
ROMA (Reuters) - Secondo un sondaggio sulle fonti di energia preferite dagli italiani, il 14% degli intervistati sceglie il nucleare, contro il 75% che predilige il fotovovoltaico-solare. E oltre la metà si opporrebbe "con tutte le forze" alla costruzione di una centrale atomica vicino a casa propria. Lo indica un sondaggio commissionato dalla rivista "La Nuova Ecologia" diffuso oggi.
La ricerca, realizzata ai primi di maggio dall'istituto Lorien su un campione di 1.000 persone, indica che il 71,7% degli interpellati - erano possibili risposte multiple - avverte come principale problema quello della disoccupazione, in tempi di recessione globale.
Secondo Lorien, a rispondere in questo modo nel novembre 2007 era il 59% del campione.
Seguono per il 68,7% i problemi ambientali, e in particolare l'inquinamento (39,2%), ma anche lo spreco di risorse (27,9%) e l'accesso all'acqua (21,7%).
Il terrorismo attira invece solo il 22,1% delle risposte.
Nell'ambito delle domande sulla cosiddetta economia verde, il sondaggio chiedeva un giudizio sulle fonti di energia (sempre con la possibilità di risposta multipla). E in questo caso, solo il 14% del campione dice di preferire come fonte il nucleare, contro il 75% di quanti indicano l'energia solare e il 45,!% che preferiscono l'eolico.
I sostenitori del nucleare prevalgono tra coloro che si dicono elettori di centrodestra (25,1%), l'energia solare raccoglie consensi superiori al 65% in ogni categoria di elettorato, anche se è più forte nel centrosinistra (82,7%).
Il nucleare trova più estimatori tra gli ultra 64enni e coloro che hanno 45-54 anni, il solare ha la massima punta di consenso (93,4%) tra i giovanissimi, quelli della fascia d'età 18-24 anni.
Alla domanda "Se aprissero una centrale nucleare o un deposito di scorie radioattive vicino a casa sua, lei come si comporterebbe?", il 52,4% dice "mi opporrei con tutte le mie forze", mentre il 7,8% si trasferirebbe altrove. Il 32,6% dice invece "l'accetterei se rispettasse precisi parametri di sicurezza".
Il sondaggio indica anche che il 57,7% degli intervistati sarebbero disponibili a pagare per l'energia prodotta da fonti rinnovabili, contro il 32,3% di contrari.
(fonte:www.it.reuters.com)
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domenica 31 maggio 2009
Nucleare, sondaggio: solo il 14% italiani a favore
sabato 30 maggio 2009
LEGAMBIENTE, 10MILA MW CON FOTOVOLTAICO SU 7% TETTI

In Italia basterebbe che il 7% dei tetti fosse coperto da pannelli fotovoltaici per avere a disposizione una potenza di 10mila megawatt, equivalente alla potenza complessiva di circa sei moderne centrali nucleari: e' quanto emerge dai presentati a Milano dal vicedirettore generale di Legambiente Andrea Poggio,. ''Si accusano le rinnovabili di essere aleatorie - ha attaccato l'ambientalista, intervenuto oggi a un incontro sul nucleare organizzato nell'ambito dei saloni LivinLuce e EnerMotive a Fieramilano - ma sull'atomo girano cifre e studi circa i costi, che presentano una forbice tale che francamente non so a chi credere''. La scala delle priorita' nelle scelte nazionali di politica energetica, secondo Poggio, dovrebbe essere questa: in primo luogo, investire sull'efficienza, riducendo gli sprechi; puntare poi in modo deciso sullo sviluppo delle rinnovabili e solo in terza battuta ragionare su un ricorso eventuale al nucleare adeguato al fabbisogno dell'Italia. ''Se ci fosse un piano serio che ponga al centro questi punti - ha detto - siamo anche disposti a discuterne, ma per come e' impostato oggi il discorso sono pronto a dissotterrare l'ascia di guerra. Non ho dubbi su da che parte stare''.
(fonte:www.ansa.it)
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Una prima vittoria nella battaglia contro il nucleare

