domenica 29 marzo 2009

Ecco le case a bolletta zero


In Toscana realizzate 20 abitazioni riscaldate e raffreddate con l’energia della terra.
FOLLONICA (Grosseto) – Venti appartamenti di 85 metri quadrati con giardino e box auto. Saranno inaugurati martedì 31 marzo a Follonica, in provincia di Grosseto, e avranno un record: saranno i primi in Italia a funzionare con l’energia della terra e chi li abiterà non pagherà neppure una lira di bolletta e avrà il riscaldamento gratuito durante tutta la stagione fredda e l’aria condizionata, anch’essa a costo zero, in estate. Le case «a bolletta zero» utilizzano infatti la così detta «geotermia a bassa entalpia», ovvero l’energia che viene sprigionata naturalmente dalla terra e può essere canalizzata nel riscaldamento della casa utilizzando particolari sonde. Il progetto è stato realizzato dallo studio Ecogeo di Siena e dalla Cooperativa edile l’Avvenire di Follonica. Gli appartamenti sono costati 255 mila euro l’uno, un prezzo perfettamente in linea con il mercato.

LA TECNOLOGIA - Il calore naturale della terra viene catturato grazie a una tecnica particolare. «Si trivella il terreno per un centinaio di metri – spiega Giacomo Biserni, geologo dello studio Ecogeo - e poi si utilizzano sonde dal diametro massimo di 15 centimetri collegate alla centrale termica. Infine il calore viene spinto nelle serpentine collocate sotto il pavimento. Queste ultime riscaldano l’ambiente senza spendere una lira di bolletta energetica». La cosa più interessante dell’impianto è la doppia funzione. In estate, infatti, si trasforma in un ottimo refrigeratore per raffreddare la temperatura di ogni stanza. Insieme all’uso della geotermia a bassa entropia, i tecnici hanno utilizzato anche impianti fotovoltaici. Per rendere però fattibile una totale autarchia energetica i costruttori hanno impiegato materiali particolari. Come speciali mattoni ad alta efficienza energetica, isolanti naturali per il tetto e le pareti. Costi elevati, dunque? Macché, l’appartamento è stato venduto a un prezzo assolutamente in linea a quello del tradizionale mercato. La costruzione di appartamenti «a bolletta zero» non è solo una scommessa ecologica, ma puree un modo per rilanciare il mercato edilizio contratto anch’esso dalla crisi internazionale.
(fonte:www.corriere.it)
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sabato 28 marzo 2009

Di Pietro: Non c'e' futuro nel nucleare


"Non c'e' futuro nel nucleare": Antonio Di Pietro commenta cosi' l'intervista fatta per il suo blog a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia.
"Il governo Berlusconi - aggiunge Di Pietro - ci allontana dal vero sviluppo energetico di cui abbiamo bisogno e ci spinge su binari lontani dalle energie rinnovabili, unica vera opportunita' nei prossimi decenni. Alle elezioni europee di giugno torniamo in Europa, con le energie rinnovabili".

"La verita' - afferma infatti il rappresentante di Greenpeace - e' che dobbiamo avere chiaro tutti che il nucleare e' un settore in forte crisi, che non e' stato cancellato dagli ecologisti, ma e' stato cancellato dal mercato e dal fatto che dopo 60 anni i costi sono cresciuti invece che diminuire, e soprattutto tutti i problemi, dalla gestione delle scorie ad avere oggetti intrinsecamente sicuri, non sono stati risolti".

"Siamo di fronte ad una tecnologia che e' in crisi, richiede molti soldi laddove il mercato e' stato liberalizzato, e soprattutto questo dibattito rischia di farci perdere il treno delle rinnovabili e dell'efficienza. Questi quattro reattori proposti dal governo, se mai verranno fatti, produrranno circa 42-45 miliardi di kW/h: gli obiettivi europei per le rinnovabili, solo nel settore elettrico, sono di 50 miliardi in piu' al 2020, e se guardiamo anche all'efficienza, cioe' sostituire le apparecchiature con cui utilizziamo l'energia con apparecchiature piu' efficienti, il potenziale tecnico e gli obiettivi sarebbero nell'ordine dei 100 miliardi.

Fonti rinnovabili ed efficienza hanno un potenziale triplo rispetto al nucleare e dal punto di vista occupazionale almeno 10 volte di piu"', conclude Onufrio.
(fonte:www.rainews24.rai.it)
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giovedì 26 marzo 2009

Le energie rinnovabili: il rimedio contro la crisi


Di: Mario Pasquali
L'attuale situazione economica potrebbe essere la svolta verso un nuovo sistema produttivo sostenibile
Il collasso di un sistema economico non è solo un segnale della sua insostenibilità, ma può diventare anche un’opportunità di cambiamento, un punto di svolta nell’adozione di nuove vie di produzione e di concezione della ricchezza.
Il calo del PIL mondiale, da tutti paventato come una sciagura, potrebbe fare meno paura se fosse spiegato per quello che è: principalmente un calo dei consumi che sono parte integrante di questa grandezza. Una misura di grandezza “strana” che considera il consumo come indice di ricchezza e benessere, trascurando elementi che concorrono ad aumentarli come la qualità ambientale e i servizi sociali.
Minori consumi dovuti sicuramente alla mancanza di liquidità di molte persone, ma anche alla rinuncia al superfluo; un riflusso del consumismo che sicuramente non può danneggiare il mondo.

I risparmi cominciano a verificarsi laddove i costi sono più alti, in primis l’energia e il riscaldamento: Nicola Armaroli, dell’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività (Isof) del Cnr di Bologna, ha spiegato recentemente come «per risparmiare sarebbe opportuno rendere gli edifici più efficienti dal punto di vista energetico mediante isolamento termico», aggiungendo che «dovrebbero essere sostituiti i vecchi impianti con caldaie a condensazione che sfruttano e non disperdono il calore dei processi di scarico».
Il ricercatore ha poi sottolineato come i pannelli fotovoltaici possano già ora generare elettricità sufficiente per il consumo domestico e come il solare termico sia il sistema migliore per scaldare l’acqua risparmiando energia. In questo modo si perseguirebbero allo stesso tempo gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti e di risparmio economico.

La conferma di queste parole arriva da uno studio condotto dall’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano presentato la scorsa settimana, secondo il quale il solare fotovoltaico in Italia è destinato a crescere fino all’installazione di 600 Mw di potenza nel 2010, candidandosi a raggiungere il terzo posto della classifica europea.
Stando alla ricerca, il mercato del fotovoltaico vale circa 1 miliardo di euro, con un’equa ripartizione delle installazioni tra comparto residenziale, industriale e commerciale; «uno studio dell’International Energy Agency stima che, se coprissimo tutti i tetti disponibili con i pannelli fotovoltaici, l’Italia potrebbe soddisfare il 45% del suo fabbisogno», spiega Gianni Chianetta, presidente di Assosolare.

