
In pochi anni ed una enorme centrale solare sarà completata. Nessuno si oppone ed un opera utile ed ecologica, è normale,la sua costruzione non prevede quindi intoppi di sorta.
Anche se qui in Italia non abbiamo deserti, abbiamo però un ottima insolazione; specie il meridione è chiamato il paese del sole! Impossibile che quest'ultimo possa mancare per molto tempo, perchè ciò vorrebbe dire la fine del mondo, quindi cosa stiamo aspettando!!??
Nel 2014 erogherà 1000 Megawatt
30 gennaio 2009. La Cina ci stupisce ancora una volta: il più grande produttore mondiale di gas serra si attiva per riparare ai danni causati all’ambiente, e lo fa ovviamente in maniera proporzionale. A Dunhuang City sorgerà infatti la centrale solare fotovoltaica più grande del mondo. L’ambizioso progetto sarà realizzato da due gruppi imprenditoriali cinesi, il China Technology Development Group e il Qinghai New Energy Group, che prevedono un tempo massimo per la messa in funzione della centrale di 5 anni a partire dall’inizio del 2009.
La centrale, situata ad un altitudine di 2500-3000 metri, nel bacino di Qaidam, sorgerà nella provincia di Quingha, una zona nota in particolare per le sue enormi risorse naturali (sale, petrolio, piombo e borace), da cui prende il nome di Treasure Basin. Proprio per questo, secondo la China Technology Development Group, il deserto del Qaidam Basin è il luogo ideale per la costruzione di una grande centrale fotovoltaica grazie al clima asciutto e soleggiato. La provincia Qinghai inoltre è una zona molto industrializzata, con un forte bisogno di energia elettrica.
La centrale verrà costruita a tappe: inizialmente il primo step prevede un investimento di 150 milioni di dollari, che sarà necessario per raggiungere una potenza di 30 MW, nella seconda parte del progetto la centrale verrà ingrandita per arrivare alla copertura di 1 Gigawatt di energia.
Subito dopo l’annuncio del progetto cinese sono salite le azioni di gruppi aziendali legati al solare: i titoli della China Technology Development Group del 29% (Nasdaq), quelli di GT Solar International (Usa) del 25%.
Al momento, le due più grandi centrali fotovoltaiche al mondo sono in Germania: quella di Lipsia con una potenza di 5 MW (33.500 moduli) e quella di Arnstein, vicino a Wuerzburg, con una potenza di 12 MW.
Ma attualmente in costruzione vi sono centrali solari che, nonostante prevedano una grandissima produzione di energia pulita, non si avvicinano minimamente al progetto cinese.
Ecco un breve elenco delle centrali attualmente in costruzione:
al primo posto c’è la centrale fotovoltaica da 500 MW (in futuro 850) prevista nel deserto di Mojave, nella California meridionale. Questa dovrebbe essere pronta nel 2011; se ne occupano Energy Systems e Southern California Edison. Segue Tres Cantos, in Spagna. PB Solar intende portare entro il 2010 la centrale dagli attuali 50 a 300 MW.
Da 300 MW è anche l’impianto voluto a Deming dal governatore del New Mexico. Il completamento del progetto è atteso per il 2011.
Appena sotto - 280 MW - si situa Gila Bend, in Arizona. Anche qui, progetto completo atteso per il 2011; se ne occupano Abengoa Sola e Arizona Public Service Company.
In collaborazione con Yes.life
(fonte.www.buonenotizie.it)
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sabato 31 gennaio 2009
In Cina la centrale solare più grande del mondo
venerdì 30 gennaio 2009
Teleriscaldamento a legna, è boom in Toscana

E meno male che c'è la Toscana, potremmo dire! Se fosse per il governo attuale andremo tutti ancora a nafta pesante!
Dopo il sole, l'acqua e il vento, la cosa più ecologica che ci sia è bruciare i vegetali. Sembrarebbe di no, ma pensateci un attimo; qualsiasi pianta, per crescere, consuma anidride carbonica e immette nell'aria ossigeno, quindi possiamo dire, che paga in anticipo la Co2 che produce quando viene bruciata. Il grande vantaggio è ovvio, la legna si può conservare per usarla solo nel momento del bisogno, anche se non c'è luce, vento o acqua.
Stanziati 8 milioni di euro per realizzare altre 32 mini centrali di teleriscaldamento a biomasse legnose entro il 2010
I numeri parlano chiaro: la Toscana è tra le prime regioni che hanno maggiormente investito nelle energie rinnovabili, soprattutto sulle biomasse legnose, oltre che notoriamente sul geotermico. Negli ultimi anni sono state infatti realizzate una ventina di reti di teleriscaldamento a biomassa e, grazie al recente rifinanziamento del piano straordinario di investimento della Regione Toscana, entro il 2010 saranno attivate altre 32 mini centrali di teleriscaldamento a biomasse legnose. Per questo obiettivo è previsto un investimento complessivo di 8 milioni di euro, provenienti per oltre la metà da contributo pubblico, il resto da privati, comuni e gestori.
Si tratta di centrali che, secondo i protagonisti della filiera del legno, intervenuti nel secondo workshop “Legno-Energia: una filiera competitiva e sostenibile”, tenutosi a San Marcello Pistoiese (Pt), necessitano di una maggiore competitività attraverso piattaforme logistiche e un accordo regionale di filiera. L'incontro, organizzato dall'Associazione Regionale Boscaioli Toscana (Arbo) e dall'Arsia, Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione nel settore Agricolo forestale, nell'ambito del progetto Progetto Europeo “Biomass Trade Centres - piattaforme logistico-commerciali per i combustibili legnosi” (finanziato dal Programma Europeo Intelligent Energy Europe), ha messo a confronto le esperienze della Toscana nella produzione e utilizzo dei combustibili legnosi con quelle nazionali e internazionali. Inoltre, sono state presentate otto diverse esperienze di filiera.
Una filiera per il legno-energia
Come ha sottolineato l'Arbo, il legno-energia, grazie all'azione sinergica dei produttori e delle istituzioni, è ormai una realtà anche in Toscana. “Si tratta di una crescita importante e positiva della filiera – ha affermato Carlo Franceschi di Arbo Toscana –, che adesso richiede uno sforzo di regolazione del mercato. In questo senso va l’iniziativa congiunta di Cia e Arbo Toscana che ha chiesto alla regione di aprire un tavolo per promuovere un vero e proprio accordo di filiera per il comparto legno energia”.
“Il messaggio emerso dal workshop è chiaro – ha aggiunto Marco Failoni, vicepresidente Aiel (Associazione italiana energie agroforestali) –, per portare il valore aggiunto del comparto legno-energia alle imprese forestali occorre lavorare all’organizzazione della filiera che va dalla raccolta alla commercializzazione del combustibile e dell’energia, ponendo l’attenzione soprattutto su due aspetti. E’ fondamentale un’organizzazione della logistica attraverso la realizzazione di piattaforme di stoccaggio e distribuzione del cippato. Inoltre è necessaria una strutturazione del mercato del cippato, con accordi che determinino standard qualitativi, garanzie dell’origine del prodotto, prezzi, per promuovere l’utilizzo delle risorse locali dando certezze agli operatori e agli utenti”.
(fonte:www.casaeclima.com)
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Solare, cuore della ricerca australiana

Nella foto:Martin Green (right), University of New South Wales, Sydney, Australia, receives the 2003 Karl W. Böer Solar Energy Medal of Merit from the medal’s namesake, who founded UD’s Institute of Energy Conversion.
In Australia gli scienziati che studiano energie pulite, vengano giustamente premiati, qui da noi, C. Rubbia, premio Nobel per la fisica lo si lascia senza lavoro, fino a costringerlo ad espatriare!!
Eh si abbiamo proprio dei geni al governo!!
Il Ministero australiano per le Risorse e l’Energia ha lanciato l’Australian Solar Institute, nuovo passo avanti nella ricerca di competitività per la tecnologia solare
L’Australia punta a divenire capofila nella ricerca sul solare, termico e fotovoltaico e lo fa istituendo l’Australian Solar Institute. Il Governo della Down Under è fortemente convito che sia possibile rendere questa fonte energetica competitiva dal punto di vista dei costi e opzione commercialmente valida per la comunità australiana. L’annuncio arriva dal ministro per le Risorse e l’Energia Martin Ferguson che riferisce anche l’investimento pubblico di 15 milioni di dollari come finanziamento da ripartire in tre progetti principali: lo sviluppo di una linea di produzione pilota di silicio cristallino presso l’Università del New South Wales, la creazione di una torre solare termica presso il CSIRO di Newcastle ed infine l’istituzione di un laboratorio di ricerca sul solare internamente all’Australian National University di . L’Istituto, che potrà avvalersi di un ulteriore stanziamento di ben 500 milioni provenienti dal Fondo nazionale per l’Energia Rinnovabile, mira al raggiungimento di una competitività sul mercato internazionale e nel contempo ad attrarre esperti internazionali del settore nel Paese.
(fonte:www.rinnovabili.it)
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giovedì 29 gennaio 2009
Moria api OGM e articoli pseudo scientifici
Ogni tanto leggo nel web degli articoli a dir poco scandalosi.
Vorrei mettere il link o riportarli, ma poi penso che dopo tutto, sarebbe una forma di pubblicità che sicuramente non meritano; certe cose vanno semplicemente ignorate. Purtroppo però, l'opinione pubblica in generale, non è molto informata su gli organismi GM e quindi potrebbe prendere per vere, delle menzogne scritte ad arte da chi ha grossi interessi alle spalle. Certo, oggi ho letto un articolo da un sito che si vanta di fare informazione pubblica; in questo caso bisognerebbe intraprendere una qualche lezione legale, perchè un conto sono i pensieri sballati di qualche persona privata che scrive nel proprio blog, un altra cosa è un articolo giornalistico che dovrebbe diffondere notizie veritiere e super partes....Si è vero...pura follia. Ma veniamo al dunque. L'articolo, che più mi ha dato fastidio e stato quello in cui si diceva che le api stanno morendo a causa degli insetticidi dati alle colture non OGM e che quindi se si adottassero esclusivamente colture GM, si fermerebbe la moria di api. Allora, le cose sono due: O chi l'ha scritto è un emerito ignorante in materia e farebbe meglio facesse delle distensive passeggiate all'aria aperta, invece che scrivere cazzate di questo genere, o l'articolo è stato scritto da chi ha grossi interessi in gioco, o da una multinazionale direttamente con l'avvallo di chi ha firmato questa roba ( roba perchè non si può chiamare articolo)
La maggior parte delle colture OGM, non sono state create per evitare l'irrorazione di insetticidi, ma esattamente l'opposto, e cioè per resistere a insetticidi specifici e più potenti!
Inoltre, è stato appurato, da numerosi studi seri e scientifici, che le api muoiono a CAUSA del polline OGM. Questo polline che contiene in se fattori estranei al mondo vegetale, induce una modificazione della flora intestinale delle api, che muoiono di dissenteria.
Per ultimo, i costosissimi semi OGM, vengono conciati con potenti insetticidi, proprio per evitare che possano essere divorati da larve terricole o ammuffire, ebbene anche in questo caso, si è dimostrato scientificamente, che addirittura questo insetticida è così potente, che causa moria di api, non solo al momento della semina, ma anche, quando l'ape va a succhiare le goccioline di guttazione delle gemme, per produrre propoli.
Chi scrive (io) è un agrotecnico, vorrei sapere la qualifica degli "scienziati" che scrivono certi articoli!! E poi diciamo una volta per tutte che A. Einstein, non ha mai detto che quando moriranno le api si estinguerà l'uomo; è una bufala! Ma questo sarà eventualmente un altro post.
Informatevi prima di scrivere ignoranti!!!
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mercoledì 28 gennaio 2009
Cina, il solare tra le principali fonti energetiche entro il 2050

Avevo già parlato della Cina e del suo sviluppo nelle energie alternative in questo articolo: http://no-nuke-no-ogm.blogspot.com/2009/01/fotovoltaico-rivoluzione-verde-in.html Si trattava di una enorme centrale solare, ma evidentemente, hanno fiutato buoni investimenti e non si fermeranno certamente qui. Come spiega questo breve articolo, il pensiero dei tecnici cinesi è rivolto al futuro.....quello dei politici italiani....al passato!
L´Accademia delle scienze della Cina ha lanciato un´iniziativa per stimolare lo sviluppo dell´energia solare «perché diventi una delle principali fonti energetiche della Cina entro il 2050».
L´Accademia cinese ha annunciato di aver già mobilitato scienziati ed esperti per elaborare un Piano di azione e progetta la realizzazione di una piattaforma dedicata alle innovazioni nel settore dell´energia solare.
Il Piano si svilupperà in tre tappe: "utilizzo distribuito" entro il 2015, "utilizzo alternativo" nel 2025 e "utilizzo su vasta scala" nel 2035.
Per i ricercatori dell´Accademia delle scienze della Cina, il Paese «ha un grande potenziale diu sviluppo dell´energia solare, poichè la durata del soleggia mento sui due terzi del suo territorio è superiore a 2.200 ore all´anno e il Paese conta anche di grandi deserti dove l´energia solare può essere raccolta. L´energia solare permetterà di ridurre in maniera efficace le emissioni di gas serra.
La Cina, grande produttrice di pannelli solari ma non grande consumatrice, non vuole rimanere indietro rispetto ad Usa, Unione europea e soprattutto gli eterni rivali, il Giappone e Corea del sud che hanno già avviato progetti spinti di energie rinnovabili per dare linfa alla green economy asiatica.
L´agenzia stampa Xinhua ricorda che impianti solari in Europa si sono iniziati a costruire già nei lontani anni ´70 e che «Gli investimenti governativi hanno fortemente stimolato gli studi sull´energia solare e il suo sviluppo, in particolare in Giappone, Germania ed Australia».
(fonte:www.greenreport.it)
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martedì 27 gennaio 2009
Nucleare Scajola: possibile una centrale in Sardegna
Io penso che la politica italiana ha sta toccando il fondo! Probabilmente mai così male dal dopoguerra ad oggi.
Per una manciata di voti c'è chi si venderebbe l'anima al diavolo ( e non è detto che qualcuno non l'abbia già fatto!).
Eppure le cose sono talmente chiare che è veramente incredibile questo continuo parlare di nucleare. C'è stato un referendo che è costato miliardi, gli italiani si sono espressi e hanno detto NO, ora ci sono tecnologie e mezzi per ricavare energia pulita dal sole, vento e acqua, perchè continuiamo a perdere tempo prezioso dietro a cose vecchie, superate, inutili, antieconomiche e pericolose!!??
(IRIS) - ROMA, 27 GEN - "Paura di perdere consenso? Alla prima scadenza elettorale, a quanto pare, in materia di nucleare il governo decisionista si dichiara accondiscendente col territorio". Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, commenta cosí le dichiarazioni rilasciate oggi in Sardegna dal ministro Claudio Scajola, secondo il quale non spetterebbe al governo decidere dove realizzare le eventuali centrali nucleari ma agli enti locali insieme alle società energetiche. "Il ministro, forse, soffre di amnesia - prosegue Ciafani - visto che la delega al governo in materia di nucleare contenuta nel ddl Sviluppo, in discussione al Senato proprio in questi giorni, prevede il potere sostitutivo dell'esecutivo in caso di mancata intesa con gli enti locali per la localizzazione delle centrali. Comunque, l'episodio ci rassicura - conclude con ironia il responsabile scientifico di Legambiente -. Se cosi' stanno le cose, il nucleare fortunatamente non si fara' mai. Avremo, peró, perso tempo prezioso e risorse utili allo sviluppo di tecnologie pulite, alla lotta ai cambiamenti climatici e al rilancio dell'economia, come testimoniato anche dalle scelte della nuova amministrazione statunitense in materia di energia
(fonte:www.irispress.it)
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lunedì 26 gennaio 2009
A Washington nasce l'edificio a emissioni zero

Queste "nuove" tecnologie, in realtà ci sono da tempo, basta pensare che nella base spaziale Mir, già si riciclava anche l'urina!
Il fatto è che nel mondo non c'è proprio la cultura del riciclo! Si fa prima a consumare che a recuperare e quindi non si mette in pratica quasi nulla di quello che si dovrebbe. Ogni tanto un eccezione come questa:
Un nuovo edificio completamente a impatto zero sorgerà nell’Università di Washington entro il primo maggio e sarà il risultato e nello stesso tempo l’oggetto di studio del Tyson research center del campus. La struttura che utilizzerà celle fotovoltaiche, tecniche di cattura delle acque piovane e servizi igienici con un sistema per il compostaggio, si candida ad ottenere il più alto riconoscimento per l’efficienza energetica, il certificato Leed Platinum.
Il «Living learning center», questo il nome dell’edificio, ospiterà un programma di ricerca e un’aula di studio per gli studenti dell’università. Se otterrà la certificazione sarà l’unico edificio di questo tipo in tutto il Midwest. «Vogliamo farlo diventare uno degli edifici più verdi del campus se non addirittura il più verde», spiega Kevin Smith, direttore associato del Tyson. «Il Leed è un buon punto di partenza, ma possiamo fare anche meglio», aggiunge.
L’energia che alimenterà la struttura sarà generata dalle celle fotovoltaiche. Il surplus di elettricità generato potrebbe essere venduto alla compagnia elettrica, sottolinea Smith. Le acque piovane saranno raccolte dal tetto, immagazzinate in un deposito sotterraneo, filtrate e sterilizzate. Anche le acque reflue saranno riutilizzate per innaffiare l’area verde circostante o i giardini del campus.
Le toilette inoltre saranno realizzate con un sistema che elimina l’uso di acqua e che permette di riciclare i rifiuti attraverso il meccanismo di compostaggio. Il compost, realizzato attraverso l’eliminazione dell’azoto e delle tossine, può essere sfruttato come fertilizzante.
L’edificio sarà poi ancora più ecocompatibile grazie all’utilizzo di materie prime presenti sul posto, come il legname che sarà scelto tra gli alberi caduti e una particolare specie di cedri, che sono invasivi e devono essere potati spesso. Il truciolato e gli scarti della lavorazione del legno verranno convogliati nel sistema di riscaldamento.
Niente è lasciato al caso in questa struttura a zero emissioni: anche le finestre sono poste in maniera strategica in modo da trasformare la luce solare passiva in energia solare termica per riscaldamento invernale. In estate delle tettoie poste sopra le principali finestre impediranno, invece, il surriscaldamento degli ambienti. Il controllo del micro-clima all’interno delle stanze e gli impianti d’illuminazione permettono un ulteriore riduzione dei consumi di energia.
(fonte:www.lastampa.it)
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venerdì 23 gennaio 2009
Il mercato crede nel solare