Da FRANCO XIBILIA - Da Alessandria una grossa vittoria di buon auspicio nella battaglia contro il nucleare in Italia.
Il Tar sospende lo smantellamento dell’impianto nucleare e la costituzione del deposito di scorie radioattive. L’ordinanza del Tar del Piemonte crea un precedente nazionale per tutti i siti nucleari. Infatti lo stesso Governo aveva dichiarato apertamente che, in caso di pronuncia definitiva a favore del nostro ricorso, “l’intera strategia sin qui adottata andrebbe rivista in relazione a tutti gli impianti nucleari presenti in territorio italiano”.
Il 21 maggio, il TAR Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), in seguito al nostro ricorso, ha pronunciato una ordinanza contro il Ministero dello sviluppo economico e l’ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, nei confronti di SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari). Nella sentenza, il Tar “accoglie l’istanza cautelare e, per l’effetto, sospende l’esecuzione del provvedimento impugnato” in quanto “appaiono assistite da apprezzabili elementi di fumus le censure introdotte con il primo motivo di ricorso e riferite all’incompetenza dell’organo che ha adottato il provvedimento impugnato, nonchè al mancato accertamento dei requisiti di idoneità del sito” e in quanto “le circostanze allegate dai ricorrenti comprovano l’esistenza di un pregiudizio grave e irreparabile derivante dall’esecuzione del provvedimento impugnato”.
Nell’indifferenza dei sindaci della provincia, ma grazie ad una entusiasmante sottoscrizione popolare (prossimamente pubblicheremo l’elenco definitivo dei sottoscrittori), tramite gli avvocati Mattia Crucioli e Adelaide Piterà, a firma di Comitati, Medicina democratica, Legambiente, Pro Natura, consiglieri regionali, è stato presentato al TAR Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte ricorso contro il Ministero dello Sviluppo Economico e l’ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale , e nei confronti della SOGIN Società Gestione Impianti Nucleari SpA (ex Fabbricazioni Nucleari), per l’annullamento, previa sospensione, del decreto 27/11/2008 del Ministero stesso, eventualmente previa rimessione alla Corte Costituzionale.
Con la complicità del Comune, della Provincia e della Regione, infatti tale decreto, invece della bonifica totale del territorio, autorizzerebbe la demolizione dell’impianto di fabbricazione di combustibili nucleari di Bosco Marengo (Alessandria) e la conseguente costituzione di un deposito di rifiuti radioattivi: definito “temporaneo” ma a tempo indeterminato e in luogo assolutamente inidoneo allo scopo, cioè non sicuro.
Invece il decreto legge 314/2003 dispone che la sistemazione in sicurezza dei rifiuti radioattivi debba avvenire garantendo la protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori nonché la tutela dell’ambiente dalle radiazioni ionizzanti esclusivamente presso Deposito nazionale: da individuare in zona con assolute caratteristiche geomorfologiche e antropiche. Che non sono quelle di Bosco Marengo: non a caso manca la VIA, Valutazione di Impatto Ambientale.
Si consideri, a proposito di “temporaneità”, che i tempi di decadimento radioattivo di tali rifiuti variano rispettivamente nell’ordine di alcune decine di anni (rifiuti di prima categoria), di alcune centinaia di anni (seconda categoria), di alcune migliaia di anni e oltre (terza categoria).
Il decreto del Ministero dello Sviluppo economico è illegittimo perché, in contrasto con il decreto legge 17/3/95 n. 230, non prevede la definitiva bonifica del sito di Bosco Marengo, il suo rilascio “prato verde” privo di vincoli di natura radiologica, in quanto non prevede il conferimento in ottemperanza alla legge 314 dei rifiuti al Deposito nazionale: inesistente, neppure individuato.
Dunque i materiali radioattivi già presenti a Bosco, insieme a quelli derivanti dallo smantellamento dell’impianto, verrebbero immobilizzati in una matrice cementizia collocata in fusti in acciaio e vasche di calcestruzzo armato, all’interno di locali assolutamente inidonei, ipotesi che una Valutazione di impatto ambientale escluderebbe, e rappresenterebbero, insieme alle attività di demolizione, un ulteriore e ingiustificato gravissimo e irreuperabile pericolo di tipo radiologico per l’ambiente e per la salute di Bosco Marengo e provincia di Alessandria (ex articolo 32 della Costituzione).
Perciò, oltre all’annullamento del procedimento di disattivazione, il ricorso ha chiesto, con istanza cautelare, di sospendere immediatamente l’esecuzione del procedimento impegnato. Il Tar ha accolto. Bocciando le memorie e i documenti del Governo e della Sogin, nonchè l’intervento ad opponendum della Regione Piemonte.
P.S. Il ricorso richiama la violazione in vari commi e articoli del D.L. 14/11/2003 n. 314 convertito dalla L. 24/12/2003 n. 368, in combinato disposto con la L. 23/8/2004 n. 239; del D.Lgs 17/3/95 n. 230; del D.Lgs 3/4/2006 n.152, degli artt. 3, 5, 9, 32, 97, 114, 118, 120 della Costituzione.
(fonte:www.ilponente.com)
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venerdì 29 maggio 2009
Fotovoltaico,Dal sole energia pulita per 4 miliardi di persone nel 2030
Entro il 2030 il solare fotovoltaico fornirà energia elettrica a due terzi della popolazione mondiale, oltre 4 miliardi di persone. Questa la conclusione del nuovo rapporto ‘Solar Generation’ di Greenpeace ed EPIA (European Photovoltaic Industry Association), giunto alla sua quinta versione.
“Il nuovo rapporto conferma l’imponente crescita del fotovoltaico nel mondo e dimostra che, con adeguate politiche di sostegno, il fotovoltaico ha le potenzialità per divenire una delle maggiori fonti energetiche su cui contare” dichiara il Presidente di EPIA, Ernesto Macias. Secondo il rapporto, entro il 2030 saranno installati 1.800 GW di pannelli solari nel mondo, capaci di generare 2.600 miliardi di chilowattora pari al 14% circa del fabbisogno mondiale di elettricità, oltre il doppio di quanto fornito oggi dal nucleare, e senza i pericolosi effetti collaterali relativi alla gestione delle scorie.
La crescita del fotovoltaico porterà energia pulita a 1,3 miliardi di persone in regioni urbanizzate, e oltre 3 miliardi in aree non ancora raggiunte dall’elettricità.
“Un tale sviluppo è parte della rivoluzione energetica necessaria per affrontare i cambiamenti climatici e ridurre le emissioni globali di gas serra del 50% al 2050” afferma Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace.
“Nonostante il ‘boom’ che sta avendo la tecnologia in Italia, si potrebbe fare cento volte tanto. Ancora oggi oltre l’82% degli incentivi alla produzione di energia elettrica vanno a impianti a base fossile e non alle fonti rinnovabili”.
Nel 2007 in Italia sono stati elargiti alle fonti fossili “assimilate”, attraverso il meccanismo CIP6, circa 3,7 miliardi di euro, mentre il solare fotovoltaico ha ricevuto appena 26 milioni di euro, meno dell’uno per cento.
“Un tale squilibrio è inaccettabile: occorre ‘liberare’ risorse destinate alle fonti fossili per il rapido sviluppo delle rinnovabili. Assistiamo invece a un folle piano per il ritorno al nucleare, e all’inaugurazione di nuove centrali a carbone. Ècosì che il Governo pensa di centrare l’obiettivo europeo per il 25% di rinnovabili al 2020?”.
Secondo i dati di ‘Solar Generation’, produrre energia fotovoltaica diventerà economicamente competitivo rispetto alle fonti fossili tradizionali già dal 2015 nei paesi dell’Europa meridionale,e dal 2020 nell’intero continente. La rivoluzione solare permetterà di tagliare 1.600 milioni di tonnellate di CO2 nel 2030, pari alle emissioni attuali di Italia e Germania, e creare milioni di nuovi posti di lavoro. Già oggi sono circa 120 mila i ‘colletti verdi’ che lavorano nel fotovoltaico nel mondo. Il rapporto prevede che il dato potrà raggiungere i 2 milioni nel 2020, e 10 milioni nel 2030.
(fonte:www.terranauta.it)
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giovedì 28 maggio 2009
Fotovoltaico, una risorsa per i piccoli centri urbani