In Germania, dove le energie rinnovabili sono parte integrante del sistema economico e di quello culturale, sempre più piccole e medie aziende considerano le nuove tecnologie settori commerciali altamente produttivi, e non solo una “campagna di marketing”. Anche i grandi fornitori di energia come la EnBW SpA investono con sempre maggiore convinzione in nuovi progetti ed impianti.

Le energie rinnovabili non forniscono solo alternative in difesa del clima, ma contribuiscono in maniera decisiva a sviluppare l’economia; infatti, stanno attraversando malgrado la crisi economica, o forse grazie a essa, un momento di slancio confermando in questo modo le attese e le previsioni positive sul nuovo business del XXI secolo.

L’esempio più eclatante, però, di come questa crisi possa essere un’opportunità di cambiamento del sistema economico è il programma energetico di Barack Obama il quale sostiene una politica rivolta al business eco-sostenibile per rilanciare gli Stati Uniti e uscire dalla crisi economica mondiale.

Se anche i maggiori produttori di CO2 e consumatori di combustibili fossili a livello globale decidono di cambiare rotta (almeno così sembra e si spera) un motivo ci sarà: la speculazione sul prezzo del petrolio, palese nel 2008 con il picco di 147 dollari al barile raggiunto in estate, è forse l’indicatore principale di un sistema che “produttivamente” non si regge più sulle sue gambe.
Il ricorso all’energia rinnovabile riduce le emissioni inquinanti, ma allo stesso tempo sviluppa nuovi settori economici che creeranno nuovi posti di lavoro (5.000.000 ha promesso Obama) e rilanceranno l’economia in recessione.

Piuttosto che accanirsi con aiuti e palliativi dal breve orizzonte, spesso sostenuti dagli speculatori di ultima generazione che vedono nella crisi l’opportunità di ricevere soldi “gratuiti” dallo Stato, sarebbe bene rendersi conto che se un sistema finanziario drogato dalla speculazione e un’economia che ha prosperato su di essa cominciano a scricchiolare forse è arrivato il momento di cambiare, soprattutto la mentalità che ha sorretto questo sistema.

Anche perché, continuando a parlare di crisi andrà a finire che ci si crederà davvero.
(fonte:www.voceditalia.it)
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mercoledì 25 marzo 2009

Resta un sogno il nucleare di quarta generazione


E'difficilissimo quantificare la spesa finale, che resta comunque pesantissima tanto che gli investìtori considerano l'atomo un 'operazione ad alto rìschio
Di:ANTONIO CIANCIULLO
La possibilità di domare in modo pacifico l'energia scatenata dalla scissione dell'atomo ha una data indicativa che coincide con il centesimo anniversario della versione devastante della potenza nucleare, la prima bomba atomica. Al momento le previsioni per la realizzazione dei reattori di quarta generazione, i primi a risolvere IL problema delle scorie e a fare un salto qualitativo nelle garanzie di sicurezza, indicano un periodo di 20 — 30 anni, ma chi ha esperienza nel settore prevede che i tempi possano allungarsi.
In ogni caso un po' prima della metà del secolo questi reattori potrebbero vedere la " luce. E intanto? I sostenitori delle centrali atomiche parlano di "rinascimento nucleare", ' ma i numeri attuali e le previsioni dell'Iea (International Energy Agency) raccontano uno scenario diverso. Il grafico dei nuovi reattori collegati ogni anno alla rete ha un andamento a piramide. Parte con numeri simbolici alla fine degli anni Sessanta, si attesta trai 15 e i 20 reattori tra il 1971 e il 1982, sfonda il muro dei 30 nel biennio83-84, poi decresce rapidamente e finisce per oscillare attorno ai 5.
«Un settore con un andamento come questo va considerato moribondo, altro che rinascimento», ha osservato Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace, nel convegno Ener-gethica, alla fiera di Genova. «II lancio dell'energia -.-nucleare è avvenuto con
fondi pubblici: alcuni Stati hanno scelto questa strada per ammortizzare i costi sostenuti per dotarsi di un arsenale nucleare. Ma da 30 anni la liberalizzazione ha bloccato gli inve-s t Ì m e n t i . Nemmeno Bush è riuscito a resuscitare il nucleare pur introducendo forti incentivi:
__ 1,8 centesimi
al chilowattora per i primi 6 mila megavvatt, fondi assicurativi statali per coprire le perdite dovute a ritardi nella costruzione e fondi a tasso agevolato. Non è servito a niente: i privati considerano l'atomo un investimento a rischio».
Anche ì costi delle nuove centrali, quelle di terza generazione, non sono facili da definire. Si è partiti da una stima di 3 miliardi di euro, ma l'unica in stato avanzato di costruzione, in Norvegia, ha costretto a rivedere i conti in maniera drastica. Ad oggi la stima è già cresciuta di 1,7 miliardi di euro a causa dei ritardi e Wulf Bemotat, ca-po della tedesca E.On, nel maggio scorso ha dichiarato al Times online di prevedere fino a 6 miliardi di euro per costruire