Le fonti rinnovabili, con il solare in testa, non sono solo interessanti in quanto non inquinanti come il carbone e derivati del petrolio, ma anche perchè sono un ottimo investimento! I dati sono chiari e le possibilità di crescita ampie.
Ora, un governo assennato, punterebbe decisamente su questo, ma noi no; rischiamo di perdere fette di mercato e posti di lavoro enormi!!
"Sveglia, sveglia, giù dalle brande" Ogni mattina il sergente di giornata ci buttava giù dai letti a militare; dobbiamo fare così anche con i nostri politici!!
Il 2008 ha fatto registrare una cifra record per gli investimenti in tecnologie pulite, soprattutto in energia solare. I dati dall'indagine del gruppo Cleantech
Oltre 8 miliardi di dollari. È questa la cifra record raggiunta nel 2008 dagli investimenti in tecnologie verdi, con il solare a fare la parte del leone. I dati provengono da uno studio del centro ricerche statunitense Cleantech, che ha preso in esame i capitali impiegati in Nord America, Europa, Cina e India.
Ecco le cifre. I venture capital investiti nelle tecnologie pulite hanno toccato quota 8,4 miliardi di dollari (6.5 miliardi di euro), con una crescita del 38 per cento rispetto al 2007. I settori che ne hanno beneficiato di più sono stati il solare e fotovoltaico, i biocarburanti, il trasporto e l’eolico, che si sono spartiti così il mercato: il 40 per cento degli investimenti è andato all’energia solare, l’11 per cento ai biocarburanti, il 10 per cento ai trasporti. “Il settore del solare è stato quello con i maggiori investimenti, soprattutto nella tecnologia dei film sottili e nelle compagnie che forniscono solare e solare termico”, ha spiegato Brian Fan, direttore di ricerca del gruppo Cleantech. “Per quanto riguarda i biocarburanti, gli investimenti si sono spostati dalle tecnologie di prima generazione, come biodiesel ed etanolo, a quelle di prossima generazione, con le alghe e la biologia sintetica. Altri settori che attirano l’interesse degli investitori sono le compagnie smart-grid, le turbine per l’eolico su piccola scala, il riciclo della plastica, gli edifici ecologici e le tecnologie per l’agricoltura”.
La parte maggiore dei soldi, il 68 per cento, sono stati investiti negli Stati Uniti, mentre le compagnie europee hanno messo sul piatto 1,8 miliardi di dollari (1,3 miliardi di euro), soprattutto per solare e eolico. Capofila è la Germania, dove gli investimenti sono aumentati di oltre il 200 per cento in un anno, seguita dal Regno Unito e da Israele. Buoni anche gli investimenti nei due paesi emergenti: la Cina ha sfiorato il mezzo miliardo di dollari, l’India 277 milioni di dollari, che dovrebbero ulteriormente crescere nel 2009.
Ma le tecnologie verdi sono anche una fonte di posti di lavoro. Lo riportava lo scorso settembre il Green Jobs Report dell’Unep (United Nations Environment Programme), che registra oltre 2 milioni di posti di lavoro nel mondo legati alle fonti pulite (e che stima una crescita fino a oltre 20 milioni di posti entro il 2030). In Italia, invece, secondo i dati diffusi dall'Ises Italia, le rinnovabili potrebbero creare, da qui al 2020, più di 200 mila posti di lavoro. (r.p.)
(fonte:www.galileonet.it)
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giovedì 22 gennaio 2009
Gli insostenibili piani di sviluppo dell´Enel: nucleare e carbone in Romania

Come ho già scritto in altro post, le multinazionali e gli stati che le sostengono (come il nostro) non amano vedere un popolo sempre più indipendente da loro, ma costretto ad avere bisogno di ogni cosa per vivere. L'energia è tra queste, naturalmente, ma anche l'acqua, la stanno facendo diventare "privata" Le grosse centrali a carbone e nucleari, sono il sistema migliore per accentrare potere e sottomettere il popolo.
E il "bello" è che si continua a parlare di federalismo politico, e MAI di federalismo energetico. Troppo facile da realizzare e pericoloso per la classe politica!
C´è anche l´eolico, ma il nodo è che si mantiene fissa la barra su un modello basato sulla centralizzazione della produzione (e se si guarda bene anche del monopolio), attingendo come fonte principale a quella fossile e nucleare, con poco spazio alle fonti rinnovabili, concepite per altro ancora in un modello centralizzato
di Lucia Venturi
LIVORNO. Si legge sui quotidiani di oggi che l’Enel mantiene i piani di sviluppo rumeni, a conferma della strategia dell’azienda di consolidare il macro mercato del Sud est Europa, dove è già presente con progetti avviati, in fiere e impianti e servizi già operativi. Il programma in Romania prevede investimenti pari a quasi 700 milioni di euro nei prossimi quattro anni che serviranno a migliorare la rete di distribuzione (93mila chilometri gestiti) e a proseguire il programma impiantistico basato sul mix su cui Enel sta ormai puntando la propria strategia: nucleare, carbone (naturalmente pulito!) e eolico. Un ottimo trampolino di lancio, o traghetto che dir si voglia, per le molte aziende italiane del settore elettrico che vogliono investire all’estero.
La stessa Enel annuncia che punta a realizzare nei prossimi anni il 55% della propria attività all’estero, in particolare per quanto riguarda la generazione: oltre alla partecipazione ai progetti di diversi impianti nucleari stranieri (Russia, Bulgaria, Slovacchia, Romania, Grecia) anche il carbone e l’eolico sono infatti progetti di punta per garantirsi un importante quota di energia prodotta fuori confine.
Ma quando si dice la strategia di Enel bisognerebbe sottolineare che quella espressa dalla società può essere interpretata anche come strategia del governo italiano, dato che l’ex-azienda di Stato per l’energia elettrica è rimasta una “controllata” per oltre il 30% dallo stesso Stato. A tanto infatti ammonta la quota pubblica nel capitale di Enel se si somma la partecipazione diretta ( 21,1% del Ministero dell’Economia) a quella indiretta (un ulteriore 10,1% attraverso la Cassa depositi e Prestiti), a fronte di un capitale flottante di poco più del doppio ( 68,8%).
E non è un caso che il management dell’azienda rimanga ben saldo al suo posto, dal momento che ha dato prova di garantire che le scelte di puntare al mix di approvvigionamento e di produzione energetica (scelta alla quale punta anche questo governo) siano fermamente mantenute.
Nonostante che, anche grazie a questo management, Enel sia fortemente indebitata e abbia dichiarato un flusso di cassa (stimato) tra il 2008 e il 2012, in 63 miliardi di euro, a fronte di un debito netto che a giugno del 2008 ammontava a ben 51,5 miliardi. Una situazione economica che ha permesso di ottenere ad Enel (prima della crisi finanziaria) la classe A da parte delle agenzie di rating, e che lascia tranquillo il suo amministratore delegato che anzi, sulla base di questi risultati, dichiara pronta l’azienda ad investire fino a 20 miliardi di euro per la costruzione di 5 impianti di energia nucleare in Italia, come ha dichiarato ad ottobre in un intervista al quotidiano di Confindustria, e come vorrebbe il ministro dello Sviluppo Scajola.
Quindi si mantiene fissa la barra su un modello basato sulla centralizzazione della produzione (e se si guarda bene anche del monopolio), attingendo come fonte principale a quella fossile e nucleare, con poco spazio alle fonti rinnovabili, concepite per altro ancora in un modello centralizzato.
Poco quindi è cambiato con la pseudo-liberalizzazione del comparto energetico che il nostro paese ha dovuto fare per rispettare le norme comunitarie e poco cambierà riguardo all’attuale modello energetico se non si procede oltre che ad un rinnovamento culturale e politico anche a quello dei vertici di chi questo modello lo attua, Enel in primis.
La rivoluzione dell’attuale modello energetico basato su grandi impianti e distribuzione verso un sistema di generazione diffusa (e quindi completamente rovesciato rispetto all’attuale) necessario per ottenere obiettivi consistenti di ricorso ad energie rinnovabili (come la Germania ci ha insegnato) sarà difficile farlo se si continua ad operare senza che prima vi sia stato anche un profondo rinnovamento dei vertici di tutte le tecnostrutture. Che dovrebbe essere accompagnata da un processo di socializzazione di chi produce e un libero accesso alla rete di distribuzione, così da permettere ai cittadini di immettere in rete la quantità di energia prodotta in eccedenza rispetto al proprio fabbisogno. Un sogno? Può darsi, ma da ieri, con l’insediamento di Obama alla casa Bianca, è ancora più legittimo sognare.
(fonte:www.greenreport.it)
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SCRITERIATA AUTORIZZAZIONE UE A COLTIVAZIONE MAIS
Si discute se permettere la coltivazione di mais transgenico, ma a quale scopo!!?? Noi abbiamo già degli ottimi mais, dal gusto e colore impareggiabile; avete mai assaggiato una polenta fatta con la farina di "Otto file tortonesi"!!??
E vi ricordate (ormai solo le persone di una certa età, sigh.) quelle belle spremute di arancia "sanguinella", che la mamma ci preparava? Finito di bere avevamo le labbra rosso fuoco! Eppure non sono state sostituite da ogm, ma "solo" da ibridi esteri. Ora le spremute sono tutte uguali di un giallo smunto; abbiamo perso una grande cosa, vogliamo perdere anche la polenta e piano piano tutti i nostri meravigliosi prodotti tipici!!?? è ora di dire basta a queste multinazionali, basta alla distruzione delle nostra bio-diversità! Gli stranieri ci invidiano tutto questo, e non sono in grado di riprodurre ciò che noi facciamo da secoli, per mancanza di capacità, micro-clima, terre adatte, e così cercano di imporsi con il bio-tech. Non facciamoci fregare con chimere che porteranno solo distruzione e rovina; una volta che si è perso una varietà tipica di pianta, non si può più ricreare, se non dopo secoli di paziente selezione! Ve lo dice un agrotecnico, NON FATEVI FREGARE!!!!
''La proposta della Commissione europea di avviare la procedura di autorizzazione alla coltivazione di due tipi di mais geneticamente modificati (il Bt11 della multinazionale Syngenta e il Bt1507 della societa' Pioneer) e' un fatto grave che speriamo fortemente venga scongiurato dal senso di responsabilita' dei paesi membri chiamati a votarne l'autorizzazione. Se, come e' ormai evidente a tutti, non possiamo contare sull'Agenzia europea per la difesa della nostra salute, almeno siano i Governi ad assumersi il compito di difendere l'ambiente e l'economia, contrastando l'ipotesi devastante e irreversibile di coltivare piante Gm in Europa, almeno fin quando non saranno completamente garantiti tutti gli aspetti relativi all'impatto di tali organismi sulla salute, le produzioni agricole e l'ambiente in generale''.
Questa la dichiarazione del responsabile agricoltura di Legambiente, Francesco Ferrante relativa alla notizia della possibile autorizzazione alla coltivazione per i due mais prodotti e commercializzati dalle multinazionali del biotech Syngenta e Pioneer.
''E' necessario - ha sottolineato Ferrante - che nel prossimo appuntamento del Comitato di autorizzazione, un numero significativo di Stati membri voti contro, per evitare la farsa dell'approvazione ''senza responsabili'' dovuta al non raggiungimento della maggioranza qualificata (voto ponderato, equilibrato tra i diversi Stati membri, necessario per le decisioni piu' importanti)''.
(fonte:www.asca.it)
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martedì 20 gennaio 2009
Attenti all'etichetta, cambia il regolamento del bio!
Molto importante leggere il seguente articolo, perchè solo essendo bene informati si evitano fregature, che incidono sul nostro portafoglio, e peggio, alcune volte, sulla salute.
Uno dei grossi problemi dei prodotti alimentari "moderni" è dato dal fatto che si trovano sostanze in cibi che di logica dovrebbero esserne esenti.
Faccio solo un es. esplicativo, ma potrebbero essere centinaia: Una persona potrebbe essere allergico alla caseina e quindi si potrebbe sentire sicuro nel mangiare una fetta di salame....sbagliato! Facilmente negli insaccati si trovano derivati del latte! Sapere, leggere, informarsi è alle volte di vitale importanza; ma degli OGM cosa sappiamo di certo? Quali interazioni, specie in caso di persone particolarmente allergiche, si possono avere? Ecco che è indispensabile avere la possibilità di scegliere prodotti VERAMENTE bio, e non rischiare!
Con il primo gennaio è cambiato il regolamento del biologico. Quali sono le novità più interessanti per i consumatori? Lo abbiamo chiesto a Venetia Villani, direttrice della rivista Cucina Naturale.
La cosa più visibile è che adesso i prodotti possono chiamarsi “biologici”. Il regolamento precedente imponeva che si indicasse “da agricoltura biologica” mentre ora è possibile utilizzare l’aggettivo “biologico”. Troveremo presto sulle etichette scritte come latte biologico, pasta biologica, e così via, e questo renderà tutto più immediato e più facile per i consumatori. Altra regola importante introdotta è che queste parole sono ancora più protette. Prima un’azienda non biologica poteva chiamarsi “biofragole” piuttosto che “ecologica pincopallino” e riportarlo in etichetta. Ora non è più possibile. Un’azienda può avere un nome che fa riferimento al biologico, all’organico o all’ecologico solo se produce biologico certificato.
Maggior garanzie per il consumatore e per il produttore, quindi?
Certo, non ci si può spacciare per produttori bio quando non lo si è.
Altri cambiamenti importanti?
Fino al 2008 si potevano produrre alimenti con una percentuale tra il 70 e il 95 per cento di ingredienti bio. Questa categoria ora non esiste più: un prodotto biologico deve contenere almeno il 95 per cento di ingredienti da agricoltura biologica. Questo non si significa che si possa produrre, ad esempio, un riso per il 95 per bio e il 5 per cento non bio! Quel 5 per cento di non bio consentito è sempre e solo riferito a ingredienti che è ancora difficile reperire come biologici in Europa, come certe spezie particolari. Si tratta sempre e comunque di ingredienti presenti in piccolissime percentuali.
Altra novità è che si possono introdurre ed evidenziare in etichetta singoli ingredienti biologici. Ciò significa che anche se un prodotto non è etichettato come bio, sarà possibile verificare se nell’elenco degli ingredienti ce n’è uno biologico. Questa è un’innovazione per i prodotti che non possono per definizione essere biologici, come ad esempio i funghi spontanei o i prodotti della pesca. L’esempio più eclatante è quello che riguarda il tonno sott’olio: stanno cominciando a comparire sul mercato confezioni di tonno in olio extravergine di oliva biologico.
Infine va detto che questo nuovo regolamento considera il biologico in maniera “olistica”, perché riconosce il suo importante ruolo nei confronti dell’ecologia, dell’ambiente e del territorio. E questa è sicuramente un’ottima cosa.
A cura di Paola Magni
(fonte:www.lifegate.it)
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Rivoluzionari pannelli fotovoltaici e video: potenza dell'energia solare concentrat

Incredibile davvero questo articolo. Molto interessante il fatto che con questi pannelli sottili, leggeri e facilmente collocabili, i costi sono drasticamente scesi, a parità di resa ottenuta, e il video è assolutamente da vedere! Si pensa generalmente, che l'energia solare sia debole.... guardate la potenza di questo catalizzatore di luce solare! è incredibile, in pochi secondi scioglie una lastra d' acciaio, come se fosse burro!!
Obama fortunato: l'energia solare gli costa la metà
Uno dei punti di forza del programma elettorale di Barack Obama è stato, da sempre, il supporto alle energie alternative. Una filosofia “eco” che è piaciuta molto al popolo americano (e non), e che adesso il Presidente degli Stati Uniti vuole seguire fino in fondo. Viste queste premesse, diciamo pure che la Dea Bendata è dalla parte di Obama, dato che, proprio in questi giorni, una compagnia americana ha finito di collaudare un pannello solare rivoluzionario. E la rivoluzione sta nel suo costo, che è meno della metà rispetto a un modello tradizionale (i costi attuali dell'energia a stelle e strisce sono: 20-25 cent/dollaro KiloWatt per l'energia fotovoltaica solare classica, 4,5 cent/dollaro al kilowatt per quella idroelettrica e la stessa cifra per l'energia eolica).
Il pannello si chiama Alubond Solar Collector Panel (o Alubond SCP), è stato sviluppato da American Building Technologies, e si discosta nettamente da quanto si è visto finora nel settore. I pannelli tradizionali, infatti, sono composti o da specchi dal peso di 12,5 Kg per metro quadrato, o da lamiere di alluminio riflettente. Entrambe le soluzioni, però, sono poco efficienti, perché richiedono grosse e robuste strutture di sostegno. L’Alubond SCP, invece, è formato da materiale composito dello spessore di appena tre millimetri, peso di circa 4 Kg per metro quadrato e riflettività del 92%. Queste sue caratteristiche gli consentono anche di essere deformato per la produzione di pannelli parabolici. E senza comunque richiedere mai delle pesanti strutture di sostegno. Tutto questo si traduce, appunto, in un costo inferiore anche del 50%, a parità di resa ottenuta per via fotovoltaica. Dopo il collaudo appena terminato, la nuova tecnologia è pronta al lancio ufficiale, un impianto di produzione energetica solare nel New Messico. Un progetto da 25 Mega-Watt e 200 milioni di dollari, mentre un altro, dieci volte più potente, è in fase di definizione. La potenza dell'energia solare "concentrata" è fuori discussione: guarda all'opera una fornace solare che è in grado di sciogliere un blocco di acciaio con estrema facilità.
A far buona compagnia al Alubond SCP c’è un’altra tecnologia, chiamata Solar Energy Generating System, o SEGS. Parte sempre da pannelli parabolici, in grado di concentrare i raggi solari dalle 30 alle 60 volte. In questo modo si genera calore, che scalda dell’olio fino a una temperatura massima di circa 390 °C. Questo, a sua volta, è immesso in una centrale dove, grazie a degli scambiatori di calore, genera vapore. Il vapore, infine, mette in azione delle turbine che producono energia elettrica. Il sistema SEGS è già operativo nel deserto di Mojave, dove produce energia a circa il 30% di costo in meno rispetto ai classici pannelli solari.
Insomma, se Obama ha intenzione di fare sul serio con le energie alternative, le tecnologie in grado di aiutarlo non mancano di sicuro. Ora sta tutto a lui.
(Fonte:www.jack.tiscali.it)
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Peter Droege La città rinnovabile

