giovedì 30 ottobre 2008

Firenzuoli: 'Perché sprecare risorse per produrre vegetali OGM con proprietà già presenti in natura



FIRENZE - "Pomodori color viola con proprietà anticancro? Stupisce che si impieghino così tante risorse in uomini e danaro solo per produrre chimere,
in questo caso vegetali, ossia per ottenere le stesse cose già presenti in natura, in particolare nei mirtilli e in molti altri frutti di bosco".
E' quanto afferma il professor Fabio Firenzuoli, presidente dell'Associazione Nazionale Medici Fitoterapeuti (Ospedale S. Giuseppe di Empoli) e docente di Fitoterapia clinica all' Università di Firenze, circa i risultati, resi noti ieri, di uno studio internazionale (progetto Flora) al quale partecipa anche l'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Umberto Veronesi
Lo studio si basa su un esperimento di ingegneria genetica che ha dato vita a un pomodoro particolarmente ricco di antocianine, l'antiossidante del gruppo dei flavonoidi che costituisce il pigmento naturale responsabile del colore violaceo di molti fiori e frutti. Alimentando topi di laboratorio con polvere di questi pomodori viola artificiali, si è scoperto che vivono più a lungo dei topi alimentati con pomodori normali. I quali, benché ricchi di anticancro come i licopeni, sono privi antocianine.
"Questo importante progetto", commenta Firenzuoli, "è certamente un bell'esempio di alta ricerca applicata al mondo dei vegetali. E' tuttavia fonte di decisa preoccupazione, per le possibili conseguenze nel campo della nutrizione e della stessa medicina".
E aggiunge: "Che le antocianine siano sostanze ad attività protettiva nei confronti dello sviluppo e della crescita dei tumori è un fenomeno conosciuto da tempo, su cui esiste già una ricca letteratura. C'è semmai da chiedersi perché si debbano creare dei pomodori OGM per riprodurre sostanze che, senza alcuna fatica e senza alcun rischio, si trovano già in natura"
Perché trasformare il pomodoro in mirtillo, senza sapere quale possa essere il reale vantaggio? Quale comitato etico autorizzerebbe mai uno studio sui benefici di questi prodotti quando già abbiamo a disposizione le stesse sostanze in frutti sicuri ? Chi mai ci garantisce della loro innocuità se mangiati per lunghi periodi?
Ponendo queste domande, il presidente dei Medici Fitoterapeuti ricorda che i pomodori viola contengono le stesse identiche antocianine presenti in moltissimi frutti di bosco, nelle fragole e nell'uva nera. Questi alimenti non geneticamente modificati crescono da sempre spontanei sulle nostre montagne, nel sottobosco del nostro territorio, oppure sono prodotti della nostra agricoltura.
"Invece di impegnare risorse preziose per scoprire cosa si sa già", dice Firenzuoli, "meglio sarebbe investirle in una vasta campagna di informazione e sensibilizzazione, ovvero per spiegare alla gente che cos'è un'alimentazione sana, genuina, forse più ricca anche di altre sostanze protettive, e non manipolata. In altre parole, se natura deve essere che sia naturale".

(fonte:www.newsway.it) Continua...