un Epr (una centrale di terza ge-nerazione) in un sito esistente, escludendo dal conteggio la cifra necessaria allo smantellamento del vecchio reattore.
La costruzione della centrale finlandese di Olkiluoto da 1.650 megawattè stato possibile per-
ché i problemi di finanziamento sono stati aggirati dalla costituzione di un consorzio, incoraggiato dal governo, tra grandi aziende che si sono impegnate a comprare l'energia che un giorno verrà prodotta dalla centrale a prescindere dalla
convenienza del prezzo del chilowattora nucleare in quel momento: una sorta di pre acquisto, una decisione politica che ha sbloccato l'impresa. Ma i ritardi determinati da una lun-ga serie di «non conformità al progetto» (dal cemento inade-
guato alle saldature irregolari) stanno rimettendo in discussione quell'accordo. Il costruttore francese Areva, spinto an-che da una sìtuazione finanziaria precaria, ha minacciato di chiedere in tribunale 2 miliardi di euro di danni all'azienda fin-
landese TVO per non aver messo in pratica un accordo per sollecitare i lavori di costruzione La TVO ha risposto minacciando di chiedere 2,4 miliardi di danni allaArevo peri ritardi.
Piuttosto incerto anche il costo di una centrale da mille megawatt. Sono 2,5 miliardi di euro secondo l'Enel, Per l'ÈOn si arriva a 3,5 miliardi. Secondi Moody*s è più realistica la cifri di 5,8 miliardi. Per l'americani Florida L&P si sale fino a 6,1. «I problema è che la crisi finanziaria ha finito per peggiorare una situazione già estremamente critica per il settore nucleare», osserva Nicola Armarolì, ricercatore del Cnr e coau tore del libro «Energia per l'astronave Terra». «Negli ultim 30 armi oltre la metà dei finan ziamenti concessi dai govern alla ricerca energetica sono andati al nucleare, ma non è bastato. Analizzando i costi di un; centrale a fissione si vede infatti che le principali voci sonoil57 per cento per il capitale e il finanziamento, il 25 per centc per l'operatività, il 13 per centc per il combustibile. In queste condizioni i ritardi "incidono pesantemente sui costi dell'opera portando l'insicurezza finanziaria dell'impresa a livelli che erano considerati troppo alti già prima della stretta credi-tizia».
Inoltre lo sviluppo dell'energia nucleare, incidendo solo sulla frazione elettrica dei consumi, non basta per uscire dalla dipendenza dal petrolio. Anzi, continua Ar-maroli, il caso della Francia mostra Top-posto: la Francia ricava il 78 per cento dell'elettricità dal nucleare, l'Italia zero; eppure i nostri vicini consumano più petrolio di noi.
«I! problema non è tanto aumentare la produzione di energia elettrica, quanto renderla più flessibile e più efficiente», aggiunge Aldo Iacomelli, docente di ener-
gìe rinnovabili all'università diPisa. «E'vero che -importiamo energia nucleare dalla
Francia ma è _
anche vero che
in alcuni orari rivendiamo alla Francia elettricità che deriva da centrali a ciclo combinato. E la curva dì crescita delle fonti rinnovabili indica un futuro legato all'energia del sole».
Infine il capitolo scorie. In Italia sono stati prodotti oltre 30 mila metri cubi di rifiuti radioattivi (calcolando anche gli impieghi medici e di ricerca). Una parte di questa massa di materiale radioattivo è stoccata in Italia in centri pubblici e privati. Ma 7 mila tonnellate di rifiuti ad alta e media attività radioattiva che erano state inviate per il riprocessamento al centro di SeUafield (nel Regno Unito) dovranno tornare a casa, e—ovviamente—non hanno un posto.
(fonte.mail ricevuta)
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sabato 21 marzo 2009

Le lobby del nucleare spaventate dallo sviluppo dell'eolico


Un mondo che fonda il soddisfacimento delle sue esigenze energetiche sulle fonti rinnovabili è un mondo in cui gli le grandi aziende del nucleare, che vivono tutte sull'assistenzialismo di Stato, sarebbero costrette a chiudere.

Cosi', pur di prevenire l'incubo di uno sviluppo "eccessivo" delle fonti rinnovabili, la francese Edf e la tedesca E.On, hanno iniziato a battersi, senza troppe cautele, contro i piani del governo britannico per lo sviluppo dell'energia eolica.

Se già era poco digeribile la stima svolta nel 2008 dal governo che, entro il 2020, il 30% dell'intera produzione energetica nazionale sarebbe stata garantita da energie rinnovabili (in primis eolico, ma anche solare, biocarburanti e biomassa),
l'ultimo studio del Dipartimento dell'energia è stato un autentico colpo al cuore (o meglio, al portafogli).

Secondo il Dipartimento dell'energia, grazie ai nuovi piani per lo sviluppo dell'eolico offshore, gli obiettivi inizialmente tracciati dal governo saranno abbondantemente superati. Entro il 2020, secondo il Dipartimento dell'energia, tutto il fabbisogno energetico delle famiglie britanniche sarà soddisfatto dall'eolico offshore. Con il contributo energetico delle altre fonti rinnovabili, al nucleare residuerebbe un ruolo limitato al completamento del bilanciamento dell'offerta nel solo settore industriale. Ed in prospettiva, con ulteriori investimenti nel settore delle rinnovabili, le centrali inglesi si ritroverebbero con l'essere fonti energetiche non solo costosissime, ma anche sostanzialmente superflue.

Le lobby del nucleare hanno preso molto sul serio i nuovi dati del Dipartimento dell'energia ed hanno denunciato il "pericolo" che i piani "eccessivi" del governo sul terreno della diffusione dell'eolico mettano a repentaglio la costruzione di "nuove centrali".

La E.on., temendo il peggio, ha deciso di entrare anche in alcuni progetti governativi sull'eolico che la stessa compagnia aveva giudicato, solo pochi mesi prima, come "irrealistici" e "troppo costosi".
(fonte:www.sostenibile.blogosfere.it)
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lunedì 16 marzo 2009

Marco Bersani: Il nucleare è il modello produttivo più costoso


di Emanuele Bigi
Sembra un eco-thriller o horror tanto gettonati dagli studios hollywoodiani, invece si tratta di realtà, o meglio di realtà italiana. A più di vent’anni dal referendum che ha sancito la fine del nucleare (era il 1987) in Italia ritorna la minaccia.
Berlusconi ha recentemente firmato un accordo con la Francia di Sarkosy, a breve si sceglieranno le località dove verranno costruite le centrali “evolute” di terza generazione. Ma perché invece di guardare al futuro gli voltiamo le spalle? Perché il mondo occidentale parla di energie rinnovabili e noi ci riaffacciamo sul nucleare? A dare le risposte a queste e ad altre domande sarà Marco Bersani, socio fondatore di A.T.T.A.C. Italia, e autore del libro Nucleare: se lo conosci lo eviti (edizioni Alegre).

Invece di andare avanti torniamo indietro di vent’anni.
“Non solo, ma con le stesse motivazioni di vent’anni fa. Si sono dette una serie di bugie. Il nucleare non può essere l’energia del futuro, ha più di cinquant’anni e copre circa il 16% della produzione elettrica mondiale. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica stima che il contributo scenderà fino al 13%, per un motivo: le centrali hanno una durata limitata di 25 anni. Dunque da qui al 2015 bisognerebbe aprire 60 impianti nuovi e 192 entro il 2025, non accadrà mai anche perché entro il 2035 l’uranio sarà esaurito”.

Allora perché l’Italia si è imbarcata in questo avventura?
“Bisogna rispondere a una serie di lobby industriali che hanno investito molto intermini di ricerca, ora è necessario ammortizzare i costi”.

Quanto costa costruire un impianto?
"Il nucleare è il modello produttivo più costoso. Per dare un quadro generale, si stanno costruendo tre reattori di terza generazione, i cosiddetti EPR, due in Francia e uno in Finlandia. In Francia è stata bloccata nei mesi di maggio e ottobre per la violazione di una serie di norme di sicurezza, doveva essere attivato nel 2009 invece si dovrà aspettare il 2011 e i costi da 3,2 miliardi di euro sono passati a 4,5. In Finlandia non solo si è accumulato un ritardo di quasi tre anni e superato un costo di 5 miliardi di euro, ma i due costruttori si stanno facendo guerra in tribunale”.

E poi c’è il problema delle scorie.
“Nessuno al mondo ha risolto questo problema. Per dare un’idea della situazione: 1 grammo di plutonio perde la sua radioattività in 250 mila anni”.

