sabato 29 novembre 2008

tegole fotovoltaiche


Oggi, giovedì 27 novembre, presso il Consiglio Regionale della Toscana, Fabio Roggiolani, Presidente IV Commissione CRT, ed Erasmo D'Angelis, Presidente VI Commissione CRT, hanno tenuto una conferenza stampa per presentare le "tegole fotovoltaiche".
"Facendo conoscere oggi - ha dichiarato il verde Roggiolani - le tegole fotovoltaiche vogliamo dimostrare che la produzione solare d'energia elettrica non solo è conveniente ed ecologica, ma anche che l'aspetto estetico assume sempre maggiore rilevanza". "Dopo il lancio del progetto "il sole in casa" - ha aggiunto Roggiolani -, ora, con questa tecnologia, vogliamo portare il solare proprio a tutti, anche nei centri storici: le aziende sono pronte per il salto di qualità e con queste innovazioni anche nelle zone tutelate si potranno avere case solari ad impatto visivo "zero", superando le ultime barriere legislative ed i contrasti con le sovrintendenze".

"Secondo il Piano energetico regionale - ha dichiarato l'esponente del PD Erasmo D'Angelis - almeno il 50% di energia elettrica dovrà provenire da fonti rinnovabili e la soluzione delle tegole fotovoltaiche accelera questo processo virtuoso: questo è il significato di ricerca ed innovazione, rispetto della tradizione e creatività". "Con un pieno sviluppo delle rinnovabili - ha concluso D'Angelis - si potrà avere nella nostra regione un distretto industriale da 20000 addetti e ridare speranza ad industrie in crisi come nel caso dell'Electrolux".

Durante la conferenza l'esperto di energie Mauro Palombarini ed i rappresentanti delle aziende Rem Energies e Fornaci Fonti hanno mostrato come queste tegole non si vedono a distanza, con un effetto "camaleonte" e con colori per superare ogni problema d'integrazione architettonica: i pannelli solari sono integrati e di facile installazione.

(fonte:www.nove.firenze.it) Continua...

venerdì 28 novembre 2008

Celentano:Canto Cernobyl per dire no alla follia nucleare



MARINELLA VENEGONI
MILANO
Un doppio Celentano, vitale e civile, sorridente e poi incattivito per le pessime condizioni del pianeta, compare sulla copertina lenticolare de L’animale in uscita oggi.
Titolo suggerito da Jovanotti, il disco raccoglie le due anime dell’artista più italiano che ci sia: da una parte, 14 brani che hanno fatto sognare più generazioni, mentre le canzoni «contro» allineano i temi di una vocazione storica del Molleggiato ecologista. Ogni cd ha un inedito: nel primo La cura, riorchestrato per Adriano dallo stesso Battiato e più pop dell’originale; nel secondo, l’annunciata, lunga e feroce suite salmodiante Sognando Cernobyl, sul web da stasera per tre giorni: 11 minuti di immagini che l’autore definisce «devastanti».

Sognando Cernobyl appartiene alla sua vasta ispirazione di ecologista ante litteram. Fra i disastri da lei cantati, l’effetto serra, la contaminazione da scorie nucleari, la pena di morte, gli incendi dolosi, le colate di cemento. Che cosa ha fatto scattare l’ispirazione?
«I fatti sono tanti, come può sentire nel brano, ma quello più preciso che mi ha spinto, dopo tanto tempo, a scrivere una canzone come Sognando Cernobyl è stato quando il Governo, con disinvolta irresponsabilità, ha annunciato la costruzione di nuove centrali nucleari. Ma, a parte questo, alla base di tutto c’è la spaventosa disonestà dell’uomo, la cui via è inesorabilmente diretta verso il baratro. E allora anche il clima si incazza...».

Lei è stato il primo a parlare di paesaggio deturpato e di vita rovinata dal cemento già nei Sessanta, quando nessuno ci pensava. Quale è stata la primissima canzone che ha scritto sull’argomento?
«La prima è stata Il ragazzo della via Gluck, un brano autobiografico dove racconto il trauma subito quando dai campi della via Gluck sono stato catapultato in pieno centro di Milano. Da lì ho cominciato a osservare l’habitat dei diversi rioni, dove qua e là si vedevano già grandi i segni MALEFICI dei costruttori che accerchiavano e strangolavano la città con la loro devastante ottusità. Così mi divertivo a girarla, questa Milano, che un tempo era una delle più belle città d’Europa. Giravo e fantasticavo sulle costruzioni da lasciare e quelle da buttare giù. È questa, secondo me, la cosa cui darei la priorità se fossi un capo di governo. Perché in essa è racchiusa la chiave per risolvere tutte le cose. Ma per fare questo bisogna prendere a calci la “voglia di potere”. E i politici non ce la fanno...».

Chi ha più responsabilità in questo campo? I politici, gli scienziati, i geometri-architetti-ingegneri, i Comuni? Noi tutti?
«La cosa che più di tutte mi intristisce è l’accettazione della gente. La gente accetta il brutto. Il brutto che il politico le rifila. Lo accetta, pur consapevole che lontano dalla bellezza ci si ammala, si diventa apatici, pallidi e opachi. Chi mi fa indignare invece, sono i comuni. Non soltanto quello di Milano e i sindaci che dal Dopoguerra si sono susseguiti nella distruzione di quella creatura che fu, “la bella ambrosiana”. Ma i comuni di tutto il mondo. Sono loro i mandanti del massacro. Poi c’è la crisi, e tutti pensano che sia solo un fatto economico. Mentre invece non è che un derivato della confusione mentale dell’uomo cosiddetto moderno. Sono del parere che se quest’uomo non si volta indietro a guardare quel se stesso che nel corso dei secoli ha perso per strada e che con disprezzo chiamava “antico”, non ce la farà a rimettere insieme i pensieri che lo fanno camminare. Ma nel caso trovasse la forza di voltarsi, la prima picconata, tanto per fare un esempio simbolo che vale per tutte le città del mondo, la si deve dare al nuovo ossario in costruzione a Milano, che chiamano il nuovo Pirellone, e ridare la vista alle persone di quella casa che hanno nazisticamente imprigionato. Dalle loro finestre vedevano il Monte Rosa. Ora sono chiusi dentro, imbottigliati nell’ombra cemento, dove persino al sole è vietato l’accesso».