A Cupello e Poggiofiorito due nuovi esperimenti nel campo delle energie rinnovabili
Il futuro dell'energia pulita si costruisce sempre più spesso con il ricorso agli impianti fotovoltaici. Lo hanno capito anche i piccoli centri del nostro Abruzzo, che sempre più spesso fanno ricorso all'energia ottenuta dalle fonti rinnovabili.
Veterana di questa filosofia è l'Amministratore comunale di Cupello, che in questi giorni ha firmato un produzione d'intesa con il Dipartimento di Ingegneria elettrica e dell’informazione dell'Università degli studi dell’Aquila, per implementare attività di formazione e ricerca nel settore delle energie da fonti rinnovabili, appunto. A Cupello sono già presenti numerose strutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili e con il protocollo firmato dal Sindaco di Cupello dal direttore dei Dipartimento, il professore Piero Tognolatti, presso l’impianto fotovoltaico Elio 1, nei locali della Casa in Bioarchitettura di imminente riconsegna al Comune, sarà possibile effettuare formazione e ricerca sul campo, in un settore strategico e cruciale come quello delle energie eco-sostenibili.
Attenzione per l'ambiente anche nel Comune di Poggiofiorito, che presto produrrà energia elettrica tramite un impianto fotovoltaico realizzato da una societaàesterna, grazie al quale le casse municipali otterranno per venti anni un canone di 72.455 euro l'anno (cui si aggiungeranno gli aumenti secondo gli indici Istat) e la fornitura annuale gratuita di 20.000 kWh di energia per uso pubblico. L'amministrazione ha già incassato 130mila euro all'atto della stipula del contratto.
“Dopo i primi venti anni – ha spiegato il sindaco del piccolo centro del chietino, Corino Di Girolamo - il Comune diventerà proprietario dell'impianto e incasserà circa 600mila euro l'anno per almeno i dieci anni successivi. Intanto si pensa già a un secondo impianto”. La realizzazione dell'impianto fotovoltaico è stata affidata tramite gara alla società Abruzzo Energia, specializzata in energie alternative, che produrrà circa 1,3 milioni di kWh l'anno, con un incasso presunto all'inizio di circa 800mila euro per anno. Abruzzo Energia realizzerà a proprie spese l'impianto su terreni messi a disposizione da cittadini, ai quali sara' conferito un canone come diritto di superficie, e -per gestire il sistema di produzione - utilizzerà tre dipendenti a tempo indeterminato, di cui un elettricista. Insomma, non solo cura per l'ambiente e risparmio energetico ed economico, ma anche piccoli introiti per i cittadini e nuove prospettive occupazionali per un piccolo centro che, a quanto pare, pensa in grande.
(fonte:www.pagineabruzzo.it)
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lunedì 25 maggio 2009
NUCLEARE: REALACCI, DA SCAJOLA SOLO PROPAGANDA E COLOSSALI BUGIE
'Oggi dal Ministro Scajola sul nucleare abbiamo ascoltato solo propaganda e colossali bugie.
Mente quando afferma che sara' possibile produrre energia atomica a partire dal 2018 e mente soprattutto quando dice che ci sara' un risparmio del 30% sulle bollette delle imprese e delle famiglie. E' vero esattamente il contrario: il ritorno al nucleare e' antieconomico e i costi ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani'', lo afferma Ermete Realacci, responsabile Ambiente del PD commentando le dichiarazioni del Ministro Scajola all'Assemblea annuale di Confindustria.
''E' per ragioni economiche che negli USA, dove il settore energetico e' tutto privato, non si fanno nuove centrali nucleari dal ''78, ben prima di Chernobyl. Senza un forte sostegno pubblico, infatti, l'attuale nucleare non e' competitivo nei paesi occidentali''.
''A maggior ragione in un momento di crisi'', conclude Realacci, ''e' necessario puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono piu' competitiva l'economia e l'aumento occupazionale. Per il nostro paese questo vuol dire puntare sul risparmio e l'efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli orientato su base ambientale''.
(fonte:www.asca.it)
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sabato 23 maggio 2009
Cellulare fotovoltaico

Nuovo cellulare fotovoltaico da Sharp:Solar Hybrid 936SH
Arriverà in estate in Giappone il nuovo telefonino prodotto da Sharp denominato Solar Hybrid 936SH.
Sarà un ibrido funzionerà sia con elettricità, che a energia solare, calcolando che 10 minuti di esposizione solare basteranno per 2 ore di autonomia in standby.
Una bella innovazione che ci permetterà di avere il telefono carico anche quando non abbiamo una presa di corrente elettrica a portata di mano.
Il suo prezzo si aggirerà intorno alle 300 euro.
(fonte:www.mondoinformatico.info)
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venerdì 22 maggio 2009
Biologico: Il buon cibo della 'Gente Comune'

