutti gli stati in modo flessibile.
Un terzo progetto, che un tempo si sarebbe detto fantascientifico ma che ora non lo sembra più, riprende un’idea lanciata dal fisico Peter Glaser negli anni ‘60 e rilanciata ora dal National Security Space Office statunitense: si tratta della Space-Based Solar Power, cioè una stazione spaziale orbitante con una grande batteria di pannelli ultraleggeri che raccolgono la radiazione solari e la ritrasmettono a una stazione terrestre sotto forma di microonde a una frequenza tra i 2 e i 6 GHz.
Anche qui, come ha riferito Giovanni Caprara sul Corriere della Sera del 19 luglio, non siamo più solo sul piano delle ipotesi ma ci sono già numeri e date: si parla di un dimostratore in orbita entro il 2014 capace di generare 5 MW e di un impianto da 10 MW verso il 2017. E c’è anche il presidente dell'arcipelago di Palau, nel Pacifico, che ha già messo a disposizione una delle sue isole disabitate per un progetto pilota di centrale terrestre con un’enorme antenna in grado di captare le microonde energetiche ogni volta che la stazione orbitante sorvola la zona.
(fonte:www.ilsussidiario.net)
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lunedì 4 agosto 2008

boom del fotovoltaico nell’edilizia


LONDRA – 4 Agosto, 2008 – Il settore dei sistemi fotovoltaici ad alta integrazione architettonica (BIPV - Building Integrated PhotoVoltaics) e’ in forte crescita in un mercato alla ricerca di materiali per l’edilizia sempre piu’ focalizzato al risparmio energetico. BIPV, segmento considerevole del mercato fotovoltaico, sta diventando sempre piu’ popolare quale agente per la trasformazione dell’energia solare in elettricita’. Nel 2007, il mercato fotovoltaico ha raggiunto il valore di circa 6.24 miliardi di euro, con un ritmo di crescita del 46%. Il BIPV ha contribuito al totale del mercato fotovoltaico con circa 149 milioni di euro e un ritmo di crecita del 33%. L’attenzione dei consumatori e la preoccupazione per l’ambiente hanno contribuito all’introduzione di metodi alternativi per la generazione di enegia e, per via di queste ragioni, il mercato del BIPV dimostra di avere grandi potenzialita’.

BIPV si riferisce ai materiali fotovoltaici che possono essere usati nella struttura esterna degli edifici per tetti, facciate e pozzi luce. I materiali usati sono adatti alle connessioni dirette alla rete elettrica e non alle connessioni indirette di microgenerazione. Grazie all’uso di moduli fotovoltaici, l’energia solare viene catturata e poi utilizzata per generare elettricita’. I sistemi BIPV potrebbero in futuro anche essere utilizzati per la produzione di calore grazie all’uso di moduli trasparenti. Tuttavia, questa applicazione non e’ stata ancora esplorata.

L’installazione dei sistemi BIPV puo’ essere effettuata sia in fase di costruzione che in epoche successive. Esempi recenti dell’uso dei BIPV in architetture ad alto valore estetico sono il progetto OpTIC in Galles e la Stillwell Avenue Station a New York.

La sfida maggiore della tecnologia BIPV e’ legata alla sua economicita’. Grazie ai sussidi e incentivi fiscali dell’ Unione Europea, i prezzi di questi costosi sistemi si stanno riducendo. Altre sfide attendono, pero’, questa tecnologia. Akhil Sivanandan, analista di Frost & Sullivan, del Gruppo Building Technologies, conferma: “Gli operatori di mercato europei dovranno trovare nuovi modi di gestire i due problemi principali di questi sistemi: l’estetica da una parte. finanziamento e proprieta’ dall’altra”.

Negli ultimi anni, diversi tipi di sistemi BIPV sono stati utilizzati per vari fini e varie applicazioni estetiche. I sistemi integrati per tetti incorporano i moduli fotovoltaici nelle stesse tegole, mentre quelli di facciata possono agire da schermi per la pioggia e quindi sostituire altri costi di costruzione. I sistemi semitrasparenti e a totale trasparenza possono permettere il passaggio della luce, mentre i sistemi che vengono implementati in fasi successive presentano problemi maggiori dal punto di vista estetico, rendendo il risultato finale meno attraente. Infine, possono essere utilizzati per fornire ombra sia se utilizzati in fase di costruzione che nelle fasi successive. Questo metodo offre grande efficienza a seconda del tipo di moduli fotovoltaici utilizzati. Due i tipi principali: il silicio cristallino e’ utilizzato in strati collegati elettricamente e poi connessi a un sottostrato rigido. La tecnologia “thin film” utilizza una pellicola sottile di silicio cristallino che viene sviluppato su un sottostrato di vetro o acciaio, cosa che rende il sistema meno efficiente ma sicuramente piu’ attraente dal punto di vista estetico.