La cura di Battiato è una canzone difficile da cantare. Come l’ha scelta, e perché?
«Non l’ho scelta. Un giorno Claudia mi parlò di questa canzone che fu un grande successo di Battiato e che conoscevo. Dissi subito di sì, mi piaceva l’idea e La cura credo sia una delle più belle canzoni d’amore degli ultimi trent’anni. La mia “Storia d’amore” è stata fatta quarant’anni fa...».

Si sente spesso parlare di un suo ritorno in tv. È vero?
«Qualcuno ha dato questa notizia... forse per spronarmi in caso mi fossi dimenticato. Ma non lo so. La voglia di giocare non mi manca, e giocare col pubblico è una delle cose che più mi divertono. Però non lo so, devo pensarci».

(fonte:www.lastampa.it) Continua...

giovedì 27 novembre 2008

HeliPlat, aereo solare


di Gioia Reffo

In volo sopra il Mediterraneo, per mesi. Con HeliPlat decolla il progetto di un velivolo non pilotato in grado di volare grazie all'energia solare di giorno e all'idrogeno di notte.
Il prototipo a cui sta lavorando da dieci anni un team del Politecnico di Torino guidato da Giulio Romeo, professore di ingegneria aerospaziale, è stato presentato all'High Tech Expo di Rho (25-28 novembre). La fiera delle tecnologie innovative, dal fotovoltaico al geotermico, è l'occasione per vedere HeliPlat ai nostri piedi: 24 chili e 7 metri di apertura alare, il tutto ricoperto di celle fotovoltaiche.
«Le celle al silicio microcristallino ad alto rendimento ci permettono di sviluppare 350-400 watt nel periodo di massima esposizione e fornire così corrente al motore elettrico – spiega Giulio Romeo -, durante la notte invece l'energia si genera da una cella a combustibile a idrogeno». In questo caso il sistema fuel cell lavora al contrario di un elettrolizzatore: l'idrogeno e l'ossigeno prodotti dall'acqua delle celle fotovoltaiche sviluppano l'elettricità necessaria al volo notturno. Un meccanismo chiuso che sfrutta ogni elemento senza produrre alcun inquinamento. L'unico prodotto di reazione è l'acqua, mantenuta in un serbatoio fino all'avvio di un nuovo ciclo.
Le applicazioni sono quelle di un piccolo satellite. Grazie alla capacità di coprire aree grandi come il nord Italia, HeliPlat può essere usato per monitorare gli incendi o il traffico, fino alla lotta contro l'immigrazione clandestina nel Mediterraneo. «Questo aereo senza pilota verrebbe a costare 1000 euro l'ora di volo contro i 6000 euro di un aereo normale. Ma il Ministero dell'Interno finora non ne vuole sapere del nostro progetto» ricorda Giulio Romeo. Se non fosse per i finanziamenti dell'Unione Europea, la ricerca unita all'applicazione pratica portata avanti a Torino non avrebbe nemmeno fatto i primi passi. E pensare che solo pochi mesi fa, il Pentagono americano ha incaricato la Boeing di realizzare un progetto simile per monitorare i confini degli Stati Uniti.
La prossima sfida targata Politecnico di Torino è produrre un aereo di settanta metri di apertura alare adatto al trasporto di persone. Coniugando il motore elettrico alle celle a combustibile che utilizzano idrogeno.

(fonte:www.ilsole24ore.com) Continua...

Manarola: Il presepe della “luce” sceglie l’energia solare


Il famoso presepe luminoso delle Cinque terre, creato con sagome in fil di ferro sulle colline di Manarola, verrà alimentato quest’anno con energia solare.
Le lampadine dell’ installazione, giunta alla sua 32/ma edizione e creata dall’ex ferroviere Mario Andreoli, saranno infatti collegate all’ impianto fotovoltaico del Comune. L’ accensione delle lampadine avverrà lunedì 8 dicembre, alle 17,30. Il presepe, molto conosciuto anche in Usa e in Cina, è stato realizzato da Andreoli con materiale riciclato. Andreoli, pensionato di 77 anni
[Mario Andreoli al lavoro con le sue sagome che tra pochi giorni diventeranno il presepe della luce


lavora tutto l’anno per realizzare il presepe di luce che occupa tutta la collina che sovrasta Manarola, un paese delle Cinque Terre. Si tratta del presepe luminoso piu’ grande del mondo, realizzato con oltre 250 figure luminose . L’accensione del presepe avverrà il giorno 8 dicembre con una grande festa .

(fonte:www.ilsecoloxix.ilsole24ore.com) Continua...

venerdì 21 novembre 2008

Arrestati attivisti Greenpeace davanti centrale nucleare


La polizia spagnola ha arrestato gli attivisti di Greenpeace che si erano 'inchiodati' oggi davanti all'ingresso della centrale nucleare di Garona, vicino a Burgos,
per chiedere al governo di José Luis Zapatero di chiudere le centrali atomiche spagnole. Gli ecologisti sono riusciti a resistere quasi 12 ore all'interno di un container che avevano fissato al suolo con chiodi e bulloni, ma speravano di restare davanti all'impianto per giorni, e si erano dotati di acqua e viveri.

La polizia invece, dopo aver arrestato alcuni attivisti incatenatisi al container, è penetrata al suo interno dal tetto e ha detenuto anche gli otto manifestanti che si erano chiusi dentro. In tutto sono state arrestate 30 persone, senza che siano registrate violenze di alcun tipo. Responsabili dell'organizzazione si sono detti "soddisfatti" della protesta, perché ha portato a conoscenza dell'opinione pubblica la pericolosità delle centrali spagnole.

