lunedì 27 aprile 2009

Fotovoltaico: Pannello solare "intelligente" realizzato in Puglia


E' stato realizzato dall'azienda Matrix di Conversano (Bari) un brevetto per produrre energia fotovoltaica con pannelli "capaci di fornire sempre la massima potenza disponibile"
sarà presentato domani al Forum internazionale delle energie rinnovabili di Tunisi. Ad annunciarlo la Confindustria di Bari in una nota nella quale è detto che "l'interesse per l'attività di questa azienda pugliese è sorto a seguito della recente missione organizzata da Confindustria Bari nel paese nordafricano".

Il progetto - viene spiegato - "è relativo ad un dispositivo elettronico che, inserito in ogni pannello fotovoltaico, lo rende 'intelligente', ovvero capace di fornire sempre la massima potenza disponibile (funzione chiamata 'Mppt'), indipendentemente dal comportamento degli altri pannelli dello stesso impianto fotovoltaico. Infatti, al momento non ci sono soluzioni commerciali al problema delle perdite di energia legati alle differenti prestazioni dei singoli pannelli (dovute al processo produttivo in fabbrica, all'invecchiamento, ad ombreggiamenti e sporcizia, a diverse esposizioni)".

"La soluzione sviluppata dall'azienda pugliese - conclude Confindustria - è al momento unica al mondo e consentirebbe di recuperare dal 10 al 30% di energia. La Tunisia potrebbe essere uno dei paesi in cui si svolgeranno le sperimentazioni dei prototipi".
(fonte.www.www.loccidentale.it)
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domenica 26 aprile 2009

Video: 26 aprile 1986 Cernobyl Per non dimenticare


Sono passati 23 anni, ma le conseguenze si sentono ancora e ancora si vedranno nel futuro, con gli ospedali di tutto il mondo che accolgono bambini, dalle zone contaminate, con tumori e leucemie terribili. Ci vorranno secoli o addirittura millenni, affinchè le cose ritornino come prima; anzi no, le cose non potranno mai tornare come prima! Morte devastazione sofferenza non saranno mai cancellate!!!


Il disastro avvenne con due esplosioni
la notte del 26 aprile 1986
al reattore della quarta unità di Cernobyl

Il fall-out radioattivo ha interessato oltre 150mila chilometri quadrati di territorio tra Bielorussia, Ucraina e Russia, coinvolgendo più di 3 milioni di persone

Tutto questo per avere un pò di corrente elettrica!

è importante non dimenticare.

No al nucleare

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Nucleare in Toscana? La Regione ribadisce il no a Confindustria Livorno


di Eleonora Santucci
LIVORNO. Mentre Barack Obama porta avanti la sua strategia di riconversione ecologica dell’economia e investe sul nuovo paradigma energetico imperniato sulle tre gambe del risparmio, dell’efficienza e delle rinnovabili, c’è chi in Italia prova a fare peggio degli spot del governo che nei mesi scorsi ha firmato l’improbabile accordo con la Francia per la realizzazione di centrali nucleari
(dopo cioè che saranno state individuate e accettate dalla popolazione le localizzazioni di centrali e depositi delle scorie, saranno stati trovati i soldi, e sarà stato siglato un contratto di approvvigionamento dell’uranio, le cui scorte sono previste esaurirsi entro 50 anni a patto che le centrali in funzione rimangano quelle attuali).

All’auditorium della Camera di Commercio di Livorno, in particolare, si è parlato della possibilità di accreditare il territorio provinciale come possibile sede di centrali nucleari attraverso un dibattito che ha visto tra i relatori il presidente di Confindustria Livorno Andrea Gemignani e il professore Marino Mazzini, ordinario di Protezione e sicurezza nazionale alla facoltà di ingegneria dell’università di Pisa, autore della relazione “Prospettive della produzione di energia nucleare. Applicazione alla Toscana”.

«Per ora – ha affermato il professore Mazzini - in Toscana si possono individuare non dei siti, ma delle aree possibili. Il che significa che gli studi devono essere approfonditi di molto. Perché per giungere alla realizzazione di centrali nucleari esiste una metodologia strutturata articolata in tre fasi: un´analisi sul territorio a disposizione per individuare i siti potenziali, poi uno screening atto a ridurre il numero dei siti e per ultimo una analisi dettagliata dei pochi siti rimasti».

Le aree indicate dal professore – essenzialmente identiche a quelle indicate da uno studio toscano di molti anni fa (ossia quando Enel era interessata a costruire una centrale nella regione con un partner francese) sono localizzate tutte sulla costa a partire da San Vincenzo fino ad Alberese più l’Isola di Pianosa. Ma, come ha spiegato il professore stesso, alcune di queste sono state escluse perché zone a elevato interesse turistico e naturalistico (parchi).

«Sostanzialmente – ha concluso Mazzini - ne rimangono solo una o due: in pratica la zona di Torre del Sale e Pianosa, ma ben inteso a Pianosa con torri di refrigerazione. Quindi, qualche piccola possibilità c’è. Ovviamente, questa conclusione è solo potenziale perché sono stati considerati solo pochissimi aspetti per l’individuazione delle zone».

Alla discussione hanno partecipano anche Roberto Tortoli, vicepresidente della commissione ambiente della Camera, Anna Rita Bramerini (Nella foto), assessore all’ambiente e all’Energia della Regione Toscana. La Regione ha già risposto ufficialmente no a qualsiasi proposta di insediamento atomico sul proprio territorio, ed ha ribadito le scelte prioritarie: rinnovabili compresa la geotermia, risparmio ed efficienza e gas. L´assessore ha sottolineato poi gli aspetti negativi del nucleare (tempi lunghi di realizzazione – che al contrario possono essere usati per investire sulle rinnovabili -, la scarsità della risorsa-uranio, il problema irrisolto delle scorie).

Al dibattito ha partecipato anche Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana, che ha ribadito il suo no all’atomo. «Legambiente conferma la propria posizione contraria alle centrali nucleari, e soprattutto all’accordo siglato dai governi italiano e francese per la realizzazione di centrali di III categoria. Tale accordo potrebbe essere un affare per il sistema industriale francese – continua Baronti - ma la tecnologia di III generazione, ad oggi non ha risolto nessuno dei problemi noti, che ci sono da sempre per il nucleare: in primo luogo quello della produzione dei rifiuti. Basta pensare che oggi nel mondo ci sono già 250mila tonnellate di scorie radioattive in attesa di trovare una sistemazione definitiva e per definitiva si intende depositi sicuri per migliaia di anni, tempo necessario al dimezzamento della carica radioattiva». Insomma per Baronti si tratta di «una tecnologia vecchia, costosa e inquinante», ma soprattutto «inadatta e insicura per la Toscana e per l’Italia, territorio ad alto rischio sismico, come purtroppo il terremoto delle settimane scorse ha dimostrato».
(fonte:www.greenreport.it)
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venerdì 24 aprile 2009

Attenti al Maxtor DiamondMax 21 e alla sua assistenza!



Avverto tutti i miei lettori di una cosa veramente incredibile che mi è successo il Novembre-dicembre scorso, con ben due HD della maxtor.

Volendo aumentare la memoria del mio HD da 80 a 250 Gb, mi reco in un negozio specializzato ed acquisto un Maxtor DiamodMax 21 da 250 Gb appunto.
Dopo una quindicina di giorni iniziano innumerevoli problemi, tanto che pensando ad un virus malefico, porto il pc all'assistenza dove ho comprato l'Hd. Vendgono fatte scansioni e pulizie varie ma i problemi permangono e mi viene consigliato di formattare tutto. Cerco allora di salvare il salvabile prima della formatazzione, ma si blocca tutto completamente e perdo tutti, ma proprio tutti i dati di 15 giorni!! Compreso un centinaio di mie foto e tre video! Di solito faccio i backup, ma con un Hd nuovo di pacca non certo ogni giorno!
Pensando sia stato un problema elettrico o un sovraccarico, anche se l'alimentatore è nuovo di pacca, passo giornate a fare tutte le verifiche del caso, con l'uso di strumenti professionali e il tempo di un mio caro amico.
Niente tutto sembra funzionare correttamente. Potrebbe essere la schedina dell'Hd; l'unica maniera è comperare un Hd uguale identico e sostituire la parte elettrica esterna. Di toccare il corpo interno non se ne parla, in quanto ha un ambiente protetto. l'apertura e quindi l'esposizione all'aria, lo rovinerebbe irrimediabilmente.
Perchè fare questo tentativo? Vi riporto una parte delle clausole di garanzia della Maxtor-Segate e capirete:
"Politiche sul reso di Seagate. Una volta che Seagate ha autorizzato la restituzione di un prodotto a Seagate o a un centro di assistenza autorizzato, sostituirà gratuitamente l'unità con un prodotto con caratteristiche equivalenti. Seagate può sostituire un prodotto con uno precedentemente utilizzato che è stato riparato ed è stato verificato soddisfare le specifiche di Seagate. Le spese di spedizione dell'unità sostitutiva sono a carico di Seagate. Nel momento in cui si invia un prodotto per la sostituzione, la proprietà del prodotto originale viene trasferita a Seagate. Seagate non restituirà le unità originali ai consumatori. La presente garanzia non copre eventuali spese di recupero dati e tale servizio non è incluso nel processo di riparazione e sostituzione. È possibile richiedere a Seagate di recuperare i dati sull'unità come servizio separato, per un costo aggiuntivo. Seagate copre il prodotto riparato o sostituito per il periodo più lungo tra quello rimanente della garanzia originale e 90 giorni.(fonte.seagate.com)"
Avete capito? é come se la Fiat garantisse la macchina ma non chi c'è dentro! Es: compri una macchina nuova di concessionario; dopo 15 giorni di spacca il motore e provoca la morte di 5 persone e la Fiat ti sostituisce la macchina ma nulla per le 5 persone e magari va la da pure usata!! Per me sono cose da pazzi.
Allora compro un Hd nuovo e provo la sostituzione della parte elettrica (Vedi foto in basso); niente da fare è proprio andato. Va beh ma ho il secondo Hd nuovo.............noooooooooooo dopo una settimana è rotto pure il secondo!!!! Altre verifiche ancora più approfondite perchè è impossibile, dicono tutti, che si rompano due Hd in 15 giorni! Ed invece va tutto bene. Prova del nove!? Compro un Western Digital da 250 e lo monto sullo stesso pc senza fare null'altro, tengo a precisare; ebbene è da Dicembre scorso che gira senza nessun problema, anzi, è molto più silenzioso, veloce e non si scalda per niente!
Ma non è finita; come ho detto, il primo Hd conteneva tante cose e come avete letto nella "garanzia" (garanzia loro, non certo dell'utente!) tutti i dati sarebbero andati persi per sempre. Decido quindi di tenerlo (non si sa mai che esca qualche possibilità di recupero, almeno delle foto), ma il secondo no! Lo porto al negozio e chiedo la sostituzione. Passano quasi sei mesi e oggi mi viene detto che l'assistenza Segate non lo sostituisce perchè si è toccato e anzi se lo rivoglio indietro devo pagare le spese per il ritorno, dopo aver pagato quelle dell'andata. Complimentoni davvero! Cornuto e mazziato.
Ora non dico che tutti i DiamondMax si rompano dopo 15 giorni, dico solo quello che mi è purtroppo successo a me. Attenti al Maxtor DiamondMax 21 e alla sua assistenza!
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La stufa brasiliana che cucina e produce elettricità