Il ministro Scaiola dice che con il nucleare si ridurrà l’inquinamento e gli italiani pagheranno meno la bolletta.
"Il nucleare serve a produrre energia elettrica quindi non vengono ridotte le emissioni causate dal petrolio, se è vero che gli impianti non emettono CO2 è altrettanto vero che un KW prodotto attraverso tutta la filiera nucleare corrisponde a un KW prodotto attraverso il gas. Non lo dico io ma il Massaciusset Tecnology Institute. Quanto alla bolletta, noi italiani stiamo continuando a pagare la voce “Oneri nucleari” dovuto al mancato guadagno dell’Enel dopo il referendum dell’’87. finché l’Enel era dello Stato si poteva pure capire, ma oggi stiamo pagando degli azionisti privati e non si capisce perché”

Perché siglare un accordo con la Francia?
"La Francia ci vende energia a basso costo perché è in uno stato di sovrapproduzione. L’energia nucleare non è modulabile, cioè una centrale non può essere spenta e riaccesa come una lampadina, deve produrre in continuazione, ecco che il paese di Sarkosy, nucleare per eccellenza, sovraproduce".

Di fronte a questo ritorno del nucleare i cittadini si faranno sentire.
“È legittimo parlare di nucleare anche a distanza di vent’anni, non è legittimo riportarlo sul territorio senza interpellare i cittadini".
(fonte:www.spettacoli.tiscali.it)
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domenica 15 marzo 2009

Energia nucleare pulita del Professor Fabio Cardone



L’ENERGIA NUCLEARE PULITA ESISTE, ma i politici non vogliono farvelo sapere!
Come voleva dimostrarsi! Di metodi per produrre energia pulita e a basso costo, ve ne sono molti e questo è l'ennesimo, ma volete mettere, in quanti ci mangiano in una mega centrale nucleare!!??


Ultimamente abbiamo avuto tutti modo di sentir parlare del problema energia dai media nazionali e soprattutto dai vari politici di ogni razza e specie.
Il problema è che nessuno di questi si è mai preoccupato di far sapere agli italiani la cosa più importante e cioè che l’energia pulita al 100% non è più un sogno, ma è una realtà a portata di mano.
Il Professor Fabio Cardone, noto esperto di energia nucleare a livello mondiale, assieme alla sua equipe di scienziati, per conto del C.N.R. sono riusciti a produrre energia nucleare priva di radiazioni e di qualsiasi rischio per la salute dell’ambiente.

In sintesi si tratta di ricavare energia dal cloruro di ferro (molto abbondante in natura), attraverso un bombardamento ultrasonico.
Ma c’è di più!

Sempre con questa tecnologia, il Professore e la sua straordinaria equipe, hanno testato il funzionamento del reattore ultrasonico sostituendo il cloruro di ferro, con delle scorie nucleari, ovvero con il materiale radioattivo prodotto dalle varie centrali nucleari. Ebbene la cosa straordinaria aver sottoposto queste scorie al bombardamento ultrasonico, tale materiale HA PERSO LA SUA RADIOATTIVITA’…

Probabilmente nessuno di noi è in grado di rendersi conto di quanto sia rivoluzionaria questa scoperta e a quali sbocchi potrebbe portare. Basti pensare a quanto sarebbero disposti a pagare i vari stati per farci smaltire le loro scorie nucleari, con le quali noi potremmo contemporaneamente produrre energia e nel frattempo ripulire l’ambiente.

Scusate se è poco…

Evidentemente però è davvero poco. Già perchè a quanto pare l’esperimento è perfettamente riuscito, ma non basta. Adesso occorre sviluppare un sistema per sfruttare la tecnologia su larga scala.

Tale sistema è stato stimato che richiederebbe un investimento di soli 350 milioni di euro.

Dov’è il problema direte voi! Si tratterà di rinunciare a qualche auto blu, o a qualche altra sciocchezza ma avremmo pur sempre un sistema che ci consentirà di diventare il primo paese al mondo che è in grado di eliminare le scorie nucleari (che restano radioattive per milioni di anni) e di produrre energia PULITA per tutti.

Eh no! Non è così semplice!

Infatti sembra che in Italia, non manchino i soldi per costruire un ponte sullo stretto (6 miliardi di euro), oppure per costruire 4 centrali nucleari che costerebbero diversi miliardi di euro l’una e sarebbero pronte tra 10 anni, cioè quando l’uranio sarà completamente esaurito. Però mancano i soldi per finanziare questa macchina straordinaria che ci potrebbe far cancellare il debito pubblico in un istante.

La prova di questo la trovate in questo documento in cui il Professor Cardone spiega tutto.

A questo punto mi chiedo se noi italiani possiamo accettare di rinunciare ad un’opportunità unica come questa.
Già perchè se non saremo noi a far sapere a questi cari signori che siamo a conoscenza di questa realtà e vogliamo assolutamente sfruttarla, piano piano finirà tutto in una bolla di sapone. Fin quando un paese come gli USA arriverà e si prenderà diritti e meriti (come mi sembra sia già successo per altri casi).

Ricordatevi che attualmente solo l’Italia è in possesso dei diritti su questo sistema.

Solo 3 parole: NON POSSIAMO PERMETTERGLIELO!

Dobbiamo ribellarci passando parola, facendo sapere che siamo a conoscenza dei fatti e che quindi sono inutili i loro tentativi d’insabbiamento.
(fonte:www.nuclearepulito.info)
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sabato 14 marzo 2009

NUCLEARE: I REATTORI CHE SI VORREBBE COSTRUIRE IN ITALIA HANNO GIA' FALLITO IN FINLA


Mi dispiace per loro, ma consideriamo pure che hanno tanto sole in un anno, quanto noi in una settimana, comunque mi viene da ridere, perchè se stanno avendo tutte queste difficoltà, figuriamoci cosa avverebbe qui in italia, dove un km di autostrada, siamo riusciti a farla costare € 23.328.476!!! (Autostrada Salerno - Reggio Calabria)

Liti a suon di miliardi in Europa, per chi ha deciso di investire nella costruzione di nuovi impianti Epr (reattori nucleari europei ad acqua pressurizzata) che si rivelano ogni giorno più costosi e, tentando di risparmiare, meno sicuri. Si tratta dello stesso tipo di reattore nucleare che si vorrebbe costruire in Italia in quattro centrali.

Areva e TVO, i due contraenti nella costruzione del nuovo impianto nucleare di Olkiluoto in Finlandia, sono ai ferri corti. Come ha infatti pubblicato il principale giornale economico finlandese Kauppalehti, la società costruttrice francese Areva ha dichiarato di voler procedere per vie legali contro la committente TVO.