L'obiettivo degli attivisti era esercitare pressione sul governo socialista di José Luis Zapatero che nel suo programma elettorale, hanno ricordato, aveva promesso di "sostituire in modo graduale l'energia nucleare in Spagna con energie sicure, pulite e meno costose, chiudendo le centrali e potenziando risparmio ed efficienza energetica". Un programma rimasto in gran parte lettera morta secondo Greenpeace, che ha denunciato soprattutto come la centrale di Garona, vecchia di 37 anni e nota come "la centrale delle mille e una crepa", presenti "gravi rischi per la sicurezza". I proprietari dell'impianto, Endesa (partecipata al 67% da Enel) e Iberdrola, "hanno invece chiesto una proroga di altri 10 anni". Responsabili della centrale e dell'industria nucleare spagnola hanno definito la protesta "ingiustificata" e hanno assicurato che la centrale dispone di tutte le garanzie di sicurezza.

Degli otto reattori nucleari attivi in Spagna, la maggior parte risalgono agli anni '80 e forniscono circa il 18% dell'energia nazionale. Le sei centrali spagnole sono da anni oggetto di sospetti e critiche da parte degli ecologisti perché considerate obsolete e pericolose: fatto sta che nell'ultimo anno hanno sofferto diversi incidenti 'minori', di cui uno un anno fa nell'impianto di Ascò (Tarragona), catalogato come di livello 2 su una scala da 0 a 4. Anche se le analisi effettuate su 800 persone sono risultate negative, l'opinione pubblica - soprattutto in Catalogna - è rimasta fortemente colpita, anche perché l'incidente fu inizialmente occultato e nel periodo successivo delle scolaresche visitarono la centrale.

Il direttore dell'impianto di Ascò fu costretto a dimettersi, ma restano molti dubbi, fra cui quelli sulla quantità di particelle radioattive emesse all'epoca, a cui secondo Greenpeace, non è mai stata data una risposta soddisfacente. Sempre la centrale di Ascò, proprietà di Endesa, soffrirebbe fenomeni di corrosione da piombo che sono attualmente allo studio del Consiglio di sicurezza nucleare (Csn).

(www.notizie.alice.it) Continua...

Scansano contro il nucleare


Scansano sarà al centro di una iniziativa di Legambiente, che lancia così anche in Toscana la campagna “per il clima contro il nucleare”.
Una mobilitazione nazionale partita lo scorso mese in tutta Italia, fatta di tante iniziative, organizzate insieme ad una ampia alleanza di sigle associative, ambientaliste e non, con l’obiettivo di rispondere alle bugie del governo e dei nuclearisti, ristabilire la verità sulla dannosità del nucleare e la sua inutilità per il raggiungimento del pacchetto clima energia dell’Unione europea, alimentare il dibattito a livello territoriale sui due scenari energetici alternativi futuri che devono comprendere (secondo il governo) o meno (secondo Legambiente) la produzione di elettricità dall’atomo.

Legambiente Toscana, che ha inviato un ordine del giorno per la dichiarazione del territorio denuclearizzato a tutti i comuni e le province della Regione Toscana, discuterà domani nel comune divenuto simbolo della vertenza per le energie rinnovabili, sulle opportunità energetiche a prescindere dall’opzione nucleare. E inviterà nuovamente gli enti locali toscani a prendere posizione nei confronti della scelta governativa di rilanciare l’energia nucleare nel nostro paese.
La scelta di Scansano come luogo di svolgimento dell´iniziativa non è casuale- si legge nel comunicato dell’associazione- infatti il parco eolico di Poggi Alti rappresenta senza ombra di dubbio un importante sito di produzione energetica rinnovabile, che nonostante le note vicende giudiziarie ed il ricorso di Biondi Santi e Italia Nostra, secondo Legambiente, deve essere mantenuto eliminando i vizi di forma messi in evidenza dalla sentenza del Consiglio di Stato. Sarebbe assurdo infatti, in un momento così delicato e difficile, di grande necessità di sviluppo del comparto delle rinnovabili per raggiungere gli obiettivi europei 20 20 20, smantellare un parco eolico già funzionante.

Nel corso dell´incontro, al quale parteciperanno l’assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini , il sindaco di Scansano Marzio Flavio Morini, Massimo Scalia, del Comitato Scientifico di Legambiente, Piero Baronti Edoardo Zanchini e Angelo Gentili, rispettivamente presidente regionale e membri della Segreteria nazionale dell’associazione, verranno esposte con dettaglio le ragioni dell´associazione del cigno per sviluppare una politica che premi l´efficienza energetica e le energie rinnovabili e contrastare fortemente il ritorno del nucleare in Italia: una scelta dissennata e contro ogni principio di tipo ambientale ed economico. Il ritorno al nucleare infatti sarebbe fortemente costoso, con problemi evidenti di sicurezza e senza soluzioni concrete per il problema dello smaltimento delle scorie. Occorrerebbe inoltre fare i conti con le ridotte riserve di Uranio e i consistenti consumi di acqua per il funzionamento dei reattori, senza pensare al fatto che il tempo di realizzazione di una centrale sarebbe di almeno 15 anni.

Oltre ai motivi di opposizione della scelta nucleare, durante il convegno verrà presentato anche un piano specifico per lo sviluppo delle energie rinnovabili che potrà vedere la Toscana come una delle aree più significative sia per quanto riguarda la produzione che la ricerca, la sperimentazione e l´aumento considerevole di posti di lavoro nel settore, come previsto anche dal piano energetico regionale. Sarà inoltre presentata più in dettaglio la proposta di realizzare in Maremma un polo di riferimento nazionale delle rinnovabili sia per quanto concerne la produzione energetica che l´efficienza, l´occupazione e la ricerca in campo tecnologico.