LIVORNO. Un’impresa brasiliana ha prodotto una stufa a legna, chiamata “Geralux”, efficiente per cucinare che allo stesso tempo produce energia elettrica. Uno strumento ideale per milioni di famiglie brasiliane che vivono isolate, magari in Amazzonia, e non raggiunte dalla rete elettrica. Si tratta di 12 - 15 milioni di persone prive di elettricità che però vivono dove è disponibile un’abbondante biomassa inutilizzata come alberi e rami caduti o residui agricoli. Ma la nuova cucina potrebbe essere utilizzata anche nelle mense scolastiche, fornendo alle aule energia elettrica mentre si prepara il cibo per gli alunni.

La “Geralux” è composta da parti in ferro, alluminio ed altri materiali comuni, e consuma tra il 30 e il 35% della legna necessaria per le cucine tradizionali, distribuisce meglio il calore. Secondo Ronaldo Sato, direttore di Energer geradores de energias renováveis, l’impresa che produce la stufa, «E’ più economica dell’energia solare ed eolica e non è limitata alle ore di sole né alla presenza del vento».

Dopo varie prove nella regione di Xapuri, abitata da raccoglitori di gomma naturale, il governo dell’Acre, uno Stato amazzonico brasiliano, ha acquistato 91 stufe a 2.500 dollari l’una per sperimentarle in alcune comunità, poi le stufe dovrebbero arrivare a tutte le 20.000 famiglie dell’Acre che vivono in posti isolati.

Ronaldo Sato è un ingegnere meccanico che ha impegnato 7 anni della sua vita per sviluppare questa invenzione e i primi prototipi producono l’energia necessaria a far funzionare 5 lampadine ed un televisore. L´energia prodotta dalla stufa viene stoccata nello stesso tipo di batterie utilizzate per le auto. Anche una cosa “vecchia” come una cucina a legna può diventare un’innovazione che fa risparmiare energia e migliora la qualità della vita dei più poveri.
(fonte:www.greenport.it)
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mercoledì 22 aprile 2009

Nasce la più grande serra fotovoltaica d'Italia


di Chiara Conti
Una grande serra fotovoltaica per coltivare fiori e piante ma soprattutto per produrre energia pulita. Nelle campagne di Esenta di Lonato, in provincia di Brescia, è stata appena inaugurata la più grande serra fotovoltaica d'Italia che consentirà un risparmio di 759 tonnellate di Co2 all'anno.

L'impianto. Per un investimento complessivo di 5 milioni di euro (progettazione compresa) è stato realizzato da Ray Energy, azienda lombarda specializzata nel settore dell'energia rinnovabile da fonte solare fotovoltaica, ed è costituito da 4.800 moduli fotovoltaici Mitsubishi Electric PV-MF- 185TD4 della potenza ciascuno di 185w e da 5 inverter Siac/Siel modello Soleil da 200 kWp ciascuno. L'altezza, all'interno della struttura è di 5,20 metri e le pareti laterali sono realizzate in vetro in modo da consentire alla luce di filtrare il più possibile, considerata l'opacità dei pannelli che hanno un'inclinazione di 24 gradi.

Potenza ed efficienza energetica. La serra, che copre una superficie totale di 15mila mq di cui 6.825 di moduli fotovoltaici, ha una potenza (installata) pari a 888 kWp grazie all'utilizzo di moduli fotovoltaici Mitsubishi Electric di ultima generazione in silicio policristallino, che si caratterizzano per un'efficienza totale di 13,4% e che permettono all'anno una produzione elettrica di 1.100.000 kWh.

Integrazione architettonica. «Si tratta di realizzazioni di lunga durata per le quali si prevede un ciclo di vita di circa 30 anni e la particolarità di questi impianti sta nel fatto che vengono realizzati sulla copertura delle serre agricole in modalità di totale integrazione architettonica, ossia i moduli fotovoltaici sostituiscono completamente gli elementi di copertura della serra, senza però compromettere la fruibilità del terreno sottostante, che può continuare ad essere coltivato», afferma Gualtiero Seva, division manager Mitsubishi Electric Europe – Fotovoltaico. «Per il nostro Paese – prosegue Seva - si tratta di un impianto davvero innovativo sia per le modalità di utilizzazione dei pannelli sia per le sue ampie dimensioni. Strutture simili e ancora più grandi esistono solo in Olanda dove la coltivazione in serra vanta una lunga tradizione. La sfida, infatti, è di importare questo modello anche altrove e in particolare in Liguria dove l'ortoflorivivaismo in serra è molto diffuso».

Meno inquinamento. Lo sviluppo del settore fotovoltaico in questo ambito del resto è promettente vista la naturale necessità di alimentazione solare di piante e fiori. L'ortoflorivivaismo in serra, grazie a strutture di vetro e alluminio si presta particolarmente all'applicazione dei pannelli fotovoltaici favorendo, così, un sensibile risparmio economico e un grande rispetto dell'impatto visivo e ambientale. «L'energia prodotta, sotto il profilo della sostenibilità ambientale, consente una notevole riduzione della quantità di anidride carbonica emessa nell'atmosfera, rispetto alla produzione di energia elettrica da fonte tradizionale. Inoltre gli incentivi pubblici previsti dal Conto Energia permetteranno un rapido rientro dell'investimento forse già nel 2010», dichiara Luca Fermo, Amministratore Unico della Ray Energy Srl.

Destinazione. «L'impianto a cui stiamo lavorando da circa un anno consentirà al proprietario della serra di coltivare colture già prima di questa estate e in attesa del raccolto di poter vendere l'energia pulita prodotta», conclude Fermo.
(fonte:www.ilsole24ore.com)
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NUCLEARE: BLITZ DI GREENPEACE A SCANZANO


POTENZA - A Scanzano Jonico (Matera), lì dove doveva - secondo un decreto del Governo del 2003, poi cancellato dopo 15 giorni di protesta popolare - nascere il sito unico nazionale delle scorie nucleari, la notte scorsa una quindicina di attivisti di Greenpeace hanno fatto un blitz, chiudendo con del cemento tre pozzi di salgemma e creando un piccolo parco giochi.

Dalla località "Terza Cavone", dove sono arrivati anche il sindaco, Salvatore Iacobellis, e i rappresentanti dell'associazione "Scanziamo le scorie", tra i promotori della protesta del 2003, Greenpeace ha lanciato un messaggio a Governo e Regione Basilicata: "Dopo quello del 2003, per evitare un nuovo tentativo di portare qui le scorie radioattive italiane, bisogna chiudere definitivamente i pozzi".

In realtà, il 27 novembre 2003 il Consiglio dei Ministri approvò un emendamento al decreto sulle scorie nucleari, togliendo il nome di Scanzano Jonico dal provvedimento. "Ma oggi - hanno ribattuto gli attivisti - crediamo che il pericolo sia ancora vivo poiché, sul nucleare, il Governo sta portando avanti una politica 'militare' con una strategia di stampo sovietico, basata su un approccio autoritario alle scelte di localizzazione, in spregio delle direttive europee e delle prassi internazionali".

E così Greenpeace ha deciso di fare il blitz "a pochi giorni dal 23/0 anniversario del disastro di Cernobyl, e alla vigilia dell'apertura del G8 Ambiente di Siracusa". Su uno dei tre pozzi chiusi con il cemento, Greenpeace ha creato un piccolo parco giochi, con uno scivolo e un'altalena perché - come è scritto su uno degli striscioni esposti - non si può "giocare con il futuro dei nostri figli".

Ecco perché gli attivisti chiedono al Governo che "i pozzi vengano chiusi al più presto" e alla regione Basilicata "di annunciare pubblicamente che non è disponibile a subire nessun deposito nucleare sul proprio territorio".
(fonte:www.ansa.it)
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martedì 21 aprile 2009

VERSO UNA SOCIETÀ SOLARE.LA PROFEZIA DI GIACOMO CIAMICIAN (V.integrale)