"Riteniamo che alcuni temi che riguardano la nostra salute non sono ancora divulgati a sufficienza.
L’agricoltura biologica non è un argomento naif, riservato ai più colti o ai più ricchi.
Tocca tutti noi, i nostri vicini e la nostra città.
Biologico vuol dire evitare fertilizzanti di sintesi, a base di azoto che vengono ricavati dal petrolio. Queste sostanze permetterebbero una resa più alta della coltivazione, risparmiando. Dicono. Ma non è proprio così!
Prima di tutto la quantità eccessiva di azoto altera profondamente le caratteristiche del prodotto, soprattutto i sapori (“questo peperone non sa di nulla!”, “le fragole dopo un giorno sono da buttare!”).
Poi non è assolutamente certo che siano innocue per la salute: esistono studi che dimostrano che se mangi “biologico” ti godi di più i sapori e ti ammali di meno, soprattutto se sei un bambino.
Ed alla fine si scopre anche che è conveniente, anche se ovviamente le potenti società petrol-chimiche mondiali non hanno interesse a dircelo.
Il Rodale, un prestigioso istituto di ricerca americano, ha seguito la produzione di centinaia di aziende agricole sparse nel mondo, compresi i paesi poveri. I risultati sono sorprendenti: rese produttive aumentate in media del 79%, meno erosione del suolo, enorme riduzione dei rifiuti (non si usa più petrolio, si ricicla la frazione umida della raccolta differenziata dei rifiuti), riduzione dei costi (la tecnica non dipende più dal prezzo del petrolio).
Ma allora perché al momento la verdura e la frutta biologica costano di più? Perché occorre farla venire da lontano e chi la distribuisce ci vuole guadagnare molto.
E allora parliamo di noi, GENTE COMUNE: immaginiamo un’amministrazione comunale che decida di occuparsi di economia ed insieme di salute. Immaginiamo una raccolta differenziata che passi dal molto poco attuale al quello che fanno altri comuni d’Italia, cioè anche l’80%. Immaginiamo di riutilizzare la parte organica di tali rifiuti per distribuirla a costi bassi agli agricoltori del posto. Immaginiamo di spiegare tutto questo ai nostri contadini, di convincerli anche con incentivi economici a passare a tecniche biologiche.
Immaginiamo quella che si chiama “filiera corta” .
Cioè: acquistare noi i loro prodotti, per le mense della nostra scuola e quindi per la salute dei nostri figli; per i ristoranti e gli alberghi della nostra città, con un’offerta originale e di qualità per i nostri ospiti; per la nostra spesa quotidiana, in salute ed economia.
Perché risparmiare vuol dire evitare di far arrivare le bietole dalla Spagna ed le fragole dall’Argentina, su camion e navi che bruciano tonnellate di petrolio per muoversi.
Magari rinunciamo a mangiare frutta fuori stagione; magari mangiamo meno banane, ma più buone, acquistate attraverso una catena di distribuzione equo e solidale: basta spiegarlo alla gente.
Informare, stimolare, innescare meccanismi virtuosi, senza limitarsi a gestire l’ordinaria amministrazione e ciò che si chiede ad una giunta comunale ... o immaginiamo troppo alto?
Ad Asti, cioè non proprio un altro continente, l’ASL utilizza la filiera corta per la mensa del proprio ospedale! Non sono vette irraggiungibili ...
Quel poco che si può fare è tanto, se a farlo è la gente comune ... magari con il supporto della prossima Amministrazione Comunale".
(fonte:www.ponentenotizie.it)
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giovedì 21 maggio 2009
Fotovoltaico: Australia, progetto impianto più grande al mondo

Stanziati 1,1 miliardi euro per realizzare il parco fotovoltaico
Il governo australiano si prepara a lanciare un progetto record, per la costruzione della più grande centrale solare al mondo. Il primo ministro australiano Kevin Rudd ha annunciato l'investimento di 1,4 miliardi di dollari australiani (1,1 miliardi di euro) per la costruzione del gigantesco parco solare. Il progetto comprenderà quattro impianti che avranno una potenza complessiva pari a una centrale a carbone, ha spiegato il primo ministro. La creazione del parco fotovoltaico si inserisce nel piano australiano per la riduzione delle emissioni di CO2 e che comprende investimenti pari a 3,3 miliardi di euro. Nel corso del 2010 il governo sceglierà l'area dove edificare la centrale in funzione della vicinanza alla rete di distribuzione e della quantità di irradiamento.
(fonte:www.www.wallstreetitalia.com)
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martedì 19 maggio 2009
DOTARE DI TETTI FOTOVOLTAICI NUOVE CASE UMBRIA

Dotare gratuitamente di tetti fotovoltaici tutte le nuove case che verranno ricostruite in Abruzzo dopo il terremoto e permettere agli abruzzesi di arrivare a guadagnare nei prossimi anni fino a 15 milioni di euro, grazie al cosiddetto conto energia. E' la proposta lanciata oggi a Firenze dai Verdi nel corso di una iniziativa elettorale cui ha preso parte anche la portavoce nazionale, Grazia Francescato. Come spiegato dal consigliere regionale toscano Fabio Roggiolani ''e' un impegno che prendiamo e un regalo che vogliamo fare all'Abruzzo. In questi giorni abbiamo anche riunito tutte le aziende piu' importanti del settore del legno per presentare un progetto di ricostruzione con tutti gli edifici in legno, che potranno essere realizzati in tempi brevissimi e saranno antisismici, ad alta qualita' energetica e di lunga durata nel tempo''. Roggiolani ha quindi spiegato di voler ''poi dotare queste case di impianti di riscaldamento geotermico a bassa entalpia in modo da permettere agli abitanti di risparmiare sulla bolletta''.
(fonte:www.ansa.it)
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lunedì 18 maggio 2009
Superhydrophobic Process: una microscopica grande rivoluzione nel fotovoltaico

Utilizzando nuove tecniche di produzione e grazie l'uso di innovativi processi di incisione chimica, dal Georgia Institute of Technology arriva una microscopica grande rivoluzione nel trattamento della superficie per le "super cellule fotovoltaiche" del futuro.
Le nuove tecniche messe a punto consentono di ottenere due ordini di risultati (si parla di incisioni su scala di nanometri e micron): il primo è aumentare la capacità di assorbimento della luce da parte del silicio e il secondo quello di creare una superficie autopulente da sporco e polvere che notoriamente riducono la capacità di assorbimento dell'energia solare.
Questi nuovi processi di produzione e di trattamento delle superfici consentirebbe quindi un assorbimento maggiore della luce da parte delle cellule fotovoltaiche che si presentano con una forma tridimensionale mentre le scalanature che ne derivano faciliterebbero l'auto-pulizia grazie allo sfruttamento della rugiada mattutina o della pioggia.
Infatti, grazie alle "strade" che si vengono a creare è possibile ottenere la rimozione di polvere e di sporcizia (maggiore rispetto ad altre superfici) che nel tempo si accumulano sulle cellule fotovoltaiche.
L'assoluta curiosità è che questa innovazione nasce dall'osservazione della superficie dei fiori di loto che, studiate al microscopio, presentano una struttura similare. Nella fattispecie, ciò che è stato sviluppato dal Georgia Institute of Technology è un processo che riduce il potere riflessivo dei materiali delle cellule fotovoltaiche: la superficie infatti si presenta con miliardi di microscopiche piramidi che riflettendo con le proprie pareti oblique parte di quanto non catturato, indirizzeranno i raggi sulle altre piramidi che ne assorbiranno l'energia.
Questa tecnica consente per ora un incremento del 2% nella produzione di energia elettrica, ma dal Georgia Institute of Technology sono sicuri di ottenere significativi miglioramenti nel prossimo futuro.
Il processo di incisione chimica utilizzato viene chiamato Superhydrophobic Process
(fonte:www.i-dome.com)
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domenica 17 maggio 2009
Fotovoltaico, la filiera a caccia di ingegneri e agenti di vendita