Peter Droege ha insegnato alla School of Architecture and Planning del MIT e in diverse università in Giappone ed Australia. Ha lavorato con amministrazioni di Amsterdam, Singapore e Pechino, e ha collaborato con governo australiano per migliorare il designe urbano di diverse città. Ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali per i suoi lavori a Chongqing (Cina); ha diretto il Solar City, progetto sviluppato con l’Agenzia internazionale per l’energia. Attualmente è presidente del World Council for Renewable Energy per l’Asia e il Pacifico.
Il mondo si sta riscaldando con le conseguenze che ormai sappiamo: ghiacci che si sciolgono, il livello del mare che si alza, alluvioni e siccità, ecosistemi e biodiversità che si alterano, fame e malattie che si diffondono.
Più della metà della popolazione del pianeta vive nelle città che sono il sistema più complesso che la società umana abbia mai creato. Talmente complesso che assomiglia sempre più a un organismo biologico basato su delicati meccanismi metabolici: si alimenta di materia, energia e informazione; metabolizza e produce beni, altre informazioni e rifiuti solidi, emissioni di Co2 e di altri gas climalteranti.
Ogni città – che è in continua evoluzione - come ogni organismo ha caratteristiche che la rendono unica anche se la tendenza del XX secolo è stata verso l’uniformazione formale: edifici e layout urbani uguali ovunque e pianificazioni urbanistiche conformate a sistemi energetici fondamentalmente improntati sulle fonti fossili.
Parte proprio dal ruolo delle fonti energetiche fossili nello sviluppo e nell´esistenza delle città Peter Droege - attualmente presidente del World council for renewable energy per l’Asia e il Pacifico – nella sua “Guida a una rivoluzione urbana per una città rinnovabile”. L’opera infatti è un manuale di istruzione rivolto a tutti (amministratori, politici, aziende, architetti, cittadini) per una rivoluzione (che in alcuni centri urbani del mondo è iniziata ma è ancora in fase di sviluppo, e che invece in Italia sembra sempre più rallentata dalle decisioni governative) delle città e dell’attuale modello economico (visto che – come afferma l’autore del libro – i centri urbani sono glorificati quali motori dell’economia globale).
Il testo di Peter Droege vuole esser una guida per il distacco dalle fonti energetiche fossili e nucleari e da altre fonti insostenibili di produzione di energia, un supporto per passare all’uso di risorse rinnovabili e sostenibili quali soluzioni per alimentare le moderne comunità urbane grandi o piccole.
Non è tuttavia un invito a riformare le città a livello istituzionale, culturale e politico mirato unicamente a una mera sostituzione di natura tecnologica. E neanche è un invito ad affrontare i cambiamenti climatici solo attraverso strategie amministrative di adattamento e mitigazione.
Perché l’idea di Città rinnovabile che l’autore ha è un´altra: “le Città rinnovabili sono quelle popolate da individui capaci di apprezzare i fenomeni metereologici locali. Sono progettate per rispondere positivamente alle dinamiche climatiche locali e sfruttarle a proprio vantaggio, ovvero a utilizzare le fonti idriche ed energetiche disponibili sul territorio riducendone al minimo gli sprechi”.
Ma per arrivare a questo non c’è e non ci potrà mai essere un´unica soluzione in campo. Anche perché ogni area geografica, ogni paese e ogni quartiere nel mondo rappresenta una realtà diversa con potenzialità e criticità differenti. Secondo Peter Droege occorre però rendersi conto che le battaglie si svolgono nelle città e non solo su un fronte. Perché “le città sono i laboratori in cui mettere alla prova le strategie per la sostenibilità ambientale sociale ed economica”.
Tutte le forme di energia rinnovabile sono contenute all’interno del contesto in cui una certa comunità vive e opera. Si esprimono attraverso varie tecnologie: interventi progettuali, edilizi e costruttivi, istallazioni idrauliche, eoliche, geotermiche, solari termiche e fotovoltaiche, impianti a biocombustibile e pompe di calore. Un ruolo fondamentale nella “rivoluzione” lo giocano le istituzioni locali e centrali attraverso i propri programmi di pianificazione e amministrazione delle infrastrutture, dei trasporti e attraverso i piani di sviluppo edilizio. Così come i cittadini attraverso le loro scelte a partire dalla istallazione di un pannello fotovoltaico fino ad arrivare all´acquisto degli elettrodomestici (immessi sul mercato da imprese che agiscono più o meno secondo i principi della sostenibilità). Così come le imprese produttrici di beni o di servizi e quelle edili.
Il principio dell’efficienza energetica è alla base della pianificazione e delle performance su cui si fonda l’agenda di tutte le nuove città, mentre quello della conservazione dell’energia è il principio guida dei comportamenti civili dei cittadini. E un sistema di generazione distribuita e in parallelo un programma per il contenimento delle emissioni con una chiara ripartizione di responsabilità e competenze è l’obiettivo a cui tendere. Ma per poterla realizzare concretamente è necessario attuare in tempi brevi e con fermezza politiche efficaci, un’efficiente struttura commerciale e un mercato solido e dinamico.
In tale ambito – sostiene l’autore – città e comunità urbane svolgono un ruolo chiave: non per niente numerose iniziative e normative per incrementare l’efficienza energetica e contenere le emissioni sono nate all’interno di realtà locali o perché destinate a tali realtà. In Austria svariate cittadine si sono rese quasi autosufficienti in termini energetici e sono sorte reti di paesi ampiamente alimentati da energie rinnovabili. Inoltre molte città hanno iniziato ad abbracciare questa inversione di rotta attuando programmi e iniziative di vario tipo. Per esempio le pionieristiche disposizioni sul solare di Berlino, i programmi sulle fonti rinnovabili di Londra, i piani solari di Oxford, le innovazioni di Monaco di Baviera, le ordinanze solari approvate in Spagna, i primi tentativi di promuovere il solare a Città del Capo, le articolate strategie pro-rinnovabili del Melbourne, le nuove normative energetiche applicate a Shanghai, i programmi per la realizzazione di Solar City sostenuti dal governo australiano e lentamente introdotti da Adelaide, ma anche in due città della Corea del Sud sostenuti in concerto da gruppi ambientalisti, settori industriali ed enti nazionali e le ormai consolidate politiche attuate da San Francisco e Sacramento in California. Anche gli architetti e gli urban designer si fanno promotori dei nuovi valori costruendo in modo sostenibile.
Dunque in tutto il mondo governi e municipalità, settori industriali, figure professionali e comunità stanno espandendo i propri programmi per favorire un incremento dell’efficienza energetica, sostenere e implementare progetti infrastrutturali fondati sulle fonti rinnovabili sia autonomamente o in cooperazioni con altri.
L’Italia in tutto questo come si muove? In un periodo di crisi economica che investe tutto il globo il governo italiano vede bene di tagliare gli incentivi agli interventi di ristrutturazione edilizia per la riqualificazione energetica, di non rendere obbligatorio allegare nel contratto di compravendita il certificato di efficienza energetica dell’abitazione, che dà l’ultima parola alle Soprintendenza sui piani paesaggistici delle regioni, che investe sulle grandi opere, che a livello nazionale non ha un piano energetico, che favorisce la ricerca verso il nucleare e non verso le fonti rinnovabili e che a livello europeo propone di non rispettare le tre 20 perché troppo dure da affrontare per le imprese italiane. Insomma un governo che non spinge, non agevola e non investe nella creazione di Città rinnovabili. E figuriamoci verso una riconversione del sistema economico.
(fonte:www.greenreport.it)
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Video: M'illumino di meno 2009
No nucleare no OGM, partecipa a questa interessante iniziativa, con un video particolarmente bello dove potrete vedere Meravigliose foto aeree di città by night e Musica di Frankie HI-NRG MC, che è la colonna ufficiale.
Foto,transizioni effetti,musica, si amalgamano in sintonia, così che il video dà l'impressione di scorrere con fluidità.
Non servono nuove pericolose ed inquinanti centrali nucleari o a carbone, ma solo buon senso ed un sentimento ecologico contagioso.Esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio.
Spegni luci e dispositivi elettrici non indispensabili il 13 febbraio 2009 dalle ore 18.
Aderisci anche tu a M'illumino di meno 2009
Fatti illuminare dalle... stelle!!
Musica:Frankie HI-NRG MC scaricabile gratuitamente: http://www.frankie.tv
Buona visione ed ascolto; e ricordate: 13 febbraio 2009 dalle ore 18!!!
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lunedì 19 gennaio 2009
Quella del nucleare è una favola senza il lieto fine.

Da divulgare il più possibile!
GIANNI MATTIOLI:Laureato in fisica nel 1964, negli anni Settanta divenne insegnante della stessa materia presso l'Università La Sapienza di Roma, in cui condusse ricerche nel campo delle particelle elementari e della meccanica quantistica.
Senza offesa per il Secolo xix a cui si deve il merito di questo articolo pubblicato oggi 19 gennaio 2009, ma è incredibile che una persona esperta come questa, debba scrivere su di un giornale per farsi ascoltare, su di una questione così importante!
Stanno avvenendo cose gravissime! L'attuale governo non ascolta nessuno e va contro ogni buon senso, siamo in una situazione dittatoriale estremamente pericolosa!!
Mi pare che. con grande superfi?cialità da parte di alcuni, si stia ar?ruolando Ge?nova e il suo tra?dizionale tessuto produttivo dell'elettromeccanica a una prospettiva illuso?ria, con il rischio di perdere opportunità ben più significative. Mi riferisco al rilancio del nucleare, che, in un articolo-intervista sul Secolo XIX del 25 novembre, viene definito «strada irrinuncia?bile».
Con altri colleghi universitari, più volte ho chiesto al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola la possibilità di un confronto su dati, ma questo finora non è stato ritenuto utile da parte del ministro. Spero che l'ospitalità del Secolo XIX permetta almeno un confronto a di?stanza e si possa comprendere su quali dati Scajola, e prima di lui il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, procedano su questa strada.
Sono passati almeno 30 anni da quando nel Paese culla di questa tecnologia, gli Stati Uniti, si è preso atto del fatto che era necessario un vero salto qualitativo, di ricerca, per rispondere alla disaffezione nei confronti del nucleare da parte delle imprese elettriche. È dal 1978, infatti che si blocca qualsiasi ordinativo per il costo troppo elevato degli investimenti necessari per la realizzazione di questi impianti. Nasce così la ricerca per un tipo di reattore che possa semplificare le procedure dei controlli di sicurezza e di impatto sanitario, che permetta un maggiore rendi?mento dell'uranio utilizzato e che renda difficile la distorsione a uso militare del ciclo del combu?stibile impiegato.
Come è noto, questa prospettiva apre pro?blemi difficili da vari punti di vista e ben presto ci si rese conto che avrebbe potuto approdare a so?luzioni efficaci solo a prezzo di un notevole sforzo di ricerca. Così si pervenne, nel 1999, al varo del Consorzio di ricerca chiamato Genera?tion IV- al quale partecipano ormai diversi Paesi, tra cui anche l'Italia - e che ormai vede slittare il tempo di una realizzazione industriale al 2030-2040. E intanto? Da alcuni anni è invalso l'uso di dare il nome di "III generazione" a reattori che abbiano introiettato i cosiddetti "insegnamenti di Ilarrisbourg", scaturiti cioè dall'esperienza del 1979 con l'incidente di Three Miles Island. Non si tratta beninteso di reattori di nuova concezione,o di reattori "a sicurezza intrinseca", come qual?cuno erroneamente dice, ma della rivisitazione dei reattori del tipo di quelli che si realizzavano prima di Chernobyl.
In tutti questi anni, che cosa hanno fatto le grandi elettromeccaniche americane, francesi o tedesche o giapponesi? Si sono contese il mercato di quei Paesi che potevano permettersi di chiu?dere qualche occhio dal punto di vista delle pre?tese di "controllo della sicurezza", ma in casa, di nucleare, oltre alla componentistica di sostitu?zione, non hanno piantato nemmeno uno spillo. Ci si riprova ora con il reattore finlandese, i cui tempi di realizzazione si allungano insieme agli esborsi finanziari, e americani e francesi puntano alla sostituzione, in casa propria, di quegli im?pianti che, giunti a fine corsa, non si possono rim?piazzare con centrali a combustibili fossili, salvo sballare gli scenari di Kyoto, sia che si abbia ap?provalo o meno quel protocollo.
Aveva inizia così, a Flamanville, un cantiere già interrotto dall'ente di controllo della sicurezza: ci si è disabituati al fatto che i controlli in madre pa?tria siano più rigorosi di quelli in Trdiao in Cina. E George W. Bush vara nel 2005 la legge che pre?vede forti incentivi per la realizzazione dei reat?tori; senza quegli incentivi, dice la Exelon - una delle principali elettriche Usa - nessuno si sa?rebbe mosso e forse, ora, si vedrà un paio di reat?tori nei prossimi dieci anni.
Questo è il quadro, al quale si può aggiungere la singolare vicenda di Enel in Slovacchia o in Russia: ma non fu detto che erano i reattori dell'Est,quelli in cui possono capitare le Chernobyl?
In questo quadro si arruola Ansaldo. Per fare che cosa? Per quale mercato? Areva o Westin-ghouse o Toshiba cederanno quote dello strimin?zito mercato della terza generazione? O il mer?cato è quello italiano: con che faccia si andrà a dire a qualche regione che per ora la quarta genera?zione non è pronta e si devono accontentare dei vecchi reattori? Ci provi Berlusconi con il suo sor?riso più accattivante. E per tutti questi reattori -che funzionano a Uranio 235, non al più abbon?dante Uranio 238 - dove si troverà quel mercato abbondante, tale da farci uscire dalle strettezze del petrolio e del gas?
Un'ultima cosa, pìccola, piccola: per carità, non sull'irrisolto problema delle scorie, ma sul danno sanitario legato al funzionamento di rou?tine degli impianti. Suggerisco al ministro Scajola la lettura della pubblicazione 103 (2007) della Commissione internazionale di protezione dalle radiazioni ionizzanti (Icrp) : vada poi a spiegare ai lavoratori delle centrali quale è il numero di tu?mori attesi, come effetto della dose limite.
Ora all'Ansaldo, alla città di Genova, si pos?sono raccontare tante favole e ritrovarci così tra qualche anno in una situazione ancora peggiore di quella di oggi. Perché e vero che oggi il mercato degli aerogeneratori o del fotovoltaico è domi?nato da spagnoli, danesi, tedeschi, ecc., ma la si?tuazione è ancora recuperabile e inoltre per un paio di decenni le turbine a gas staranno ancora sul mercato, mentre si spalancano le diverse pro?spettive dell'uso dell'idrogeno o delle tecnologie dell'uso efficiente dell'energia.
È la realtà alla quale ci chiama il 20-20-20 Eu?ropeo, un'opportunità straordinaria che in Ger?mania va già verso i 300 mila posti di lavoro. Ma si tratta per le nostre imprese di una prospettiva al?ternativa alle superficiali e inconsistenti procla?mazioni nucleari. Possibile che non se ne possa discutere?
(fonte:Il secolo xix)
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domenica 18 gennaio 2009
Al mercato dal contadino? Bio... logico!