di Giorgio Nebbia∗
Nella prolusione all'anno accademico 1903-1904 dell'Università di Bologna,
Giacomo Ciamician (1857-1922), professore di chimica in quella Università, disse:
«Il problema dell'impiego dell'energia raggiante del Sole si impone e s'imporrà
anche maggiormente in seguito. Quando un tale sogno fosse realizzato, le industrie
sarebbero ricondotte ad un ciclo perfetto, a macchine che produrrebbero lavoro
colla forza della luce del giorno, che non costa niente e non paga tasse!». E, vorrei
aggiungere, non ha padrone!
Pochi anni dopo, nel 1912, in una conferenza tenuta
negli Stati Uniti, lo stesso professore affermava: «Se la nostra nera e nervosa
civiltà, basata sul carbone, sarà seguita da una civiltà più quieta, basata
sull'utilizzazione dell'energia solare, non ne verrà certo un danno al progresso e alla
felicità umana!».
Quando sono state pronunciate queste parole il consumo totale mondiale annuo di
energia era di poco più di 40 EJ (40 exajoule è l'energia equivalente a quella
«contenuta» in circa un miliardo di tonnellate di petrolio, cioè a circa un miliardo
di tep); esso era salito a circa 80 EJ/anno nel 1950 ed è oggi all'inizio del XXI
secolo, di circa 380 EJ/anno! L'odierno consumo di energia – e la produzione e il
consumo delle macchine che divorano questa energia e delle merci fabbricate
trasformando le risorse naturali con questa energia – sono accompagnati da
conseguenze che si riconoscono non più soltanto a livello locale – la «nera e
nervosa civiltà» – ma che si fanno sentire a livello planetario. L'impoverimento
delle riserve di fonti di energia, di minerali, di foreste, l'usura delle terre coltivabili,
l'inquinamento dell'aria e delle acque, inducono a chiederci se è possibile continuare
su questa strada senza compromettere le condizioni di vita e di salute delle
generazioni future. Sempre più spesso ci si interroga sulla possibilità di realizzare
una società, uno sviluppo, capaci di soddisfare i bisogni di alimenti, abitazioni,
energia, beni materiali, ma anche salute, libertà, dignità, indipendenza, bellezza,
della nostra generazione attraverso un uso delle risorse naturali – minerali,
combustibili fossili, acqua, foreste, terreno coltivabile, ecc. – che lasci alle
generazioni future condizioni tali da assicurare loro una vita dignitosa e
soddisfacente.
Benché molti auspichino l'avvento di un'organizzazione sociale capace di
svilupparsi in modo meno insostenibile dell'attuale, le attuali tendenze dei consumi
di risorse naturali sono tali da far pensare che le generazioni future dovranno far
fronte a un impoverimento dei «beni ambientali» e addirittura a disastri ecologici di
dimensioni non immaginabili.
Al fianco delle possibili crisi ambientali se ne prospettano altre, di carattere
politico e sociale, dovute alla maniera ineguale e ingiusta con cui l'energia è usata
nel mondo. Circa 1.500 milioni di terrestri consumano circa una metà dell'energia
commerciale mondiale; ai restanti circa 4.500 milioni di abitanti della Terra
rimangono a disposizione circa 190 EJ/anno. Sembra quindi abbastanza ragionevole
che i paesi che finora hanno avuto a disposizione pochissima energia reclamino una
proporzione maggiore dell'energia consumata complessivamente nel mondo.
È possibile tracciare vari scenari di tale più giusta distribuzione, ma tutti
inevitabilmente portano a un aumento dei consumi totali di energia attraverso l'uso
di crescenti quantità di combustibili fossili: carbone, petrolio, gas naturale. Ma il


∗ pubblicato su CNS n.3, 1991 (anno I); ristampa aggiornata in Giorgio Nebbia, Risorse,
merci, ambiente. Saggi raccolti per il 75 compleanno dell'autore a cura di Elsa M.Pizzoli, Luigi
Notarnicola, Ottilia De Marco e Gigliola Camaggio", Quaderno n.25, Dipartimento di
Scienze Geografiche e Merceologiche, Uniersità degli Studi, Bari 2001.

consumo di combustibili fossili produce gravi effetti ambientali, in parte locali
(inquinamento dovuto a varie sostanze nocive, piogge acide con danni alla salute e
alla vegetazione, inquinamento termico, ecc.), in parte planetari, soprattutto
mutamenti climatici dovuti all'aumento della concentrazione dell'anidride carbonica atmosferica, all'«effetto serra».
Ci sono tutti i segni che il pianeta Terra non può sopportare le alterazioni
climatiche ed ecologiche corrispondenti a un sensibile aumento (per esempio a un
raddoppio) dell'uso di combustibili fossili. Tanto più che tale aumento porterebbe a
un rapido impoverimento delle riserve di idrocarburi con conseguenti crisi
economiche e politiche e comunque in contrasto con gli interessi delle generazioni
future. E non è proponibile neanche un rilancio dell'energia nucleare.
Uno sviluppo umano può essere meno insostenibile dell'attuale soltanto ricorrendo
in maniera crescente e determinante alle fonti di energia rinnovabili che tutte
dipendono dal Sole. Dal punto di vista energetico e tecnico-scientifico l'avvento di
una società solare è del tutto possibile, come mostrano poche cifre.
La costante solare, cioè la frazione dell'energia solare intercettata dalla Terra,
ammonta a circa 1,4 kilowatt per metro quadrato, corrispondente, fatte le debite
moltiplicazioni, a circa 44 GJ/anno.m2. La superficie della Terra è, come è ben
noto, di circa 500 milioni di km2, ma l'insolazione media per ogni m2 della
superficie esterna dell'atmosfera terrestre ammonta a circa un quarto del valore di
intercettazione relativo a una circonferenza dello stesso raggio (si può utilmente
vedere, fra l'altro, il libro di G. Righini e G. Nebbia, L'energia solare e le sue
applicazioni, Feltrinelli, Milano 1966).
Della precedente frazione circa la metà viene filtrata dall'atmosfera e circa la metà
arriva sulla superficie dei continenti e degli oceani: circa 3.500.000 EJ/anno. Tale
energia è circa 9.000 volte superiore a quella consumata ogni anno nel mondo e
superiore anche a tutte le riserve di carbone, petrolio, gas naturale e uranio messe
insieme. Di questi 3.500.000 EJ/anni circa 1.000.000 raggiungono le terre emerse e
circa 2.500.000, sempre EJ/anno, raggiungono gli oceani.
L'energia solare tiene in moto il grande ciclo dell'acqua: il calore solare fa
evaporare e condensare ogni anno 500.000 miliardi di tonnellate di acqua dalla, e
sulla, superficie dei mari e dalle terre emerse. 100.000 miliardi di tonnellate
ricadono sulle terre emerse e circa 40.000 miliardi di metri cubi scorrono sulla
superficie dei continenti nel loro ritorno al mare superando talvolta grandi dislivelli
(se ne parla nel capitolo dell'acqua).
Questo flusso ha un «contenuto» potenziale medio di energia di circa 55.000
miliardi di kilowattore all'anno, anche se, di tale energia solo una parte limitata può
essere ricuperata come energia idroelettrica e solo una parte minima (circa 6
EJ/anno, pari a circa 1.500 miliardi di kilowattore/anno) è attualmente in effetti
ricuperata come tale.
La seconda grande funzione «naturale» dell'energia solare è la «fabbricazione» per
fotosintesi di biomassa vegetale: circa 50 miliardi di tonnellate di biomassa secca
all'anno negli oceani e circa 100 miliardi di t di biomassa secca all'anno sulle terre
emerse a spese di circa 300 miliardi di t/anno di anidride carbonica tratta
dall'atmosfera; tale anidride carbonica quasi totalmente ritorna nell'atmosfera in
breve tempo, nel corso del ciclo del carbonio. Ai fini dell'utilizzazione «umana»
dell'energia solare va notato subito che l'intensità della radiazione solare è
maggiore nei paesi meno abitati e in quelli del Sud del mondo e arretrati che
sarebbero quindi favoriti da un crescente ricorso a questa fonte di energia: una
società solare contribuirebbe quindi a ristabilire una forma di giustizia distributiva
energetica fra i diversi paesi della Terra. Come affermò già nel 1912, nella
conferenza già ricordata, il prof. Ciamician, «i paesi tropicali ospiterebbero di
nuovo la civiltà che in questo modo tornerebbe ai suoi luoghi di origine». È
possibile e ragionevole immaginare di progettare una società tutta solare con gli

attuali consumi di energia? Calcolando un'intensità media della radiazione solare di
circa 6.000 gigajoule all'anno per km2 di superficie delle terre emerse, l'attuale
consumo globale di energia commerciale, circa 380 EJ/anno, equivale all'energia
solare raccolta da una superficie terrestre di circa 60.000 km2. La superficie
effettiva di raccolta dovrebbe essere almeno dieci volte superiore perché
l'efficienza di trasformazione di molti dispositivi solari è abbastanza basso. A prima
vista si tratta di superfici enormi, ma non è così.
Prendiamo il caso dell'Italia, con la sua superficie di 300.000 km2. Il fabbisogno
energetico italiano in questo inizio del XXI secolo, poco più di 190 milioni di
tep/anno (circa 8 EJ/anno), corrisponde all'energia solare che raggiunge circa 1.200
km2. La superficie di raccolta, calcolando una resa di trasformazione del 10%,
dovrebbe essere circa 12.000 km2; la sola superficie delle terre coltivate in passato
e ora abbandonate ammonta a circa 40.000 km2. Per ottenere mediante celle
fotovoltaiche – i sistemi che trasformano direttamente l'energia solare in
elettricità con un rendimento di circa 100 kilowattore all'anno per ogni m2 di
superficie esposta di fotocelle (che occupano circa 2 m2 di spazio) – tutta
l'elettricità usata attualmente (nel 2000) in Italia (circa 300 miliardi di
kilowattore/anno, di cui però 40 di origine idroelettrica) occorrerebbero circa 6.000
km2 di campi di fotocelle, il doppio della superficie della Murgia in Puglia.
Non si tratta di superfici enormi neanche per un paese industrializzato e ad alta
densità di popolazione come l'Italia. Più in generale si vede che esistono sul pianeta
ampi spazi disabitati, con alto irraggiamento solare, che potrebbero essere utilizzati
per la trasformazione della radiazione solare nelle forme di energia utili per fini
umani e trasportabile nelle zone di utilizzazione. La radiazione solare, e le fonti di
energia da essa derivate, si prestano a fornire energia in tutte le forme a cui siamo
abituati: si può ottenere calore a bassa, media e alta temperatura direttamente dal
Sole; con questo calore è possibile scaldare l'acqua, le abitazioni, è possibile
azionare frigoriferi e condizionatori d'aria, è possibile distillare l'acqua di mare per
ottenere acqua dolce, con un contributo decisivo, così, del Sole alla sconfitta della
sete che affligge molte zone tropicali e equatoriali costiere.
Ancora l'energia solare, mettendo in moto il ciclo dell'acqua e scaldando
diversamente le varie parti del pianeta, crea le condizioni per cui è possibile
ottenere energia meccanica e elettrica utilizzando lo scorrere delle acque sulla
superficie terrestre; o utilizzando le differenze di temperatura fra gli strati
superficiali caldi e quelli profondi freddi dei mari tropicali; o utilizzando la forza del
vento o il conseguente moto ondoso, anch'essi alimentati dalle differenze di
temperatura provocate dal Sole sulle varie parti della Terra.
È possibile con i sistemi fotovoltaici già ricordati, ottenere energia elettrica
direttamente dalla radiazione solare; è possibile trasformare l'energia elettrica di
origine solare in altre forme, per esempio in idrogeno utilizzabile come
combustibile o come materia prima per prodotti chimici. La radiazione solare,
attraverso la fotosintesi, produce nella biomassa sostanze chimiche utili come
materie prime o carburanti. Molte invenzioni risalgono a decenni fa e vanno
dissepolte dall'oblio e sperimentate di nuovo alla luce dei progressi nei materiali e
nelle tecniche. Se il Sole è davvero il nostro grande amico e alleato verso uno
sviluppo meno insostenibile, i nemici della transizione stanno nella pigrizia delle
idee correnti. L'energia solare ha comunque vari limiti; è distribuita irregolarmente
nelle varie parti della Terra, nelle varie parti del giorno e dell'anno, è molto diluita
rispetto alla concentrazione delle attuali società industriali. Ma proprio qui
potrebbe stare anche la sua forza: è ormai chiaro che molti squilibri ecologici
derivano proprio dalla concentrazione in spazi ristretti delle attività umane, dal
superamento violento, in molti territori, della carrying capacity, per cui una
società solare offrirebbe l'occasione per una ridistribuzione e diffusione delle
attività umane, per un uso più razionale dei grandi spazi che pure il pianeta Terra