di Piero Orlando
Il fotovoltaico cerca progettisti, installatori e venditori per proseguire la sua corsa. Il settore, dopo la grande espansione conosciuta negli scorsi anni in Italia, punta ancora a crescere inserendo negli organici delle aziende – sia produttori, che installatori e distributori - ingegneri, ma non solo. Nei cantieri, infatti, si richiedono anche periti con esperienza nelle tecnologie fotovoltaiche. Nella produzione e nella ricerca di nuovi materiali sono ricercati anche chimici e fisici. Mentre per lo sviluppo della rete commerciale ci si rivolge anche ad agenti provenienti da altri settori, con le conoscenze della tecnologia che trasforma l'energia solare in energia elettrica.
Secondo i dati del Gestore dei servizi elettrici, a oggi, la potenza fotovoltaica installata in Italia è di oltre 460 MW, per 37mila impianti in esercizio, di cui 24mila solo nel 2008 con 338 MW di potenza istallata in un solo anno (la terza al mondo) a conferma della grande corsa intrapresa nell'ultimo periodo. «Il fotovoltaico ha ancora grandi prospettive di sviluppo anche in termini occupazionali, perchè l'attuale potenza installata copre una parte ridotta del fabbisogno energetico» spiega Vittorio Chiesa, direttore dell'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, che ha stimato in 1,1 miliardi di euro il fatturato 2008 del settore, con circa 630 imprese, più diverse migliaia di operatori locali impegnati nell'installazione residenziale. Il Gifi-Anie (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane, aderente a Confindustria) stima in 15mila gli addetti complessivi, creati quasi interamente negli ultimi 3 anni in un trend di crescita senza eguali che entro il 2020 potrebbe portare a superare i 100mila posti di lavoro. Anche se la crisi, con la difficoltà all'accesso al credito, in questi mesi frena lo sviluppo previsto. Anzi: «Le ultime previsioni indicano che nel 2009 si dovrebbe raggiungere lo stesso numero di nuovi impianti installati dello scorso anno, per un'occupazione stabile – afferma Alex Sorokin, consigliere del Gifi-Anie – e una ripresa della crescita dal 2010. Il cui ritmo dipenderà anche dai provvedimenti attesi dal Governo sul Conto Energia e le linee guide per l'autorizzazione unica, che saranno fondamentali per lo sviluppo del mercato».
La crisi servirà anche a mettere ordine in un settore esploso a dismisura in poco tempo. Intanto, però, seppure senza boom, tra espansioni dell'attività o semplici assestamenti degli organici, le imprese continuano ad assumere. Si ricercano ingegneri di tutte le specializzazioni (elettronici ed elettrici, ma anche civili, industriali, meccanici, chimici, energetici, ambientali) per ricoprire funzioni anche molto diverse. «Nelle aziende di produzione e progettazione gli ingegneri ricoprono ruoli di progettisti, impiantisti, project e product manager, direttori di cantiere, fino a ruoli dai responsabili o direttori di produzione - dice Chiesa - sono impiegati poi nella ricerca e sviluppo di nuovi materiali, che acquisce sempre maggior importanza, per cui si richiedono anche fisici e chimici. Le grandi aziende, come system integrator ed epc contractor, inoltre, cercano anche professionisti con ruoli gestionali da inserire in team articolati».
Ma non c'è spazio solo per ingegneri. Anche i periti abilitati possono diventare progettisti di impianti fotovoltaici o, a valle della filiera, installatori, oltre che manutentori e verificatori. Figure tecniche, ricercate anche tra professionisti e operai di altri settori, come ad esempio l'edilizia, che offre una nuova prospetiva per elettricisti, cablatori, idraulici. Molte delle attuali ricerche di personale, inoltre, riguardano commerciali, dagli agenti venditori, ai key account, ai sales e area manager. «Sono richiesti in particolare "tecnici commerciali", cioè ingegneri e periti con capacità di relazione e attitudine alla vendita. Oppure venditori con esperienza provenienti da altri settori, ma che conoscono le tecnologie del fotovoltaico» spiega Emilio Luongo, Account Executive e Sector Leader del progetto "Energie Rinnovabili" di Adecco, che ha predisposto il "Job center" del Solar Expo appena conclusosi a Verona, realizzando anche una banca dati specializzata nel settore delle energie rinnovabili. «Sono molto ricercati, inoltre, gli esperti normativi del settore – prosegue Luongo – impiegati amministrativi per cercare le opportunità di contributi e compilare le autorizzazioni».
(fonte:www.ilsole24ore.com)
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sabato 16 maggio 2009
Fotovoltaico: le imprese ci sono, il governo no

In Italia il mercato dell’energia dal sole cresce a ritmi da capogiro, in netta contro tendenza rispetto alla crisi. Gli acquirenti ci sono. Le imprese italiane ci sono. Il governo manca: all’ultimo momento a Verona hanno dato forfait sia il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che quello dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. E’ la fotografia che emerge dalla tre giorni di Solarexpo che alla decima edizione - con 64 mila visitatori, nove padiglioni rispetto ai sei dell’anno passato, oltre mille espositori di cui il 35 per cento provenienti dall’estero - si è confermata come la fiera leader a livello europeo.
Con 340 megawatt nel 2008 l’Italia si attesta al terzo posto nel mondo, dopo Germania e Spagna, per quanto riguarda l’installazione di impianti fotovoltaici, superando così Stati Uniti e Giappone. Ma il dato sorprendente riguarda il biennio 2009-2010: sono previsti 1000 megawatt cumulativi entro la fine del 2009 e ben 2000 megawatt a fine 2010, cifre che consentiranno all’Italia di mantenere un ruolo leader a livello mondiale: nel prossimo biennio, fa notare il direttore del Kyoto club Gianni Silvestrini, ci sarà un vero e proprio boom per il fotovoltaico, tanto che dal 2011 potremmo diventarne esportatori.
Insomma l’Italia ha dimostrato ancora una volta una formidabile capacità di ripresa. Negli anni Ottanta il nostro paese occupava un’invidiabile posizione nel campo delle rinnovabili: aveva un tessuto industriale maturo, ottime performance nel fotovoltaico, una ricerca che, nonostante la drammatica carenza di risorse, stava dando risultati concreti. Fu fatta la scelta di non sostenere il mercato dando la prospettiva di una crescita agevolata dall’interesse pubblico. Venne innalzato un muro di difficoltà burocratiche per la realizzazione degli impianti. Si lasciò il timone della corsa in mano ai più lungimiranti tedeschi e poi ai danesi, agli spagnoli e a tutti gli altri concorrenti che hanno potuto contare su un sistema normativo più certo e affidabile.
Adesso siamo partiti per la seconda volta. Per favore, niente sgambetti.
(fonte:www.cianciullo.blogautore.repubblica.it)
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venerdì 15 maggio 2009
NUCLEARE/ Nei siti militari le Centrali nucleari, fuori controllo di Parlamento, Magistratura e popolazioni