Praticamente il sogno della mia vita, se escludiamo quello già infranto di entrare nel corpo forestale dello stato; ma perchè mi scelgo sempre sogni così ambiziosi e difficili da realizzare!?
Beh a parte i rimpianti, poter sistemare un pezzetto di terreno che possiedo e poter coltivare frutta e ortaggi, è per me un sogno per davvero!
Di Massimiliano Nicosia
Accomodatevi, la tavola è apparecchiata. Oggi a pranzo abbiamo pasta prodotta con il grano del Canada in salsa di pomodoro cinese, per secondo una bella bistecca di carne francese, un’insalata condita con olio della tunisia, una bottiglia di vino rosso ogm, per frutta arance spagnole e uva cilena.
No, non abbiamo aperto un ristorante di cucina internazionale, ma è semplicemente un probabile elenco di prodotti che, inconsapevoli, infiliamo nel nostro carrello della spesa durante le ormai abituali "gite familiari" nei grandi ipermercati. Ancor più inconsapevolmente infiliamo anche una bella "dose" di pesticidi, conservanti, organismi geneticamente modificati, grassi idrogenati e residui chimici vari.
Quando arriviamo alla cassa paghiamo anche questi insieme ai costi della cosiddetta "filiera", i vari passaggi che incidono su un bene da quando viene prodotto a quando arriva sulle nostre tavole: la benzina e il guadagno dei trasportatori (con tanto di inquinamento) ad esempio, e tutti gli altri "rincari" legati alla distribuzione, commercializzazione e fornitura del prodotto. Conservanti e pesticidi compresi.
In un periodo di crisi economica generale uno dei mercati in netta controtendenza è invece il mercato della cosiddetta "filiera corta", il meccanismo secondo il quale il consumatore acquista direttamente dal produttore saltando tutti gli altri passaggi intermedi del prodotto.
Vanno quindi moltiplicandosi le iniziative delle "farmer’s market" cioè i mercatini allestiti direttamente dai contadini spesso all’interno di masserie rurali. Di questi circa la metà propone ai consumatori agricoltura biologica, un tipo di agricoltura rispettosa dell’ecosistema priva di prodotti inquinanti e organismi geneticamente modificati.
Pochi probabilmente sanno dell’esistenza di una farmer’s market settimanale proprio ai confini di Librino; in contrada Cuba (dalla Tangenziale di Catania, ad 800 metri dall’uscita per San Giorgio): l’Azienda Grimaldi riunisce da tempo dalle 9:00 di ogni sabato alcuni produttori e un discreto numero di affezionati alla filiera corta e al biologico.
Abbiamo incontrato Giorgio Salomone, uno dei fondatori del farmer’s market insieme all’Azienda Grimaldi e produttore diretto di ortaggi.
Giorgio raccontaci come nasce questa idea dei prodotti biologici.
Nasce alcuni anni fa, per ragioni quasi obbligate; alla fine degli anni ’90 abbiamo iniziato a fare la filiera corta, dopo aver dato impulso ad altre iniziative, dando poi vita alla "fiera bio" che ora è diventata una realtà. Adesso si fa con la sinergia della scuola nell’Istituto Tecnico Eredia, ma prima si faceva nel cortile della comunità dei valdesi in maniera molto più ridotta. Così in modo quasi spontaneo si è aggregato un gruppo di persone che già credevano al biologico ancor prima che nascesse l’iniziativa: consumatori che aspettavano chi producesse per loro e produttori che non sapevano a chi vendere il prodotto.
E non bastava la "fiera bio"? Perchè realizzare anche un mercatino settimanale?
Questa del farmer’s market è una iniziativa portata avanti da 2 aziende quando la fiera bio era già arrivata al suo terzo anno. Si pensò che non era possibile limitarsi ad una manifestazione mensile che aveva più uno scopo promozionale che di vendita diretta ma che per le persone diventava l’unico momento in cui poter comprare il prodotto biologico. L’unica alternativa per il consumatore era quella di acquistare direttamente dai produttori. Io ad esempio ho l’azienda in zona Adrano, sul fiume Simeto ma farsi 30/35 km per acquistare un po’ di ortaggi è una cosa folle.
Come funziona la farmer’s market?
Questa è una realtà semplicissima: ci sono consumatori che hanno bisogno di continuare a consumare quello che una volta era il loro cibo di tutti i giorni e produttori che hanno continuato a produrre come si produceva 50 anni fa e che non avevano nessuna possibilità di vendere questo prodotto ma al massimo di auto-consumarlo.
In un periodo di crisi il settore biologico cresce ogni giorno e adesso anche gli esperti si sono convinti che "conviene" investire nel settore, ma non sempre è stato così.
Io faccio l’agronomo e in effetti, quando 15 anni fa parlavo di queste cose, nessuno dei miei colleghi mi credeva. Ci prendevano per pazzi. Invece pian piano siamo cresciuti anche come azienda e riusciamo a mantenere benissimo i costi mentre il panorama agricolo locale è defunto. Il fatturato che faccio io, ad esempio, non riesce a farlo un’azienda agrumicola di 30 ettari. Mentre loro devono mandare al macero le arance noi qui spesso già alle 11:00 del mattino abbiamo venduto ogni cosa.
Tutti hanno riscoperto il biologico?
Non solo, spesso questa non è la cosa determinante che muove le persone a venire quì, a volte anzi è l’ultima cosa che si pensa.
E allora cosa spinge le persone a cercarvi?
Principalmente la bontà del prodotto. Chi oggi cerca il nostro mercatino lo fa perchè ha visto che quello che si vende qui è un prodotto decisamente superiore a quello che circola nelle grandi catene di distribuzione. Qui i mandarini fanno odore di mandarino e hanno il gusto del mandarino, sembra una cosa scontata ma non lo è. Chi si avvicina per la prima volta a questa realtà e prova il prodotto biologico, appena apprezzate le qualità, non ne esce più.
Quali prodotti è possibile trovare in questo mercatino biologico?
Ognuna delle aziende che opera qui produce alcune qualità di un prodotto evitando di sovrapporsi alle altre aziende presenti anche per offrire un’ampia gamma di scelta. Io produco alcuni tipi di ortaggi e ci sono altre aziende che ne producono altri tipi e varietà. Poi ci sono olive, viti, agrumi e frutta in genere ma anche una certa varietà di conserve.
Produrre biologicamente significa anche avere solo frutta e ortaggi di stagione. La gente si accontenta?
Se vogliamo suddividere l’utenza che viene qui il 70% è molto consapevole delle scelte che fa. Anche sulla stagionalità dei prodotti le persone che comprano qui sono più informate di noi che produciamo. Certo c’è sempre una percentuale di "principianti" che si aspetta di trovare servizi e prodotti da supermercato... ma si "convertono" facilmente, raramente qualcuno non ritorna. La cosa sorprenderà ma qui vengono anche moltissimi americani che lavorano a Sigonella sensibili al biologico e ben contenti di comprare.
Utenza consapevole ma anche affezionata.
C’è un clima molto familiare. Qui è anche un punto di incontro ma non è una strategia di marketing (sorride), il fatto è che ci si ritrova sempre in queste occasioni e alla fine ci si conosce tutti. Di tanto in tanto qui, con cadenza stagionale, facciamo delle riunioni "mangerecce". Ognuno di noi, produttori e consumatori, porta qualcosa da mangiare rigorosamente bio e si fanno delle tavolate enormi. Normalmente vengono portate proprio pietanze cucinate con i prodotti acquistati qui proprio perchè si crede nella bontà del prodotto.
Non solo mercatini biologici, ma anche i gruppi di acquisto solidale (GAS), come funzionano?
Sono gruppi familiari di 10/15 famiglie che fanno grossi ordini permettendo di armortizzare i costi di trasporto dell’azienda. C’è un referente che fa da tramite e fa gli ordini. Alcuni gruppi fanno degli ordini standard per poi dividersi i prodotti altri fanno ordini su richiesta. A Catania ce ne sono diversi, uno molto grosso e ben organizzato è il gruppo "Tapallara" che ha la sede operativa in piazza dei Martiri, 17. Lasciamo infine Giorgio ai suoi clienti, ma forse definirli clienti non è corretto. Qui il clima è molto amichevole, all’interno della masseria bambini scorazzano felici per le trazzere contornate dagli alberi di agrumi. I grandi si chiamano per nome mentre scambiano 2 chiacchiere assaggiando qualche oliva con un po’ di pane (rigorosamente biologici). Tutti consapevoli e contenti di una scelta considerata eccentrica sempre da meno persone.
(Fonte:www.laperiferica.it)
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Le promesse nucleari (di Berlusconi)
Quando leggo un articolo come il seguente, ho l'illusione che lo possa leggere anche qualche politico, ma poi mi sveglio dal torpore e penso che un articolo come questo, sia per loro come mangiare veleno, ma voi cari lettori, non siete impauriti dalla verità, e quindi lo leggerete tutto con calma, fino in fondo, vero!!??
La scorsa settimana Berlusconi ha annunciato che il rilancio del nucleare in Italia diverrà realtà nella prossima Primavera. Approfondiamo la questione.
Di:Marco Cedolin
Silvio Berlusconi in occasione della recente inaugurazione del rigassificatore di Rovigo ha ribadito che in primavera verrà presentato un nuovo Piano Energetico Nazionale all’interno del quale troverà spazio il rilancio dell’energia nucleare, da ottenere attraverso la costruzione di nuove centrali atomiche in Italia.
La volontà del governo di sdoganare l’atomo dalla soffitta in cui giace da vent’anni si evince anche dal testo della legge finanziaria di prossima approvazione dove si attribuisce una delega al governo per l’emanazione entro il 2008 di uno o più decreti legislativi concernenti l’individuazione dei criteri per localizzare le nuove centrali nucleari e stabilire le misure compensative minime da corrispondere alle popolazioni interessate.
Claudio Scajola e altri ministri non hanno in questi ultimi mesi fatto mistero riguardo alle mire nucleariste dell’esecutivo che sembra intenzionato ad avviare una nuova stagione nucleare, ritenendo in tutta evidenza carta straccia il veto nei confronti dell’atomo sancito dal referendum del 1987.
Alla luce dell’indirizzo che il governo intende perseguire per il futuro in ambito energetico occorre sottolineare come la scelta nucleare, oltre che scarsamente democratica dal momento che scavalca in maniera sprezzante la volontà espressa a suo tempo dai cittadini italiani, non si manifesta in grado di rendersi interprete di alcuna velleità di miglioramento per quanto concerne la produzione di energia del nostro Paese, per tutta una serie di motivi che balzano all’occhio non appena si analizza in maniera oggettiva la questione.
Nessuno fino ad oggi è mai stato in grado di calcolare il reale costo economico di 1 KWH prodotto da una centrale nucleare, dal momento che non sono stati fino ad ora individuati sistemi credibili attraverso i quali smaltire le scorie radioattive e pertanto neppure quantificati i costi relativi ad un corretto smaltimento. Chi afferma che l’energia ottenuta con il nucleare risulta economicamente più vantaggiosa rispetto a quella derivante da altre fonti mente sapendo di mentire, dal momento che valuta il costo dell’energia prodotta tramite l’atomo senza inserire nel computo il costo derivante dallo smaltimento delle scorie, semplicemente fingendo che esse non esistano.
Mentre le 439 centrali nucleari che attualmente operano nel mondo ne producono ogni anno oltre 10.000 tonnellate ed una sola centrale nucleare al momento del suo smantellamento produce una quantità di scorie di tre volte superiore a quelle generate nei 40 anni della sua attività.
L’uranio che costituisce il combustibile indispensabile per alimentare le centrali nucleari è una risorsa non rinnovabile destinata ad esaurirsi nel prossimo futuro alla stessa stregua del petrolio e del gas.
L’importanza del nucleare a livello mondiale è assai più scarsa di quanto molti non vogliano far credere, dal momento che copre meno del 7% dei consumi energetici mondiali, una quota uguale a quella coperta dal solare fotovoltaico che però a differenza del nucleare sta incrementando il proprio peso del 40% l’anno.
La maggior parte dei Paesi altamente sviluppati hanno smesso da tempo d’investire nel nucleare e non sostituiranno le proprie centrali quando nei prossimi anni verranno smantellate. Gli Stati Uniti non costruiscono centrali nucleari dal 1978 ed hanno in progetto un solo reattore nucleare nonostante alcuni impianti siano ormai prossimi alla fine del proprio ciclo di vita. La Germania ed il Regno Unito non hanno in progetto la costruzione di alcuna centrale nucleare, nonostante molte di quelle esistenti siano prossime alla chiusura e così la Spagna, la Svezia, la Svizzera, il Belgio, l’Olanda e la Slovenia.
Il costo di una centrale nucleare di nuova generazione è enorme, quantificabile intorno ai 4 miliardi di euro e il tempo necessario per la costruzione e messa in funzione dell’impianto risulta di circa 20 anni.
La tecnologia nucleare presenta elementi di estrema pericolosità tanto per la salute umana quanto per l’integrità dell’ambiente nel quale viviamo. Al pericolo conseguente alle fughe radioattive, di cui Chernobyl rappresenta l’esempio più eclatante, si somma quello molto più consistente determinato dalle scorie nucleari, parte delle quali saranno destinate a mantenere la propria ferale pericolosità per periodi di tempo nell’ordine delle centinaia di migliaia di anni (fino a 250.000 anni) senza che esista neppure in prospettiva la possibilità di renderle inerti o metterle in sicurezza.
Proprio alla luce di queste e di molte altre evidenze risulta difficile condividere la scelta di ritornare all’atomo prospettata dal governo. Mettere in cantiere, come annunciato da Berlusconi, il progetto di una nuova stagione nucleare da realizzarsi attraverso la costruzione di quelle centrali atomiche che la maggior parte dei Paesi sviluppati si appresta a smantellare, non sembra davvero una buona idea, tanto sotto il profilo economico quanto sotto quello sanitario ed ambientale.
Prima di “sognare” il rilancio nucleare, Berlusconi farebbe certo meglio a ragguagliarci sul destino delle centrali atomiche attualmente esistenti in Italia che al momento sono state smantellate solamente nella misura dell’8% e sulla maniera in cui intende stoccare le scorie nucleari prodotte durante il periodo di attività delle centrali, che attualmente si trovano all’estero dove vengono sottoposte a riprocessamento e torneranno dalla Gran Bretagna nel 2017 e dalla Francia nel 2025, senza che attualmente sia ancora stato deciso dove collocarle in maniera definitiva. Tutte operazioni che ci sono già costate svariati miliardi di euro ed altri ne costeranno, sottratti dalle tasche dei consumatori sotto forma di addizionali alla bolletta dell’Enel. Proprio quella bolletta dell’Enel “così costosa” che i nuclearisti prendono a pretesto per giustificare la scelta di un ritorno all’atomo.
(fonte:www.terranauta.it)
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Ecologia: Si comincia dalla casa

Proprio vero questo articolo. Si parla tanto di centrali, rigasificatori, carbone ecc. ecc.Ma tutto deve partire da una gestione oculata del risparmio energetico della casa.
Prendiamo ad esempio il riscaldamento centralizzato dei condomini; una vera follia! Molte volte succede che parecchi inquilini sono in vacanza, magari in una seconda casa in montagna, così che un singolo nucleo famigliare consuma il doppio di riscaldamento! Certe cose dovrebbero finire immediatamente, ma leggiamo questo articolo:
Cosa si intende per “casa ecologica” e quali sono le sue caratteristiche? Quali interventi di ristrutturazione consentono di risparmiare energia? Quali sono gli sgravi fiscali previsti dalla Finanziaria 2008 per chi compie scelte abitative favorevoli all’ambiente? Vediamolo insieme.
di Laura Bonaventura
Come dare una vera svolta alla propria vita in senso ecologico? Sicuramente acquistando una casa ad alta efficienza energetica o ristrutturando la propria ai fini del risparmio di energia.
Ma cosa si intende per casa ecologica? Una costruzione realizzata con materiali non inquinanti e che limiti al massimo il consumo di energie non rinnovabili, offrendo al tempo stesso elevati standard di qualità di vita e benessere per gli abitanti.
I progetti di bioedilizia e di bioarchitettura sono basati su tecnologie che tengono sotto controllo temperatura, umidità, campi elettromagnetici e sostanze inquinanti all’interno degli edifici. Tra i materiali si prediligono quelli naturali, di produzione locale nonchè poco inquinanti nelle fasi di produzione e smaltimento; si realizzano impianti elettrici che limitino al massimo la presenza di campi elettromagnetici; le tecniche costruttive adottate consentono un’adeguata traspirazione e ventilazione delle strutture; si utilizzano impianti che limitano il consumo energetico e si adottano misure che riducono la dispersione del calore.
Grande importanza riveste anche la scelta del luogo in cui costruire, che dovrà consentire la massima integrazione tra edificio e ambiente.
I materiali da costruzione selezionati avranno caratteristiche adatte alla funzione che dovranno svolgere, quindi in particolare: capacità di accumulare calore, coibentazione e igroscopicità (capacità di assorbire umidità).
Tra i materiali più usati vi sono: il legno, che tra l’altro consente di creare ambienti che infondono serenità e rilassamento; il sughero che, trasformato in pannelli, garantisce un ottimo isolamento acustico e termico (coibentazione) ed ha caratteristiche di traspirabilità, impermeabilità e resistenza all’azione di insetti e roditori; la fibra di cellulosa, ottenuta dal riciclo della carta, anch’essa adatta alla coibentazione.
Sul fronte del consumo energetico la casa ecologica è progettata e costruita per ridurre al minimo le dispersioni di energia attraverso un efficiente isolamento termico.
Le fonti di energia rinnovabile utilizzate nelle costruzioni ecologiche sono: energia solare (pannelli solari termici e pannelli solari a celle fotovoltaiche); energia eolica; energia geotermica; biomasse (sostanze di origine animale e vegetale, non fossili, che possono essere usate come combustibili per la produzione di energia).
Se costruita in una zona con buona esposizione ai raggi solari, sia per la durata dell’esposizione nella giornata sia per la percentuale di giornate non nuvolose nell’arco dell’anno, si utilizzeranno i pannelli solari.
Attraverso i pannelli solari a celle fotovoltaiche è possibile trasformare l’energia derivante dai raggi solari direttamente in energia elettrica; tali celle sono infatti realizzate con alcuni materiali semiconduttori (es. il silicio) che, adeguatamente trattati, consentono di generare elettricità quando vengono colpiti dalle radiazioni del sole (effetto fotovoltaico). Un modulo fotovoltaico tipo è formato da 36 celle, ha una superficie di circa mezzo metro quadrato ed eroga, in condizioni standard, circa 50W. Più moduli assemblati insieme formano un pannello.
I sistemi fotovoltaici si distinguono in sistemi isolati (stand-alone) e sistemi collegati alla rete (grid connected). I sistemi isolati richiedono la realizzazione di un sistema di parziale accumulo – tipo batterie -, per poter utilizzare l’energia accumulata durante le ore diurne anche nel resto della giornata. Nei sistemi collegati alla rete non occorre invece l’impianto di accumulo, dato che l’energia prodotta durante le ore di insolazione viene immessa nella rete; nelle ore notturne l’energia sarà invece fornita dalla rete e un meter scalerà la differenza del contatore. Dal punto di vista della continuità del servizio il sistema collegato alla rete è più affidabile di quello isolato.
Sul fronte dell’ecologia degli edifici brilla in Italia l’esempio del Comune di Bolzano, che, da maggio 2007, impegna tutte le case di nuova costruzione a rientrare almeno nel modello B previsto dal metodo CasaClima per il calcolo e la valutazione del risparmio energetico dei nuovi edifici. CasaClima riconosce i seguenti standard di abitazione ecologica: CasaClima Oro, con un fabbisogno energetico inferiore di 10 kWh/m²a; CasaClima A, con un fabbisogno energetico inferiore di 30 kWh/m²a; CasaClima B, con un fabbisogno energetico inferiore di 50 kWh/m²a. CasaClima è nato in risposta alla Direttiva Cee 2002/91/Ce, che definiva i parametri per il contenimento energetico degli edifici, in linea con quanto prescritto dal protocollo di Kyoto.
E i costi? I costi delle case ecologiche sono superiori di circa il 4-10% rispetto a quelli delle case tradizionali, tuttavia le spese di gestione e manutenzione sono ridotte e la maggiore efficienza dei servizi installati nell’edificio, riducendo la dispersione di energia, assicura un notevole risparmio nei consumi. I maggiori costi vengono quindi ammortizzati tra i 5 e i 9 anni, senza dimenticare che il trend del mercato immobiliare vede crescere la richiesta di questi edifici.
Quanto aiuta lo Stato chi intende investire nella trasformazione della propria abitazione in senso ecologico? La Finanziaria 2008 (legge 244/07) stabilisce la proroga fino al 2010 delle seguenti detrazioni Irpef e Ires: il 55% della spesa relativa a misure specifiche, quali la sostituzione di impianti di riscaldamento, la sostituzione di doppi vetri, l’installazione di pannelli solari, l’isolamento di pavimenti, coperture e pareti; il 55% della spesa totale per diversi interventi di riqualificazione energetica che riducano complessivamente i consumi dell’edificio di minimo il 20% rispetto ai limiti di legge. I bonus massimi previsti per queste detrazioni vanno dai 60.000 ai 100.000 euro.
La mappa delle fonti energetiche La Finanziaria prevede inoltre che, dal gennaio 2009, sarà obbligatorio presentare in Comune la certificazione energetica dell’edificio per ottenere il permesso di costruire. Il certificato energetico, previsto da una direttiva UE vincolante per tutti gli Stati membri, consente di valutare l’efficienza energetica di un edificio e prevederne i costi di gestione dal punto di vista del consumo di energia. Deve essere rilasciato da un ufficio indipendente autorizzato e presenta due classificazioni energetiche: la prima relativa alla classe di isolamento termico dell’edificio, la seconda alla qualità dell’impiantistica.
Dal 1° gennaio 2009 sarà inoltre obbligatorio dotare i nuovi edifici di impianti di produzione di energia rinnovabile tali da coprire 1 kW per ogni unità abitativa e 5kW ogni 100 mq in fabbricati industriali, compatibilmente con la realizzabilità tecnica.
Sempre dal 2009 i Comuni avranno la possibilità di fissare un’aliquota ICI agevolata (sotto il 4 per mille) a chi installa impianti a fonte rinnovabile per la produzione di energia domestica o termica per uso domestico (durata max da 3 a 5 anni).
Forse non si tratta di provvedimenti di grande portata, tuttavia rappresentano un segnale importante della svolta ecologica necessaria che tanto lo Stato quanto i cittadini devono compiere per la salvaguardia dell’ambiente e, con esso, dell’intera umanità.
(fonte:www.terranauta.it)
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sabato 17 gennaio 2009
Nucleare: Sogin, via libera a smantellamento centrale nucleare Trino
Se non ci fosse da piangere, mi verrebbe da ridere a leggere certe notizie, perchè penso a quelli che sono pro-nucleare, che dicono che la corrente prodotta da queste centrali è economica! Certo, non tengano volutamente in conto le spese di demolizione, che guarda caso, soprattutto in Italia, tendono a levitare in maniera veramente sproporzionata. Comunque tra qualche anno, anche i francesi dovranno per forza iniziare lo smantellamento delle loro centrali più vecchie, e prevedo dolori anche per loro!
Ps. Complimentoni anche per la dislocazione della centrale di Trino (vedi foto)Hanno abbattuto una splendida foresta, per fare uno scempio-cancro-produttore. Inutile dire che se avessero lasciato le piante avremmo più ossigeno, più biodiversità e meno radiazioni!
È stato pubblicato oggi il decreto di compatibilità ambientale (Via) per il progetto di decommissioning della centrale nucleare Enrico Fermi di Trino, che raccoglie il parere favorevole della Regione Piemonte, del ministero dei Beni culturali e della commissione per la valutazione di impatto ambientale del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L’autorizzazione finale per lo smantellamento dell’impianto, che si concluderà nel 2013, è ora attesa entro il primo semestre dell’anno. La centrale nucleare di Trino sarà la prima delle quattro centrali nucleari italiane a essere smantellata. A tal fine, saranno realizzate attività per circa 100 milioni di euro, fra cui quelle di smantellamento dell’isola nucleare, che avverrà dopo il completo trasferimento all’estero del combustibile ancora presente nell’impianto, previsto nel 2011.
Finora, l’attività di decommissioning ha riguardato la parte convenzionale della centrale, fra cui l’edificio turbina. È stata completata la progettazione delle opere necessarie allo smantellamento finale che saranno realizzate entro la prima metà del 2009. Dopo l’impianto Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo, che ha ottenuto l’autorizzazione finale di decommissioning lo scorso mese di novembre e i cui lavori si concluderanno entro la fine dell’anno in corso, Trino sarà il secondo impianto italiano e fra le prime centrali nucleari in Europa a essere completamente smantellata. L’esercizio e lo smantellamento della centrale produrranno complessivamente duemila tonnellate di rifiuti radioattivi che saranno stoccati presso l’impianto fino a quando non sarà disponibile il deposito nazionale.
(fonte:www.ilvelino.it)
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venerdì 16 gennaio 2009
Il nucleare in Italia e i debiti dell'Enel
Invito tutti a leggere quanto più possibile sulla questione nucleare. Il governo, spinto dalle multinazionali, ci sta raccontando un mucchio di fregnacce.
Stiamo pagando ancora adesso la dismissione di pericolosissime centrali nucleari e tra poco tempo, ci troveremo con parecchio materiale radioattivo che abbiamo portato all'estero per essere trattato; dove lo metteremo, se ad oggi non esiste un sito di stoccaggio!? Io un idea l'avrei; ad Arcore!!Però non vorrei fare il mago indovino, ma mi sa che proporrà qualche distante regione del sud....Vedremo se ho doti divinatorie...
Il nucleare è sempre più costoso ed Enel è indebitata. La via dell'atomo è in salita e non la si percorre senza la spinta della mano pubblica, spiega Giuseppe Onufrio di Greenpeace. Intanto in Europa E.On. e Rwe voltano le spalle alla tecnologia Epr, proprio quella che si vorrebbe per l'Italia. Anche in questi giorni, con la crisi del gas, il nucleare è ritornato nelle dichiarazioni del Presidente del Consiglio come la bacchetta magica capace di risolvere ogni problema energetico. Anche quello dell’esaurimento dei combustibili fossili. Ha detto Berlusconi: “il nucleare è il futuro, il combustibile fossile è qualcosa che va a finire”. Tuttavia gli ostacoli dell’atomo sulla strada del futuro restano ancora tutti lì: problemi di sicurezza e di smaltimento delle scorie, rischi militari ma soprattutto costi insostenibili in un sistema liberalizzato. Proprio dell’aspetto economico abbiamo voluto parlare con Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace Italia.
Onufrio, insomma, il nucleare per ilGoverno conviene?
Basta guardare agli Stati Uniti: lì la liberalizzazione ha bloccato gli investimenti in nuovi impianti nucleari da 30 anni. Nel 2005 si sono dovuti introdurre forti incentivi (tra cui 1,8 centesimi al kWh per i primi 6.000 MW) per sostituire le centrali che verranno chiuse per raggiunti limiti d’età. Sono anche stati stanziati fondi a tasso agevolato per 18,5 miliardi di dollari. Eppure ancora non risultano nuovi ordinativi. Il problema è il costo effettivo delle centrali nucleari, sempre più elevato di quello dei progetti iniziali: per l’agenzia Moody’s per 1.000 MW servono 7,5 miliardi di dollari anziché i 3 dei dati ufficiali, che vengono calcolati “overnight”, senza cioè considerare i lunghi tempi necessari a realizzare l’opera. Secondo l’utility americana Florida Light and Power i miliardi di dollari per 1.000 MW sarebbero addirittura 8. Le ragioni della crescita dei costi: incertezze sugli effettivi tempi di realizzazione, costi finanziari sul capitale, ma soprattutto il forte aumento delle materie prime.
A proposito di tempi che aumentano e costi che lievitano, Greenpeace tiene sotto stretto controllo il cantiere di quello che probabilmente sarà il primo impianto di terza generazione mai realizzato, quello del reattore Epr che si sta costruendo a Olkiluoto, in Finlandia. Come procedono i lavori?
Senza parlare dei problemi di sicurezza - ad agosto le “non conformità” accertate dall’ente di sicurezza nucleare STUK erano 2100 - l’aspetto più fallimentare è appunto il ritardo e il conseguente lievitare dei costi. Si è saputo ora che il ritardo stimato ha raggiunto i 3 anni rispetto all’obiettivo iniziale di realizzare il reattore in 48 mesi. Le stime attuali dicono che il progetto costerà il doppio di quel che si era previsto. E una parte consistente delle perdite saranno del costruttore francese AREVA, società quasi interamente pubblica.
Reattori Epr come quello di Olkiluoto sono quelli proposti anche per il piano nucleare italiano…
A questo proposito una notizia di questi giorni potrebbe cambiare il quadro del dibattito: E.On e Rwe hanno dichiarato l’interesse di ricostruire 4 impianti per il governo inglese, ma sembra che i reattori non saranno Epr. Se così fosse, questo sarebbe un colpo per la promozione francese fatta a questo tipo di impianti. Promozione supportata anche da Enel, che partecipa col 12,5% alla costruzione dell’unico altro Epr in costruzione, quello di Flamanville in Francia, e che ha dipinto l’Epr come la tecnologia del futuro.
Altra notizia recente è quella della difficile situazione economica di Enel, indebitata per acquistare Endesa. Potrebbe essere un problema per un'azienda in deficit intraprendere il progetto nucleare…
Enel è sempre intervenuta sul tema nucleare mostrando cifre per la costruzione di un reattore che sono circa la metà di quelle che di cui si parla negli Stati Uniti e in Inghilterra. Prima dell’estate affermava che per un reattore Epr servivano 3-3,5 miliardi di euro, a ottobre si correggeva a 4. Secondo le dichiarazioni al Times della tedesca E.On.,un reattore Epr costerebbe invece fino a 6 miliardi e anche le stime di altri operatori sono più alte. Per fare un paragone: se per Enel 1.000 MW si potrebbero installare con 2,5 miliardi di euro, secondo E.On ne occorrerebbero fino a 3,5, per l’agenzia Moody’s 4,6 e per l’utility americana Florida L&P almeno 5,2.
Siamo di fronte a un’azienda privata (che però è per il 30% pubblica) che per ragioni politiche (assecondare qualche interesse particolare e la posizione ideologica del governo) sta proponendo investimenti che non sono supportati dalla realtà economica. Nei paesi che devono sostituire le vecchie centrali, come abbiamo visto per gli Usa, i soldi vengono cercati negli incentivi pubblici. In Italia il nucleare viene invece presentato come un’operazione completamente a carico dei privati. Guardando alla situazione finanziaria attuale di Enel resta però da capire come possano indebitarsi ulteriormente. Se fosse interamente privata, sarebbero fatti loro, ma invece per il 30% sono anche fatti di interesse pubblico.
In realtà Enel si è già imbarcata nel nucleare, ad esempio con i reattori di epoca sovietica in Slovacchia. In quel caso, almeno dal punto di vista economico, c’è più convenienza rispetto alla costruzione di nuovi reattori Epr?
Per niente. Qui si tratta di una condizione capestro posta dal governo slovacco nell’accordo per l’acquisto del 66% della Slovenske Electrarne. Enel deve completare due reattori tipo VVER 440/213 a Mochovce e aggiornarne altri due a Bohunice. Il costo di progetto iniziale del completamento delle due unità a Mochovce era stimato a 1,9 miliardi di euro per 880 MW. La stima ora è salita a 2,8 miliardi e non è detto che non cresca ancora.
Anche senza includere i costi già pagati all’epoca dal regime comunista, il costo equivalente per 1.000 MW è di 3,2 miliardi di euro: in proporzione quasi il 40% in più di quanto costa un reattore EPR nuovo, secondo Enel. Senza contare che si tratta di una tecnologia degli anni ‘70: si pensi che alla riunificazione della Germania nel sito di Greisfwald, nell’ex Germania Est, c’erano 4 unità VVER di prima generazione che furono subito chiuse, 3 unità di classe VVER 1000, la cui costruzione fu bloccata e un’unità di seconda generazione (come quella di Mochovce) appena completata e avviata nel 1989 che fu chiusa per ragioni di sicurezza. In Finlandia una centrale uguale a quella di Mochovce fu costruita negli anni ’70, ma dotata di un guscio di protezione Westinghouse e sistemi di controllo Siemens: e questo è avvenuto non solo ben prima di Cernobyl, ma anche prima dell’incidente di Three Miles Island.
Gli impianti che Enel completerà in Slovacchia, invece verranno realizzati sprovvisti del guscio protettivo che serve per proteggere i reattori da incidenti da impatti aerei. “È un evento improbabile, la centrale è circondata da colline” ha dichiarato l’ad Conti di ENEL all’assemblea degli azionisti lo scorso giugno. Ma basta vedere le foto dell’impianto per capire che è una affermazione totalmente infondata.
GM
(fonte:www.qualenergia.it)
giovedì 15 gennaio 2009
SOLARE ED EOLICO? Un affare Basta sfatare dieci miti!
Il governo, non solo il nostro, per la verità, ci stà prendendo per i fondelli, perchè l'auto produzione di energia, significa vera democrazia (ci farò un banner, suona bene!)mentre il potere statale, vuole le centrali nucleari per avere il controllo delle masse!
Di:ENRICO FRANCESCHINI
Tutti ne parlano, tutti la vogliono, ma pochi
credono che sia veramente possibile produrla. L'oggetto del desiderio è l'energia eolica , la fonte in grado di risolve due pro-
blemi: fermare il cambiamento climatico e permettere al mondo di continuarea funzionare ai ritmi attuali, senza tornare all'età delle caverne. Ma sebbene governi, scienziati e media dedichino sempre più attenzione a questo obiettivo, le statistiche indicano che la maggioranza dell'opinione pubblica è scettica sulla possibilità di realizzarlo. Un libro uscito ora in Gran Bretagna si propone di
smentire questa impressione, iniettando una dose di ottimismo nel dibattito sul "Green New Deal", il piano per colorare di verde l'economia planetaria.
In' Ten technologies to save the pìanet" Chris Goodali, esperto di energie rinnovabili, illustra i "miti da sfatare" sull'argomento: una sorta di decalogo per capire che la rivoluzione verde si può fare, e come. Il suo libro, di cui il Guardian
ha pubblicato un'anticipazione, parte dall'energia solare: non è vero che è troppo costosa per essere usata in modo ampio e diffuso, afferma l'autore. 1 pannelli solari odierni, grossi ecostosi, catturano solo il 10 percento circa dell'energia del sole, ma rapide innovazioni in corso negli Stati Uniti segnalano che una nuova generazione di pannelli solari assai più sottiìi ed economici potranno catturare
Per guardare con ottimismo al Green New Deal vanno superati i luoghi comuni
La società First Solar, leader del settore, ritiene che i suoi prodotti potranno generare elettricità nei Paesi più caldi tanto economicamente quanto le centrali elettriche entro il 2012. Altre aziende, in Spagna e in Germania, stanno sperimentando nuovi sistemi percatturarei raggi del sole, con risultati incoraggianti. L'Europa potrebbe un giorno ricavare gran parte del proprio fabbisogno elettrico dastazioni di pannelli solari nel deserto del Sahara.
Ma ci sono anche altri miti da sfatare. Come quello che l'energia eolica sia troppo inaffidabile. È fal-so.Già oggi in certi periodi dell'an-no produce il 40 percento del fabbisogno energetico della Spagna. Non è neppure vero che l'energia tratta dalle correnti marine non porti da nessuna parte: in Irlanda del Nord e in Portogallo hanno cominciato a funzionare i primi generatori a turbina che sfruttano le onde. Falso anche che le centrali nucleari siano più economiche di altre fonti di elettricitàa bassa produzione di carbonio: i costi dell'energia nucleare sono incontrollabili, e a meno di ridurli sarebbe più conveniente puntare su centrali a carbone "pulite". È opinione comune che le auto elettriche siano lente e brutte, ma non è vero: ormai sono veloci, belle e avranno presto batterie al litio, in grado di ricaricarle economicamente e rapidamente. Non a caso Danimarca e Israele intendono avere solo auto elettriche, in futuro.
C'è la credenza che i biocarburi (come l'etanolo) siano sempre distruttivi per l'ambiente, ma in futuro non sarà così. Se si ritiene che il cambiamento climatico comporti un maggior fabbisogno di agricoltura organica si deve comunque tener presente che occorrerebbe riuscire ad aumentare le dimensioni dei raccolti di questo tipo. Per quel che riguarda le innovative case a "zero emissioni di carbonio", è vero che sono una priorità, ma molto costosa: meglio puntare sulla riduzione delle emissioni delle case esistenti, come si fa in Germania. Si crede poi che le stazioni elettriche debbano essere grandi per essere efficienti: il futuro invece sarà delle micro-stazioni. È opinione comune, infine, che tutte le soluzioni ai problemi energetici debbano essere ad alta tecnologia, ma spesso costano troppo. Per cui non bisogna disdegnare la bassa tecnologìa.
(fonte:www.repubblica.it)
Rinnovabili: Sole+acqua=carburante