mercoledì 29 ottobre 2008

Il piano segreto Ue per la coltivazione degli Ogm


di Luigi Mondo e Stefania Del Principe
Gordon Brown e i leader dell’Ue stanno preparando in gran segreto un piano senza precedenti per diffondere le colture geneticamente modificate in tutta Europa, in barba al diffuso malcontento e all’opinione dei cittadini che gli Ogm proprio non li vogliono.
Lo rivela l’Independent on Sunday, che si è procurato documenti inediti e riservati. Secondo l’inchiesta del quotidiano britannico, si stanno sviluppando piani per “accelerare” l’introduzione di colture e di cibi geneticamente modificati e affrontare la resistenza dell’opinione pubblica. La documentazione riporta come i leader dei 27 paesi dell’Ue vogliano dare più voce ai rappresentanti delle organizzazioni agricole e alle industrie includendo con molta probabilità giganti biotech come Monsanto per contrastare gli “interessi costituiti” degli ambientalisti.
Quali siano questi "interessi costituiti" degli ambientalisti è un mistero, mentre non lo sono affatto quelli delle multinazionali. Loro vendono tutto in blocco (così è più pratico): semi Ogm e tutto il pacchetto di veleni chimici con cui trattarli. Molti sono geneticamente modificati per resistere a uno specifico pesticida. Le colture Ogm non sono riseminabili, quindi la pratica millenaria di usare una parte del raccolto per seminare nuovamente se ne va a farsi benedire e gli agricoltori si trovano legati mani e piedi alle multinazionali.
L’opposizione dell’opinione pubblica ha sino a oggi impedito le coltivazioni OGM in Gran Bretagna. In altri paesi come la Spagna e il Portogallo l’opposizione è in continua crescita. La Francia ha sospeso le coltivazioni. In Italia siamo un po’ più “tiepidi” e aspettiamo che ci pensino gli altri, poi, se le cose non ci stanno bene, allora ci lamentiamo, ma non troppo forte.
Gli studi effettuati sugli Ogm e sulla loro innocuità, guarda caso, sono forniti dalle stesse multinazionali e quindi sono sicuramente affidabili… o forse no? I risultati degli incontri poi sono stati accolti con grande entusiasmo dalle industrie che hanno parlato di “eccellenti relazioni e lavoro”, tutto questo grazie ai baciapile dell’Ue.
Essa ha avuto un certo successo nel governo, dove i ministri sono stati più parlare a favore della tecnologia, e in seno alla Commissione europea, con i suoi lobbisti che hanno vantato di aver "eccellenti relazioni di lavoro". Notate che né la composizione del gruppo, né i suoi obiettivi, né i risultati delle riunioni sono stati resi pubblici. Le conclusioni nei dossier rivelano che le discussioni sono state principalmente incentrate su come accelerare l’introduzione di colture geneticamente modificate, alimenti e su come convincere il pubblico ad accettarli.
Second Helen Holder di Friends of the Earth Europe “l’obiettivo di Barroso è quello di diffondere Ogm in Europa il più rapidamente possibile. Quindi lui si rivolge direttamente ai primi ministri e presidenti affinché promuovano questi piani nei loro governi”. In conclusione il piano prevede di chiudere la bocca agli ambientalisti e all’opinione pubblica facendo invece parlare le rappresentanze agricole e delle multinazionali, alla faccia della democrazia che è stata, segretamente, geneticamente modificata.
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sabato 25 ottobre 2008

SALONE DEL GUSTO / TERRA MADRE - Senza ogm si può


Oggi alle 15.00, nella Sala Gialla del Salone del Gusto, si è entrati nel vivo di uno degli argomenti chiave per Slow Food e il mondo agroalimentare contemporaneo, gli ogm, con una conferenza dal titolo Senza ogm si può. A moderare, il presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese, che ha raccolto accanto a lui alcuni tra i protagonisti del dibattito mondiale in materia.
«Parlo a nome della Coalizione Italia-Europa Liberi da ogm», ha esordito Burdese, che di tale rete è coordinatore: «Contiamo oggi 32 associazioni affiliate, con il sostegno delle quali portiamo avanti da un anno una battaglia in difesa del sistema agroalimentare e degli interessi dei cittadini».

A risolvere ogni dubbio sulla linea perseguita in sala sull’argomento, entra subito nel merito Marcello Buiatti, docente di Genetica all’università di Firenze, che in apertura afferma: «Dal punto di vista scientifico, gli ogm sono un assoluto fallimento. Sono tecnologie in uso dal 1987 e in mercato dal 1996, ma nell’arco di questi anni non si sono raggiunti risultati significativi. Le uniche colture ogm a oggi utilizzate sono la soia, il mais, il cotone e la colza, resistenti a certi tipi di insetti e diserbanti: troppo poco per poter dire che la strada ogm è un successo, per poter pensare che potrà sfamare il mondo». Le ragioni del crescente numero di coltivazioni gm? «Gli organismi geneticamente modificati sono un simbolo dell’economia canaglia che stiamo vivendo: fanno aumentare i flussi di denaro, lievitare quotazioni in borsa, hanno effetti positivi sul Pil. Tutto ciò in favore dei governi e a scapito dei consumatori di tutto il mondo, ai quali queste agrotecnologie non servono a nulla».