(fonte:www.greenreport.it) Continua...

lunedì 17 novembre 2008

Il nucleare non conviene e non risolve


A Trinità si è recentemente svolto un interessante convegno sul ritorno del nucleare per usi civili.
A tirare le conclusioni è, nella lettera che pubblichiamo di seguito, il Presidente di Radicali Italiani Bruno Mellano.
"Radicali Italiani e l’associazione radicale Adelaide Aglietta hanno organizzano sabato 8 novembre nella Biblioteca civica di Trinità, una conferenza pubblica dal titolo 'Ritorno al nucleare: conviene? Risolve?'. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di contribuire, anche da Trinità e grazie alla diffusione nazionale di Radio Radicale, ad aprire un dibattito politico e sociale sulla scelta preannunciata dal Governo Berlusconi di investire 30 miliardi di euro per un ritorno all’utilizzo del nucleare in Italia: una scelta onerosa, economicamente ed ecologicamente, che prevede di tornare al nucleare di 'terza generazione' (la stessa tecnologia abbandonata oltre 20 anni fa), laddove i paesi europei più 'nuclearizzati' stanno ripensando le scelte degli anni passati e stanno studiano nuove tipologie di utilizzo.

Al convegno, che ho moderato, hanno preso parte Elisabetta Zamparutti, deputata radicale del Gruppo PD, membro della Commissione Ambiente della Camera; Nicola De Ruggiero, Assessore regionale all’Ambiente; Igor Boni, Segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta; Giampiero Godio, responsabile energia di Legambiente Piemonte; Luca Dallorto, fisico dell’atmosfera, membro del Comitato tecnico-scientifico sul nucleare dei Verdi.

Nell’occasione è stato anche presentato il volume che raccoglie gli atti del convegno internazionale organizzato sul tema da Emma Bonino e svoltosi nel luglio scorso a Roma presso la Camera dei Deputati. Il testo è ora ha disposizione per il prestito della biblioteca. I vari relatori hanno affrontato la questione da diversi punti di vista: la chiave di lettura, che ho proposto, ha posto l’attenzione sulla non convenienza economica, prima ancora che la non sostenibilità ambientale. Il problema irrisolto è il solito: le scorie radioattive che si producono con l’utilizzo dell’uranio arricchito e che hanno un effetto che dura 30mila anni! Nessun paese avanzato ha ancora risolto il problema della loro gestione, e questo è e deve essere considerato un costo interno alla produzione. Ciò contribuisce rende non economica l’energia prodotta, senza contare che ancora oggi, a vent’anni dalla fuoruscita italiana dal nucleare non si sono ancora risolte le questioni legate allo smantellamento delle strutture delle quattro centrali italiane. La questione ambientale legata al nucleare 'dimesso' investe tuttora ed in modo diretto anche il Piemonte con i siti di Saluggia, Trino Vercellese e Boscomarengo, come ha sottolineato l’Assessore regionale, De Ruggiero.

Intanto mentre la Germania da anni ripensa il suo nucleare, negli Usa nessuna nuova commissione per nuove centrali nucleari è stata fatta negli ultimi 30 anni: anche in Francia cominciano a nascere discussioni e riflessioni (ma anche preoccupazioni per i ripetuti incidenti) su un nucleare che vede le centrali d’oltralpe giunte a termine naturale di vita e di gestione in sicurezza e lo stato non sa bene come uscirne, essendo altissimi i costi. L’approccio laico e concreto, non ideologico ma legato alla realtà dei fatti, porta a rispondere con un 'no' ai quesiti posti. Il nucleare non conviene. ma neanche risolve. Infatti, negli annunci del Governo, entro il 2020-2030 l’obiettivo dichiarato è di raggiungere il 25% dell’energia elettrica consumata in Italia prodotta con il ricorso al nucleare; ma l’energia elettrica è solo 18% dell’energia complessiva utilizzata dal sistema paese quindi si avrebbe, nel migliore dei casi, appena il 4,5% dei consumi energetici coperto dalla fonte nucleare. Troppo poco per gli ingenti investimenti e le conseguenze epocali.

Inoltre la fonte nucleare non supera nemmeno il problema della storica dipendenza dall’estero del nostro paese per le forniture energetiche: l’uranio proviene prevalentemente, come il petrolio ed il gas, da paesi non democratici ed è caratterizzato dalla stessa scarsità di risorsa che renderà inevitabilmente progressivamente più costosi i rifornimenti. Adottare ora 'questo' nucleare, è stato detto, “è come salire su un treno che si sta fermando” ed inoltre ha molte e pesanti ricadute, sul territorio ma anche sulla società. A fronte di un impegno europeo per la gestione democratica, liberale, 'aperta' del mercato dell’energia (contro i vecchi monopoli di stato ed oligopoli di regime), la pianificazione di interventi infrastrutturali, di sicurezza e di smaltimento per la produzione nucleare richiede necessariamente una gestione centralistica, verticistica, 'militarizzata': già la decisione di costituire l’agenzia nazionale per il nucleare sotto il controllo della Presidenza del Consiglio va in questo senso e non è certo segno di efficientismo ma segnale preoccupante per chi ritiene che le scelte strategiche debbano essere discusse e condivise.

Dopo il grande dibattito e confronto politico e sociale degli anni ’80, che portò al referendum abrogativo del 1987, che si svolse all’ombra della nube tossica di Chernobyl, non pare davvero accettabile che ora, con un semplice emendamento ad una generica legge sullo sviluppo, si stia liquidando una discussione che, invece, deve essere ampia ed approfondita, qualsiasi sia l’orientamento personale e la decisione finale, perché riguarda la visione strategica del futuro del paese.

Noi radicali riteniamo urgente e necessario puntare in modo convinto e risoluto sul raggiungimento degli obiettivi europei che prevedono, accanto alla riduzione del 20% della produzione di Co2, un aumento del 20% del ricorso alle fonte rinnovabili (solare in primis) ed un aumento del 20 % del risparmio energetico, da ottenere con l’eliminazione degli sprechi ma soprattutto con il conseguimento di maggior efficienza nella produzione, nel trasporto e nel consumo dell’energia. Se l’Italia investirà in questi campi, innovativi e potenzialmente produttivi, si potranno ottenere risultati maggiori, con conquista di settori di mercato e con indipendenza commerciale, che non puntando tutto sulla carta del nucleare.