Con i catalizzatori creati da un chimico del MIT, la luce solare potrà trasformare l’acqua in gas idrogeno. Se il processo sarà riproducibile su larga scala, l’energia solare si candiderà a diventare una fonte energetica dominante.
di Kevin Bullis
Redattore per il settore energetico di “Technology Review”, edizione americana.
“Vi sto per mostrare qualcosa che non ho mai fatto vedere a nessun altro”, ha detto a maggio Daniel Nocera, docente di chimica al MIT, di fronte a una platea di scienziati e responsabili governativi del settore energetico. Ha chiesto quindi di abbassare le luci, per far partire un video. “Riuscite a vedere bene?”, ha chiesto con un tono agitato, indicando le bolle che fuoriuscivano da una striscia di materiale immerso nell’acqua. “L’ossigeno sta defluendo da questo elettrodo”. Poi ha aggiunto, con fare sibillino: “Questo è il futuro. Abbiamo mangiato la foglia”.
Nocera stava illustrando una reazione che genera ossigeno dall’acqua allo stesso modo in cui operano le piante verdi durante la fotosintesi; una scoperta che potrebbe avere profonde implicazioni nel dibattito sulle fonti energetiche. Portata a termine con l’aiuto di un catalizzatore sviluppato da Nocera, la reazione è il primo e più impegnativo passo nella scissione dell’acqua per ottenere gas idrogeno. La generazione di grandi quantità di idrogeno dall’acqua, ritiene Nocera, permetterà di superare uno dei principali ostacoli che ancora impediscono all’energia solare di diventare la più importante fonte di elettricità: non esiste un metodo efficace dal punto di vista dei costi per immagazzinare l’energia raccolta dai pannelli solari in modo da usarla la notte o durante le giornate nuvolose.
L’energia solare è l’unica potenzialmente in grado di generare quantità considerevoli di energia pulita che non contribuiscono al riscaldamento globale. Ma senza strumenti economici per conservarla, l’energia solare non può rimpiazzare i combustibili fossili su larga scala. Nello scenario di Nocera, la luce solare dovrebbe scindere l’acqua per produrre combustibile d’idrogeno versatile e semplice da immagazzinare che potrebbe successivamente essere bruciato in un generatore a combustione interna o ricombinato con l’ossigeno in una pila a combustibile. Un’ipotesi ancora più ambiziosa sarebbe quella di utilizzare la reazione per scindere l’acqua marina; in questo caso, far scorrere l’idrogeno in una pila a combustibile dovrebbe consentire di produrre acqua fresca ed elettricità.
Sfruttare l’energia solare imitando il processo della fotosintesi è un’idea che gli scienziati hanno cercato di far diventare realtà fin dai primi anni 1970. In particolare, hanno provato a replicare il modo in cui le piante verdi scompongono l’acqua. I chimici, ovviamente, sono già in grado si suddividere l’acqua, ma il processo richiede alte temperature, soluzioni alcaline forti o catalizzatori rari e costosi come il platino. Nocera ha invece scoperto un catalizzatore economico che produce ossigeno dall’acqua a temperatura ambiente e senza sostanze chimiche caustiche, replicando le stesse condizioni favorevoli riscontrate nelle piante. Numerosi altri promettenti catalizzatori, tra cui un altro prodotto sempre da Nocera, si potranno usare per completare il processo e produrre gas idrogeno.
Nocera ha in mente due modi diversi per sfruttare la sua scoperta. Nel primo caso, un tradizionale pannello solare dovrebbe catturare la luce del sole per produrre elettricità che, a sua volta, dovrebbe alimentare un elettrolizzatore dotato di catalizzatori per scindere l’acqua. Nel secondo caso, il sistema ricorda da vicino la struttura della foglia. I catalizzatori sarebbero schierati fianco a fianco con speciali molecole colorate destinate ad assorbire la luce solare; l’energia catturata dalle sostanze colorate dovrebbe indurre la reazione di scissione dell’acqua. In entrambi i casi, l’energia solare dovrebbe essere convertita in combustibile a idrogeno facilmente conservabile e utilizzabile di notte o quando si presenta la necessità.
Le audaci dichiarazioni di Nocera sull’importanza della sua scoperta non rientrano in genere nel tipo di affermazioni che i chimici accademici sono soliti fare di fronte ai loro pari. In effetti, alcuni esperti hanno avanzato dubbi sulla capacità del sistema di muoversi su grande scala e sulla sua economicità. Ma Nocera non mostra segni di ripensamento. “Con questa scoperta ho cambiato completamente le carte in tavola”, ha sostenuto dinanzi al pubblico a maggio. “Tutte le vecchie posizioni sono ormai fuori dal gioco”.
Il lato oscuro del solare
La luce solare è potenzialmente la più grande fonte al mondo di energia rinnovabile, ma non è chiaro ancora come sfruttarla. Non solo i pannelli solari non funzionano di notte, ma anche la produzione di giorno decresce e perde di potenza al passaggio delle nuvole. Per questa ragione molti pannelli solari – sia nelle fattorie solari costruite dalle aziende di servizi pubblici sia sui tetti delle abitazioni e delle aziende – sono collegati alla rete elettrica. Nei giorni soleggiati, quando i pannelli solari operano al picco delle capacità, i proprietari di case e le aziende possono vendere l’eccesso di energia alle utilities. In ogni caso, devono affidarsi alla rete durante la notte o quando le nuvole oscurano i pannelli.
Questo sistema funziona solo perché l’energia solare offre un modesto contributo alla produzione globale di elettricità: viene incontro a una frazione dell’un per cento della domanda totale negli Stati Uniti. Se il contributo dell’energia solare crescerà, la sua scarsa affidabilità diventerà un problema sempre più serio.
Se l’energia solare arriverà a garantire il 10 per cento dell’elettricità complessiva, le utilities dovranno decidere cosa fare quando arrivano le nuvole nei periodi di picco della domanda, afferma Ryan Wiser, uno scienziato ricercatore che studia i mercati dell’elettricità al Lawrence Berkeley National Laboratori, a Berkeley, in California. Le aziende di servizi pubblici dovranno allora affidarsi ad altri impianti di gas naturale in grado di compensare rapidamente l’energia persa o saranno costrette a investire per immagazzinare l’energia. La prima opzione è al momento la più economica, sostiene Wiser: “Conservare l’energia costa troppo”.
Ma se l’energia solare parteciperà per oltre il 20 per cento alla produzione complessiva di elettricità, continua Wiser, comincerà a contribuire al cosiddetto carico energetico di base, vale a dire la quantità di energia necessaria a sostenere la domanda minima. Questo carico energetico di base (che è ora garantito principalmente dagli impianti a carbone) deve essere garantito a un ritmo relativamente costante. L’energia solare non si può utilizzare per un simile scopo a meno che non venga conservata su larga scala per poi farne uso 24 ore al giorno, con qualsiasi condizione atmosferica.
In sostanza, senza un sistema efficace ed economico di immagazzinamento, l’energia solare difficilmente diventerà la fonte principale di elettricità. Le attuali alternative di conservazione dell’elettricità non sono praticabili su scala sufficientemente grande, afferma Nathan Lewis, professore di chimica al Caltech. Si consideri, per esempio, uno dei metodi meno costosi: l’uso dell’elettricità per pompare l’acqua in salita e poi farla scorrere attraverso una turbina per generare elettricità. Un kg di acqua pompata fino a 100 metri accumula circa un chilojoule di energia. Al confronto un kg di benzina ne possiede circa 45.000. Per immagazzinare una quantità di energia sufficiente con questa tecnica, sarebbero necessarie immense dighe e sconfinati bacini idrici da riempire e svuotare ogni giorno. Impresa particolarmente difficile in paesi come l’Arizona e il Nevada, dove la luce solare è abbondante, ma l’acqua scarseggia.
Inoltre, le batterie costano molto: altri 10.000 dollari da aggiungere al costo di sistema fotovoltaico domestico tradizionale. Anche se in via di perfezionamento, esse conservano molta meno energia di combustibili come la benzina e l’idrogeno che si mantengono sotto forma di legami chimici. Le migliori batterie accumulano circa 300 wattora di energia per kg, dice Lewis, mentre la benzina arriva a 13.000 wattora per kg. “Le cifre mostrano chiaramente che i combustibili chimici sono l’unico sistema ad alto contenuto di energia per riempire i depositi energetici”, conclude Lewis. Di questi combustibili, l’idrogeno non è solo potenzialmente più pulito della benzina, ma a parità di peso accumula molta più energia, circa tre volte di più, anche se occupa maggiore spazio perché è un gas.
Il problema è riuscire a sfruttare l’energia del sole per produrre questi combustibili in modi efficienti ed economici. Per risolverlo, Nocera propone di replicare il processo di fotosintesi.
A imitazione delle piante
Nella fotosintesi reale, le piante verdi utilizzano la clorofilla per ricavare dalla luce solare l’energia che servirà loro per mettere in moto una serie di complesse reazioni chimiche per trasformare l’acqua e l’anidride carbonica in carboidrati ad alto contenuto energetico come amidi e zuccheri. Ma ciò che soprattutto interessa ai ricercatori è il primo passo del processo, in cui una combinazione di proteine e catalizzatori inorganici aiuta a scomporre efficacemente l’acqua in ioni d’idrogeno e ossigeno.
Il settore della fotosintesi artificiale è rapidamente decollato. All’inizio degli anni 1970, un dottorando dell’Università di Tokyo, Akira Fujishima, e il relatore della sua tesi, Kenichi Honda, hanno mostrato che gli elettrodi composti di diossido di titanio - un componente del pigmento bianco nelle pitture esterne – erano in grado di scomporre lentamente l’acqua se esposti a una luce intensa, a 500 watt, di una lampada allo xeno. La scoperta indicava che la luce si poteva usare per dividere l’acqua senza le piante. Nel 1974, Thomas Meyer, professore di chimica all’Università del North Carolina, a Chapel Hill, dimostrò che un colorante a base di rutenio, qualora esposto alla luce, subiva trasformazioni chimiche che gli permettevano di ossidare l’acqua o di estrarne elettroni, vale a dire il primo passaggio chiave nella scissione dell’acqua.
In definitiva, però, nessuna tecnica si è rivelata vincente. Il diossido di titanio non riusciva ad assorbire abbastanza luce solare e lo stato chimico indotto dalla luce nel colorante di Meyer era troppo effimero per essere utile. Ma i progressi hanno stimolato le riflessioni degli scienziati. “Si poteva guardare avanti sapendo in che direzione andare e, almeno dal punto di vista teorico, far combaciare tutti i pezzi”, spiega Meyer.
Nei decenni successivi, gli scienziati hanno studiato le strutture e i materiali delle piante che assorbono la luce solare e accumulano la sua energia. Gli studiosi avevano notato che le piante organizzano attente coreografie dei movimenti delle molecole d’acqua, degli elettroni e degli ioni d’idrogeno, ossia i protoni. Ma gran parte del meccanismo rimaneva ancora sconosciuto. Nel 2004, i ricercatori dell’Imperial College London hanno identificato la struttura di un gruppo di proteine e metalli che è cruciale per liberare l’ossigeno dall’acqua nelle piante. Questi scienziati hanno mostrato che al cuore del complesso catalitico si trovava una serie di proteine, atomi d’ossigeno e ioni di manganese e calcio che interagiscono con modalità specifiche.
“Grazie a questa scoperta, era possibile partire con il nostro lavoro di progettazione”, spiega Nocera, che aveva studiato a fondo, fin dal 1984, i processi chimici che si trovano dietro alla fotosintesi. Leggendo questa “carta stradale”, continua Nocera, il suo gruppo cominciò a gestire protoni ed elettroni più o meno come fanno le piante, ma usando solo materiali inorganici, più robusti e stabili delle proteine.
All’inizio, Nocera ha evitato di affrontare la sfida principale, vale a dire tirar fuori l’ossigeno dall’acqua. Invece, “per riscaldarci”, cominciò dalla reazione opposta: la combinazione di ossigeno, protoni ed elettroni per formare l’acqua. Scoprì così che alcuni composti complessi basati sul cobalto fungevano da buoni catalizzatori per questa reazione e, quando venne il momento di provare a scindere l’acqua, decise di utilizzare composti simili al cobalto.
Nocera sapeva che lavorare con questi composti nell’acqua poteva rappresentare un problema, poiché il cobalto può sciogliersi. Non fu quindi una grande sorpresa, egli dice, vedere “in pochi giorni che il cobalto si separava uscito dall’elaborato composto che avevamo prodotto”. Con il fallimento dei suoi tentativi iniziali, Nocera decise di intraprendere un approccio differente. Invece di usare un composto complesso, verificò l’attività catalitica del cobalto sciolto, con l’aggiunta di alcuni fosfati all’acqua per aiutare la reazione. “Ci siamo detti: ‘lasciamo perdere queste procedure elaborate e usiamo direttamente il cobalto’”, egli ricorda.
L’esperimento andò oltre le più ottimistiche previsioni di Nocera e dei suoi colleghi. Appena si applicava una corrente a un elettrodo immerso in una soluzione, cobalto e fosfato vi si accumulavano sopra, formando una minuscola pellicola, e un denso strato di bolle cominciava a formarsi nel giro di pochi minuti. Ulteriori esami hanno confermato che le bolle erano ossigeno rilasciato dalla scissione dell’acqua. “Si trattò di fortuna”, confessa Nocera. “Non avevamo alcun motivo per ritenere che del semplice cobalto con l’aggiunta del fosfato, a differenza del cobalto inserito in uno dei nostri complessi, avrebbero portato a questi risultati. Non potevo prevederlo. Il prodotto che veniva fuori dai composti era esattamente quello che stavamo cercando.
“Ora vogliamo capire”, continua Nocera. “Voglio sapere perché il cobalto in questa sottile pellicola è così attivo. Potrei migliorarne le prestazioni o usare un materiale migliore”. Allo stesso tempo, Nocera vuole cominciare a collaborare con gli ingegneri per ottimizzare il processo e creare una cella efficiente per la scissione dell’acqua, tale da incorporare catalizzatori per la generazione di ossigeno e idrogeno. “Il nostro interesse per la scienza di base è sempre stato sincero. Siamo in grado di dar vita a un catalizzatore che funziona efficacemente replicando il processo di fotosintesi?, si chiede Nocera. “La risposta al momento è affermativa, possiamo farlo. Abbiamo a disposizione la tecnologia per progettare una cella”.
È il momento del dibattito, critiche incluse
La scoperta di Nocera ha raccolto molta attenzione e allo stesso tempo numerose critiche. Diversi chimici trovano le sue affermazioni esagerate; non discutono le sue scoperte, ma sono scettici sulle possibili ricadute scientifiche ipotizzate da Nocera. “La pretesa che si tratti del passaggio decisivo verso la fotosintesi artificiale è perlomeno stravagante”, sostiene Thomas Meyer, che è stato un maestro per Nocera. Egli dice che, mentre i catalizzatori di Nocera “rappresentano uno sviluppo tecnologico importante”, il progresso è “un frutto della ricerca e in questo caso non c’è nessuna garanzia di una futura applicazione su piccola o larga scala”.
Le obiezioni di molti critici si muovono intorno alla incapacità del laboratorio di Nocera di scindere l’acqua in modo altrettanto rapido degli elettrolizzatori commerciali. Più è rapido il sistema, più piccola dovrà essere l’unità commerciale per produrre idrogeno e ossigeno. Inoltre, in generale, più il sistema è piccolo più è economico.
Il modo per confrontare catalizzatori differenti è guardare alla loro “densità di corrente” – la corrente elettrica per centimetro quadrato – quando raggiungono la massima efficienza. Più alta è la corrente, più velocemente il catalizzatore può produrre ossigeno. Nocera ha riferito risultati di 1 milliampere per centimetro quadrato, anche se afferma di aver raggiunto successivamente i 10 milliampere. Gli elettrolizzatori commerciali funzionano in genere a circa 1.000 milliampere per centimetro quadrato. “Quello che ha pubblicato finora non andrebbe bene per un elettrolizzatore commerciale, in cui la densità di corrente è tra 800 e 2.000 volte più grande”, afferma John Turner, un ricercatore del National Renewable Energy Laboratory di Golden, in Colorado.
Altri esperti criticano lo stesso principio di convertire la luce del sole in elettricità, poi in un combustibile chimico e infine di nuovo in elettricità. Essi sostengono che, pur immagazzinando molta meno energia dei combustibili chimici, le batterie sono molto più efficienti perché, usando l’elettricità per produrre combustibili che a loro volta generano elettricità, si perde energia a ogni passaggio. Sarebbe meglio, dicono i critici, prestare maggiore attenzione al miglioramento della tecnologia per le batterie o ad altre forme simili di immagazzinamento elettrico, invece di sviluppare strumenti per scindere l’acqua e pile a combustibile. Come sostiene Ryan Wiser: “L’elettrolisi è (al momento) inefficace, perché insistere?”
La foglia artificiale
In ogni caso, Michael Gratzel sembra sapere perfettamente come sfruttare la scoperta di Nocera. Professore di chimica e ingegneria chimica alla Ecole Polytechnique Federale, a Losanna, Gratzel è stata una delle prime persone a cui Nocera ha parlato del suo nuovo catalizzatore. “Era così entusiasta”, ricorda Gratzel. “Mi ha portato al ristorante e ha comprato una bottiglia di vino costosissima”.
Nel 1991, Gratzel ha creato un nuovo, promettente tipo di cella solare, che utilizza un colorante contenente rutenio, il cui comportamento ricorda quello della clorofilla in una pianta, assorbendo la luce e rilasciando elettroni. Nella cella solare di Gratzel, tuttavia, gli elettroni non danno il via a una reazione di divisione dell’acqua, ma vengono raccolti da una pellicola di diossido di titanio e indirizzati in un circuito esterno, generando elettricità. Gratzel pensa ora di integrare la sua cella solare e il catalizzatore di Nocera in un singolo apparecchio che cattura l’energia dalla luce solare e la usa per scindere l’acqua.
Se è nel giusto, si tratterà di un passo significativo verso la produzione di un apparecchio che, per molti aspetti, ricorda da vicino una foglia. L’idea è che il colorante di Gratzel prenda il posto dell’elettrodo su cui il catalizzatore si forma nel sistema di Nocera. Il colorante stesso, se esposto alla luce, può generare la corrente necessaria ad assemblare il catalizzatore. “Il colorante agisce come un cavo molecolare che porta via le cariche”, dice Gratzel. Il catalizzatore poi si raccoglie dove è necessario, esattamente sul colorante. Una volta che il catalizzatore è formato, la luce solare assorbita dal colorante conduce le reazioni che scindono l’acqua. Gratzel sostiene che l’apparecchio sarà più efficiente ed economico rispetto al pannello solare e all’elettrolizzatore usati separatamente.
Un’altra possibilità che Nocera sta approfondendo è il possibile uso del suo catalizzatore per scindere l’acqua marina. I primi test in presenza di sale sono stati positivi e ora si stanno verificando le reazioni agli altri composti che si trovano nel mare. Se funzionerà, il sistema di Nocera potrebbe contribuire ad affrontare non solo la crisi energetica, ma anche il problema della crescente penuria di acqua fresca.
Le foglie artificiali e i sistemi di desalinizzazione per la produzione di combustibili potrebbero suonare come promesse troppo ambiziose, ma molti scienziati la pensano diversamente; i chimici alla ricerca di nuove tecnologie energetiche sono stati derisi per decenni per il fatto che le piante sfruttano facilmente la luce solare per trasformare grandi quantità di materiali in molecole ad alto contenuto energetico. “Vediamo quello che succede intorno a noi, ma non riusciamo a replicarlo”, spiega Paul Alivisatos, professore di chimica e scienza dei materiali all’Università della California, a Berkeley, che sta portando avanti una ricerca al Lawrence Berkeley National Laboratory per replicare il processo di fotosintesi con strumenti chimici.
Ma presto, imitando i processi naturali, l’uomo potrà usare il sole “per trasformare un bicchiere d’acqua in combustibile”, come sostiene Nocera. Questa idea ha in sé un profondo significato, che ogni chimico condividerà senza remore, e apre la strada a una serie di innovazioni che chiunque di noi non potrà che apprezzare.
(fonte:www.technologyreview.it)
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mercoledì 14 gennaio 2009
Sahara Forest Project: coltivare nel deserto con energia solare