Raúl Hernández Garciadiego - presidente delle organizzazioni Alternativas y procesos de partecipación social e Central de servicios para el desarrollo de Tehucán, del Messico – presenta la situazione del suo Paese, che è stato pioniere delle coltivazioni mondiali di mais, ed è oggi attanagliato dalle multinazionale che impongono colture gm: «Il dramma è che le nostre coltivazioni stanno subendo contaminazioni irreparabili, per le quali non riceveremo mai indennizzi». E continua: «Per salvare il nostro territorio e il cibo che produciamo dobbiamo aiutare i contadini, preservare i saperi e i metodi di coltivazione tradizionali. Gli agricoltori devono tornare padroni del seme e della loro vita».
L’intervento di Samuel Karanja Muhunyu, agronomo kenyota, membro Slow Food e coordinatore Necofa, pone poi l’accento sul continente africano, sottolineando come gli ogm rappresentino una minaccia più che una salvezza: «I nostri scienziati sono nelle mani delle multinazionali, nessuno pensa più al bene della gente, a sfamare la popolazione africana. Per questo stiamo creando reti di coltivatori che preservino la biodiversità del Paese».
Joseph Stockinger, vice presidente della Rete delle Regioni europee ogm-free e assessore all’agricoltura della regione austriaca Oberösterreich, nel suo intervento si compiace del numero di nodi che la rete ha raggiunto proprio qui al Salone del Gusto: «Con l’associazione di una regione della Croazia e una del Belgio, proprio ieri siamo arrivati a 46 affiliati: un bel successo».
Chiude l’incontro Marie-Hélène Aubert, parlamentare europea tra le file dei verdi: «Stiamo lavorando perché di ogm si discuta sempre di più, perché diventi possibile per un Paese dell’Unione dichiararsi politicamente ogm free, opportunità che oggi non esiste».

(fonte:www.press.slowfood.it) Continua...

venerdì 24 ottobre 2008

Una campagna contro la biopirateria


«Quest'inverno lanceremo una campagna contro l'assalto degli Ogm ai nostri semi». L'annuncio di Vandana Shiva, vicepresidente di Slow Food International, all'inaugurazione di Terra Madre, il meeting delle comunità del cibo che si è aperto a Torino in concomitanza con il Salone del Gusto

"Quest'inverno lanceremo una campagna contro la biopirateria degli Ogm. Gli organismi geneticamente modificati, infatti, sono una pirateria biologica dei nostri semi". Lo ha annunciato Vandana Shiva, vicepresidente di Slow Food International, intervenendo all'inaugurazione di Terra Madre, il meeting delle comunità del cibo che si è aperto ieri a Torino, in concomitanza con il Salone del Gusto.

PIRATERIA BIOLOGICA. L'ambientalista indiana ha ringraziato il governo italiano e la città di Torino perché "mentre altri governi cercano di salvare banche e banchieri corrotti qui si è investito per seminare il futuro, si è investito nella vera banca, la terra". Per Vandana Shiva "ormai siamo governati dalla finanza, che è finzione, e dalla sete di ricchezza. Ma l'eccessivo attaccamento al denaro porta alla distruzione". L'invito rivolto alla platea è senza mezzi termini: "Dobbiamo garantire che il governo delle multinazionali corrotte trovi la sua fine. Cerchiamo di combatterle perché tutti abbiano cibo e i produttori vengano ripagati con un guadagno equo. Dobbiamo porre fine a questa mercificazione della terra". "Gli Ogm - ha concluso - non producono più cibo, producono solo un cambiamento climatico. Questa è vera e propria pirateria biologica e noi la combatteremo".