Non è un caso che tra i primi annunci dopo la vittoria Barack Obama ha parlato di un piano di interventi che porteranno a creare negli USA 5 milioni di nuovi posti di lavoro 'verdi'. Un paese moderno ed industrializzato, che vuole essere all’avanguardia e tecnologicamente avanzato, come l’Italia deve ambire a competere su questo campo, in un quadro di economia globale che può riservarci significative e positive sorprese".
Trinità, 15 novembre 2008
(fonte:www.targatocn.it)
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sabato 15 novembre 2008

Greenpeace: dimostrato che ogm mettono a rischio la riproduzione



Un'alimentazione a base di organismi geneticamente modificati potrebbe compromettere la capacità riproduttiva. E' quanto sostiene uno studio pubblicato dal governo austriaco, di una delle pochissime analisi di lungo termine mai condotte sul tema. La fertilità dei topi nutriti con mais OGM ne è risultata molto indebolita, rispetto a topi alimentati con alimenti naturali. Considerando la gravitá delle potenziali minacce riguardo la salute e la riproduzione umana, Greenpeace chiede il ritiro di tutti gli alimenti e i prodotti OGM dal mercato mondiale.
Lo studio, commissionato dal ministero austriaco per l'Agricoltura e la Salute, é stato presentato dal Dott. Jürgen Zentek, professore di medicina veterinaria presso l'Universitá di Vienna e coordinatore del progetto. Queste le scoperte: i topi nutriti con mais OGM hanno dato vita ad una prole nella terza e quarta generazione ridotta di numero e di peso, e tali differenze sono statisticamente rilevanti. I topi alimentati con mais non-OGM si sono riprodotti in modo piú efficiente.

"Il cibo OGM sembra agire come agente di controllo delle nascite, portando potenzialmente alla sterilità. Se questa non é una ragione sufficiente per chiudere completamente l'industria agroalimentare biotech una volta per tutte, non so che altro genere di disastro stiamo aspettando.- afferma Federica Ferrario, responsabile campagna OGM di Greenpeace Italia- Giocare alla roulette genetica con il nostro cibo é come giocare alla roulette russa con consumatori e salute pubblica".

Di proprietà della Monsanto, la varietá di mais OGM (NK 603 x MON 810), testata in questo studio, é tollerante ad un erbicida e resistente ad un determinato parassita. É stato approvato per la coltivazione e l'uso come alimento in diveri stati, fra cui USA, Argentina, Giappone, Filippine e Sud Africa. In Europa e in Messico, é autorizzata per l'uso in alimenti e mangimi.

"L'Efsa ha dato luce verde per un OGM che ora é dimostrato essere una potenziale minaccia per la salute. Come é possibile affidarsi esclusivamente ai dati della Monsanto e dare l'ok all'autorizzazione? Il panel OGM dell'Efsa dovrebbe essere sospeso immediatamente e sostanzialmente riformato fino a quando sará realmente in grado di di valutare i rischi connessi agli OGM. L'Efsa dovrebbe trasformarsiin una agenzia che protegge i consumatori e non gli interessi economici della Monsanto." conclude Ferrario.

Greenpeace chiede agli stati membri di attivare immediatamente le clausole di salvaguardia nazionale e il divieto all'importazione per il mais NK603 x MON810, l' NK603 il MON810. Chiede che l'Unione europea sospenda tutte le autorizzazioni di prodotti OGM.
(fonte:www.greenplanet.net)
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sabato 8 novembre 2008

Un saluto da Sua Altezza Reale il Principe di Galles



Gentili Signore e Signori,

sembra impossibile che siano passati 4 anni da quando ero con voi a Torino, ma ricordo ancora quel giorno straordinario in cui mi avete riservato il più caloroso dei benvenuti. Mi ha fatto sentire subito tra amici con una passione condivisa per il buon mangiare, per l’agricoltura famigliare e per le comunità rurali. Inutile dire che sono particolarmente dispiaciuto di non poter essere di nuovo con voi oggi e mi auguro che il caro Carlo Petrini vorrà perdonami, ma sono lieto di potervi inviare questo messaggio da lontano.
Tutta la questione della produzione del cibo e delle carenze alimentari è ovviamente molto seguita dalla stampa in questi giorni, e molte persone sostengono che il solo modo per nutrire la popolazione mondiale sempre più in aumento sarà attraverso un’intensificazione senza precedenti dell’agricoltura con una diffusa adozione dei coltivazioni OGM. In ogni caso, io credo che queste argomentazioni non reggano, in particolare quando all’equazione viene aggiunto il cambiamento climatico. L’agricoltura intensiva trasforma petrolio in cibo, operazione che non ci possiamo permettere di portare avanti a lungo, e le più recenti colture geneticamente modificate in realtà hanno una resa inferiore e non superiore rispetto ai loro corrispettivi convenzionali.

Invece di fare pressioni sempre maggiori per superare i limiti della natura e di introdurre fonti completamente nuove di potenziali danni ambientali, credo che dovremmo essere consapevoli che dal momento che la contaminazione transgenica è ormai riconosciuta come ineluttabile, non ci può essere coesistenza tra agricoltura con OGM e quella senza. Sono arrivato a pensare che dovremmo concentrare i nostri sforzi nel migliorare le tecniche sostenibili che lavorano in armonia con la natura.

Mi permetto di affermare che dovremmo anche prestare maggiore attenzione alle proiezioni relative al numero delle persone che il mondo si troverà a dover nutrire, e domandarci se sono inevitabili come appaiono.

La crescita della popolazione, ne sono consapevole, è un tema gravoso e difficile, ma va sicuramente affrontato.

La dura realtà è che in un Paese africano, ad esempio, quest’anno saranno spesi circa 480 milioni di sterline per la lotta all’HIV AIDS, a fronte dei soli 7.7 milioni di sterline destinati alla pianificazione delle nascite e alla salute riproduttiva. La spesa per l’HIV è cruciale e assolutamente necessaria, ma quanta sofferenza umana potrebbe essere alleviata aumentando la consapevolezza di tematiche legate alla pianificazione delle nascite?

Dobbiamo sicuramente chiederci: quando si stabilizzerà la popolazione mondiale e quali saranno le conseguenze, e a quale livello, per quanto riguarda la capacità del nostro pianeta di sostenerla quella popolazione?