E’ stato approvato al Senato, nell’ambito della discussione del ddl 1195 recante disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia, l'articolo 14 recante delega al Governo in materia nucleare.
La delega riguarda la disciplina della localizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare e dei sistemi di stoccaggio e di deposito. Avviate infine le votazioni degli emendamenti presentati all'articolo 16 recante misure per la sicurezza e il potenziamento del settore energetico.
Siamo di fronte non più al rischio, ma alla piena attuazione di un progetto che coinvolgerà anche il settore della Difesa. Sempre in Senato è infatti in discussione il ddl 1373 per la costituzione della DIFESA SERVIZI SPA, la quale ha tra le sue finalità principali quella “di permettere l'installazione di impianti energetici destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell'energia, della sicurezza e dell'affidabilità del sistema nel quadro degli obiettivi comunitari in materia di energia e ambiente”.
Nuove centrali potranno essere costruite direttamente dalla Difesa Servizi SpA, o date in concessione e/o locazione, e realizzate in siti militari, infrastrutture e beni del demanio militare. Tutto ciò sfuggendo al controllo delle Autonomie Locali, della magistratura e del Parlamento nonché delle popolazioni residenti nelle vicinanze dei siti prescelti, essendo questi “Zona Militare - Limite Invalicabile”, come recitano i cartelli affissi ai confini.
E senza che si tenga nella dovuta considerazione il depauperamento di esperienze e professionalità oggi utilizzate in queste basi con altre funzioni, e che difficilmente potrebbero essere convertite alla produzione di energia nucleare.
(fonte:www.unonotizie.it)
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giovedì 14 maggio 2009
Fotovoltaico: a Verona presto la copertura dello stadio con pannelli solari

Sarà costruito a Verona il più grande impianto sportivo alimentato dall'energia solare: difatti sarà realizzata una nuova copertura per lo stadio Bentegodi, dove è previsto che verranno installati all'incirca 12.456 pannelli fotovoltaici per un'area complessiva di ben 9.645 metri quadrati.
In questo modo la città di Verona vuole coniugare insieme sia l'aspetto sociale che quello ambientale ed economico,, ponendo finalmente fine alle numerose polemiche inerenti alla demolizione dello stesso stadio andando così a modificare il contesto socio-culturale della zona.L'impianto fornirà una potenza di 935 Kwh, in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di circa trecento famiglie.
I lavori, che saranno completamente sostenuti dell'AGSM, Agenzia Generali Servizi Municipali della stessa cittadina, inizieranno in estate e dovrebbero terminare prima della fine dell'anno.
I costi di costruzione, 4,5 milioni di euro, e manutenzione dell'impianto saranno coperti dall'energia che verrà venduta alla rete elettrica alla quale è connesso lo stadio, trattandosi di un impianto integrato.
L'obiettivo che si vuole raggiungere tramite la costruzione di questo impianto è quello di produrre energia pulita su scala industriale coniugando le esigenze strutturali alla salvaguardia dell'ambiente.
(Daniele Taburni)
(fonte:www.ambientenergia.info)
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mercoledì 13 maggio 2009
Geotermico: sempre più accessibile grazie alla sonda geotermica

Il geotermico, che utilizza il calore della terra per riscaldare e rinfrescare gli ambienti, diventa più accessibile ad ogni soluzione, sia privata che industriale, sia nuova che in ristrutturazione.
Trova infatti sempre più conferme l'innovazione che Energy Resources, azienda leader nelle energie rinnovabili presente in questi giorni al SolarExpo di Verona, ha apportato al settore, grazie ad un brevetto internazionale messo a punto in collaborazione con l'Università Politecnica delle Marche e la facoltà di Geologia dell'ateneo di Urbino.
Ha infatti già raggiunto i 3 megawatt installati in Italia il sistema che utilizza la sonda geotermica dalla particolare conformazione a spirale; questo strumento consente di avere la stessa superficie di scambio in appena cinque o venticinque metri di profondità nel terreno, anziché negli oltre cento dei modelli tradizionali a forma di "U"; un sistema che abbatte i costi di istallazione del 50%.
Il risparmio riguarda anche i costi di gestione: spariscono le bollette di metano, Gpl o gasolio, ed in proporzione i consumi, ora relativi unicamente all'energia elettrica, si riducono del 60%.
Energy Resources rafforza dunque la sua naturale vocazione all'innovazione, stringendo tra l'altro un rapporto privilegiato con Rct, società di Trevi Group, importante nome nell'ingegneria delle perforazioni speciali e nella geotermia.
Se poi anche l'energia elettrica viene ottenuta da fonti rinnovabili, allora si raggiunge il massimo risparmio, e si risponde pienamente a criteri di sostenibilità. In questo senso un connubio perfetto è quello tra geotermico e fotovoltaico, che consente di ridurre ulteriormente il fabbisogno energetico dell'edificio, e quindi di far aumentare la tariffa incentivante fino al 30%.
Questo 'circuito virtuoso' si realizza nel progetto "Casa Solare", che Energy Resources ha messo a punto per rispondere al problema ambientale e insieme alle necessità dell'abitare, e per dimostrare come un sistema di energia rinnovabile totalmente integrato possa essere 'vissuto' da tutti.
Ne è un esempio il complesso di 52 abitazioni in fase di completamento in località Santa Maria Nuova, in provincia di Ancona.
Per realizzarle sono stati utilizzati non solo geotermico e fotovoltaico, ma anche un sistema di recupero della acque piovane e la domotica, con un occhio attentissimo alla sicurezza e alle norme antisismiche.
Dotate anche di certificazione "Casa Clima", queste abitazioni non producono alcun impatto ambientale, costano come quelle tradizionali, ed eliminano il 'vecchio' concetto di consumo, presentadosi come vere e proprie 'case senza bollette'.
(F. Baglivi)
(Fonte:wwwambientenergia.info)
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martedì 12 maggio 2009
Effetto della crisi? Sempre più italiani si danno all’orto