I sistemi BIPV hanno avuto un notevole supporto politico. L’Unione Europea e’ da molto tempo alla ricerca di forme pulite di energia alternativa ed e’ un forte promotore di questa nuova tecnologia. L’obiettivo europeo della riduzione alla dipendenza all’energia fossile e nucleare e’ possible anche grazie all’ impiego del metodo BIPV. Anche se il mercato dei sistemi BIPV e’ ancora limitato, gli analisti di mercato sono propensi a credere che questa tecnologia ha un futuro molto promettente quale fonte di energia verde grazie al suo ritmo corrente e previsto di crescita.

Se desiderate ricevere maggiori informazioni sul mercato dei sistemi BIPV, del fotovoltaico, delle energie rinnovabili e sulla nostra Green Energy Subscription, si prega di inviare una email a Chiara Carella, Corporate Communications al seguente indirizzo chiara.carella@frost.com contenente le seguenti informazioni: il vostro nome, il nome della vostra società, il numero di telefono e il vostro indirizzo e-mail. Una volta ricevuti i vostri dati, vi invieremo gli opuscoli gratuiti.

Frost & Sullivan, la società di partneriato per lo sviluppo economico di impresa, lavora in stretta collaborazione con i propri clienti per accelerare la loro crescita. I servizi di TEAM Research, Growth Consulting e Growth Team Membership sono in grado di offrire ai propri clienti il potere di creare una crescita concentrata su una cultura che genera, valuta e implementa effettive strategie di crescita. Frost & Sullivan ha oltre 45 anni di esperienza maturata lavorando per conto e in collaborazione con le prime 1000 società a livello globale, aziende emergenti e investitori negli oltre 30 uffici dislocati in sei continenti. Per ulteriori informazioni, si prega di visitare il sito http://www.frost.com
(fonte:www.servizidiborsa.it/)
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Dismettere una centrale nucleare? Solo in 130 anni


Dismettere le centrali nucleari obsolete in Gran Bretagna costerà 10 miliardi di sterline più del previsto. E ci vorranno 130 anni. Il Comitee for public accounts: "Prima di costruire nuove centrali pianificarne il decomissioning". La Gran Bretagna, secondo il suo primo ministro, sarà in prima fila nel cosiddetto “rinascimento nucleare”. La settimana scorsa Gordon Brown annunciava che nei prossimi 15 anni nel paese bisognerà costruire nuove centrali, per rimpiazzare le esistenti. La vita di una centrale nucleare è infatti di qualche decennio (dai 25 ai 40 anni) e 8 delle 9 centrali inglesi smetteranno di funzionare entro il 2023.

Ma chiudere una centrale è complicato e costoso almeno quanto costruirla: per il "decomissioning" delle centrali britanniche occorreranno 130 anni e molti più soldi di quanto si pensava. Nuove stime sui costi del decomissionamento infatti sono state rese note giovedì 17 luglio dalla Nuclear Decomissioning Authority: per chiudere le centrali inglesi giunte a fine carriera e smaltire le scorie servono 10 milardi di sterline in più rispetto agli ultimi calcoli.

La spesa totale, dai 73 miliardi di sterline stimati nel 2007, nei calcoli dell’NDA è infatti salita a 83: oltre 104 miliardi di euro. A far lievitare il preventivo, segnala l’NDA, i costi crescenti delle opere di ingegneria, le spese per affrontare problemi di sicurezza più complicati del previsto alla centrale di Sellafield, e i fermi dovuti a vari problemi tecnici di due centrali per il riprocessamento del combustibile: Thorp e Mox. Proprio dal riprocessmento del combustibile e dalla generazione elettrica, secondo l’Authority, dovrebbero però venire 10 miliardi di utili che aiuterebbero ad ammortizzare le spese di decomissioning. Utili messi in dubbio da Greenpeace che mette in evidenza i diversi problemi che hanno tenuto a lungo ferme le due maggiori centrali inglesi per il riprocessamento del combustibile.