Il gravoso problema di affrontare il cambiamento climatico diventa sempre più pressante, e potrebbe anche rappresentare un’ulteriore ragione per riesaminare l’intera questione della crescita della popolazione. È indubbio che ogni individuo dei Paesi industrializzati debba trovare il modo di ridurre la propria carbon footprint, che è molto superiore rispetto a quella del mondo in via di sviluppo. Tuttavia, ogni essere umano contribuisce al cambiamento climatico, non ultimo attraverso l’agricoltura. Nell’analisi dei legami tra la rapida crescita della popolazione e l’accelerazione del cambiamento climatico, è sicuramente importante non ignorare, ad esempio, la questione del forte incremento nel consumo di acqua, le cui scorte sono in costante diminuzione a causa della deforestazione, e della perdita di terreno coltivabile. Abbiamo anche bisogno di trovare nuovi modi per ottenere di più da sistemi agricoli sostenibili. Questa è una delle conclusioni del recente rapporto Onu su Agricoltura, conoscenza, scienza e tecnologia. Il rapporto identifica molti dei problemi dell’agricoltura globale e parla in modo appropriato di ciò che è necessario. Questo, cito, comprende sistemi «che accrescano la sostenibilità, e allo stesso tempo mantengano la produttività in modo da proteggere le risorse naturali di base e le provvigioni ecologiche dei sistemi agricoli».

Il rapporto, inoltre, fa riferimento ad un’ulteriore questione che mi sta a cuore, e credo sia così anche per molti di voi, quando dichiara che «i saperi tradizionali e locali costituiscono un ampio regno di conoscenze pratiche accumulate e di capacità di creare conoscenze, necessario se vogliamo raggiungere l’obiettivo della sostenibilità e dello sviluppo!». Si tratta di parole tra le più sagge che io abbia sentito negli ultimi anni e ognuno di voi, se mi posso permettere, Signore e Signori, è testimone di quanto siano vere.

Tutto questo, naturalmente, sembra molto lontano dai problemi quotidiani di piccoli produttori di cibo, di cuochi, e di docenti universitari, ma è cruciale, se posso dirlo, che le vostre voci possano essere sentite nell’ambito di questi dibattiti globali.

La soluzione al problema delle carenze alimentari globali è da trovarsi per lo più tra i contadini davvero sostenibili, e sono molto incoraggiato dal fatto che così tante persone ora riconoscano i benefici derivanti dal lavoro con la natura e con la valorizzazione di forze positive attraverso un suolo sano, colture sane e animali sani al fine di produrre cibo salutare.

Conservo molti ricordi affettuosi della mia ultima visita a Terra Madre. Mi dispiace solo non essere lì a visitare il mercato e a partecipare alle vostre discussioni, mentre imparate gli uni dagli altri come produrre in modo migliore, commercializzare e cucinare alimenti sostenibili. Questo è certamente quello che mi sto sforzando di fare attraverso le mie iniziative, sia nel regno Unito che, ad esempio, in India. Purtroppo, sarà per un’altra volta.

Permettetemi di concludere rendendo un caloroso e appassionato omaggio a uno dei miei grandi eroi, Carlo Petrini, e di salutare ognuno di voi che, Carlo in primis, state facendo così tanto per sfidare le imponenti forze dell’agricoltura industrializzata e dell’omogeneizzazione del cibo.

Posso solo concludere esprimendo la mia più grande ammirazione per tutto quello che rappresentate. Siete i garanti della nostra sicurezza alimentare a lungo termine, che si basa sulla vostra cura appassionata dell’ambiente naturale.

Vi saluto tutti.

Registrato presso il Palazzo di St James, Londra
Il 9 settembre 2008-10-16
Per Terra Madre
(fonte.www.sloweb.slowfood.it)
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venerdì 7 novembre 2008

Perchè il nucleare non ha senso



di Andrea Bertaglio
Si fa un gran parlare in questo periodo di centrali nucleari. In Italia, almeno. Le cose che si sentono o si leggono in questo periodo, però, spesso sembrano più dei deliri, che non delle affermazioni sensate. Sentire un Berlusconi (capo del governo), una Marcegaglia (presidente di Confindustria) uno Scajola (ministro dello sviluppo) affermare che il futuro economico e quello industriale dell’Italia sono legati all’energia nucleare, che questa soddisferà il fabbisogno energetico italiano, o che non è dannosa per l’ambiente, può causare in una persona a cui è rimasto un briciolo di indipendenza di pensiero reazioni di vario tipo: può lasciare perplessi, può far paura, può fare arrabbiare, può far ridere.

Dipende dalla propria indole.
Pensare che ritrovarsi a produrre delle scorie che rimangono radioattive per migliaia di anni e che nessuno al mondo sa come gestire (visto che non è ovviamente possibile smaltirle) non sia dannoso o rischioso per l’ambiente, o meglio, per la salute di ogni essere su questa Terra, può far sentire quanto meno presi in giro. Del resto la nascita di bambini deformi e menomati in prossimità di ogni posto colpito più o meno volontariamente da radiazioni è solo un trascurabile particolare. I bambini di Cernobyl o di Falluja (in seguito ai bombardamenti americani in quella regione), la visione dei quali in immagini o filmati richiede una notevole forza d’animo e di stomaco, sono solo rari incidenti di percorso sulla strada dell’atomo. E in un paese in cui si è stati e si è tuttora in piena quanto vergognosa emergenza rifiuti (quelli “normali”), di incidenti, di cattiva gestione degli impianti, di discariche abusive dei suddetti rifiuti e chi più ne ha più ne metta, di sicuro non si corre alcun rischio... Se già i rifiuti stanno creando così tanti problemi, anche alla salute delle persone, immaginate cosa potrebbe accadere se un’analoga situazione si verificasse con scorie radioattive. E si verificherebbe, nel bel paese.