Ormai nel mondo, vi è la tecnologia necessaria, per svincolarsi in maniera definitiva dalla schiavitù del petrolio.La faccenda è che vi sono veramente troppi interessi, affinché il petrolio rimanga il leader dell'energia mondiale.è tutta una questione politica e purtroppo la politica segue i soldi, quindi l'innovazione va a rilento.Ma ora questa tecnologia ecologica, è sempre più difficile da nascondere, anche perchè stanno nascendo nuovi bussines; speriamo che se ne accorgano anche i nostri politici!
(Apcom) - Trasformare il deserto in appezzamenti di lussureggiante vegetazione attraverso grandi serre che usano l'acqua del mare e l'energia prodotta da impianti solari. E' questo l'ambizioso progetto messo a punto dagli architetti e dagli ingegneri del , riportato oggi dal quotidiano sudafricano Mail&Guardian, già in via di sperimentazione a Tenerife, Oman ed Emirati arabi uniti.
Il progetto prevede la creazione di enormi serre dotate di una tecnologia che utilizza degli specchi per attirare i raggi solari e produrre il vapore necessario per mettere in moto delle turbine da cui si ricava elettricità. L'inventore delle serre ad acqua di mare, Charlie Paton, sottolinea come il progetto dimostri che si può intervenire sulle zone aride: "Le piante hanno bisogno di luce per crescere, ma non gradiscono il calore, una volta superato un certo livello".
Le serre sono quindi dotate di evaporatori, per mantenere la temperatura a 15 gradi, e parte del vapore viene riutilizzato per irrigare le coltivazioni e pulire gli specchi solari. "Così abbiamo all'interno delle serre condizioni di umidità e di basse temperature - ha precisato Paton - e i raccolti possono crescere in modo fantastico in un ambiente di leggera umidità". Le serre in via di sperimentazione hanno già prodotto lattuga, peperoni, cetrioli e pomodori.
Paton ha quindi evidenziato come tali serre siano in grado di produrre un quantitativo d'acqua cinque volte superiore a quello necessario alle coltivazioni, che può quindi essere utilizzata anche all'esterno, per creare un microclima adatto alla coltivazioni di piante più robuste, come la jatropha, già usata nel continente africano per la produzione di biocarburante. Stando alle stime elaborate dai progettisti, la costruzione di serre su un'area di 20 ettari con un impianto solare da 10 megawatt può costare attorno agli 80 milioni di euro. (fonte:www.notizie.alice.it)
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Fotovoltaico: RIVOLUZIONE VERDE IN ORIENTE

Anche i cinesi si sono buttati sul fotovoltaico ed energie rinnovabili, e l'hanno fatto alla grande.
State pure sicuri che se hanno fatto questa scelta, è perchè hanno visto grossi profitti in vista!
Sembra che l'unico paese che vada in controccorrente sia proprio l'Italia!
ANSA) Ha iniziato a funzionare in Cina, da qualche giorno, la prima centrale solare costruita a Wuwei, nel deserto di Tengger nella provincia nord-occidentale del Gansu. L'impianto realizzato dalla China Datang Corporation, il secondo produttore di energia elettrica del Paese, ha una capacita' installata di 1 megawatt e produce gia' ora 870.000 kWh. La piena funzionalita' dell'impianto fotovoltaico e' prevista entro il 2009 per arrivare a produrre 1,4 milioni di kWh sfruttando le caratteristiche geomorfologiche del territorio al 50% desertico con oltre 2.200 ore di sole all'anno. Questo progetto e' finanziato congiuntamente dal Ministero della Scienza e Tecnologia, Ministero dell'Abitazione e dello Sviluppo Urbano e Rurale e Ministero delle Finanze. Il totale investimento previsto e' pari a 66,05 milioni di RMB (circa 9,67 milioni di dollari) e mira a spingere la Cina tra gli stati leader nello sfruttamento del sole. Non da meno sembra stia facendo la vicina Corea del Sud che ha deciso di dare una svolta significativa al proprio sistema di produzione energetica basata principalmente su fonti fossili e nucleare. Il piano si concentrera' su diverse nuove tecnologie, tra cui solare, eolico, celle a combustibile, cattura e stoccaggio di carbonio, gas naturale, e prevede lo sviluppo di un sistema di elaborazione dati sulle emissioni in atmosfera e un'emanazione di norme a supporto delle fonti di energia rinnovabile. Nelle intenzioni di Seoul c'e' anche l'incentivazione dell'utilizzo di veicoli elettrici ed il miglioramento del trasporto pubblico. In tal modo la Corea dovrebbe diventare uno dei primi quattro Paesi al mondo per investimenti nelle rinnovabili, con l'obiettivo di creare 100.000 posti di lavoro per il 2012 e 200.000 entro il 2030. Il Governo ha annunciato un piano che prevede investimenti per 88,7 miliardi di dollari per lo sviluppo di infrastrutture per energie rinnovabili nei prossimi 20 anni. Di questi fondi 79,6 miliardi di dollari saranno destinati alla realizzazione di impianti ed infrastrutture, il resto sara' destinato alla ricerca in nuove tecnologie. Il Piano nazionale energetico 2009-2030 prevede di far salire la quota di energie rinnovabili all'11% (attualmente ferma al 2,4%) rispetto alla produzione elettrica totale del Paese. La Corea del sud ha avviato anche un progetto per sviluppare, entro il 2020, batterie solari di terza generazione e per implementare cinque grandi impianti eolici entro il 2016. Il governo di Seoul pensa di investire direttamente nel Piano 31,2 miliardi di dollari al fine di innescare la partecipazione dei privati che coprirebbero la quota restante. Y72
(fonte:www.ansa.it)
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martedì 13 gennaio 2009
Geotermico di Ikea

A certe cose, sembra credano più gli stranieri che gli italiani, eppure la geotermia è stata studiata e applicata già da molti anni in Italia; anzi, se pensiamo che gli antichi romani, sfruttavano le acque calde per riscaldare case e terme, possiamo dire di vantare un esperienza secolare.
Di:Christian Guizzardi
Gli svedesi di Ikea hanno inaugurato a Corsico un impianto geo-termico in grado di fornire al locale super-store del mobile aria fredda o calda a seconda delle stagioni, semplicemente sfruttando lo sbalzo termico del sottosuolo tra la superficie fredda e una profondità calda di 125m. Lo stesso progetto sarà riproposto, in maniera ancor più ambiziosa, nel nuovo punto vendita di Parma.
Con tale sistema Ikea riuscirà ad abbattere i costi di riscaldamento e refrigerazione dei propri stabili di oltre il 50%, riuscendo ad ammortizzare i costi di investimento nel giro di pochi anni.
A Corsico l’impianto è stato costruito anche grazie all’intervento e all’interesse della Provincia di Milano che ha salutato con estrema soddisfazione l’inaugurazione avvenuta nell’ultimo mese del 2008.
In Italia la geotermia vanta una storia addirittura secolare se si pensa che il primo impianto in grado di sfruttare il vapore proveniente dal sottosuolo per produrre elettricità risale al 1904. Tale forma di approvvigionamento energetico è stato ampiamente utilizzato nel nostro paese per diversi anni ma per il futuro è in arrivo una nuova generazione di impianti, denominati Egs, Enhanced Geotermal System.
Lo studio, che vede ancora una volta coinvolto il nostro paese e in particolar modo il Politecnico di Torino, prevede di far circolare acqua all’interno di tubature a circuito chiuso poste ad alte profondità, una volta tornata in superficie il fluido, scaldato, sarà in grado di fornire a più abitazioni acqua calda, riscaldamento e anche energia elettrica.
Tali sistemi sono in fase sperimentale anche negli Stati Uniti e potrebbero arrivare a fornire, secondo le previsioni degli scienziati, il 10% dell’energia globale prodotta se applicata in maniera diffusa e capillare. L’unico effetto collaterale è rappresentato dal rischio sismico che questi impianti potrebbero causare, così come avvenuto in Svizzera nei pressi di Basilea, dove la costruzione di un grosso impianto geotermico ha subito uno stop forzato proprio a causa di scosse telluriche provocate dagli scavi in profondità.
(fonte:www.onegreentech.it)
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Piemonte Fotovoltaico. Copertura fino al 100% dei costi totali