Secondo alcuni esperti - ha riportato John Sauven direttore di Greenpeace UK - il costo totale per il decomissionamento sarebbe di oltre 85 miliardi di sterline. “Una cifra a carico dei contribuenti pari a quella spesa per la missione lunare Apollo, solo che in questo caso non c’è niente da festeggiare”, ha commentato Sauven sul Guardian, e ha aggiunto: “le promesse del Governo che non ci saranno sussidi pubblici per il suo nuovo programma sul nucleare di fronte a queste cifre si dimostrano senza valore”.

La revisione delle stime, resa nota nei giorni scorsi, probabilmente non sarà definitiva, dato che si sta parlando di operazioni da svolgersi, come detto, nell’arco di almeno 130 anni.
Solo due anni fa, nel 2006, si prevedeva che il decomissioning sarebbe costato 53 miliardi di sterline. Dal 2003 al 2007 - segnalava la settimana scorsa, dunque prima delle ultime stime, il Commons Comitee for public accounts (una sorte di Corte dei conti britannica) - i costi previsti per il decomissioning sono aumentati del 30%. Proprio questo organo istituzionale, in un documento pubblicato il 10 luglio, criticando l’incertezza delle stime della NDA metteva in guardia anche per le centrali del futuro. “Una lezione importante, è che, quando si costruiscono nuove centrali, i piani per il decomissioning devono essere già pronti” ha dichiarato il presidente del Comitee, Edward Leigh. “Il Dipartimento degli affari, (che in Gran Bretagna si occupa del nucleare e da cui dipende la NDA, ndr)” ha sottolineato Leigh “non è in grado di assicurare che i costi per lo smantellamento delle nuove centrali non ricadrà sui contribuenti del futuro”.
GM (fonte:www.qualenergia.it)
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domenica 3 agosto 2008

Fotovoltaico, il Mit scopre un metodo per sfruttare il sole giorno e notte


di Luca Salvioli
La critica che viene mossa più frequentemente alle energie rinnovabili è che non sono continue. Il sole è utilizzabile solo di giorno, il vento non c'è ogni giorno, le maree non hanno la stessa intensità su tutti i mari, eccetera. Dai laboratori del Mit (Massachusetts institute of technology) di Boston arriva una scoperta che potrebbe risolvere questo limite, in particolare per l'energia solare, permettendo la memorizzazione dell'energia e l'utilizzo successivo, quando ce n'è bisogno.

Entro 10 anni nelle case. Esistono già delle soluzioni, ma sono eccessivamente costose e quindi inutilizzate. Il nuovo metodo, assicurano invece i ricercatori dell'Mit, è semplice, poco costoso, ed estremamente efficiente. Non impiega materiali tossici, anzi. Daniel Nocera, professore di Energia del Mit e il borsista post-dottorato Matteo Kanan, si sono ispirati al processo di fotosintesi tipico delle piante. Il sistema permette all'energia del sole di essere utilizzata per dividere le molecole di acqua in atomi di idrogeno e ossigeno. Questi vengono poi ricombinati all'interno di una cella a combustibile, creando senza emissioni di carbonio energia elettrica utilizzabile in casa o per alimentare un'auto elettrica. Sia di giorno che di notte. Nocera auspica che entro 10 anni il sistema venga adottato nelle case. I pannelli fotovoltaici forniranno energia durante il giorno. Di notte, verranno utilizzate le celle a combustibile.
Il funzionamento. La scoperta chiave è rappresentata da un nuovo catalizzatore che produce l'ossigeno dall'acqua, e un altro catalizzatore che produce idrogeno utilizzabile. E' fatto di metallo di cobalto, fosfato e un elettrodo posto in acqua. Quando l'energia elettrica - prodotta da una cella fotovoltaica, una turbina eolica o da qualsiasi altra fonte - scorre attraverso l'elettrodo, il cobalto e il fosfato formano un film sottile sull'elettrodo, producendo ossigeno. Combinato con un altro catalizzatore, come il platino, in grado di produrre idrogeno dall' acqua, il sistema è in grado di duplicare la scissione delle molecole d'acqua che si verifica durante la fotosintesi.
Il Nirvana del Sole. Secondo Nocera «la luce del sole ha un potenziale maggiore di qualsiasi altra fonte per risolvere il problema energetico mondiale. In un'ora, la luce del sole che colpisce la Terra potrebbe fornire energia a tutto il Pianeta per un anno». La realizzazione dei catalizzatori, spiega il professore, non è complicata. E tra dieci anni quello che Nocera definisce il «Nirvana» dell'energia solare, potrebbe diventare realtà.
(fonte:www.ilsole24ore.com)
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