RITORNO ALLA TERRA. "Questa crisi rivaluterà l'economia rurale, l'agricoltura. Torneremo a dare importanza alla sapienza dei lavori manuali, attenzione per chi lavora la terra". Dalla stessa cornice di Terra Madre le fa eco Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. "L'economia di sussistenza salverà il pianeta dalla folle economia di mercato", ha aggiunto. "La bolla speculativa ora è scoppiata e c'è un senso di liberazione generale: era ora che si mettesse fine alle speculazioni. Eppure la crisi economica in atto non sarà breve, ma storica e lunga. E i politici prenderanno sempre più coscienza degli errori che sono stati commessi".

BIO PER TUTTI. Petrini ha disegnato ai delegati "un imponente processo virtuoso che premierà le vostre produzioni". Ma li ha anche invitati a "produrre cibo biologico e di qualità per tutti, anche per la gente povera". In conclusione il patron di Slow Food ha invitato i contadini ad "accogliere i giovani che stanno per lanciare un progetto: trascorrere alcuni mesi in un'azienda agricola. Sarà un arricchimento per voi e per loro".
(fonte:www.lanuovaecologia.it)
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martedì 21 ottobre 2008

Chi ha inventato il broccolo?


Il concetto giuridico in base al quale la materia vivente è sempre stata un bene comune dell’umanità - non brevettabile, non privatizzabile – è stato infranto a partire dal 1980 negli Stati Uniti, da nuove legge brevettuali che invece consentono il possesso di questi beni, oggi estese in tutti i continenti (in UE con la Direttiva 98/44)


Oggi gli organismi viventi (piante, animali e parti del corpo umano) hanno acquistato, per chi ne detiene il brevetto, un inedito ed elevatissimo valore commerciale. Il brevetto – conseguito il più delle volte con il pretesto di una modifica genetica introdotta nella pianta o nell’animale - permette infatti la riscossione dei “diritti” (royalties) non solo all’acquisto, ma anche ad ogni fase riproduttiva (nel caso delle piante, ad ogni risemina).
E’ questo forte plusvalore degli Ogm rispetto alle sementi convenzionali la causa dell’incredibile pressione cui sono sottoposti gli Stati Europei affinché le colture transgeniche vengano accettate da coltivatori e consumatori. Una pressione noncurante dell’opposizione da sempre espressa agli Ogm dalla maggioranza dei cittadini europei, noncurante del fatto che nessuna delle caratteristiche migliorative promesse sia stata riscontrata nelle colture transgeniche (nessun aumento di produttività), mentre molti sono gli effetti negativi su economia, ambiente e salute.

Ma le leggi brevettuali americane, ideate nel diciannovesimo secolo - quando il Nuovo Continente doveva recuperare un ritardo tecnologico sull’Europa - poi cristallizzate nel “Patent Act” (1952), hanno influenzato la legislazione internazionale di tutti questi ultimi anni (vedi accordo TRIPS/ WTO). Le scoperte sono state equiparate alle invenzioni e il concetto di “novità” è stato esteso anche ai prodotti non modificati (purché assenti sul territorio nazionale) e alle piante selezionate con metodi tradizionali (per non citare i brevetti sulle parti del corpo umano, come i brevetti sui geni e sulla clonazione dell’embrione, che hanno tanto ostacolato il progresso scientifico e sconvolto l’opinione pubblica).

Chi ha gestito questi giochi di potere è stato, in Europa, l’EPO (Ufficio Europeo dei Brevetti di Monaco di Baviera) nato nel 1972 per applicare la Convenzione Europea dei Brevetti (EPC), firmata all’epoca da 19 Stati europei (i 15 dell’Unione e altri 4) per armonizzare le loro leggi brevettuali. La EPC vietava in modo chiaro i brevetti sul vivente e l’EPO, pur avendo il compito istituzionale di rispettare la Convenzione, l’ha ripetutamente violata, rilasciando centinaia di brevetti su piante e animali modificati e anche alcuni brevetti su piante convenzionali (non geneticamente modificate).
In assenza di una Corte internazionale che condannasse l’operato dell’EPO, le Organizzazioni della Società Civile si sono assunte il compito di ricorrere contro l’EPO e hanno ottenuto la revoca di alcuni brevetti (ad esempio sul riso basmati e sull’albero di neem). Ma spesso l’EPO è riuscito ad imporre la sua molto discutibile interpretazione delle leggi.