Le due società si stanno infatti incolpando l’un l’altra degli enormi ritardi: l’impianto Epr (Olkiluoto 3), che doveva essere consegnato nel 2009, non sarà consegnato nemmeno nel 2011, avendo accumulato 3 anni di ritardo nei primi 3 anni di cantiere.

Secondo la CEO di Areva Anne Lauvergon, TVO non ha eseguito le procedure di accelerazione che erano state concordate nel giugno 2008, mentre ha impiegato un anno per l’approvazione dei documenti di costruzione rispetto ai due mesi precedentemente concordati. Per cui Areva ha deciso di chiedere a TVO per via giudiziale 2 miliardi e mezzo di euro. Inoltre, secondo Areva, TVO pretenderebbe a sua volta dall’azienda francese 2,4 miliardi di euro per il ritardo.

Areva stima che OL3 costerà 1,7 miliardi di euro in più rispetto ai 3,2 miliardi di euro stabiliti da contratto. L’anno scorso ha accantonato riserve per 749 milioni di euro per Olkiluoto 3, che hanno duramente impattato sull’utile di esercizio della società, riducendo il risultato di fine anno del 21%.

Una cosa è certa: comunque andrà a finire, gli ulteriori ritardi e costi peseranno non poco sulla bolletta dei cittadini finlandesi. Secondo la testata finlandese Kauppalehti gli utenti finali finlandesi si accolleranno almeno 3,5 miliardi di euro in più rispetto al passato.

"Su questi aspetti l’informazione in Italia è stata molto carente.- Denuncia Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia- Se si aggiungono le 2100 ‘non conformità’ rilevate dall’Autorità di Sicurezza Nucleare finlandese, il quadro è chiaro: gli EPR costano troppo e per tentare di ridurre i costi anche la sicurezza viene messa in dubbio”.
(fonte:www.unonotizie.it)
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venerdì 13 marzo 2009

Nel futuro, meno centrali nucleari, ma più scorie radioattive


(ANSA) - ROMA, 12 MAR - In 6-7 anni diminuira' il numero di centrali nucleari: di qui al 2015 chiuderanno 90 reattori per raggiunti limiti di eta' (e ne apriranno 30). Pesante l' eredita': l'uso dell'atomo lascera' scorie nucleari (con tempi di decadimento radioattivo che vanno da 10.000 a 100.000 anni) a circa 5.000 generazioni.
A riferirlo Vincenzo Balzani, ordinario di chimica all' universita' di Bologna e esperto di energia, a margine della presentazione del dossier del Wwf su Cambiamenti climatici e energia, oggi a Roma. ''Non e' vero - spiega Balzani, componente del Comitato scientifico del Wwf - che l'energia nucleare e' in espansione: il numero e' costante, da 20 anni abbiamo 440 reattori''. Secondo il dossier dell'associazione del Panda, il 70% dei reattori nucleari oggi in funzione (realizzati tra il 1975 e il 1985) verranno chiusi entro il 2030, mentre l'attuale potenza nucleare rappresentera' nel 2020 il 4% del fabbisogno mondiale di energia primaria. ''L'Italia, entrando nel nucleare - avverte Balzani - non diventa indipendente dal punto di vista energetico, anzi sostituisce soltanto il petrolio con l'uranio, dal momento che ne' l'Italia ne' l'Europa ne posseggono un grammo''. La sistemazione delle scorie rimane poi la grande questione aperta che, osserva, ''forse non riusciranno a risolvere nemmeno in Usa figuriamoci in Italia dove abbiamo problemi per il pattume''. Nessuno, conclude Balzani, e', infatti, ''in grado di garantire la sicurezza di un deposito permanente per 10.000 anni''.
(fonte:www.ansa.it)
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Tolta l'ici dalle case, ricompare nel fotovoltaico


Ambiente ed economia nel resto del mondo non fanno più a pugni. In molti paesi le fonti alternative sono una soluzione per salvare il pianeta dai suoi attuali nemici: il global warming e la recessione. Obama stanzia 15 miliardi di dollari solo per le energie rinnovabili. In Italia invece i timidi tentativi di far decollare il fotovoltaico vengono prontamente stroncati dal fisco.
Succede infatti che gli impianti per la produzione di energia elettrica dal sole debbano pagare l'Ici come qualsiasi altro edificio industriale. Lo dice una circolare delle Finanze che ha scatenato le reazioni del settore e anche di chi ha fatto questo investimento innovativo senza contare l'onere aggiuntivo.

Energia per il fisco

Non si tratta ovviamente di un aumento d'imposta per gli edifici che installano i pannelli sui tetti (né di un ritorno della tassa per le case di residenza, che attualmente non la pagano). L'Ici si applicherebbe però ai cosiddetti campi solari, cioè quegli impianti fotovoltaici estesi che producono energia da immettere nella rete. Il Ministero li ritiene "immobili" a tutti gli effetti, anche se non ci sono strutture in muratura.

Semplice miopia burocratica o preciso calcolo per attingere gettito da un settore che in Italia solo nel 2008 ha avuto una crescita del 500%? Di certo la vicenda ha del paradossale: lo Stato dà con una mano (concedendo incentivi per l'efficienza energetica e varando il Conto Energia) e toglie con l'altra (tassando gli impianti). Attualmente il contenzioso tra gli operatori del settore e il Fisco è aperto. Comunque vada, il segnale che viene dato sulla politica energetica del nostro paese è quanto meno incerto. (A.D.M.)
(fonte:www.salvadanaio.economia.virgilio.it
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giovedì 12 marzo 2009

Rifkin, l'energia fai-da-te,così ci salveremo dal nucleare


di RICCARDO STAGLIANÒ
Jeremy Rifkin
UNA fatica inutile. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni tutte le centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di emissioni sarebbe comunque un'inezia. Un quarto di quel che serve per cominciare a rimettere le briglie a un clima impazzito. Jeremy Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare malattie nuovissime con la penicillina. E non c'è neppure bisogno dei campanelli di allarme tipo Krsko per capirlo.

Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la "terza rivoluzione industriale".

L'incidente all'impianto sloveno arroventa il dibattito italiano, a pochi giorni dall'annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa?
"Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano dell'incidente, e mi hanno tranquillizzato. Non ci sono state fughe radioattive e il governo ha gestito bene tutta la vicenda. Ho lavorato con l'amministrazione Jan%u0161a e posso dire che hanno sempre dimostrato una leadership illuminata nel traghettare la Slovenia verso le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi europei, ma posso lodare le politiche energetiche di Ljubljana".

Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri?
"Il problema col nucleare è che si tratta di un'energia con basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl".

Il governo italiano ha confermato l'inizio della costruzione delle nuove centrali entro il 2013. Coerenza o azzardo?
"Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso. I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui".

Un finto argomento quindi quello del nucleare "verde"?
"Non in assoluto, ma relativamente alla realtà, sì. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C'è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva. Ma si avvia ad essere il principale consumatore di energia...".