ancora offre.
Calore e acqua dolce dal Sole
La più facile fra le forme di utilizzazione dell'energia solare è sotto forma di calore
e la produzione di calore col Sole è stata la prima e la più sperimentata
applicazione. Una piastra metallica di colore nero, coperta con una lastra di vetro
ed esposta al Sole raccoglie la parte visibile della radiazione solare e la trasforma in
radiazione infrarossa che resta «intrappolata» al di sotto del vetro, sulla piastra.
Questo «effetto serra» consente di portare la piastra, d'estate, a temperatura fino a
80 o 90 gradi Celsius; con particolari accorgimenti è possibile scaldare un collettore
solare anche a temperatura un po' superiore a 100 gradi Celsius. Se il calore della
piastra nera viene trasferito a una massa di acqua, che, per esempio, viene fatta
circolare entro tubi appoggiati sulla piastra stessa, d'estate è possibile, con ogni
metro quadrato di superficie del collettore solare, scaldare 100 litri di acqua da 20 a
45 gradi, oppure 50 litri di acqua da 20 a 70 gradi Celsius. D'inverno il
riscaldamento ottenibile è molto più modesto. L'acqua può essere scaldata a circa
80 gradi Celsius anche entro vasche o «stagni» poco profondi, contenenti sul fondo
uno strato di acqua ad alta salinità. Stagni solari di questo tipo funzionano da anni e
sono stati sperimentati anche in Italia, sia pure con grande ritardo e poco
entusiasmo, tanto da essere ben presto abbandonati. Ci sono sempre delle resistenze
psicologiche all'innovazione! Per il riscaldamento dell'aria all'interno degli edifici
più che i sistemi «attivi» come quelli basati su collettori solari, si prestano bene i
sistemi «passivi» realizzati progettando gli edifici in modo da massimizzare la
quantità di radiazione solare che, anche d'inverno, entra nell'edificio, facendola
eventualmente assorbire da speciali materiali capaci di immagazzinare calore anche
a bassa temperatura. Una società solare dovrà inventare nuovi modi di
progettazione degli edifici; con un'appropriata esposizione al Sole, con la creazione
di spazi esposti al Sole e di spazi in ombra, è possibile ottenere spazi ventilati
d'estate e caldi d'inverno, è possibile migliorare molto l'illuminazione dei locali. Gli
alti sprechi di elettricità per l'illuminazione e di elettricità e di combustibili per il
riscaldamento sono il risultato di una scadente progettazione. Il passaggio ad una
società solare si traduce quindi anche in una diminuzione degli sprechi di energia, a
parità di servizi, e comporta una revisione della diffusione nel territorio e della
tipologia degli spazi di abitazione e di lavoro. Con la radiazione solare è possibile
trasformare per distillazione l'acqua del mare in acqua potabile. Milioni di kilometri
di coste sono toccate dall'acqua dei mari e non hanno acqua dolce e in generale la
situazione è tanto peggiore quanto più ci si trova nella fascia centrale della Terra
dove è maggiore l'energia solare disponibile. I distillatori solari sono dispositivi
relativamente semplici nei quali, in uno spazio chiuso coperto da lastre trasparenti,
l'acqua marina viene esposta alla radiazione solare ed evapora, condensandosi poi
sotto forma di acqua priva di sali che viene ricuperata. I distillatori solari hanno il
vantaggio di utilizzare il calore solare a mano a mano che diventa disponibile e, nei
dispositivi più efficienti, è possibile utilizzare il 50% di tale calore per far evaporare
l'acqua. Con un distillatore solare della superficie di un metro quadrato è possibile
ottenere circa 1.000 litri di acqua dolce all'anno. Meno favorevole si presenta,
invece, la possibilità di ottenere calore ad alta temperatura con sistemi a specchi
per la concentrazione del calore solare; i tentativi di far funzionare delle centrali
termoelettriche con collettori a specchi non hanno finora avuto successo; il Sole dà
il massimo di sé se gli si fanno fare su scala umana le cose che sa già fare bene su
larga scala e male si adatta alle dimensioni e ai caratteri delle macchine (per
esempio le centrali termoelettriche) sviluppate per forme più concentrate di
energia, come sono i combustibili fossili.
Elettricità dal Sole
La maniera migliore per ottenere elettricità dal Sole è quella basata sulle celle
fotovoltaiche che consentono di produrre, come si è ricordato, circa 100
kilowattore di elettricità all'anno per ogni metro quadrato di superficie di fotocelle
esposte al Sole; ogni anno nel mondo aumenta il numero di impianti fotovoltaici e
la loro potenza. Sono ormai normali centrali di decine di migliaia di kilowatt di
potenza e il costo di tali centrali sta continuamente diminuendo, avvicinandosi al
costo della centrali elettriche tradizionali. E, a differenza di queste ultime, le
centrali fotovoltaiche solari non hanno bisogno di combustibili e non producono
effetto serra o scorie radioattive.
Una piccola centrale, però da appena 600 kilowatt, è in funzione da alcuni anni
anche in Italia, in Puglia, vicino a Foggia. Altri piccoli impianti sono installati in
varie parti del nostro paese, ma siamo ancora molto arretrati rispetto ad altri paesi,
fra cui gli Stati Uniti, dove addirittura le società elettriche «solari» (come del resto
quelle che gestiscono impianti eolici) vendono elettricità alle grandi reti di
distribuzione. Il governo americano ha di recente lanciato un grande piano per «un
milione di tetti solari». Un milione di abitazioni potrà dotarsi di sistemi
fotovoltaici che le rende autonome dall'acquisto di elettricità; le compagnie
elettriche e petrolifere, invece di lamentarsi per la conseguente diminuzione delle
vendite di combustibili e di elettricità, si sono impegnate nella produzione
industriale di celle fotovoltaiche e dei relativi sistemi ausiliari, creando nuovi posti
di lavoro e nuove fabbriche localizzate nelle zone meno congestionate del paese.
Il vento rappresenta un'altra delle fonti di energia derivate dal Sole. L'energia
solare riscalda le varie parti delle terre emerse e dei mari in maniera disuguale che
dipende dalle stagioni, dalla latitudine, dalle condizioni della superficie del terreno.
Le masse d'aria che sovrastano territori a differenti temperature scorrono da una
zona all'altra e generano i venti che si possono così considerare l'effetto
meccanico del funzionamento di giganteschi collettori solari naturali.
Un'elica o un sistema di pale rotanti esposti al vento si mettono in moto quando la
velocità del vento supera un valore minimo, in genere di una decina di kilometri
all'ora. Da questa velocità in avanti un motore a vento ricupera l'energia del vento
con un rendimento che dipende dalla superficie delle pale e dalla terza potenza della
velocità del vento. I motori eolici possono andare da delicate macchine con eliche
di grande diametro, a piccoli rotori fabbricabili con tecnologie intermedie. A titolo
di esempio si producono e sono installate, anche in Italia, motori eolici con pale del
diametro di 30 o 60 metri e con una potenza, rispettivamente, di 300 e 3.000
kilowatt, con una produzione di elettricità di circa 1.200-1.400 kilowattore
all'anno per ogni kilowatt di potenza ottenibile, nelle condizioni di vento esistenti
in Italia, con una superficie di rotazione della parte offerta al vento di circa 2-2,5
m2. I motori eolici sono diffusissimi in varie zone degli Stati Uniti e dell'Europa e
rappresentano oggi una delle forme più concrete di utilizzazione delle fonti
energetiche rinnovabili e continuamente disponibili, derivate dal Sole.
La forza del vento si manifesta non soltanto come moto di grandi masse d'aria, ma
anche come moto di grandi masse d'acqua superficiali sotto forma di onde derivanti
anch'esse, quindi, dall'energia solare. La quantità di energia ricuperabile dipende
dalla differenza di altezza fra la cresta e l'avvallamento dell'onda: nelle coste di
fronte ai grandi oceani si ha un moto ondoso ampio e regolare la cui forza può
essere «catturata» con vari dispositivi, alcuni dei quali stanno già superando il
collaudo dell'applicazione industriale. Si è già detto che il più grande collettore
solare è costituito dagli oceani; in molte zone della Terra la radiazione solare scalda
la superficie dei mari al punto da determinare una differenza di temperatura, che
può arrivare anche a 20 gradi Celsius, fra gli strati superficiali caldi e quelli freddi
profondi. Sono già stati costruiti dispositivi nei quali l'acqua fredda viene sollevata
dagli strati profondi degli oceani e portata a contatto con l'acqua superficiale più
calda in una macchina termica capace di trasformare, con un rendimento del 2-3%,
questo piccolo salto termico in energia elettrica.
Più volte si è pensato di ricuperare una parte dell'energia meccanica incorporata
nel moto delle acque sulla superficie terrestre sotto forma di energia idroelettrica,
rinnovabile, più di quanto si faccia attualmente. In genere i grandi fiumi e le grandi
montagne sono nelle zone disabitate come le zone tropicali ed equatoriali, la
Groenlandia, l'Asia centrale. Una parte dell'energia di queste risorse potrebbe essere
trasformata in energia elettrica che potrebbe essere trasportata nelle zone dove è
maggiore la richiesta, o potrebbe essere trasformata per elettrolisi in idrogeno da
trasportare con condotte, o che potrebbe essere utilizzata sul posto attraendo
nuove attività dai paesi già oggi congestionati.
Anche in questo caso si può andare da grandi impianti idroelettrici al ricupero
dell'energia da piccoli salti di acqua con turbine idrauliche relativamente semplici.
Finora spesso l'energia idroelettrica è stata ricuperata con interventi sul territorio –
dighe, laghi artificiali – sconsiderati dal punto di vista ecologico. Le proposte dalla
società solare presuppongono di utilizzare il Sole in maniera compatibile con i suoi
caratteri e con le grandi leggi della natura. Il Sole per il XXI secolo La cosa
comunque che il Sole sa già fare bene, senza macchine, su larga scala e con notevole
efficienza, è «fabbricare» materia organica attraverso i processi di fotosintesi: la
materia organica è costituita da zuccheri, amido, cellulosa, lignina, sostanze
proteiche, grassi, ecc., una straordinaria varietà di molecole su molte delle quali
abbiamo ancora conoscenze appena approssimative e quasi nulle per quanto
riguarda le potenziali applicazioni umane.
La biomassa vegetale ha dentro di sé, «incorporata», l'energia che il Sole ha messo
a disposizione per la sua sintesi e tale energia restituisce bruciando. Nei climi
temperati da un ettaro di foresta o di terreno coltivato è possibile ricavare ogni
anno l'equivalente di circa 10.000 kg di idrocarburi sotto forma di sostanza
organica – e senza alcuna macchina.
Ciascuna delle sostanze presenti nella biomassa è utilizzabile direttamente come
combustibile o trasformabile in fonti di energia commerciali (come gas o liquidi
combustibili) e sempre più spesso si parla di coltivazioni o piantagione energetiche,
progettate proprio per ottenere combustibili o materie alternative a quelle ricavate
dal petrolio, anche se questi progetti vanno sottoposti ad attento scrutinio per
verificarne la compatibilità ecologica.
Per la maggior parte dei problemi tecnico-scientifici associati alla transizione ad
una società solare esiste già una risposta: altre possono essere pensate e inventate.
Alle proposte di costruzione di una società solare viene obiettato sempre che il
calore, o l'elettricità, o i combustibili ottenuti dal Sole e dalle fonti rinnovabili
hanno un costo eccessivo rispetto a quello delle corrispondenti forme di energia
ricavate dalle fonti non rinnovabili, scarse, esauribili. Secondo le regole della
contabilità tradizionale ciò in genere è oggi vero, ma dipende dal fatto che
nell'analisi dei costi delle fonti energetiche attuali non viene contabilizzato né il
costo dell'inquinamento per la nostra generazione, né il costo, per le generazioni
future, dell'impoverimento delle riserve di combustibili fossili. Inoltre non si tiene
conto che quanto maggiore sarà la diffusione delle tecnologie solari, tanto minore
sarà, per effetto di scala, il loro costo e il costo dell'energia.
L'avvento di una nuova economia capace di integrare la contabilità monetaria con
quella «naturale» mostrerà che esiste una convenienza anche in termini contabili a
ricorrere alle fonti di energia derivate dal Sole. La transizione a una società solare,
inoltre, è la grande occasione per razionalizzare macchinari, processi, mezzi di
trasporto, strutture urbane, in modo che siano meno consumatori e distruttori di
energia, a parità di servizio «umano» fornito. Vi è una sola osservazione
importante che deve guidare i progettisti di una futura società solare: proprio per il
carattere diffuso e diluito della fonte di energia, le opere di raccolta dell'energia in
forma utile su scala umana per forza richiedono superfici molto grandi e possono
provocare anch'esse effetti ambientali negativi.
Molti sostenitori dell'energia solare pensano alla possibilità di regolare il corso dei
grandi fiumi con la creazione di laghi artificiali, dighe, centrali idroelettriche; tali
opere, coerenti con il progetto solare, possono peraltro avere effetti disastrosi –
come è già avvenuto – sugli equilibri delle foreste pluviali o delle valli montane, o
sull'afflusso dell'acqua a valle, se non sono progettate in maniera del tutto diversa
da quella finora seguita per le grandi centrali idroelettriche.
È possibile utilizzare la forza del moto ondoso con opere di captazione negli estuari
o lungo le coste, ma tali opere possono provocare effetti erosivi e alterazioni
ambientali quando la loro dimensione diventa molto grande ed estesa, come è
richiesto dalla bassa densità dell'energia del moto ondoso per kilometro di costa. È
possibile trarre carburanti e materie prime per l'industria chimica dalla biomassa e
da colture «energetiche», ma sarebbe un errore pensare a tali colture con i criteri
della agricoltura intensiva che richiede un uso intensivo e inquinante di concimi e
antiparassitari, o a spese delle foreste, come si propone oggi; è possibile coltivare i
deserti, dove è elevata la radiazione solare, ma occorre evitare gli effetti ecologici
negativi che si sono già osservati nell'introduzione di monocolture «economiche»
al margine dei deserti. Distruggere le foreste per creare coltivazioni di canna da
zucchero da cui trarre alcol etilico carburante sarebbe una vera follia!
Se da una parte occorre preparare l'avvento di uno sviluppo umano basato sul
crescente ricorso all'energia solare, attraverso perfezionamenti e innovazioni
tecnico-scientifici sui processi e sui materiali, occorre far crescere una cultura
ecologica e territoriale capace di verificare e anticipare i danni che alcuni di tali
processi possono arrecare al pianeta nel suo complesso.
Anche nel caso del Sole e delle fonti energetiche non rinnovabili, il criterio della
corsa al minore costo monetario o al successo tecnico-commerciale o
consumistico può far cadere in trappole che vanificano il progetto guida che deve
essere quello del carattere umano dello sviluppo. E uno sviluppo umano sarà
possibile soltanto adottando nuovi rivoluzionari tipi e forme di energie, di merci, di
consumi, di città, di regole economiche, attingendo a piene mani alle grandissime
risorse del Sole, del vento, delle acque, della biomassa, realizzando quella società
neotecnica e biotecnica auspicata da Lewis Mumford (1895-1990), inascoltato,
oltre settant'anni fa.