E’ giunta l’ora di definire con chiarezza i limiti della brevettabilità.
Il caso del brevetto sul broccolo è stato scelto emblematicamente. Esso avrà ripercussioni importanti non solo in Europa, ma in tutto il mondo.

Il caso odierno del brevetto
sul broccolo (Brassica)


Il brevetto sul “Metodo per l’accrescimento selettivo dei glucosinolati anticarcinogenici nelle specie di Brassica”, sul broccolo (brassica), conseguito da Plant Bioscience, è destinato a rivoluzionare la storia dei brevetti in Europa perché, impugnato dalle società Limagrain e Syngenta, è stato scelto come caso giuridico in questo lungo dibattito, di vitale importanza.

Il brevetto è stato rilasciato dall’EPO nel 2002: riguarda un metodo di riproduzione del broccolo che consente di accrescere in esso la quantità di una particolare sostanza anticancerogena (glucosinolato). Il metodo è assolutamente convenzionale: è basato sulla selezione assistita da marcatori. Il brevetto copre sia il metodo di riproduzione, sia le sementi, sia le parti commestibili della pianta.
Pur non essendo il primo rilasciato in Europa su di una pianta convenzionale, il brevetto sul broccolo sarà il caso giuridico sul quale l’Alta Corte d’Appello dell’Ufficio Europeo dei Brevetti deciderà se ammettere o meno la brevettazione di piante, sementi e metodi di riproduzione convenzionali.


Sosteniamo con forza l’iniziativa delle Ong (Swissaid, EvB, Greenpeace, No Patents on Life, Misereor) che si riuniscono a Monaco il 23 ottobre alle ore 10:00 a Isartorplatz e che si recheranno alle ore 13:00 all’Ufficio Europeo dei Brevetti per consegnare le



35.000 firme raccolte da tutti noi per la

REVOCA del BREVETTO SUL BROCCOLO


Per sensibilizzare i nostri politici, troppo ignari di tutto ciò

Rechiamoci tutti insieme:
giovedì 23 ottobre alle ore 12:00
davanti al
Ministero delle Politiche Comunitarie (o Politiche Europee)
in Piazza Nicosia, 20

(1) Le Ong e organizzazioni di agricoltori hanno scritto un appello (“Appello globale”) all’Alta Corte d’Appello dell’EPO. L’”Appello globale” può ancora essere sottoscritto all’indirizzo: http://www.no-patents-on-seeds.org . Il sito vi terrà anche aggiornati sugli sviluppi di questa battaglia vitale per la sopravvivenza di tutti noi.

Comitato Scientifico EQUIVITA Tel. +39.06.3220720, +39.335.8444949 E-mail: equivita@equivita.it, www.equivita.org
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lunedì 13 ottobre 2008

Per il clima contro il nucleare


Il governo Berlusconi ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con un obiettivo dichiarato di produrre il 25% dell’energia elettrica dall’atomo. Per promuovere questa decisione ha inaugurato da qualche mese una campagna di disinformazione sulle presunte opportunità che questa scelta garantirebbe al nostro Paese. Col nucleare, secondo l’Esecutivo, l’Italia rispetterà l’accordo europeo 20-20-20 per la lotta ai cambiamenti climatici (secondo cui entro il 2020 tutti i Paesi membri devono ridurre del 20% le emissioni di CO2 del 1990, aumentare al 20% il contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico, ridurre del 20% i consumi energetici), ridurrà il costo dell’energia e le importazioni, grazie a delle non meglio identificate centrali di “nuova” generazione, descritte come sicure, pulite e tecnologicamente avanzate.