Ci sono altri ostacoli lungo questa strada?
"Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l'area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio di noi? L'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili".

Ecoballe all'uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo?
"Stando agli studi dell'agenzia internazionale per l'energia atomica l'uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell'atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani".

Siamo arrivati così all'ultima considerazione. Qual è?
"Che non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell'acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L'estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata".

Se questi sono i dati che uso ne fa la politica?
"Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni ideologiche".

In che senso? C'è un'energia di destra e una di sinistra?
"Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo".

E il modello democratico, invece?
"È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet".

Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia?
"Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili".

Ci dica come si affronta questa transizione.
"Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un'opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla".

Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto convincenti. È così?
"In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia".

A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un'altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché?
"Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore".
(fonte:www.repubblica.it)
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mercoledì 11 marzo 2009

nanotubi in titanio Convertire Co2 in metano e idrocarburi: ora si può


Ricercatori:con catalizzatori duali resa metano 20volte superiore
I catalizzatori duali potrebbero rappresentare la nuova frontiera per convertire in modo efficiente il biossido di carbonio e l'acqua in metano e altri idrocarburi, utilizzando nanotubi in titanio ed energia solare.
Questo l'esito della ricerca dei ricercatori della Penn State University che utilizzando luce solare ambiente, hanno ottenuto una resa di metano 20 volte superiore a quella normalmente riscontrata in laboratorio.

Il cuore della ricerca sta nel tentativo di riciclare il biossido di carbonio emesso nell'atmosfera dalla combustione di carbone in molecole di idrocarburi, utilizzando una forma di energia pulita come il solare e limitando così il riscaldamento globale.

Il direttore della ricerca, Craig A. Grimes, che insieme ai colleghi ha firmato un articolo di resoconto sulla rivista 'Nano Letters', ha spiegato di aver utilizzato nanotubi in biossido di titanio 'dopati' con azoto e rivestiti con un sottile strato di rame e di platino per convertire una miscela di biossido di carbonio e vapore acqueo in metano.

Utilizzando poi luce solare ambiente, i ricercatori hanno ottenuto una resa di metano 20 volte superiore a quella riscontrata in laboratorio utilizzando intense esposizioni ultraviolette.

"Convertire il biossido di carbonio e acqua in metano sfruttando la fotocatalisi è un'idea affascinante, ma storicamente i tentativi hanno ottenuto un'efficienza di conversione molto bassa", ha spiegato Grimes. "Per ricavare una resa significativa della reazione, occorre un catalizzatore efficiente che utilizzi il massimo dell'energia disponibile nella radiazione solare", ha aggiunto.
(fonte:www.notizie.virgilio.it)
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martedì 10 marzo 2009

Energia rinnovabile:Sud virtuoso: il caso Olivadi


Sensibili ai temi dell’efficienza energetica e dello sviluppo delle energie rinnovabili, ma anche consapevoli del fatto che una grande fetta delle emissioni di gas serra può essere ridotta da una gestione virtuosa ed innovativa degli enti locali, i comuni confinanti di San Vito sullo Ionio, Cenadi (anche se questo non ancora membro dell’Associazione dei Comuni Virtuosi) ed appunto Olivadi - con il patrocinio della provincia di Catanzaro - hanno avviato lo scorso anno un progetto denominato “Sole-ambiente-risparmio”, caratterizzato da una serie di incentivi che possano portare alla diffusione di impianti fotovoltaici e termo-solari nei territori dei suddetti comuni.

Questa iniziativa, che prende spunto da una delle buone prassi del comune di Colorno, in provincia di Parma, è dapprima iniziata con una ricerca di mercato che potesse individuare ditte installatrici e banche che potessero garantire prestiti agevolati ai cittadini interessati all’installazione di pannelli solari e/o fotovoltaici, tecnologie che permettono di produrre energia elettrica ed acqua calda a costo zero.

Tale indagine di mercato ha portato ad un protocollo di intesa con la Banca Credito Cooperativo Centro Calabria di San Vito sullo Ionio, la quale si è impegnata a finanziare totalmente e per un massimo di 14 anni con rate semestrali il costo e l’installazione dei pannelli, applicando un tasso fisso del 5.90% e senza nessuna altra spesa se non quella da sostenere per i bolli e per l’1% per l’istruttoria. Il finanziamento sarà per un massimo di 14 anni con rate semestrali, pagate mediante gli accrediti della tariffa incentivante che il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici) effettuerà durante l’anno, su un apposito conto corrente bancario che il cittadino dovrà aprire presso la banca.



Le richieste per l'installazione di pannelli solari sono state numeroseIl GSE è una società per azioni interamente controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze avente la funzione di incentivare la produzione nel settore delle energie rinnovabili e di gestire i flussi economici e finanziari che ne derivano. Con le somme che questo erogherà al cittadino durante l’anno, in base alla quantità di energia prodotta e per venti anni, l’intero costo dell’impianto sarà ammortizzato in 12 - 14 anni, per cui negli anni, oltre ad avere l’energia gratis, il cittadino incasserà parte della tariffa incentivante e dal dodicesimo - quattordicesimo anno in poi l’intera tariffa che ammonta a circa 600,00 euro all’anno per ogni KWp di fotovoltaico installato.

La scelta della ditta installatrice è invece ricaduta, per ovvi motivi di rapporto qualità prezzo, sulla G.F.C. – TER, la quale ha anche offerto la copertura assicurativa dei suoi impianti fino a 14 anni e la manutenzione gratuita degli stessi per i primi 5 anni. I costi degli impianti sono i seguenti: per 1 KWp dell’impianto fotovoltaico euro 6.200,00; per 2 KWp dell’impianto fotovoltaico euro 11.300,00; per 3 KWp dell’impianto fotovoltaico euro 16.300,00.

L’iniziativa ha avuto presto successo, tanto che le richieste sono state più di 200 nell’arco dei primi mesi, rendendo credibili le previsioni che si aspettavano, sempre nell’arco dei primi mesi dell’iniziativa, l’installazione di oltre trecento pannelli sui tetti dei tre comuni.

Il sud non è quindi solo mafie, corruzione e mancanza di senso civico. Come dice Marco Boschini, coordinatore nazionale dell’Associazione dei Comuni Virtuosi (www.comunivirtuosi.org), questo è “il Sud delle buone notizie e degli esempi da seguire. Il Sud dei politici per bene, onesti e intelligenti e sereni. I comuni non spendono nulla e incidono sull’ambiente molto più di tante belle parole e qualche brochure patinata”.