(fonte:www.www.ecologiapolitica.it) Continua...

sabato 18 aprile 2009

Dal Fitoplancton un contributo al miglioramento del rendimento del fotovoltaico


Le diatomee sono microalghe unicellulari tra i principali elementi costitutivi del fitoplancton. Un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi di Oregon (OSU) ha indagato la struttura nanoscopica del guscio di questi organismi e li ha utilizzati per lo sviluppo di particolari celle fotovoltaiche dette “a pigmento fotosensibile”.

Applicati sulla superficie delle celle solari queste piccole alghe permetterebbero di sostituire il silicio in modo semplice e ne migliorerebbero le prestazioni. La tecnologia a pigmento fotosensibile è una delle tecnologie fotovoltaiche in sviluppo alternative a quella dominante del silicio. Si basa sull’utilizzo di materiali ecocompatibili ed ha il vantaggio di funzionare anche in condizioni di illuminazione non elevate.

Si ispira al processo di fotosintesi in quanto si basa sulla capacità di particolari pigmenti di eccitarsi alla radiazione solare. Ma cosa c’entrano le alghe?
L’idea dei ricercatori dell’Università dell’Oregon è stata proprio quella di utilizzare i gusci di queste piccole alghe che hanno una nanostruttura ideale, trasparente e conduttrice, per supportare il materiale fotosensibile.

Per i più curiosi: le microalghe vanno a rivestire la superficie trasparente delle celle fotovoltaiche, il materiale organico viene eliminato e rimane la nano-struttura dello scheletro che risulta una struttura ordinata.

Un agente biologico è quindi usato per precipitare all’interno della struttura così creata del titanio solubile in nanoparticelle di biossido di titanio, realizzando un sottile strato che si comporta come un semiconduttore. I fotoni che colpiscono queste nanostrutture rimbalzano più volte al loro interno aumentando così l’interazione tra luce e pigmento fotosensibile e rendendo queste celle fotovoltaiche più efficienti.

Questi processi sono difficili da realizzare con le tecniche tradizionali, per questo è fondamentale il ruolo dei gusci delle diatomee.

Il risultato è una maggiore semplicità di fabbricazione delle celle a pigmento fotosensibile e minori costi, con guadagno in efficacia.
Articolo tratto e tradotto da : http://oregonstate.edu/
(fonte.www.pienosole.it)
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mercoledì 15 aprile 2009

Nucleare: In moto verso il Sol Levante


Roma, 14 apr. (Apcom)
I proventi di un libro per i bambini di Chernobyl
Un viaggio in moto di 20mila km da Venezia a Hiroshima: una sfida avventurosa, ma anche una duplice occasione di solidarietà per il bambini di Chernobyl. Venerdì 17 aprile alle 15.30, presso il Museo Nicolis di Villafranca di Verona (www.museonicolis.com) verrà presentato il libro che l'avvocato padovano Michele Orlando ha realizzato, assieme alla giornalista di Padova Antonella Benanzato, sulla sua grande avventura in moto del 2007. Il volume, dal titolo "In moto verso il Sol Levante", edito da Mazzanti Editori di Venezia, racconta per testi ed immagini la straordinaria cavalcata che il Marco Polo Team, composto da Michele Orlando, Carlo Mascarin e Maurizio Benvenuti, ha compiuto, a bordo di tre BMW R1200GS Adventure, da Venezia a Hiroshima attraverso Siberia, Mongolia e Giappone, (www.transiberiana2007.com) Il raid ha avuto anche una finalità benefica a sostegno dell'Orfanotrofio di Krugloye in Bielorussia e dell'Associazione Progetto Cernobyl di Abano (PD), ed una finalità simbolica, con il portare le gru di carta realizzate con la tecnica origami dai bambini di una scuola di Padova, sino alla statua di Sadako, ad Hiroshima, simbolo della tragedia nucleare. Anche i proventi del libro, le cui prefazioni sono state scritte da Andrea Buzzoni, direttore di BMW Motorrad Italia e da Alberta Trevisanello, Presidente dell'Associazione Progetto Cernobyl, saranno devoluti a queste cause. Venerdì saranno a Villafranca anche il Direttore ed alcuni bambini dell'Orfanotrofio di Krugloye (Bielorussia), ospitati per l'occasione dall'Ass. Progetto Cernobyl. La cornice scelta per l'anteprima del libro, il Centro Congressi del Museo Nicolis, offrirà ai presenti l'occasione di visitare gratuitamente il Museo e la straordinaria esposizione di moto ed auto d'epoca lì ospitata.
(fonte:www.wallstreetitalia.com)
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martedì 14 aprile 2009