Legambiente lancia una grande mobilitazione nazionale, fatta di tante iniziative, da organizzare insieme ad una ampia alleanza di sigle associative, ambientaliste e non, con l’obiettivo di rispondere alle bugie del governo e dei nuclearisti, ristabilire la verità sulla dannosità del nucleare e la sua inutilità per il raggiungimento del 20-20-20, alimentare il dibattito a livello territoriale sui due scenari energetici alternativi futuri che devono comprendere (secondo il governo) o meno (secondo noi) la produzione di elettricità dall’atomo.

Se l’Italia decidesse di puntare sul nucleare, causa le ingentissime risorse necessarie per sostenere questa avventura, abbandonerebbe qualsiasi investimento per lo sviluppo delle rinnovabili e per il miglioramento dell’efficienza, che sono invece le soluzioni più immediate ed efficaci per recuperare i ritardi rispetto agli accordi internazionali sulla lotta ai cambiamenti climatici, e rinuncerebbe alla costruzione di quel sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale, che ad esempio in Germania occupa ormai 250.000 lavoratori.

Con la nostra mobilitazione non ci limiteremo a spiegare i motivi della nostra opposizione all’atomo, ma rilanceremo la nostra idea di modello energetico, fondato su politiche di efficienza e sviluppo delle rinnovabili e sul gas come fonte fossile di transizione. Senza il quale l’Italia resterebbe fuori da quel percorso di modernizzazione già intrapreso con successo da altri Paesi, come la Germania e la Spagna, che grazie ad una strategia energetica innovativa usciranno nei prossimi anni dall’era nucleare. Perché solo con una seria politica nazionale e locale, che promuova l’innovazione e renda più efficiente e sostenibile il modo con cui produciamo l’elettricità e il calore, si muovono le persone e le merci, consumiamo energia negli edifici e produciamo beni, l’Italia riuscirà a dare il suo vero contributo alla lotta ai cambiamenti climatici, rispettando la scadenza del 2020 dell’accordo comunitario 20-20-20.
(fonte:www.legambiente.eu)
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giovedì 2 ottobre 2008

Terra Madre: Subsonica suonano contro il nucleare


Subsonica, Afterhours, Linea 77 e altri artisti si esibiranno il 24 ottobre prossimo a Torino per un concerto dal titolo “No Nuke”, che non può essere più eloquente di così. Musica per dire NO al ritorno del nucleare in Italia, e si alle fonti rinnovabili di energia. L’evento sarà ospitato nella manifestazione Terra Madre, dal 23 al 27 ottobre, che raccoglie esperienze da tutto il mondo per la difesa del diritto alla sovranità alimentare di ogni popolo.

Le band non percepiranno nessun compenso per questa esibizione, che ha scopo non solo di lanciare un messaggio chiaro, ma anche di raccogliere fondi per finanziare tre comunità rurali che utilizzano fonti rinnovailbi per le loro attività, in tre paesi diversi (Grenada, Mali e Tanzania). Il biglietto ha un prezzo più che onesto: 12 euro.

I Subsonica già da tempo hanno resa manifesta la loro posizione a favore delle rinnovabili e il loro no al nucleare, e già fatto concerti a minor consumo energetico. Il dibattito sul loro sito (un vero e proprio blog aperto a commenti e messaggi dei fan - me compresa!) è stato molto acceso su questi temi, ma anche grazie a questi scambi molti ragazzi hanno potuto avere qualche informazione in più su temi magari a loro sconosciuti. E questo credo sia anche il grande pregio di iniziative di questo tipo: arrivare a molte persone con un messaggio chiaro attraverso la musica.