Casi di Comuni virtuosi come Olivadi dimostrano che il sud non è solo mafie, corruzione e mancanza di senso civicoQuesti comportamenti virtuosi, queste politiche innovative e lungimiranti, insieme all’intraprendenza di alcune imprese ed all’interesse dei cittadini che vogliono fronteggiare realmente e concretamente le crisi economica ed ambientale attuali, oltre che creare occupazione e nuovi sbocchi finanziari possono ridurre enormemente le emissioni di CO2 e, cosa particolarmente importante per le Amministrazioni pubbliche (e di conseguenza per i cittadini stessi), contribuiscono anche a far diminuire la spesa pubblica. Come l’attuazione del processo di raccolta differenziata, infatti, anche la realizzazione di impianti di produzione di energia alternativa porta a sicuri risparmi.

Alla “crisi” c’è rimedio, così come a certe mancanze del nostro Paese. Ciò di cui c’è bisogno, però, non è il mero ottimismo fine a se stesso, quello da marketing o da propaganda, quello che propone ancora un’improbabile ripresa dei consumi in un momento in cui o si ha già tutto o non sia hanno i soldi per acquistare il superfluo. C’è bisogno di soluzioni nuove e possibilmente concrete. Soluzioni semplici, in fondo, talmente semplici da ricordare, come nel caso di Olivadi, l’uovo di Colombo.

Perché come la cura si può spesso trovare dentro la malattia, i problemi anche più gravi o apparentemente insormontabili sono appunto risolvibili nel modo più semplice.
(fonte:www.terranauta.it)
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Nucleare. Accordo Italia-Francia: critiche da Bruxelles


La costruzione di nuove centrali ci porterà fuori dalle regole Ue
La firma dell'accordo tra Italia e Francia sul nucleare vista da Bruxelles: la non adesione alle regole Ue sul cambio climatico (che implicano la conversione verso energie alternative) implicherà il pagamento di multe che si riverseranno sulle nostre tasse. L'eurodeputato Umberto Guidoni spiega come funziona e perché il nucleare è più costoso.

La firma dell'accordo sul nucleare tra Italia e Francia vista da Bruxelles. L'Unione europea aveva infatti approvato, lo scorso dicembre 2008 e dopo anni di ricerche e dibattiti, la legislazione in materia di cambiamento climatico, fatta passare a Bruxelles prima dal Consiglio europeo e quindi adottata in maniera definitiva dall'Europarlamento nel febbraio scorso.

La legislazione approvata dal Consiglio vincola gli stati membri ad impegnarsi su: - riduzione di almeno il 20% di emissioni di gas effetto serra entro il 2020, da portare al 30% se altri Paesi industrializzati seguiranno l'esempio europeo; - aumento del 20% dell'efficienza energetica a livello europeo entro il 2020; - aumento al 20% (dal 7% attuale) della quota europea di consumi derivanti da fonti rinnovabili (sole, vento, biomasse), da realizzarsi con oneri ripartiti tra i 27 Stati membri. A febbraio, l'Europarlamento ha poi sottolineato l’urgenza di integrare la questione del riscaldamento globale e conseguente cambiamento climatico in tutti i settori e in tutti gli ambiti politici come nuovi elementi chiave.

L'accordo tra il presidente francese Nicolas Sarkozy (peraltro forte sostenitore della nuova legislazione Ue insieme al presidente della Commissione europea José Manuel Barroso) ed il premier italiano SIlvio Berlusconi, punta alla produzione di energia elettrica attraverso centrali nucleari. Da Bruxelles, una delle prime voci a contestare l'accordo è quella dall'Europarlamentare Umberto Guidoni (Sinistra unita europea), che ha messo in guardia: le nuove regole europee implicano lo stanziamento di fondi per 100 miliardi di euro, per raggiungere entro il 2020 gli obiettivi stabiliti; l'accordo sottoscritto con la Francia avrà bisogno di circa le stesse risorse, che verrebbero per la maggior parte spese in edificazione degli impianti nucleari. Come farà l'Italia a sostenere economicamente entrambi i progetti energetici? Inoltre, non essere in regola con la legislazione europea porterà al pagamento di ammende che dovranno finanziare tutti i contribuenti pagandole con le tasse.

Guidoni, intervistato nel suo ufficio a Bruxelles, ricorda inoltre che il finanziamento investito nella costruzione di nuovi impianti non porterebbe allo stesso risparmio in termini di approvvigionamento energetico garantito invece dalle fonti rinnovabili. «Il nucleare è un'energia del secolo scorso», spiega lo scienziato astrofisico, ex astronauta dell'Esa (Agenzia spaziale europea) e deputato europeo, ricordando che se cinquant'anni fa il nucleare era davvero una tecnologia avanzata che vinceva, nel rapporto tra quantità di energia prodotta e costi, le alternative naturali (sole, eolica ecc.), ora, con gli sviluppi scientifici degli ultimi anni non sarebbe più così. I costi del nucleare proseguono negli anni, anche una volta che la centrale viene chiusa (i reattori continuano e necessitare manutenzione e raffreddamento). Il nucleare implica inoltre l'importazione dell'uranio: una spesa ulteriore, che implica nuovamente dipendenza energetica (come con il gas o carbone) perché l'uranio in Italia non c'è. La filiera produttiva dell'uranio implica anche il suo arricchimento (che in Italia non avviene) ed il suo smaltimento (che in Europa avviene solamente in Gran Bretagna). «Stiamo pagando ancora i costi della chiusura del nucleare 20 anni fa, avverte Guidoni. I cittadini italiani possono controllare sulla bolletta elettrica che ci arriva periodicamente a casa: la voce "A20" riguarda proprio i costi di smantellamento delle centrali chiuse in seguito al referendum del 1987.
(da bruxelles lucrezia cippitelli)
(fonte:www.agenziami.it)
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lunedì 9 marzo 2009

LA CATASTROFE DELLA SOIA TRANSGENICA IN ARGENTINA


Se non ci diamo da fare tutti e subito, rischiamo la catastrofe!! Informatevi e reagite!