Il sottoscritto è stato fino a qualche anno fa un sostenitore del ritorno al nucleare in Italia. Anche io, come moltissimi italiani in questo periodo, ho trovato assurdo per parecchio tempo pagare una bolletta più salata di un francese o di uno svizzero anche a causa del rifiuto del mio Paese nel 1987 di non produrre più energia nucleare, quando allo stesso tempo compravo dallo svizzero e dal francese di cui sopra l’energia elettrica che veniva pericolosamente prodotta non lontano da casa mia (sono nato a meno di un’ora dal confine svizzero). Pagare di più per condividere lo stesso rischio mi ha fatto spesso sentire stupido, come italiano.
Ad un certo punto, però, ho iniziato a pensare non per sentito dire ma con la mia testa, nonchè a venire a conoscenza di un paio di aspetti non trascurabili riguardanti la questione nucleare.

L’energia nucleare, al mondo, soddisfa solo il 7% del fabbisogno energetico, senza considerare il fatto che con l’atomo si può produrre solo energia elettrica, mentre avremmo bisogno (e non solo in Italia) di un ridimensionamento della fornitura energetica su ben più vasta scala. Basti pensare ai trasporti o al riscaldamento.
La costruzione di queste quattro nuove centrali, il cui costo sarebbe di trenta miliardi e che richiederebbe una dozzina di anni, avrà inizio a quanto pare all’incirca fra cinque anni. Ciò vuol dire che per almeno altri quindici o venti anni la situazione non solo non cambierà, ma sottrarrà tempo ed ingenti somme di denaro (ovviamente pubblico) allo sviluppo ed all’implementazione di altre forme ben più sensate di fornitura di energia.

Negli Stati Uniti si sta pensando di abbandonare l’energia atomica per costi troppo elevati, e l’ultima centrale costruita risale al 1978. In paesi come la Germania, il Regno Unito, la Spagna, la Svezia, la Svizzera, il Belgio, l’Olanda e la Slovenia, invece, si sta abbandonando gradualmente l’energia atomica, sviluppando forme molto più economiche e meno rischiose (e quindi più sensate) di produzione di energia, mentre le varie tecniche e politiche di risparmio energetico sono in vigore da molti anni, soprattutto nel caso tedesco. Se parliamo di Germania, però, viene subito da pensare ancora una volta alla nostra recente “emergenza rifiuti” e a come stiamo scialacquando denaro pubblico non solo in multe comunitarie, ma anche pagando appunto i tedeschi per trattare (non incenerire) i nostri rifiuti ricavandone materie prime secondarie, di cui oltretutto siamo fra i principali acquirenti. Una tripla spesa che fa molto pensare al livello italiano.
Se durante questi anni si orientassero invece tali risorse verso lo sviluppo delle rinnovabili, o se prima e ancor meglio si usassero questo tempo e questi soldi per rendere più efficiente il sistema energetico attuale, per esempio per diffondere la microcogenerazione diffusa, per ufficializzare a livello nazionale la certificazione energetica ecc, ne beneficerebbero ovviamente non le lobbies nucleari, ma i portafogli degli italiani, oltre che la loro salute e qualità di vita.

La microcogenerazione, per esempio, non rende solo il 38% di energia come una grande centrale (senza considerare ciò che si disperde sulle linee elettriche). Oppure, isolare o coibentare una casa in modo appropriato fa risparmiare molto di più delle centrali atomiche, e crea molti meno problemi. E così via. È così assurdo pensare di investire questi trenta miliardi in incentivi e sovvenzioni che ne aiutino lo sviluppo?
Quando si dichiara di volere tornare al nucleare per permettere soprattutto alle famiglie disagiate di avere bollette meno care da pagare, probabilmente non si è o non si vuole essere al corrente di altre forme di “risparmio” energetico. Si sa, in politica tutto ciò che ha senso e che a una persona normale appare perfettamente logico non viene nemmeno preso in considerazione. Ma riuscire a continuare a far credere all’opinione pubblica che è meglio aumentare l’offerta di energia piuttosto che diminuirne la domanda, è un’impresa possibile (guarda un po’) solo a chi detiene il potere dei media ufficiali. Certo anche l’alternativa fornita dal precedente governo, il carbone “pulito”, era altrettanto anacronistica quanto ridicola...

A proposito di politica, comunque, nessuno sembra prendere in considerazione un altro aspetto particolarmente importante: quello del “terrorismo”.
I media ufficiali occidentali, compresi quindi quelli italiani, hanno speso gli ultimi sette anni (e più) provando ed in qualche modo riuscendo ad inculcarci l’irrazionale paura del cosiddetto terrorismo islamico piuttosto che dei suoi estremisti. Se si pensa poi che il filo-americanismo esagerato e scodinzolante del nostro attuale premier ci porterebbe ancora in prima linea nella guerra a questo presunto terrorismo di cui saremmo nuovamente uno dei principali bersagli (per una guerra non nostra dai dubbi vantaggi, tra l’altro, visto che servirebbe solo a supportare una “potenza” che è ormai entrata in un’inesorabile quanto repentina fase di declino) viene da pensare perché le centrali nucleari ed i loro depositi di scorie radioattive non dovrebbero suscitare quel panico da attacco terroristico che invece dovremmo provare quando prendiamo una metropolitana o un aereo.
Visto che ci stanno ripetendo da anni che il terrorismo c’è ed è sempre più agguerrito, sarebbe da pazzi offrire al “nemico” così ghiotti bersagli da attaccare, non credete?

C’è poi un altro interessante particolare riguardante l’attuale questione nucleare italiana: il fatto che poche persone stiano decidendo deliberatamente di andare contro l’esito di un referendum in cui gli italiani nel 1987 decisero di denuclearizzare il Paese. Un atteggiamento un tantino arrogante, a mio avviso. Potrebbero proporre un altro referendum, invece di decidere direttamente per noi. Ma forse, nonostante la martellante campagna mediatica pro-nucleare in corso, sanno che gran parte dell’opinione pubblica non sarebbe così contenta di fare un passo indietro in questo senso...