Presto in Sicilia novemila nuovi impianti fotovoltaici


Una notizia trovata quasi per caso, eppure molto importante per una regione assetata di posti di lavoro! Chissà perchè non se ne parla eh!!!???
Stipulato l’accordo tra l’Assessorato all’Industria della regione Siciliana, la fondazione Horcynus Orca e il Gruppo Beghelli, per la realizzazione di 9000 impianti fotovoltaici nelle nove provincie siciliane. A fronte di un investimento di 450 euro, gli utenti potranno usufuire sostanzialmente a costo zero, di energia elettrica per 20 anni.
In ogni provincia saranno collocati circa mille impianti di potenza pari a 3 Kw, destinati alle famiglie siciliane, favorendo così il reinserimento sociale e lavorativo di persone a rischio di emarginazione.
Oltre alle famiglie, possono aderire all’iniziativa, dietro la stipula di un contratto, i comuni e gli enti provinciali per l’installazione dei tetti fotovoltaici su edifici pubblici di propria competenza, come scuole e uffici, le aziende sanitarie locali, le Curie Vescovili, le parrocchie, le carceri delle nove province e le piccole imprese agricole ed artigianali.
(fonte:www.livesicilia.it)
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domenica 12 aprile 2009

In Cina nel 2020 l’eolico potrebbe superare il nucleare e diventare la maggiore fonte di energia


Ormai la Cina ci ha superato in tutto, ed in tanto il nostro governo guarda ad un antiquato e pericoloso nucleare. Povera Italia, come stiamo cadendo in basso, con la cultura e la ricerca avanzata. Già molti illustri scienziati sono scappati o mandati via (vedi il premio Nobel Rubbia, per esempio)ma presto non ne rimarrà più nessuno, con i fondi sempre più esigui. Le dittature hanno tutte iniziato così!

LIVORNO. Alla China international wind energy exhibition 2009 che si conclude oggi a Shanghai con un notevole successo di visitatori e una estesa presenza di circa 200 operatori nazionali ed internazionali del settore eolico, sono state presentare le cifre di un mercato cinese che sta sempre più interessando le multinazionali dell’energia e che in futuro offrirà prospettive ancora più allettanti.

Nel 2007 in Cina esistevano 158 impianti eolici con 6.469 unità installate e 5,906 milioni di kW, 3,304 milioni in più del 2006, più recentemente sono stati installati 1,337 milioni di kW, con un aumento totale del 147,1%.

La produzione di impianti eolici in Cina è entrata in una nuova fase di sviluppo industriale, con la realizzazione anche di impianti di piccola e media taglia.

L´anno scorso la Cina è diventata il quarto mercato più grande del mondo per l’energia eolica che nel 2008 rappresentava l’1,5% della potenza totale installata nel Paese e che potrebbe aumentare nel solo 2009 del 64%, per raggiungere i 20 milioni di kW.

Secondo gli esperti cinesi riuniti a Shanghai, «entro il 2020, l´energia eolica potrebbe superare l’energia nucleare e diventare la prima fonte di elettricità in Cina, seguita del termoelettrico e dall’idroelettrico».
(fonte:www.greenreport.it)
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sabato 11 aprile 2009

Babcock Ranch la prima città Usa 100% fotovoltaica


Sorgerà in Florida su superficie 7km quadrati
(Apcom-Nuova Energia) - Si chiamerà Babcock Ranch la prima città statunitense completamente alimentata da energia solare. Situata in Florida, nei pressi di Fort Myers, la 'città del sole' sorgerà dalla joint venture tra la società immobiliare Kitson & Partners, e la compagnia energetica Florida Power & Light. Nel progetto originale si prevede la costruzione di almeno 20mila case, negozi, zona industriale, uffici sparsi su una superficie di circa 7km quadrati. L'intera città sarà coperta da una rete internet wireless e monita da colonnine di ricarica per macchine elettriche. A alimentare l'intera città un impianto fotovoltaico da 400 milioni di dollari. Il costo totale dell'iniziativa è stimato intorno ai 2 miliardi di dollari e si prevede la creazione di 20mila posti di lavoro.
(fonte:www.wallstreetitalia.com
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venerdì 10 aprile 2009

Geotermia: compatibili altri 20 MW a Radicondoli


Nulla osta della Regione alla realizzazione di un secondo gruppo. Prevista l'installazione del filtro abbattitore di mercurio e idrogeno solforato
di Tiziano Carradori, Toscana Notizie
In termini tecnici si chiama “pronuncia favorevole di compatibilità ambientale”. In pratica si tratta del parere positivo concesso dalla Regione Toscana ad Enel, che potrà quindi realizzare e mettere in esercizio un secondo gruppo da 20 megawatt all'interno della già esistente centrale Nuova Radicondoli, che passerà così da 40 a 60 MW di potenza installata. Lo ha deciso la Giunta regionale dopo il nulla osta ricevuto dal settore regionale che si occupa di valutazione di impatto ambientale. Il procedimento è stato avviato nel maggio del 2007, non ha ricevuto osservazioni da parte del pubblico, e prevede sia la perforazione di 9 pozzi (tutti da postazioni esistenti), che la demolizione e la ricostruzione di un tratto di circa 700 metri di linee di trasporto dei fluidi geotermici. Il progetto comporta l'installazione di un secondo gruppo da 20 megawatt all'interno del fabbricato macchine, dove già si trova il primo gruppo, e la realizzazione della relativa linea impiantistica, compresa una torre di refrigerazione dotata di tre celle a tiraggio indotto. Sia il nuovo gruppo che quello già in funzione saranno dotati di filtro Amis, capace di abbattere dalle emissioni sia il mercurio che l'idrogeno solforato. I nuovi pozzi dovranno essere profondi al massimo 3.500-4.000 metri. La perforazione di tre di questi (Radicondoli 17b, Radicondoli 17c e Radicondoli 6a) è prevista prima dell'entrata in esercizio della centrale, mentre quella degli altri sei potrà avvenire in un arco di 15 anni, nel caso in cui quelli esistenti si esaurissero. Tutti gli interventi ricadono nel territorio del Comune di Radicondoli, che sarà anche il soggetto che eserciterà la vigilanza e il controllo sulla realizzazione del progetto e sull'osservanza delle prescrizioni che Enel ha ricevuto. Il progetto ha ottenuto i pareri e i contributi tecnici dei Comuni di Radicondoli e di Montieri, della Provincia di Siena, della Comunità Montana della Val di Merse, della Soprintendenza Archeologica della Toscana, del Bacino Regionale Ombrone, del Bacino Toscana Costa, dei settori regionali rifiuti e bonifiche, tutela delle acque interne e del mare servizi idrici, qualità dell’aria, rischi industriali, prevenzione e riduzione dell’inquinamento, tutela del territorio e della costa, infrastrutture di trasporto strategiche per lo Stato e la Regione, tutela dall’inquinamento elettromagnetico ed acustico e radioattività ambientale, autorità di vigilanza sulle attività minerarie, miniere ed energia, beni paesaggistici, dell’ufficio tecnico del genio civile di Siena e Grosseto, dei settori foreste e patrimonio agroforestale e dell’area VIA/VAS-GIM dell’Arpat.
(fonte:www.intoscana.it)
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Nucleare/La più vecchia centrale Usa ottiene ok per altri 20 anni


Il sottotitolo è: "Come rischiare una catastrofe, per un pò di corrente, che tra l'altro, potrebbe essere ottenuta in molte altre maniere, non pericolose".
Le centrali nucleari, anche le più recenti, hanno una vita media di 20-25 anni, ma noi in Italia, sappiamo bene quanto costa smantellarne una, e quindi si cerca di farle "durare" il più possibile, in modo da demandare alle generazione successive, tutti gli oneri e rischi. Dico solo una parola: "Bastardi!!!"

(Ap-Apcom) - La più vecchia centrale nucleare Usa ha ottenuto una nuova licenza che le permetterà di essere attiva per altri 20 anni. La Nuclear Regulatory Commission - l'agenzia governativa americana che sovrintende alla sicurezza dell'atomo - ha archiviato le obiezioni sollevate da gruppi ambientalisti contrari all'atomo ed ha dato il via libera alla vecchia Oyster Creek Nuclear Generating Station, a Lacey Township, New Jersey, a circa 50 miglia a est da Filadelfia e a 75 da New York. Gli oppositori avevano espresso le maggiori riserve su una "barriera" di metallo che trattiene il caldissimo vapore radioattivo, all'interno di una struttura di contenimento dell'impianto vecchio 39 anni. La NRC sostiene che la barriera in questione è sicura, nonostante precedenti perdite di acqua: la società con sede a Chicago, Exelon ha provveduto a risolvere il guasto. Il reattore ad acqua bollente Oyster Creek è considerato obsoleto in base agli odierni standard, ma la centrale produce sufficiente elettricità per soddisfare il fabbisogno di 600mila famiglie ogni anno, coprendo il 9 per cento della produzione complessiva di energia del New Jersey.
(fonte:www.wallstreetitalia.com)
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mercoledì 8 aprile 2009

Fotovoltaico, Frisullo: "Primato per la Puglia"


“Questi primati – conclude Frisullo – pongono la Puglia nella situazione ideale per lo sviluppo della filiera delle tecnologie del solare"
La Puglia conquista il primato del fotovoltaico in Italia con 56,5 MW installati al 31 marzo 2009, secondo i dati appena diffusi dal GSE. Appena due mesi fa, la Puglia risultava ancora seconda nella classifica, dietro la Lombardia, che invece oggi si ferma al secondo posto con 50,8 MW installati. “Ancora una volta – commenta Sandro Frisullo – la Puglia si conferma regione di primati nel campo delle energie rinnovabili, in linea con gli obiettivi strategici che il Governo regionale ha individuato all’inizio del suo mandato”. “Nel giro di pochi anni – continua Frisullo – siamo passati dalla 12° posizione del 2006, all’attuale primato nazionale, grazie anche alla politica di forte incentivo e di semplificazione amministrativa voluta dal Governo regionale. Già nei prossimi mesi si vedranno gli ulteriori risultati di questa azione, con l’entrata in esercizio di nuovi impianti autorizzati dall’Assessorato regionale allo Sviluppo Economico”.