- Quello che succede nel terreno con la Coltivazione di OGM Bt

Ecco perchè bisogna revocare immediatamente in Tutta Europa l'autorizzazione alla semina del Mais GM Bt Mon 810 ed arrivare al Bando Mondiale degli OGM e dei Pesticidi Chimici ed una moratoria immediata delle importazioni di OGM in Italia ed in Europa

Avevano presentato gli organismi geneticamente modificati come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Tra l’altro dicevano, c’è tutta una letteratura, che gli OGM non hanno bisogno di fertilizzanti chimici o di erbicidi. Non era così. Nell’Argentina dell’agroindustria della soia, secondo la ONG “Gruppo di Riflessione Rurale” (GRR) proprio l’agroindustria sta avvelenando una delle pianure più fertili del mondo dove per non morire di cancro si scappa via. Il principale colpevole è il glifosfato, un erbicida inventato dalla Monsanto ma oggi, essendo scaduto il brevetto, prodotto da più ditte.
Si starebbero così moltiplicando i casi di tumori infantili, le malformazioni congenite, i problemi renali, le dermatiti, i problemi respiratori. Secondo uno studio dell’Ospedale italiano “Giuseppe Garibaldi” di Rosario, nelle zone fumigate ci sarebbe un aumento di tre volte dei tumori gastrici e ai testicoli, di due volte per quelli al pancreas e ai polmoni e addirittura di dieci volte al fegato.
GRR ha intervistato decine di medici rurali e abitanti dell’interno argentino e questi sarebbero i risultati tanto che dalla ONG si afferma: “La prima cosa da fare è una moratoria delle fumigazioni”. Ma il governo argentino con molta difficoltà può prendere delle decisioni in un territorio sul quale, dalla notte neoliberale, ha una giurisdizione molto limitata.
Durante gli anni del neoliberismo, infatti, mezzo territorio agricolo dell’Argentina fu venduto pezzo per pezzo a multinazionali dell’agroindustria transgenica. Oggi la metà delle campagne argentine, vaste più volte il territorio italiano, è piantato a soia transgenica. Per far crescere i 48 milioni di tonnellate di soia, esportate verso Cina, India e Stati Uniti, e che sono una delle prime voci dell’export del paese, vengono utilizzati 200.000 litri l’anno di glifosfato. Sembrava facile piantare tutto a soia in un territorio pianeggiante e con un’agricoltura altamente meccanizzata. Fu così che dagli anni ’80 in avanti la soia rubò sistematicamente spazio ai boschi, all’allevamento e ad altre coltivazioni. Se la Monsanto nega che il glifosfato sia tossico, dalla GRR si risponde che il glifosfato è il principale agente usato per le fumigazioni dei campi di coca in Colombia ed Ecuador e anche in quei casi ci sono denunce per gravi conseguenze sull’uomo.
Secondo la denuncia di GRR, raccolta da IPS: “E’ necessario sospendere le fumigazioni almeno in base al principio di precauzione”. Ma accettare tale precauzione vorrebbe dire per l’Argentina mettere in crisi completamente il modello agro esportatore. La rivista “Latinoamerica”, in questi anni, lo ha più volte denunciato: il modello dell’agroexport produce altissimi guadagni per pochi, spazza via la piccola agricoltura, non produce lavoro a causa dell’altissimo livello tecnologico e desertifica le campagne.
(fonte:www.gennarocarotenuto.it)
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domenica 8 marzo 2009

Impianti eolici familiari contro la crisi


Il parco fotovoltaico del Centro Agroalimentare di Pallodola, il nuovo ambulatorio oncologico dell’ospedale e i progetti di hospice e Rsa, l’avvio dei cantieri per il programma di social housing a Marinella. E’ il clou dell’intensa giornata del governo della Regione Liguria a Sarzana con il presidente Claudio Burlando, gli assessori Renzo Guccinelli (Sviluppo Economico), Enrico Vesco (Trasporti e Lavoro), Claudio Montaldo (Salute) e Franco Zunino (Ambiente) e’ tornata nell’estremo levante ligure per un confronto con il sindaco di Sarzana Massimo Caleo, amministratori e cittadini su diverse progettualità.
PARCO FOTOVOLTAICO. L’impianto appena inaugurato, costo oltre 3 milioni di euro, è stato realizzato dal Centro Agroalimentare Levante Ligure Lunigiana, società a capitale pubblico.
Oggi l’impianto copre 900 mila kwh/ anno, pari al consumo di trecento famiglie, a fronte di un fabbisogno totale del mercato di 1900.
Obiettivo della società arrivare a coprire il 70% del fabbisogno annuo. I due i nuovi impianti che presto entreranno in funzione, uno da 150 e un altro da 198 kw permetteranno di arrivare a quota 60%.
“Reagire alla crisi - ha detto Burlando- vuol dire anche cambiare strada in campo energetico. Questo impianto è un esempio per tante altre realtà. Da parte della Regione Liguria i 10 mln di euro stanziati per le energie rinnovabili delle imprese e il nuovo piano eolico regionale, sostenuto tecnicamente anche da Enel, credo possano rappresentare un buon punto di partenza. Burlando ha poi ricordato come questa tecnologia si avvii verso l’utilizzo delle pellicole per il fotovoltaico, offrendo una grande possibilità di riconversione alla Ferrania, in Val Bormida, dove una volta si facevo pellicole fotografiche, realtà industriale che il governo ha scelto quale futuro centro del comparto per il Nord Italia.
“E se anche l’eolico andrà avanti in grandi spazi, non escludo che presto si possano installare anche mini impianti eolici familiari o in singole abitazioni d’intesa con i comuni”.
Il presidente della Regione Liguria ha concluso con un appello agli ambientalisti. “Un appassionato di trekking mi ha scritto per lamentarsi che le pale dell’eolico sono un disturbo visivo, gli rispondo che gli idrocarburi forse si vedono meno, ma “disturbano” molto di più di una passeggiata”
AMBULATORIO ONCOLOGICO. Il nuovo Palazzotto della Salute parte della struttura oncologica dell’ospedale San Bartolomeo di Sarzana. Molte le prestazioni , dalle visite speciliastiche, al day service, prelievi ecc. La struttura-90 metri quadrati- fornisce anche attività di consulenza nei reparti ospedalieri a favore dei pazienti e riduce le visite all’ospedale Felettino della Spezia per i cinquecento malati oncologici della Val di Magra.
Sempre all’ospedale di Sarzana è stato presentato ieri un progetto per la realizzazione di una residenza sanitaria assistenziale, di una struttura per la salute mentale e un hospice. 40 i posti letto per la RSA, 12 quelli dell’hospice.
Costo complessivo: 7 milioni e 571 mila euro.
Burlando ha concluso la sua visita a Marinella di Sarzana per la posa della prima pietra del programma di edilizia social housing , un progetto curato dall’Azienda regionale Territoriale Edilizia della Spezia, che nell’ambito della ristrutturazione del vecchio borgo, prevede la costruzione di 13 alloggi di edilizia sovvenzionata e 6 di quella agevolata.
(fonte:www.ilponente.com)
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domenica 1 marzo 2009

Video: No nucleare


Ormai ogni briciolo di democrazia in Italia stà scomparendo; siamo al limite di una dittatura di tipo fascista e il silenzio del capo dello stato è terribile.
Nel 1987 ci fu un regolare referendum popolare contro il nucleare.
Oggi il governo Berlusconi vuole calpestare questo voto, ma io avverto tutti, questo sarà solo il primo di altri referendum, che verranno distrutti senza appello. Il secondo, molto probabilmente,visto i discorsi che si sentono, sarà quello sull'aborto, e così avanti, fino alla completa privazione dei diritti costituzionali.
Spero che questo video possa aprire gli occhi a chi ha ancora un barlume di speranza e libertà.
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