Sembra che dove non arriva questo governo, marcatamente anti ambientalista, arrivino regioni e province.
Il governo che mira al nucleare, blocca le agevolazioni del 55%, mentre quasi contemporaneamente, alcune province piemontesi, danno incentivi, fino al 100% dei costi totali!
Se Scajola e Berlusconi non capiscono che questa è l'unica strada percorribile per uscire dalla dipendenza del petrolio, non rimane che farli andare a casa!!!
Al progetto, attuato dall’Agenzia Energia e Ambiente di Torino, e coordinato dalle agenzie Agengranda per la Provincia di Cuneo, Apevv per quella di Vercelli e Agenzia Energia e Ambiente di Torino, possono partecipare installatori, esco, studi professionali, singole società o raggruppamenti in grado di operare in qualità di integratori di sistema e offrire una fornitura degli impianti in modalità "chiavi in mano".
Possono fare richiesta, attraverso il proprio amministratore di condominio, i condomini interessati all’abbattimento dei costi energetici elettrici delle parti comuni o i proprietari di unità immobiliari aventi diritto e autorizzazione all’installazione fotovoltaica sulla copertura o le facciate degli edifici e dei balconi, ma anche su frangisole di finestre esterne.
Possono inoltre aderire imprese ed esercenti di pubblici servizi decise a svincolarsi dai costi elettrici dell’energia, beneficiando della possibilità di abbattere l’imponibile fiscale Ires nei 10 anni successivi all’installazione. Iscrizioni aperte anche per enti e soggetti pubblici che intendano coprire una percentuale dei propri consumi con energia rinnovabile.
Il progetto "Piemonte fotovoltaico" si concretizzerà in una convenzione integrata denominata "Convenzione Piemonte Fotovoltaico" per la realizzazione di sistemi "chiavi in mano". Che avranno delle tariffe incentivanti previste dal conto energia. La convenzione sarà basata su accordi tra società del settore delle energie rinnovabili, agenzie piemontesi per l'energia e istituti bancari. Lo scopo del bando è infatti quello di individuare i soggetti attuatori degli impianti.
Per partecipare il richiedente deve compilare un modulo di pre-adesione, a cui deve seguire una documentazione, da fornire all’Agenzia, contenente planimetrie, fotografie panoramiche e bollette dell’ultimo anno, accompagnate dal versamento di una quota di adesione virtuale.
Entro 30 giorni dalla ricezione del materiale l’Agenzia fornisce ai richiedenti l’analisi di fattibilità dell’impianto, i moduli per le richieste delle autorizzazioni necessarie, i prospetti informativi delle banche aderenti al progetto e i nominativi delle società installatrici candidate all’impianto. Sono poi necessari 20 giorni per la scelta delle offerte proposte da almeno tre imprese installatrici e 15 giorni per le pratiche di finanziamento dell’istituto bancario prescelto.
Per l'ammissione è necessario il rispetto di determinati parametri. La domanda di partecipazione deve essere trasmessa utilizzando unicamente il modello pdf, messo a disposizione dall'Agenzia, da inviare via fax al numero 0112557238 e contenente la firma leggibile del legale rappresentante o di un suo delegato. Una copia informatica, compilata sulla base del modello xls divulgato dall'Agenzia, dovrà inoltre essere inviata all'indirizzo progetti@torinoenergiambiente.com.
L’Agenzia Energia e Ambiente controllerà che i progetti degli impianti fotovoltaici rispettino gli standard europei e che siano offerte garanzie tecniche minime. Verificherà poi la regolarità nell’esecuzione dei lavori e la garanzia di risultato solare (GRS-PV), introdotta per la prima volta a verifica dei flussi finanziari degli impianti per la garanzia degli investimenti.
(fonte, altre info e bando: www.edilportale.com)
lunedì 12 gennaio 2009
Boom dell’agro-alimentare biologico Made in Italy

Ecco un interessantissimo articolo, dove si evidenzia, come il biologico, sia non solo un vantaggio per la nostra salute, ma anche un ottimo affare per le nostre finanze! Eppure anche in questo, come per il nucleare, il governo Berlusconi, vuole andare ostinatamente contro corrente, e contro il bene degli italiani!!
Gli alimenti Bio, soprattutto quelli italiani, possono essere trovati in tutti i punti vendita, l’assortimento cambia a ritmo costante e lo sviluppo del fatturato di questo settore oscilla da anni nell’ambito della stessa area percentuale. Un trend in crescita costante che sembra aver toccato le punte più alte in Germania, uno dei più importanti mercati mondiali insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna e Svezia, ed al tempo stesso anche uno dei principali Paesi d’Europa per consumo di questo tipo di alimenti. Vista l’elevata domanda di prodotti Bio in terra tedesca, l’Italia si attesta come il maggiore esportatore non solo della Germania ma dell’intera Europa.
I tipici alimenti Bio provenienti dall’Italia sono particolarmente apprezzati dai consumatori tedeschi, e anche il vino biologico italiano ha riscosso negli ultimi anni grande successo sul mercato europeo, e specialmente in Germania. Dal punto di vista della produzione di vino biologico, l’Italia occupa del resto la prima posizione, davanti a Francia e Spagna. Visto il continuo sviluppo della domanda di prodotti biologici da parte del mercato tedesco, la Camera di Commercio Italiana di Monaco organizzerà per il prossimo anno “Bio Italy”, evento dedicato esclusivamente ai produttori biologici italiani.
Attraverso un Road Show che interesserà quattro città tedesche, saranno allestite presentazioni di prodotti dall’assortimento Bio per il commercio al dettaglio e all’ingrosso, rivolte agli operatori tedeschi. Saranno presentati i prodotti di maggior interesse come olio di oliva biologico e vino e saranno organizzate dimostrazioni culinarie. Verranno inoltre date informazioni più approfondite sulle produzioni, e non mancheranno iniziative per i curiosi. Con “Bio Italy”, l’agro-alimentare biologico di produzione italiana avrà la sua consacrazione ufficiale, raccogliendo i frutti un lavoro di crescita ventennale.
domenica 11 gennaio 2009
Amory Lovins,La rivoluzione è già iniziata,ma pochi se ne sono resi conto
Alzi la mano chi conosceva Amory Lovins, eppure, solo per dirne una, è stato eletto due volte dal settimanale Time "eroe del Pianeta! é molto chiara l'intenzione di lobbie petrolifere e di molti esponenti del governo, nel cercare in tutti i modi di non informare correttamente la popolazione, e anzi di fuorviarla con bugie inventate ad arte!
"Piromani", "La Terra è finita", "La rivolta di Gaia", "Italia a secco", "Cronache da una catastrofe". A scorrere in libreria i titoli dello scaffale riservato all'ambiente ce n'è quanto basta per uscire strisciando. La cifra di chi si occupa di questi problemi è quasi sempre quella della tragedia incombente e del pessimismo più cupo. Ma se tutto intorno è uno squillare di trombe che annunciano l'apocalisse, c'è invece un'icona dell'ambientalismo americano che in perfetta solitudine va diffondendo ottimismo a piene mani: "C'è ancora molto lavoro da fare, ma stiamo procedendo molto bene. Se guardiamo ai numeri sembra persino troppo bello per essere vero", dice.
L'eroe del Pianeta. Il suo nome è Amory Lovins, 60 anni, massimo teorico del "Capitalismo naturale", fondatore e direttore del Rocky Mountain Institute, un influente centro indipendente di ricerca e consulenza, curriculum sterminato, eletto due volte dal settimanale Time "eroe del Pianeta". Si può non credergli, ma di certo Lovins non parla a vanvera e conosce il mondo della tecnologia, dell'energia e del business come pochi altri. Bill Clinton nel recente convegno sul clima organizzato dalla sua fondazione a Washington, ricordando vecchie campagne antinucleariste condotte insieme, lo ha salutato con queste parole: "Caro Amory, in passato abbiamo perso molte battaglie, ma ora tu stai vincendo la guerra".
A braccetto con il business. Il suo Rmi svolge opera di consulenza per colossi come Wal Mart, General Motors e moltissime altre multinazionali, oltre al Pentagono. Così quando Lovins sostiene che la svolta è già avvenuta, nel settore energetico come in quello dei Tir, lo fa con cognizione di causa. E' stato lui a convincere Wal Mart, probabilmente la più grande impresa privata del mondo, a trasformare la flotta di quasi settemila camion che rifornisce gli oltre 3600 punti vendita degli Stati Uniti, mettendo in strada entro il 2015 automezzi che consumano la metà di quelli attuali.
"La svolta energetica è già iniziata". Allo stesso modo Lovins è convinto che anche nella produzione energetica la rivoluzione sia già a buon punto. "Un sesto della produzione mondiale di elettricità e un terzo di quella installata nel 2005 - afferma - è derivata dalla microproduzione. Un dato che in pochi capiscono. La cogenerazione e le rinnovabili nel 2005 hanno aggiunto alla produzione mondiale quattro volte la quantità di elettricità immessa e undici volte la capacità di generare elettricità del nucleare, ma i fan dell'atomo continuano a dire che sono cifre piccole, limitate, e che ci vorranno decenni perché siano competitive. La verità è che sono i grandi impianti centralizzati, che siano a carbone, gas, petrolio o nucleare, ad aver perso metà del mercato dell'elettricità perché l'altra metà se la sono presa microproduzione, rinnovabili e risparmio energetico, ma nessuno ci ha fatto caso".
Almeno su quest'ultimo punto non si può non essere d'accordo, ma Lovins non è affatto meravigliato e cita Marshal McLuhan: "Solo le scoperte insignificanti hanno bisogno di essere coperte dal segreto perché quelle grandi sono protette dall'incredulità popolare".
Niente riscladamento a 2.500 metri, ma grazie all'efficienza Lovins dà l'acqua alle banane (vedi foto)
L'importanza dell'efficienza. Crisi energetica, riscaldamento globale, boom cinese: i pessimisti hanno molte frecce al loro arco, ma non c'è sfida che spaventi Lovins. "Gli economisti - ricorda - assumono che l'intensità energetica (il rapporto tra il Pil e la quantità di energia impiegata per realizzarlo, ndr) andrà migliorando di un punto l'anno perché questo è quello che è successo sinora quando non facevamo attenzione ai consumi, ma se migliorasse di due punti i risparmi pareggerebbero i maggiori consumi dovuti alla crescita e le emissioni di C02 si stabilizzerebbero. Con tre punti inizierebbero a scendere e il clima si stabilizzerebbe piuttosto rapidamente, fatti salvi i cambiamenti che abbiamo già innescato. Possiamo farcela a migliorare di tre punti l'anno? Certo che possiamo, lo scorso anno l'America ha tagliato di 4 punti, riducendo leggermente il consumo generale di energia. La Cina ha migliorato l'intensità energetica di 5 punti per oltre venti anni di seguito".
Uscire dal petrolio con profitto. Per spiegare all'America che uscire dall'era dell'oro nero è facile e vantaggioso Lovins ha pubblicato nel 2004 Winning the oil endgame ("Vincendo il gioco del fine-petrolio"), uno studio finanziato dal Pentagono. "Nel 2050 - ribadisce citando il suo libro - potremmo essere completamente indipendenti dal petrolio investendo un quinto del prezzo che ci costa oggi comprarlo". I settori da riconvertire in questa sfida sono sei, e Lovins è convinto che in almeno tre la svolta sia già iniziata. "I campi di azione sono auto, aerei, camion, settore militare, carburanti e finanza. Stiamo già vedendo ovunque progressi incredibilmente rapidi - sottolinea - e in tre di questi (camion, aerei e militari) abbiamo già passato la fase più difficile. Credo inoltre che tra un paio di anni guarderemo al 2007 come al momento di svolta nell'industria automobilistica".
La rivoluzione del carbonio. Lovins è convinto che in un futuro non troppo lontano la fibra di carbonio sostituirà il pesante acciaio usato oggi per costruire le auto, garantendo una riduzione drastica dei consumi. "Il 95% dell'energia usata da una macchina serve a spostare la carrozzeria e solo il 3% il conducente", ricorda Lovins, che ha fatto del risparmio e dell'uso razionale dell'energia una vera ossessione sin dalla crisi petrolifera degli anni Settanta. Sua, ad esempio, è l'invenzione del termine "negawatt" ormai diventato di uso comune per gli addetti ai lavori.
"La Cina un problema? No, ci salverà". Nelle previsioni dei pessimisti qualsiasi possibile miglioramento è destinato però a finire travolto dal sopravanzare della Cina. Ma anche in questo caso Lovins va contro corrente. E a differenza di molti, lo fa dopo aver visto con i suoi occhi quello accade a Pechino dove da qualche anno insieme al suo staff gestisce nell'università della capitale un corso di laurea in "Sostenibilità". "Ai miei studenti cinesi - dice - lo ripeto sempre: avete 5 mila anni di civiltà più di noi, siete cinque volte più di noi, tutte le grandi innovazioni tecnologiche che hanno aperto la strada al progresso le avete inventate voi, avete tagliato l'intensità energetica di cinque punti l'anno per venti anni, avete l'efficienza energetica al primo punto della vostra strategia di sviluppo nazionale, perché sapete che altrimenti non vi potrete permettere di crescere, vi state rendendo conto di come va fatto, siete fortemente motivati e avete adottato un quadro normativo migliore del nostro, infine lavorate più sodo di noi. Per tutti questi motivi penso che il mondo può fare affidamento sulla Cina per uscire dal pasticcio climatico".
Purissimo, rarissimo, preziosissimo ottimismo, ma guai a definirlo così. "Ottimismo e pessimismo - dice Lovins - sono due aspetti dello stesso irrazionale modo di concepire il futuro come fatalismo, anziché come scelta, senza assumersi le responsabilità di costruire il mondo che desideriamo".
(fonte:www.repubblica.it)
venerdì 9 gennaio 2009
Ogm e povertà: Africa sotto scacco delle multinazionali
Alcune volte, con grande rammarico, leggo delle vere e proprie idiozie su gli OGM, che sarebbero la soluzione della fame del mondo.
Queste notizie completamente false, sono messe in giro da chi ha grossi interessi economici in gioco, ma quello che più mi dispiace, e che certi editori,anche famosi, ma che evidentemente fanno male il loro lavoro, pubblicano tali notizie.
Gli esperti del settore, come leggerete in questo e in molti altri articoli, mettono invece in guardia, dall'uso degli OGM, in quanto proprio loro, andranno a creare la più spaventosa fame che l'umanità avrà mai visto! Anzi, dico di più, guardando nella storia, tutte le popolazioni che per un motivo o l'altro, sono state messe alla fame, si sono prima o po ribellate con violenze e guerre. Non a caso,quelle peggiori e più sanguinarie, si stanno svolgendo proprio in Africa!
“Le multinazionali del biotech usano le associazioni internazionali di volontariato per estendere il mercato degli organismi geneticamente modificati”. A proporre questa ipotesi allarmante al VELINO è Marcello Buiatti, professore di genetica all’Università degli studi di Firenze. Secondo Buiatti, i paesi in stato di emergenza economica e alimentare subirebbero una sorta di ricatto, per cui si trovano nelle condizioni di “ricevere derrate alimentari solo a condizione che accettino prodotti e sementi ogm, forniti da Monsanto, Bayer, Dupont e Novaltis alle associazioni di volontariato ong americane”. Il processo di marketing adoperato dalle multinazionali del biotech sarebbe in questo modo molto simile a quello usato per il mercato della droga. “Mentre le prime sementi e i primi prodotti alimentari mandati tramite le associazioni di volontariato sono gratuiti – ha proseguito il genetista - negli anni a seguire, quando i semi germinano e si riproducono spontaneamente, i paesi riceventi sono costretti a dipendere dalle multinazionali del biotech pagando loro ogni anno le royalties. Inoltre le sementi ogm di un brand possono essere abbinate esclusivamente agli erbicidi e ai pesticidi dello stesso brand”. Buiatti ha spiegato che si crea in questo modo un circolo vizioso dal quale diventa molto difficile uscire. “L’unica vera funzione degli ogm è quella di resistere ai prodotti fitosanitari creati dalla stessa azienda che produce i semi. Le sementi ogm prodotte dalla Bayer, per esempio, possono convivere solo con gli agrofarmaci della stessa multinazionale tedesca. Per cui se un contadino, o in questo caso un ‘intera regione africana, adotta sementi ogm di un brand, è costretta a usare anche i fitofarmaci della medesima marca”. Spesso i contratti per le sementi proposti agli agricoltori vengono sfalsati rispetto a quelli per gli agrofarmaci al fine di creare una “dipendenza” dalla quale uscire diventa molto complicato.
“In Italia gli ogm sono vietati ma negli Stati Uniti stiamo facendo molti passi in avanti sul rapporto tra sementi e agrofarmaci”, ha spiegato al VELINO Vittorio Venturini ricercatore di Bayer CropScience. “Gli erbicidi e i pesticidi che produciamo non sono selettivi, per cui tendono a distruggere tutte le colture sulle quali vengono utilizzati, sia quelle da combattere sia quelle destinate a uso alimentare. Per questo Bayer si adopera a creare organismi geneticamente modifìcati che possano resistere a quei determinati prodotti”. Esempio è il glufosinate, erbicida della multinazionale tedesca che, se non usato sulle sementi Bayer, distrugge tutte le colture. “Con gli ogm è possibile utilizzare gli agrofarmaci per le monocolture senza però che esse vengano danneggiate”. Questo sistema porta naturalmente a un uso maggiore di sostanze pesticide da parte degli agricoltori. È di qualche giorno fa la notizia che il 90 per cento dei figli di agricoltori del Carolina del Nord, negli Stati Uniti, sono “contaminati” da pesticidi. Danielle Nieremberg, ricercatrice del Worldwatch Institute di Washington ha stimato che il consumo mondiale di pesticidi è aumentato in modo esponenziale negli ultimi quarant’anni. Nel 1961 si usavano in media 0,49 chili di “fitofarmaci” per ettaro coltivato, nel 2004 se ne usano circa due chili.
“Il Programma mondiale per l’alimentazione (Pam) non manda sementi per l’agricoltura”, ha dichiarato Vichi De Marchi, responsabile media per l’Italia dell’agenzia dell’Onu, al VELINO. “Gran parte del nostro lavoro è quello di fornire supporto alimentare ai paesi in stato di emergenza e come Onu abbiamo una posizione neutra nei confronti degli ogm”. De Marchi ha spiegato che il World food program mentre riceve dall’Europa contributi prevalentemente sotto forma di denaro, riceve dagli Stati Uniti, direttamente derrate alimentari che sono spesso ogm. “Il nostro compito, non facile, è quello di far coincidere la volontà del paese donatore con quella del paese ricevente seguendo naturalmente gli standard internazionali della salute alimentare dettati dall’Organizzazione mondiale per la salute (Oms). Molti paesi però oggi non accettano più gli ogm per non correre il rischio di venire contaminati”. È il caso dello Zimbabwe, che qualche anno fa rifiutò donazioni ogm provenienti dagli Stati Uniti. “Molti paesi ‘contenitori’ chiedono la molitura del mais così da rendere impossibile la germinazione nel terreno. Ma questo è un procedimento il cui carico economico pesa direttamente sui paesi riceventi”, ha aggiunto De Marchi.
“Il Pam ha deciso di lavarsi le mani di questo problema”, ha spiegato al VELINO Luca Colombo, membro della Fondazione dei diritti genetici. “Con atteggiamento pilatesco, il Pam sostiene che sta al singolo paese ‘recipiente’ decidere se accettare le derrate ogm ed eventualmente richiedere la molitura dei grani”. È tradizione di quei paesi destinare una parte degli aiuti alimentari ricevuti alla semina, procedura molto rischiosa per eventuali contaminazioni genetiche. “Per fortuna nei paesi del terzo mondo non ci sono ancora leggi legate alle royalties come nei paesi del nord America, per cui il rischio che si corre non è tanto quello della dipendenza economica dei paesi riceventi nei confronti delle multinazionali del biotech”, ha proseguito Colombo. “Anche perché gli Stati Uniti sono ora molto concentrati sulle bioenergie e sul bioetanolo per cui non hanno più la disponibilità alimentare da destinare al volontariato che avevano fino a pochi anni fa”. L’agronomo della Fondazione dei diritti genetici ha spiegato che lo strumento usato dalle multinazionali del biotech per estendere le colture ogm, non è più quello degli aiuti alimentari ma un vero e proprio programma di penetrazione attraverso “un’opera di convincimento” da parte di tecnici specializzati in loco che spiegano agli agricoltori locali le “virtù” degli ogm. “Si tratta di una specie di istruzione agricola mediante programmi specifici tesi a portare i contadini africani ad adottare la metodologia legata agli organismi geneticamente modificati”. Ma la vera intenzione delle multinazionali della biotecnologia, secondo Colombo, “è quella di far arrivare gli ogm in Europa, vero mercato interessante a causa del notevole giro d’affari legato al settore dell’agroalimentare. Rischio questo più che mai attuale visto l’abbassamento della soglia di contaminazione da ogm dello 0,9 per cento da poco approvata dalla Commissione europea”.
Edoardo Spera
(fonte:www.cbgnetwork.org)
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giovedì 8 gennaio 2009
Fotovoltaico: In Portogallo la centrale solare più grande d'Europa
L’impianto fotovoltaico è attivo solo da qualche giorno e già fornisce energia a più di 30 mila famiglie della regione meridionale di Alentejo, nel distretto di Moura. Il Portogallo è infatti lo stato che, durante l’anno, ha più ore di cielo terso in tutta Europa; la centrale è stata costruita su una superficie di 250 ettari nella valle di Baldio da Ferraríain, proprio in una delle zone più assolate dell’intero Paese.
Il progetto - costato 261 milioni di euro – è stato realizzato da Acciona, azienda spagnola leader nella fabbricazione di impianti e infrastrutture per le energie rinnovabili. Si tratta di una centrale a “girasoli”, simile a quella costruita in Italia ad Anzano del Parco, in Brianza, ma molto più grande.
L’impianto di Ameraleja funzionerà a pieno ritmo solo nel 2010, quando si prevede possa raggiungere, grazie ai 268mila pannelli fotovoltaici installati, una potenza di 64 MW, circa 12 volte maggiore rispetto alla principale centrale solare europea, che si trova in Germania e produce “solo” 5 MW.
Si stima che il funzionamento di questo impianto possa contribuire a una drastica riduzione dell’effetto serra, consentendo un risparmio di circa 152 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno.
Il distretto di Moura ha infine lanciato un progetto che coinvolge 8 Paesi europei, che sono Bulgaria, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Portogallo e Repubblica Ceca: si chiama Sunflower ed è volto a promuovere la diffusione e lo sviluppo delle energie rinnovabili in tutto il continente attraverso varie campagne di sensibilizzazione, naturalmente con il benestare dell'UE. Chiara Boracchi
(fonte:www.lifegate.it)
Con il nucleare, ridicolo risparmio energetico
''Ma quale diversificazione del mix energetico. Il nucleare non ci liberera' affatto dalle importazioni dall'estero e non abbassera' le bollette degli italiani''. Cosi' il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza commenta in una nota, le dichiarazioni rilasciate in un'intervista a ''Libero mercato'' dal ministro Scajola in merito alla crisi del gas e alla necessita' di riportare nel mix energetico italiano il nucleare.
Secondo uno studio del Cesi ricerche - ricorda la nota di Legambiente - anche costruendo 4 mega centrali Epr di terza generazione evoluta, da 1600 MW ciascuna, risparmieremmo appena 9 miliardi di metri cubi di gas all'anno, praticamente il contributo di un solo rigassificatore di media taglia.
''Su una questione di primaria importanza come quella energetica - aggiunge il presidente di Legambiente - i cittadini hanno il diritto di avere un'informazione corretta e non una serie di frasi ad effetto che non trovano rispondenza nella realta'. L'Italia non ha bisogno del nucleare ma di un serio programma di risparmio, efficienza e sviluppo delle rinnovabili, che garantirebbero realmente la riduzione delle importazioni e la diversificazione delle fonti. E a proposito di ridurre la dipendenza dall'estero - conclude Cogliati Dezza - chiediamo per l'ennesima volta al Ministro d'indicarci dove sono in Italia le miniere d'uranio, risorsa scarsa e che dovremo ugualmente importare''.
mercoledì 7 gennaio 2009
I MULINI A VENTO DEL NUOVO MILLENNIO