“Non possiamo che esprimere perciò grande soddisfazione – continua Frisullo – per questo primato della Puglia che è anche merito della nostra azione politica e amministrativa, e che contribuisce al primato complessivo dell’Italia che è diventato il terzo paese al mondo per produzione di energia da fonte solare”. “Questi primati – conclude Frisullo – pongono la Puglia nella situazione ideale per lo sviluppo della filiera delle tecnologie del solare. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di produrre in Puglia una parte delle tecnologie e della componentistica necessarie alla realizzazione degli impianti fotovoltaici, grazie anche alla presenza di poli scientifici e tecnologici in grado di produrre innovazioni significative in questo settore”.
(fonte:www.sudnews.it)
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martedì 7 aprile 2009

Appello ai legislatori degli Stati Uniti sui pericoli delle miniere di uranio


Gli aborigeni australiani, un fisico francese ed un attore americano hanno aderito all’iniziativa dei rappresentanti delle popolazioni indigene dell’Africa e degli Stati Uniti, di inviare ai legislatori un netto avvertimento sui pericoli riguardanti le miniere di uranio.

“Vogliamo che i legislatori degli USA capiscano che le miniere di uranio sono altamente inquinanti e che non esiste attualmente alcuna risposta scientifica alla questione del contenimento dei rifiuti radioattivi. Vogliamo che sappiano che le informazioni fornite dalle società minerarie non sono del tutto affidabili”; ha detto Bruno Chareyron dei laboratori francesi CRIIRAD, che si occupano della misurazione della radioattività ambientale.

I rappresentanti dei nomadi Tuareg del Niger, i nativi americani e gli aborigeni australiani hanno detto che le miniere di uranio sono state causa di devastazione delle loro comunità.

In Niger, la società nucleare francese Areva ha sfruttato per più di 40 anni una miniera di uranio con “nessun rispetto per l’ambiente, la salute delle persone e degli animali. Le miniere hanno influenzato ogni settore dello stato, innescando una guerra tra i Tuareg che hanno preso in mano le armi per difendere la loro terra ed il governo complice di Areva”; ha detto Sidi-Amar Taoua, un Tuareg che ha vissuto per sette anni negli USA.

Areva ha annunciato, lo scorso mese, di aver chiesto agli Stati Uniti, l’approvazione di un progetto da 2 miliardi di dollari per la costruzione di un impianto per l’arricchimento dell’uranio nello stato Nord Occidentale dell’Idaho, il primo impianto di arricchimento dell’uranio controllato dallo stato francese negli USA.

Le terre delle popolazioni native americane nel Sud Ovest degli USA sono state il luogo di più di 1300 miniere di uranio.
“Anche se la maggior parte di queste sono state chiuse, la loro eredità si trova nella contaminazione dell’acqua potabile, nell’alta percentuale di cancro e malattie renali. In questo momento di rinascita del nucleare, è quasi come se il governo federale ignorasse l’eredità storica delle miniere di uranio a favore degli interessi economici delle centrali atomiche ed a scapito della nostra terra, della nostra acqua, della nostra gente”; ha detto Manny Pino, un ambientalista indiano d’America.
Mitch, un aborigeno attivista contro le discariche di rifiuti radioattivi e le miniere d’uranio in Australia, il più grande produttore di minerali, ha dichiarato: “Il profitto monetario nel breve termine ci lascerà a lungo termine rifiuti mortali per le future generazioni”.

Le miniere di uranio hanno visto un lungo periodo di boom negli USA tra il 1940 ed il 1980, prima che venissero improvvisamente chiuse negli anni 90 quando i prezzi dei minerali sono crollati.
Nel 2005, quando questi hanno ricominciato a crescere, i Navajo hanno approvato una legge che vieta l’estrazione o la trasformazione di uranio sulle loro terre.

“Ma quando il prezzo dell’uranio ha raggiunto i 140 Dollari la Libbra, nel 2007, le società minerarie si sono reinteressate “come degli avvoltoi” alle zone ricche di giacimenti, il 70% dei quali sono situati nei territori abitati da comunità indigene a basso reddito”; ha detto James Cromwell, l’attore che ha interpretato George W Bush nel film “w”.

Poi il segretario degli Interni Dirk Kempthone ha autorizzato l’esplorazione di miniere di uranio vicino al Grand Canyon, un sito patrimonio mondiale dell’UNESCO.
“C’è un sacco di attività. Quando i prezzi dell’uranio sono saliti, sono arrivate proposte di esplorazione di tutto il territorio”; ha affermato Sandy Bahr ambientalista del gruppo Sierra Club del Grand Canyon.

Nel mese di gennaio, il rappresentante dell’Arizona, Raul Gijalva (della presidenza Obama) ha introdotto un progetto di legge al Congresso finalizzato a togliere permanentemente alle miniere per l’estrazione dell’uranio, un milione di ettari di terre pubbliche, nei bacini che circondano il Grand Canyon.
(fonte:www.progettohumus.it)
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sabato 4 aprile 2009

Jeremy Rifkin: Crisi, puntare su energie rinnovabili


Ripresa economica e ambiente al centro dell'intervento di Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends, ospite del convegno organizzato per il decennale di Banca Etica di Francesco Lalli

Come immaginare gli scenari mondiali del dopo crisi? Trasformando la crisi stessa in un’opportunità di cambiamento attraverso il ricorso alla finanza etica e all’uso delle nuove tecnologie. È quanto è emerso dall’incontro in occasione dei 10 anni di Banca Etica dal titolo “Rilanciare l’economia salvando l’ambiente” che si è svolto presso l’Aula magna della Facoltà di Scienze Politiche della Sapienza il 1° aprile.

All’appuntamento ha partecipato uno dei “guru” dell’economia sostenibile, il professor Jeremy Rifkin, consulente istituzionale sulla green economy e presidente della Foundation on Economic Trends. L’introduzione è stata affidata a Fabio Salvato, presidente di Banca popolare Etica.

«I prossimi cinque anni saranno decisivi per capire se saremo in grado di risollevare l’economia dei nostri Paesi attraverso un cambiamento reale nella direzione di uno sviluppo sostenibile», ha ricordato Salviato. «Quella che stiamo attraversando non è solo una crisi finanziaria come molti vogliono far credere – ha proseguito –, ma soprattutto una crisi sistemica: culturale, industriale, energetica. Le prime 20 banche del mondo hanno esposto a bilancio titoli tossici per un patrimonio superiore a quello delle banche stesse. Questo significa che sono tecnicamente fallite».

«Come se non bastasse – ha aggiunto – il totale dei derivati da questi titoli che circolano attualmente è pari a 20 volte il pil mondiale. Da una situazione come questa si può tornare indietro solo accettando che l’approccio da seguire una volta per tutte è quello delle regole: che le banche tornino a fare le banche attraverso il credito, che i controlli siano di livello mondiale ed uguali per tutti, e che l’investimento nel sociale sia rivalutato come merita».

Come si sia arrivati a questo punto è stato poi il tema che ha occupato la prima parte dell’intervento di Rifkin, sollecitato dalle domande del direttore di “Limes” Lucio Caracciolo. «La seconda rivoluzione industriale che si concentrava sull’elettricità e il motore a combustione – ha esordito il presidente della Green House Crisis Foundation – ha avuto il suo picco alla fine degli anni Ottanta. Terminata quella fase, la cosiddetta rivoluzione informatica non è stata abbastanza forte da far decollare l’economia. A quel punto abbiamo eroso i risparmi utilizzando l’indebitamento, secondo un modello di consumo di stampo americano, nell’illusorio tentativo di creare un’economia fittizia, basata su carte di credito e mutui. Tutto ciò è fallito».

Se capire le cause della situazione, con il senno di poi, non è così complesso, meno immediata appare la ricetta che Rifkin propone: comporta «una nuova visione da parte della razza umana in grado di orientare il cambiamento». Si tratta di quella che egli stesso chiama la «terza rivoluzione industriale» che dovrebbe portare a «un’Europa sociale». «Le grandi rivoluzioni nella storia si sono avute quando la gestione dell’energia e la gestione della comunicazione si sono toccate – ha spiegato Rifkin –. Oggi assistiamo a una comunicazione realmente distribuita attraverso le nuove tecnologie. Quello a cui dobbiamo ancora arrivare è un’energia altrettanto distribuita, capendo che la vera economia è sui tetti delle nostre case».

Lo sfruttamento, l’immagazzinamento e la condivisione dell’energia acquisita grazie al sole, al vento e alle maree, insieme con altre fonti rinnovabili, diventa quindi un pilastro del futuro per l’economista statunitense. Ma se l’idea “power to the people” e della propria centrale in giardino offre un’indubitabile suggestione, meno agevole è capire il perché la politica, da sempre interessata al controllo dell’energia, dovrebbe promuovere questa «democratizzazione del capitalismo».

«Non è detto che gli piaccia, ma dovrà accettarlo perché sarà costretta a prenderne atto – ha sottolineato Rifkin – esattamente com’è avvenuto per le case discografiche con la musica. Il fatto che tanta gente la scaricasse in proprio e la condividesse ha costretto il sistema a cambiare strategie, ad adeguarsi e a trasformarsi. L’enciclopedia britannica è sugli scaffali e la gente usa wikipedia. Io credo che il movimento cooperativo, aggiornato alla luce delle moderne tecnologie, può creare una enorme pressione sociale nei confronti dei politici».

Un parere condiviso da Leonardo Becchetti, presidente del Comitato Etico di Banca Etica, che ha ricordato a conclusione dell’incontro come «siano molte le risorse che la società civile può mettere in campo sotto questo profilo. A partire dal voto più importante, quello del portafoglio». «Quando si sceglie di premiare una banca etica spostando lì il proprio denaro o una realtà commerciale equa e solidale con l’acquisto di merci – ha detto – si compiono atti di lungimiranza che premiano quelle realtà ormai avanti nel cambiamento. Questo crea un contagio benigno. Basti pensare che lo spostamento di una sola quota di mercato del 5% costringe le aziende all’emulazione. Un’emulazione finalmente positiva».
(fonte:www.romasette.it)
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giovedì 2 aprile 2009

Scorie nucleari: non le vuole nessuno nemmeno la Francia


LIVORNO. Quando in Italia si parla di nucleare i contrari vengono ormai accusati di soffrire della sindrome Nymby, mentre i moderni ed efficienti francesi ne sarebbero immuni e tutto avverrebbe oltralpe in maniera armoniosa e pacifica, con sindaci e popolazioni felici di ospitare le scorie sotto il loro giardino.

A quanto pare non è proprio così: anche in Francia la realizzazione di nuovi siti per lo stoccaggio delle scorie nucleari (chiamati site d´enfouissement des déchets nucléaires faiblement radioactifs à vie longue - Favl) sembra essere ad un punto morto e il governo rimanda all’infinito l’annuncio dei nomi dei comuni candidati ad accoglierli, mentre sale l’opposizione nei centri potenzialmente interessati.