Un altro concerto No Nuke si terrà a Roma il 16 ottobre durante il 30esimo compleanno di Radio Città Aperta, sempre con i Subsonica, sempre lo stesso prezzo e lo stesso scopo.
(fonte:www.ecoblog.it)
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Attenti al nucleare! In Italia le scorie nucleari dagli Usa


BARI - Il Ministero dell'Economia e delle Finanze conferma quanto rivelato dalle inchieste della «Gazzetta»: nell'ambito di un contratto della durata di 5 anni potrebbero tornare in Italia, dagli Stati Uniti, 1.000 tonnellate di scorie nucleari che, gestite dalla Sogin (la Società Gestione Impianti Nucleari, è la SpA che ha unico socio il Ministero guidato da Giulio Tremonti ed il «braccio operativo» del Paese in campo nucleare; ndr), verrebbero poi stoccate in un non meglio identificato «deposito» nucleare. Lo si legge nella risposta scritta all'interrogazione che, lo scorso maggio, fu presentata dal deputato pugliese Dario Ginefra. Il parlamentare del Pd, infatti, aveva appreso dalla «Gazzetta» dell'esistenza di un accordo di export-import «atomico» tra la Sogin e la società americana Energy Solutions Inc.

L'accordo - in attesa dell'autorizzazione della «Nuclear Regulatory Commission», cioè la Commissione governativa americana per la regolamentazione nucleare - prevede la possibilità per l'Italia di spedire negli Usa circa 20.000 tonnellate di rifiuti radioattivi ma anche l'impegno dell'Italia ad accettare fino a 1.000 tonnellate di rifiuti di ritorno.

Di quello che dovrebbe partire si sa praticamente tutto. Si conosce la provenienza: è materiale radioattivo presente nelle quattro centrali atomiche italiane in fase di smantellamento (Caorso, Enrico Fermi-Trino, Garigliano e Latina), e negli impianti della «filiera atomica», come l'Itrec (Impianto TRattamento Elementi Combustibile), che si trova nel Materano e che, da oltre trent’anni, conserva 64 elementi di combustibile irraggiato provenienti dal reattore di Elk River (Usa). Si sa che viaggerà via mare. Si sa che verrà trattato in un impianto della Energy Solutions e che verrà stoccato nel deposito, per rifiuti a bassa e bassissima radioattività, che la società americana possiede nello Utah.

Invece, praticamente nulla si sa di queste 1.000 tonnellate. Dove sarebbero state stoccate? In assenza di un deposito unico nazionale (quello che avrebbe dovuto sorgere a Scanzano e che saltò per le proteste popolari), si poteva ipotizzare una loro sistemazione in impianti alternativi. Ce ne sono parecchi sul territorio nazionale che già oggi custodiscono materiale atomico. Uno, il succitato Itrec, è in Basilicata.

Proprio per saperne di più, il deputato Ginefra, aveva chiesto lumi al Ministero che oggi conferma quanto scritto in questi mesi dalla Gazzetta e spiega che, effettivamente, la Energy Solutions potrebbe «restituire alla società Sogin SpA materiali non conformi alle prescrizioni di licenza», ovvero «materiali radioattivi trovati non conformi ai criteri di accettazione dei rifiuti per lo smaltimento definitivo nel deposito di Clive, Utah». Siccome il deposito accetta soltanto scorie a bassa e bassissima radioattività, ciò potrebbe significare che le milla tonnellate sarebbero composte da materiale molto più pericoloso. Peraltro, nella sua risposta il Ministero non chiarisce dove verrebbero stoccate. «resta inteso - scrive il Ministero - che qualsiasi materiale radioattivo ritornato in Italia in tali condizioni continuerebbe ad essere gestito in sicurezza dalla Sogin fino al conferimento ad altro deposito idoneo». Nulla aggiungendo circa l'ubicazione di quest'ultimo.

A onore del vero, bisogna anche dire che il Ministero, nella sua risposta, fa capire che è molto improbabile che queste 1.000 tonnellate tornino in Italia e chiarisce che Sogin ed Energy Solutions si adopereranno per scongiurare questa possibilità.

Perché il contratto di export-import diventi operativo, è fondamentale l'«ok» della Nrc. La decisione, inizialmente attesa per i l'inizio dell'anno, è slittata di mese in mese a causa della reazione di popolazione americana e sigle ambientaliste, contrarie ad accettare le scorie italiane.

Marisa Ingrosso
(fonte:www.lagazzettadelmezzogiorno.it)
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