Un articolo di giardinaggio venduto ogni 2 minuti, oltre 30 mila le inserzioni nella sezione di eBay Giardino Piante ed Arredamento esterno.
I dati diffusi dal sito di aste online confermano che l’arrivo della bella stagione ispira agli italiani la voglia di coltivare ortaggi e frutta, prendersi cura del proprio giardino, o anche solo del balcone: uno dei pochi hobby che ancora non sembrano intaccati dalla graduale riduzione del tempo libero (e dei soldi) da dedicare alle proprie passioni.
In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo e forse ispirati dall’esempio che arriva anche da Washington, dove la famiglia Obama ha pensato bene di trasformare il giardino in un orto biologico, sempre più italiani si danno alla produzione di frutta, ortaggi e piante aromatiche, per risparmiare, certo, ma anche per tentare di mangiare in maniera più sana e perché no, per placare lo stress e darsi qualche gratificazione, mettendo in pentola cibi autoprodotti o solo ammirando un bel davanzale fiorito e curato.
E il web si dimostra un valido alleato di questa passione: solo sul sito eBay, la vendita degli articoli da giardinaggio cresce ogni anno del 50%, grazie alla possibilità non solo di acquistare a prezzi vantaggiosi - “c’è addirittura chi si è aggiudicato un kit con 1000 semi di pomodoro a solo 80 centesimi di euro”, spiega eBay – ma anche di reperire prodotti che difficilmente avrebbero spazio tra gli scaffali del negozio sotto casa: semi di mais rosso e carote bianche dalla Spagna, semi di caffè coltivati in diverse parti del mondo.
C’è poi chi mette in vendita semi di zucca gigante da competizione “da 300 chili”, di piante carnivore o di pomodori zebrati e chi è disposto a pagare 1.300 euro per un Bonsai di acero tridente.
Stranezze a parte, la tendenza è sempre più quella di andare alla ricerca della qualità senza spendere troppo: il web può dimostrarsi un ottimo alleato, sia per i consumatori alla ricerca della convenienza, sia per i negozianti che, applicando prezzi competitivi, possono acquistare visibilità e allargare la propria vetrina a un pubblico sempre più vasto, nel proprio paese e all’estero.
Alessandra Talarico
(fonte:www.www.key4biz.it)
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lunedì 11 maggio 2009
NUCLEARE: GREENPEACE CHIEDE REVOCA AUTORIZZAZIONE A COSTRUZIONE EPR FINLANDESE

L'articolo che segue, è molto interessante, perchè si può capire che nel mondo, si continuano a fare centrali nucleari, che in realtà sono giganteschi esperimenti!
Centrali nucleari sicure al 100% non ne esistono, ed infatti nessuna compagnia assicurativa ne ha mai assicurata una!
Roma, 7 mag. - (Adnkronos) - Greenpeace chiede la revoca dell'autorizzazione alla costruzione del reattore Epr, il piu' grande prototipo nucleare mai realizzato, a Olkiluoto in Finlandia, a seguito delle rivelazioni sui problemi relativi ai sistemi di controllo. La richiesta, si legge in una nota dell'associazione ambientalista, giunge infatti dopo che un canale televisivo finlandese ha reso nota una lettera che l'autorita' di sicurezza nucleare Stuk ha consegnato lo scorso dicembre al costruttore francese Areva, lettera nella quale si dice di non registrare ''nessun reale avanzamento nella progettazione dei sistemi di controllo e protezione'' che potrebbe portare a un arresto della costruzione del reattore.
(fonte:www.adnkronos.com.)
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domenica 10 maggio 2009
Fotovoltaico, se non ci fosse la burocrazia…

Lo ha sostenuto in particolare Anton Miller, numero uno della Q-Cells, l’azienda leader mondiale nella produzione di celle fotovoltaiche.
L’industria italiana ha notevoli margini di riduzione dei costi della tecnologia.
Il nostro paese avrebbe “in mano le sorti della grid parity mondiale”, ovvero l’elemento fondamentale per far sì che il mercato energetico del fotovoltaico superi la fase della sussidiarietà, per diventare finalmente competitivo.
L’ostacolo principale per il nostro paese sarebbe rappresentato dalle lungaggini delle procedure amministrative.
Il comparto fotovoltaico, liberato da queste pastoie, potrebbe invece attirare nuovi e più ingenti capitali finanziari.
Molto interessante poi il dato citato nel corso del convegno sulla riduzione dei costi per gli impianti fotovoltaici.
Uno studio dell’EPIA (l’associazione europea delle industrie fotovoltaiche) già a partire da 2014-2015 il costo per i grandi impianti si aggirerà intorno a 2.000 € per kW (oggi è intorno ai 3.500 €).
(Fonte:www.quotidianocasa.it)
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sabato 9 maggio 2009
La maggioranza degli italiani dice no al nucleare!
Il ''no alla follia nucleare nei cittadini sopravvive e lotta insieme a noi.
E tutto questo anche in presenza di un black-out informativo su chi si oppone alla reintroduzione dell'energia atomica in Italia''. Lo afferma, Grazia Francescato di Sinistra e Liberta' sottolineando i dati del Rapporto Italia dell'Eurispes ribaditi oggi nel corso di un convegno a Roma organizzato sul tema dell' atomo. Secondo il rapporto, infatti, la maggioranza degli italiani con il 45,7% si e' detta contraria alla costruzione di centrali contro il 38,3% dei favorevoli (buona soluzione per il 30,1%). Tra i favorevoli l'8,2% pone la condizione che le centrali stiano distanti dalla zona in cui abitano. Per quanto riguarda il no due le motivazioni principali: il timore dei rischi (27,3%), il ''non ritenerlo una soluzione'' rapida per i problemi dell'energia (18,4%). A livello politico il 71,5% di chi si dichiara di sinistra e' contrario al nucleare (55,6% nel centrosinistra) mentre nel centrodestra il 65,9% e' favorevole (a destra il 55,4%). ''Il nucleare che il Governo non perde occasione di propagandare non solo e' pericolosissimo perche' non ha risolto il problema delle scorie ma e' anche costosissimo. Il futuro dell'energia e' nelle rinnovabili e nell'efficienza energetica'', spiega la portavoce nazionale dei Verdi. ''La destra si fermi ascolti gli italiani'' e' quindi l' appello di Angelo Bonelli dei Verdi. (ANSA). GU
(fonte:www.ansa.it)
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venerdì 8 maggio 2009
Ecco a voi la casa senza bollette