Comunque, ricapitolando, l’energia nucleare:


• Non è conveniente da nessun punto di vista economico
• È molto dannosa per la salute (bambini deformi non sono un’opinione) e per l’ambiente
• Userebbe tecnologie ormai sorpassate in un momento in cui l’Italia sta già rimanendo talmente indietro da non potersi permettere di farlo ulteriormente
• Fornirebbe solo il 7% dell’energia necessaria
• È rischiosa se si considera la possibilità di attacchi terroristici
• Andrebbe contro il volere popolare (fino a nuovo referendum, almeno)

Insomma, non ha senso parlare di energia nucleare, così come, a voler ben vedere, non ha senso parlare di ponte sullo stretto (se si vuole creare posti di lavoro più o meno regolari al sud, perchè non portare a termine una volta per tutte la famigerata Salerno - Reggio Calabria?); un ponte di dimensioni gigantesche in una zona sismica, oltre tutto.
Ma come già detto non ci si può aspettare da nessun politico una scelta sensata. Forse addirittura la politica stessa non ha più senso, oggi come oggi.
Quindi, siccome non ci si può aspettare nulla nè da Berlusconi nè da una sinistra che è tutto tranne un’alternativa al governo di veline che ci ritroviamo, ciò di cui abbiamo veramente bisogno in Italia è una nuova coscienza. Dire che bisognerebbe diminuire la domanda di energia piuttosto che aumentarne l’offerta implica il bisogno di una nuova mentalità, che ci permetta di cambiare i nostri stili di vita spreconi e magari di riprendere in mano non solo il nostro Paese, ma anche le nostre vite. E questo deve principalmente partire da noi. Può sembrare ancora più difficile che non gestire delle scorie radioattive, e forse lo è. Ma è anche più possibile, più realizzabile.
Non è una predica, è una speranza.
(fonte:www.www.socialpress.it)
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Con il solare si risparmia!


La Spagna realizza il più grande impianto solare per la produzione di energia, mentre New York spegne le luci dei grattacieli di Manhattan...
Risparmiate gente, risparmiate! (Alessandro Bolla, 7 novembre 2008)

È tutto europeo, e per la precisione spagnolo, il più grande impianto solare a concentrazione del mondo. Sarà realizzato da SolFocus, azienda americana specializzata in energie rinnovabili, e avrà una potenza di 10 MegaWatt, sufficienti a soddisfare le esigenze domestiche di oltre 40.000 famiglie. I sistemi solari a concentrazione utilizzano strumenti ottici di precisione (lenti e specchi) per concentrare fino a 500 volte l'energia del Sole in celle ad alta efficienza. Grazie a questa tecnologia è possibile realizzare impianti solari ad alto rendimento e, soprattutto, a basso costo, poiché la loro costruzione richiede circa 1/1000 del materiale fotosensibile utilizzato nei comuni pannelli fotovoltaici. La SolFocus ha recentemente annunciato l'intenzione di realizzare un impianto simile anche nel deserto della California. La solar farm iberica sarà pronta nel 2010 e costerà "solo" 80 milioni di euro: meno di 2000 euro per ogni famiglia servita.
Chi meno spende... risparmia! In tempi di crisi il primo guadagno è il risparmio e il crescente costo dell'energia, unito al tonfo dei mercati finanziari, ha modificato anche il famoso skyline notturno di Manhattan. Un articolo pubblicato qualche giorno fa sul New York Times riporta che tutti i più grandi e famosi grattacieli, sedi di banche e multinazionali, abbiano dotato i loro uffici di sensori di presenza che spengono le luci quando non c'è più nessuno, mentre fino a qualche anno fa un tripudio di lampadine contribuiva a caratterizzare l'inconfondibile panorama della Grande Mela by night.
(fonte:www.focus.it)
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giovedì 6 novembre 2008

Sito denuclearizzato


"No nucleare no OGM" Precede di un bel pò, la nuova iniziativa nazionale, come riportato dall'agenzia che potete leggere sotto.
Meglio tardi che mai! Ma il banner è più bello il mio! Hehehehe

ROMA (Reuters)di Massimiliano Di Giorgio

- La protesta contro la svolta pro-nucleare del governo di centrodestra sbarca su Internet. Da oggi, infatti, ha preso il via una campagna informale che punta a far fiorire "un milione di siti (web) denuclearizzati" per contestare la decisione di ripartire in Italia le centrali nucleari, a 21 anni dal referendum che ne sancì la chiusura.

"Stiamo cercando di dare vita a un'onda trasversale contro il programma nucleare proposto dal Governo - dice il messaggio email lanciato dagli organizzatori - dichiarare denuclearizzati un milione di siti (e anche di blog) in Internet".

"E' un'iniziativa senza padri, un virus buono che si diffonde sulle home page dei siti internet e dei blog. Un'operazione semplice che sarà tanto più efficace quanto più sarà diffusa".

"L'idea è trasversale, spontanea di un gruppo di associazioni", dice a Reuters Alberto Fiorillo, portavoce dell'associazione ecologista Legambiente, tra gli organizzatori del tam tam via web, che si sta diffondendo anche sul social network Facebook. "Copiamo dalla scuola, con un'onda trasversale contro il nucleare".

Il banner web è molto semplice: il simbolo del pericolo radioattivo, accompagnato dalla scritta "sito denuclearizzato", su uno sfondo arancione.

La settimana prossima, dice ancora Fiorillo, nel corso di un vertice già in calendario con una quarantina di Ong, verrà proposto di lanciare l'iniziativa a tappeto e di "creare un sito ad hoc (www.sitodenuclearizzato.it: ancora non in funzione, ndr) dove tutti possano mettere le proprie iniziative e i propri documenti antinuclearisti".

Intanto, Legambiente ha già lanciato sul proprio sito l'invito a firmare l'appello anti-nucleare intitolato "Per un sistema energetico moderno, pulito, sicuro", che propone anche alle amministrazioni locali di dichiarare il proprio territorio "sito denuclearizzato".

Il governo italiano ha varato nel giugno scorso un piano che prevede la costruzione delle prime nuove centrali entro il 2020, con l'obiettivo di produrre a regime il 25% dell'energia elettrica dal nucleare.
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