Le scorie saranno anche debolmente radioattive, ma la durata della loro tossicità raggiunge perfino i tre milioni di anni, le Favl non possono essere stoccate con gli altri tipi di scorie nucleari e per ora restano confinate in costose infrastrutture nei siti industriali nei quali sono state prodotte.

Si tratta di un problemino pesante almeno 60.000 tonnellate di scorie e di 23.000 tonnellate di grafite, al quale si deve dare una soluzione definitiva.

L´Agence nationale pour la gestion des déchets radioactifs (Andra) prevedeva la realizzazione di un sito di stoccaggio alla profondità di circa 50 metri sotto terra, in uno strato argilloso, per una spesa prevista di 200 - 350 milioni di euro. Però anche in Francia nessuno sembra più volere questo costoso regalo.

Nel giugno 2008 il governo francese aveva affidato all’Andra il compito di stilare una lista di comuni potenzialmente candidati, dopo uno studio geologico condotto insieme al Bureau de recherches géologiques et minières, l´Agenzia aveva individuato ben 3.115 municipalità alle quali è stato inviato un dossier informativo e di candidatura da restituire all’Andra. Il dossier garantiva una sostanziosa ricaduta economica per l’area che avrebbe avuto la fortuna di ospitare l’impianto nucleare, la creazione di posti di lavoro, il sovvenzionamento statale di infrastrutture… un po’ quello che secondo il nostro ministro Scajola farebbe accogliere con entusiasmo da molti comuni italiani che non vedrebbero l’ora di partecipare al nostro rinascimento nucleare.

Purtroppo per Sarkozy e per Scajola, molti comuni non sembrano proprio interessati nonostante gadget, perline e regalie, e non hanno nemmeno risposto all’appello. Secondo il Collectif contre l´enfouissement des déchets nucléaires (Cedra) solo una quarantina di comuni si sarebbe detta disponibile a prendere in considerazione l’ipotesi. Il 24 dicembre 2008, l´Agenzia ha dato al ministero dell’ecologia la lista dei comuni selezionati per condurre studi geologici precisi, prima della designazione finale che dovrebbe avvenire nel 2010.

Tutto a posto? No perché alla fine di gennaio la preoccupazione dei sindaci che si erano candidati è schizzata alle stelle quando un consigliere tecnico per il nucleare del ministero dell’ecologia ha spiegato che il loro parere sulla decisone finale del 2010 sarà puramente consultivo. Così Nicolas Lerouge, sindaco di Braux-Saint-Rémy, nella Marne, ha denunciato in una riunione al ministero «Il paradosso tra questa omertà e la promessa di trasparenza» ed oggi i suoi colleghi “disponibili” si sentono ingannati e presi in trappola e temono di non poter rifiutare più la realizzazione del sito delle scorie nucleari sul loro territorio. La rete "Sortir du nucléaire" dice che «Andra sta cercando di portare avanti il proprio progetto alle spalle della gente, in una totale mancanza di trasparenza. Tuttavia, consapevoli delle sfide, molti politici e molti comuni hanno già votato contro questo progetto».

Infatti i sindaci, pressati dai loro cittadini, pensano ormai di aver fatto un passo falso e il portavoce del Cedra, Michel Marie, non li aiuta certo girando il coltello nella piaga e sottolineando che il ministro dell’ecologia «Jean-Louis Borloo aveva chiesto all´Andra di condurre questa ricerca dei siti in maniera esemplare e trasparente! Ora, ad oggi non sappiamo ancora chi sarà chi è il candidato».

Nonostante questo i nomi e le cartine dei siti candidati ad ospitate le scorie nucleari circolano e finiscono addirittura sulle pagine dei giornali. Il Cedra denuncia «l´opacità con la quale è trattato il dossier. Perché lo Stato è molto in ritardo sul suo calendario, che prevedeva di rendere pubblica la lista dei comuni selezionati nel gennaio 2009.

Il Collettif sta dandosi da fare nei dipartimenti dalla Meuse, di Lot, della Marne e dei Vosges, dove si troverebbero i comuni potenzialmente interessati ed organizza dibattiti pubblici ai quali l’Andra rifiuta regolarmente di partecipare. Michel Marie porta ad esempio quello che è successo a Soulaine, il centro di stoccaggio dell’Aube realizzato nel 1992: «Ci avevano promesso che non ci sarebbe stata nessuna perdita, e invece una fuga dal sito di compattazione è stata rilevata tre anni dopo l´apertura! Oggi sentiamo lo stesso discorso, ma chi ci dice che non succederà la stessa cosa?»

Quanto alle eclatanti promesse economiche, ormai lo scetticismo regna sovrano: «Questo potrà essere sul breve periodo, ma che dire delle conseguenze di immagine per il comune e per la sua attrazione turistica?».

Improvvisamente i sonnolenti Paesi che aspettavano senza troppi patemi il nucleare si sono svegliati e, Nimby o non Nimby, la mobilitazione crescente dei cittadini sta dando i suoi frutti e si sta amplificando a macchia d’olio, tanto che diversi sindaci hanno ritirato la loro candidatura per non perdere la poltrona.

«Non dobbiamo metterle da qualche parte, dobbiamo fare qualcosa!», dice il Cedra. Ma il problema dello stoccaggio sparso dei Favl sta diventando troppo costoso anche per la sovvenzionatissima industria nucleare francese, ed anche se per Lerouge e Marie, sotterrare le scorie «Non è una soluzione perché una volta sepolte non torneranno indietro» e quindi chiedono di lasciarle in superficie «qualunque sia il costo» e di finanziare massicciamente la ricerca per arrivare a neutralizzare la loro radioattività. Peccato che la maggior parte dei fisici consideri questo oggi impossibile. Anche in Francia il dilemma delle scorie resta insoluto.
(fonte:www.greenreport.it)
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mercoledì 1 aprile 2009

Casa a costo zero


Di:Giordano Stabile

Mentre l’Europa centrale batteva i denti e l’orso russo si divertiva ad aprire e chiudere i rubinetti del gas, i primi brividi freddi sono corsi anche lungo la schiena dei maggiori Paesi occidentali dell’Ue, Italia compresa.
L’idea dell’indipendenza energetica è il grande vincitore dell’ennesimo braccio di ferro tra Mosca e Kiev sulle forniture di metano. E non si costruisce solo diversificando le fonti di import. Chi ci garantisce che un giorno il moderato Qatar non finisca in mano a un partito stile Hamas? Ridurre i consumi di gas è l’altra strada. Una strada che i più recenti studi sull’isolamento termico e lo sfruttamento di micro-fonti rinnovabili rende fattibile e abbordabile in quanto a costi. L’idea non è per il futuro o per qualche Paese esotico: un progetto tra i più interessanti è in corso di realizzazione a due passi da Torino, in Val di Susa, nel Comune montano di Almese.E’ un progetto di «casa passiva», concetto sviluppato nei Paesi nordici già negli Anni 70, portato alle estreme conseguenze: zero emissioni di Co2, zero consumi di combustibili fossili. Il palazzo, 12 alloggi, è già in costruzione e rappresenta lo stato dell’arte per quanto riguarda gli edifici passivi. «E’ molto importante comprendere su quali tecniche costruttive e impiantistiche si basa un edificio passivo – spiega l’architetto Fabrizio Graffi, autore del progetto assieme al figlio ingegnere -. Il problema è che l’energia termica contenuta all’interno dell’edificio si disperde naturalmente attraverso le pareti, il tetto, il basamento e i serramenti».E’ una dispersione di non poco conto. L’Eurima (European Insulation Manifacturers Association) sottolinea che l’utilizzo energetico degli edifici equivale al 40% di tutte le emissioni di Co2 in Europa. «Se gli standard isolanti svedesi fossero impiegati in Paesi quali il Belgio, la Spagna e l’Italia – spiega il Rapporto 2007 dell’Associazione - si otterrebbero risparmi energetici fino al 90%». E quindi una riduzione delle emissioni pari a quella che si otterrebbe chiudendo tutte le centrali a carbone del Vecchio Continente. A Malmö in Svezia, è stato realizzato un intero quartiere, recuperando i moli abbandonati del porto sulla base dei criteri della «casa passiva». Allo stesso modo sono stati progettati i nuovi quartieri residenziali di Friburgo, in Germania. Secondo Peter Erlacher, 56 anni, docente all’Università di Bolzano di fisica tecnica ed edilizia sostenibile, isolando la casa, si arriva a ridurre il consumo medio delle famiglie a sette litri di gasolio l'anno con una spesa aggiuntiva sul costo della casa di circa l’1%. «Con interventi ulteriori – spiega Erlacher -, come un impianto di ricambio dell’aria con recupero di calore, la riduzione dei consumi può essere ridotta ulteriormente. Anche fino a zero».Zero è appunto l’obbiettivo della «casa passiva» di Almese. Le pareti, il tetto e il basamento contengono all’interno uno spesso strato di isolante termico di 16 centimetri: sono disponibili materiali ecologici come la fibra di legno o il sughero o il kenaf, un tipo di canapa coltivato anche in Italia. Anche i serramenti sono caratterizzati da un indice di isolamento particolarmente elevato, tale da ridurre al minimo la ventilazione naturale verso l’esterno che causa perdita di calore. «L’energia – spiega Graffi - sia nell’edificio tradizionale che in quello passivo va persa per trasmissione e per ventilazione. Come insegna la termodinamica, l’energia non si crea e non si distrugge. Per poter mantenere i 20 gradi all’interno dell’edificio è necessario integrare la quantità di energia termica persa mediante un generatore di calore».Nell’edificio tradizionale un generatore di calore viene alimentato con energia primaria come il metano o il gasolio, inquinanti e costosi. «Nell’edificio passivo di Almese invece – continua Graffi - l’energia necessaria viene da una pompa di calore geotermica, che ha la capacità di trarre i tre quarti dell’energia necessaria dal terreno attraverso delle perforazioni che arrivano a 130 metri di profondità (dove la temperatura è costante a circa 12 gradi in inverno e in estate)». Il restante quarto di energia necessario al funzionamento della pompa di calore viene fornito attraverso l’energia elettrica generata da un impianto fotovoltaico. In pratica gli inquilini della casa di Almese non spenderanno un centesimo per il riscaldamento invernale. Niente bollette: il sogno di tutti.

(fonte:www.lastampa.it)
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