Ma vi rendete conto, altro che petrolio e centrali nucleari! Pannelli solari e pale eoliche = reddito ed energia elettrica garantita!

Ogni giorno perso dietro all'illusione nucleare, vuol dire importazione di petrolio e carbone da altre nazioni,crescente inquinamento, aumento del debito pubblico.
Noi viviamo in una nazione veramente fortunata; abbiamo delle regioni molto ventilate, utilissime per sfruttare l'energia eolica, altre sono ricche di geotermia, molte con un sole africano, senza parlare di quelle ricche di corsi d'acqua. Altre nazioni ci invidiano una tale ricchezza, eppure il governo fa annunci deliranti, sulla costruzioni di centrali nucleari, quando fino ad oggi, manco siamo riusciti a smantellare quelle dismesse! Cose da pazzi.
C'è poi qualcuno, che dice che le pale eoliche sono antiestetiche, ma a parte che sicuramente non esplodono e non emettono radiazioni letali,quale secondo voi, è la più antiestetica? Confrontate le foto!
Eolico: Molise energia sempre più “verde"

Con la nuova energia dal vento nei comuni di Frosolone-Macchiagodena (Isernia) e Civitacampomarano (Campobasso) si possono soddisfare i consumi annuali di circa 38.500 famiglie, evitando l’emissione in atmosfera di 78mila tonnellate di CO2
Entrano in esercizio gli impianti eolici di Enel Green Power di Acquapruzza 2 - il più grande realizzato nel 2008 dal Gruppo Enel -e Monterosso, entrambi in Molise. Il campo eolico di Acquapruzza 2 sorge in un’area a cavallo tra i Comuni di Frosolone e Macchiagodena, in provincia di Isernia, quello di Monterosso nel comune di Civitacampomarano, in provincia di Campobasso.
In Molise energia sempre più “verde”
Energia eolica
TUTTO SUI nuovi impianti sono costituiti da 42 pale eoliche, per una potenza installata totale di 39 MW. La produzione attesa è di circa 88 milioni di kilowattora all’anno. Gli impianti messi in marcia nella regione si aggiungono a quello di Frosolone 1 che è stato rinnovato nel 2006.
Insieme i tre impianti contano 50 aerogeneratori, per una potenza di circa 46 MW: produrranno a regime 105 milioni di kilowattora, capaci di soddisfare i consumi annui di 38.500 famiglie – più di quanti siano tutti gli abitanti di Isernia e oltre 2 terzi di quelli di Campobasso – evitando l’emissione in atmosfera di 78mila tonnellate di CO2, gas serra ritenuto tra i principali responsabili del cambiamento climatico.
Con questi avviamenti, i sesti di campi eolici nel 2008, Enel Green Power ha aumentato di quasi il 21% la potenza eolica installata rispetto al 2007: oggi in Italia ammonta quindi a 381 MW, mentre all’estero sono 677 i megawatt installati.
(Articolo tratto da: www.diariodelweb.it)
martedì 6 gennaio 2009
Il sogno nucleare turco diventerà un incubo?

Con questo articolo, si può facilmente capire quali e quanti sono gli interessi che ruotano in torno al nucleare. La gente non le vuole le centrali nucleari!!! Ma i governi pseudo democratici, come il nostro e quello turco, ignorano il popolo e pensano solo ai LORO interessi!
Tre mesi dopo il fallimento della gara d´appalto per il nucleare turco, il ministero per l´energia atomica di Ankara ha annunciato che l´offerta nucleare russa è quella che comprende i migliori criteri tecnici.
La "gara" per la costruzione della prima centrale nucleare turca è stata poco più di una farsa: l´unico partecipante è stato un consorzio formato dal capofila Atomstroyexport, un´impresa statale russa, insieme a Inter Rao e Turkish Park Teknik.
La gara è stata valutata come deludente da parte di molti analisti del settore nucleare, visto che un certo numero di società straniere e turche, dopo aver mostrato interesse, si sono ritirate lasciando campo libero al consorzio russo che dovrebbe costruire tre centrali nucleari in Turchia per 4.000 megawatt totali, che dovrebbero ridurre del 25% le importazioni di energia.
Per Greenpeace, la Turchia «Con questa decisione, è riuscita a contraddire uno dei pochi criteri fissati all´inizio, come quello che la tecnologia doveva essere stata "provata". Infatti avevano redatto un intero capitolo dedicato alla spiegazione di come la tecnologia avrebbe dovuto essere "provata" in altri Paesi. Tuttavia quando hanno ricevuto una sola offerta hanno deciso di cestinare i propri criteri e approvare un prototipo. Quale sarà la garanzia per il popolo della Turchia, se le loro autorità di regolamentazione nucleare non si sentono obbligate a seguire i propri criteri?».
Secondo gli ambientalisti la gara d´appalto è stata fatta contro il diritto alla concorrenza; la licenza per costruire l´impianto nucleare di Akkuyu è stata data addirittura 40 anni fa, in assenza di importantissime analisi sul rischio sismico che in Turchia è fortissimo, tanto che oggi quella concessione non potrebbe essere data; l´Agenzia turca per l´energia atomica contraddice i propri criteri, anche perché uno dei motivi per chiedere di costruire centrali nucleari in Turchia è stato quello di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia.
«Quindi – chiede Greenpeace – cosa ha pensato il ministro dell´energia della Turchia, Hilmi Guler? Beh, non siamo sicuri che abbia una risposta pronta a questa domanda. Tuttavia, se riuscirà ad ottenere di versare il primo cemento versato a Akkuyu, avrà sicuramente decenni a pensarci».
In Turchia l´avventura nucleare era stata bloccata dalla catastrofe di Cernobyl che ha avuto forti ripercussioni anche nel Paese con un aumento di casi di cancro, ma nel 2006 il governo islamico del Partito della Giustizia e dello Sviluppo ha ridato vita all´ammuffito programma nucleare scatenando una serie di manifestazioni di protesta (nella foto) nei 7 siti scelti come possibili aree nucleari e nelle città vicine.
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lunedì 5 gennaio 2009
Solare: al via il primo villaggio solare - Drake Landing Solar Community

Gli esempi reali ci sono, basta solo applicare i principi su vasta scala. Cosa stiamo aspettando, il costoso ed assurdo nucleare di Berlusconi!!??
La necessità di modificare il nostro sistema energivoro verso un minor consumo di carbonio, rende quanto mai più necessario il potenziamento del settore delle energie rinnovabili.
In Canada è nata da poco la più grande comunità solare di tutto il Nord America, una rete integrata di 52 diversi caseggiati a Okotoks, nello stato dell'Alberta (Canada Occidentale), dove l'installazione di ben 800 pannelli solari termici permette di soddisfare gran parte della richiesta di energia primaria dell'intera comunità.
Il progetto è stato portato a termine lo scorso 21 giugno, ed ora la Drake Landing Solar Community funziona a pieno regime e con ottimi risultati sia per quanto riguarda il risparmio energetico che la riduzione di emissioni di anidride carbonica. I pannelli solari, installati sui tetti di 52 case, sono stati disposti in rete, per formare un sistema integrato, con il quale sono in grado di conferire l'energia termica acquisita soprattutto durante il periodo estivo (in una tipica giornata estiva sono in grado accumulare circa 1,5 megawatt) a un unico accumulatore sotterraneo.
L'energia così accumulata, grazie ad un nuovo sistema in grado di ridurre quasi al minimo gli sprechi, disperdendo solo una minima quantità di energia, viene rilasciata quando inizia la luce solare non è più sufficiente a soddisfare la richiesta energetica, cosicché, in pieno inverno, il sistema riesce a soddisfare il 90% dell'energia termica richiesta dalle 52 famiglie che formano la comunità.
L'intera comunità, per ottimizzare il risultato finale, ha inoltre adottato una serie di pratiche ambientali certificate dal programma statale Built Green Alberta: risparmio energetico, riduzione dei consumi elettrici e così via.
Il risultato finale è di buon auspicio: le emissioni di carbonio equivalente per famiglia nella comunità sono comprese tra 1 e 2 tonnellate per anno, contro la media delle 6 o 7 tonnellate delle altre famiglie di Okotoks; inoltre il risparmio annuale della comunità non va oltre le 250 tonnellate di carbonio equivalente.
(Daniele Taburni)
(fonte:www.ambientenergia.info)
domenica 4 gennaio 2009
Video: Questo governo non vuole imparare...Lezione sul PIL di Robert Kennedy
Appena ho visto questo video ho pensato: Ma guarda un pò, che non c'è da inventare niente! Basterebbe imparare dalle scelte vincenti del passato, ed invece, non solo non le si guarda, ma si va addirittura controcorrente! è veramente incredibile, come è possibile una simile cecità? Questo tipo di politica scellerata, ci porterà presto alla rovima collettiva; dobbiamo con urgenza fare qualcosa, la nostra, seppur piccola parte, per cambiare le cose, prima che sia troppo tardi!
«Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale
soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico,
nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né
i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo.
Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e
le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei finesettimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni
per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che
valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con
la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli
equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare
quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro
educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza
della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra
saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al
nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente
degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere
americani.»
Robert kennedy
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venerdì 2 gennaio 2009
Pellicole plasmoniche
Nanoparticelle di metallo: la scommessa olandese per migliorare la capacità di foto-assorbimento da parte delle celle fotovoltaiche a film sottile.
Nella corsa allo sviluppo di eco-tecnologie capaci di rispondere economicamente all’attuale domanda energetica una mano importante potrebbe ora giocarla lo studio condotto in seno al FOM Institute for Atomic and Molecular Physics di Amsterdam, dagli scienziati Kylie Catchpole e Albert Polman.I due ricercatori hanno studiato infatti un nuovo approccio nella creazione delle celle solari, basato sulla deposizione di particelle nanoscopiche di metalli nobili su un substrato dielettrico, al fine di aumentarne le capacità di foto-assorbimento. La chiave di questa nuova ricerca è la creazione di un piccolo elettro-disturbo chiamato “plasmon superficiale”, ovvero onde elettromagnetiche prodotte dagli elettroni liberi nelle superfici metalliche quando colpiti da onde evanescenti. Difatti, la luce del sole incidente su una porzione di metallo provoca la formazione di onde concentriche di elettroni che si irradiano superficialmente come le increspature nell’acqua di uno stagno quando si getta un sasso. Quando si utilizza un sottile strato di nanoparticelle metalliche i raggi luminosi in entrata possono provocare una vibrazione che a sua volta determina una diffusione più efficace della luce, migliorando di conseguenza l’efficienza della cella stessa.Inoltre, secondo quanto riporta lo studio, la variazione di dimensioni e composizione delle particelle, permetterebbe di migliorare il foto-assorbimento anche per quelle frequenze luminose a basse prestazioni.
Il lavoro condotto da Catchpole e Polman ha mostrato di incrementare di 10 volte l’efficienza di cattura per le frequenze intorno all’infrarosso. “Sono convito che tra tre anni circa assisteremo all’utilizzo di plasmon superficiali nella generazione fotovoltaica”, ha affermato Catchpole, attualmente impegnato in un nuovo gruppo di studio su questa tecnica presso l’Australian National Universit. “Un importante punto a favore delle pellicole plasmoniche è che possono essere applicate a qualsiasi tipo di cella solare”, incluse quelle standard in silicio o i film sottile di ultima generazione. Nello studio, ora pubblicato su un numero speciale della rivista Optics Express, i due autori fanno anche notare come la litografia soft, metodo già disponibile per il nanopatterning, sia un sistema relativamente semplice ed economico per realizzare un disegno metallico nano strutturato, non incidendo in maniera eccessiva dunque sul costo di produzione.
(fonte:www.rinnovabili.it) Continua...
giovedì 1 gennaio 2009
Sessanta minuti per la terra- Heart hour 2009
Riporto anche qui un post che ho già inserito in http://attentialweb.blogspot.com perchè è un' iniziativa molto interessante, a cui dovremmo partecipare proprio tutti; Tra l'altro non costa niente farlo, anzi, si risparmia pure!
Se non vogliamo trovarci una centrale nucleare vicino a casa, dobbiamo imparare a risparmiare energia.
Di: Andrea Drudi
L'iniziativa del Wwf a favore del clima che prevede lo spegnimento delle luci su tutto il pianeta sabato 28 marzo tra le 20.30 e le 21.30. L'obiettivo della campagna è raggiungere oltre un miliardo di persone in mille città.
L' Earth hour 2009, l'evento globale organizzato dal Wwf, è un'iniziativa a favore del clima che prevede lo spegnimento delle luci del pianeta sabato 28 marzo tra le 20.30 e le 21.30. Sono già 74 le grandi città che hanno dato la propria adesione in 62 Paesi del mondo, da Mosca a Las Vegas, da Oslo a Singapore e Istanbul. E in Italia hanno già aderito 70 tra piccoli e grandi Comuni. L'appello parte da Venezia, città simbolo del cambiamento climatico nel nostro Paese, che ha lanciato l'evento con un video-messaggio del sindaco Massimo Cacciari.
«L'emergenza ambientale è reale - ha affermato Cacciari - non sono grida d'allarme, ma i risultati di indagini scientifiche che ormai tutti dovrebbero conoscere. E i grandi mutamenti climatici minacciano Venezia e altre città che danno sul mare assai più di altri centri. Per questo Venezia deve essere protagonista di questa battaglia e aderisce con convinzione a Earth hour. Il 28 marzo l'intera città, spero non soltanto gli edifici pubblici, spegnerà le luci per ricordare a tutti la
situazione drammatica in cui ci troviamo».
Altre città parteciperanno tra cui Milano, Palermo, Genova, Trento e il numero è destinato a crescere ogni giorno. Una partecipazione globale e sempre più corale, che risponde all'ambizioso obiettivo della campagna 2009 di raggiungere oltre un miliardo di persone in mille città di tutto il mondo, tra singoli cittadini, imprese, istituzioni e governi. Earth hour vuole dimostrare l'esistenza di un'unione d'intenti senza precedenti ed è un appello globale per il clima perché i leader della Terra arrivino al più presto a un nuovo accordo globale per combattere il cambiamento climatico.
Questa campagna, iniziata a Sydney nel 2007 come iniziativa di sensibilizzazione, nei due anni scorsi è cresciuta in maniera esponenziale e gli obiettivi diventano sempre più ambiziosi. Il prossimo anno Earth hour farà di nuovo il giro del mondo, visto le città che hanno già aderito: Mosca, Los Angeles, Las Vegas, Londra, Hong Kong, Sydney, Manila, Oslo, Varsavia, Lisbona, Singapore, Istanbul, Città del Messico, Toronto,Dubai e Copenaghen spegneranno le luci dei monumenti, edifici e luoghi più importanti e riconoscibili del pianeta, le torri più alte dei diversi continenti come la Burj Dubai, la più alta del mondo, la CN Tower di Toronto, la Fe-deration Tower di Mosca, la Sky Tower di Auckland, monumenti come l'Opera House di Sidney e luoghi simbolo come la Table Mountain africana, emblema della Città del Capo. Ha aderito all'iniziativa anche il «C40 Large cities climate leadership group» che riunisce le principali città del mondo impegnate per la riduzione dei gas serra. «Earth hour è una grande opportunità per tutti, per dire in maniera forte e chiara che li stanno guardando e si aspettano un'azione concreta» ha dichiarato Jim Leape, direttore generale del Wwf internazionale. «Gli eventi recenti hanno mostrato che in un periodo di crisi come questo il mondo può essere unito. La crisi economica globale è la dimostrazione che una decisiva azione multilaterale da parte dei potenti della Terra è possibile» ha sottolineato Andy Ridley, direttore esecutivo dell'Earth hour globale. Secondo il direttore scientifico del Wwf Italia Gianfranco Bologna: «Spegnere le luci del mondo serve per accendere la strada della "nuova rivoluzione industriale" Il mondo deve cambiare rotta e avviare rapidamente un'economia a carbonio zero. Non c'è tempo da perdere e nel cosiddetto "Anno del clima" questo evento segnerà un altro momento importante per dare un segnale ai governi di tutto il mondo».
(fonte: notizie verdi n.237\2008)
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