E' off grid, completamente autonoma e autosufficiente. Sarà presentata alla Campionaria di Milano. Ma ha un limite... di ANTONIO CIANCIULLO
MILANO - La parola d'ordine è off grid. Ma la traduzione letterale non dà l'idea giusta: fuori dalla rete sì ma non dal web. La rete, anzi le reti in questione sono altre: luce, gas, acqua, rifiuti, telefono. La casa off grid è una casa completamente autonoma, perfettamente autosufficiente: è un luogo che ricicla all'infinito le risorse naturali che vengono dal cielo e trasforma i rifiuti in risorse. Questo modello, replicabile sino a formare un intero quartiere o una città, il più radicale finora proposto, viene presentato alla Fiera Campionaria di Milano, organizzata dalla Fondazione Symbola dal 7 al 10 maggio.
Il progetto ha due genitori: Mario Cucinella, l'architetto che l'anno scorso ha lanciato la casa ecologica da 100 euro a metro quadro, ed Emiliano Cecchini, il presidente della Fabbrica del Sole, la società che ha costruito ad Arezzo il primo idrogenodotto al mondo. L'idea di fondo è utilizzare solo le risorse che il territorio su cui è costruita la casa è in grado di utilizzare. L'energia è quella che viene dal sole ed è accumulata nei momenti di picco producendo idrogeno: visto che manca il collegamento alla rete elettrica non c'è bisogno dell'inverter perché si può usare la corrente continua senza trasformarla (in questo modo si evitano sprechi e si migliora l'efficienza del sistema). I rifiuti vengono riciclati. Per la telefonia si adopera un ponte radio. Per regolare la temperatura degli ambienti si usano la coibentazione spinta degli edifici e le pompe di calore. Per l'acqua basta quella piovana raccolta in vasche e riciclata. "Con l'off grid l'inquinamento viene quasi annullato e il costo di tutta l'operazione è estremamente contenuto: un 10 per cento in più che rientra in circa 10 anni", spiega Cecchini.
L'operazione ha però un punto debole: lo spazio necessario a ricaricare ecologicamente le risorse necessarie alla vita quotidiana. Per poter essere autosufficiente una casa abitata da 4 persone ha bisogno di circa 2 ettari di terreno. "E' un ordine di grandezza simile a quello della nostra impronta ecologica, un concetto basato proprio sullo spazio che serve per soddisfare il nostro livello di vita", continua Cecchini. "So che è tanto, ma anche le città tradizionali hanno bisogno di una superficie proporzionalmente analoga: non ce ne accorgiamo perché usiamo più risorse di quelle disponibili. Di fatto ci stiamo mangiando la Terra. Per mantenere questo livello di consumi avremmo bisogno di altri due pianeti".
(fonte:www.repubblica.it)
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giovedì 7 maggio 2009
Vendita all'Ingrosso e «km zero» contro la crisi

CAROVITA. Con il potere d'acquisto degli stipendi sempre più inadeguato, una doppia offerta alimentare permette di spendere meno senza rinunciare alla qualità. A VeronaMercato risparmio del 40-50 per cento, venerdì debuttano a Borgo Venezia i banchi con i prodotti locali
Verona. Mille ingressi al mese. Per acquistare frutta e verdura a minor prezzo c'è il mercato all'ingrosso. A VeronaMercato (550 mila metri quadrati e 530 mila tonnellate di merce movimentata all'anno) si risparmia dal 40 al 50 per cento rispetto al dettaglio. A patto, però, di acquistare una cassa intera di merce.
Per difendere il potere d'acquisto di stipendi sempre più inadeguati ai tempi, ci sono diversi stratagemmi. L'ultimo, in ordine di tempo, è il mercato a chilometri zero. In fase sperimentale, partirà a Verona l'8 maggio in via Villa Cozza (Borgo Venezia) e il 9 in via Bengasi (Borgo Roma). Sui banchi prodotti stagionali e locali (si potrà trovare al massimo qualcosa delle provincie vicine) a un prezzo inferiore del 25 per cento rispetto a quello medio nazionale indicato sul sito Sms consumatori, patrocinato dal ministero delle Politiche agricole alimentari. Più datata, risale a una legge regionale del 1979, l'apertura obbligatoria al pubblico del mercato all'ingrosso, due ore al giorno. Anche il centro agroalimentare di via Sommacampagna è aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 11 e il sabato dalle 7.30 alle 9.30 e registra 12 mila ingressi di privati l'anno. Ma il ruolo strategico del mercato all'ingrosso non è tanto quello di strappare la spesa del singolo ai rincari, quanto piuttosto quello di calmierare i prezzi.
«Ogni giorno», spiega Riccardo Caccia, presidente di VeronaMercato, la società che ha la proprietà e la gestione del Centro Agroalimentare, «formiamo il listino prezzi all'ingrosso, frutto delle contrattazioni delle grosse quantità di prodotti ortofrutticoli che passano da qui». Listino che poi viene diffuso quotidianamente anche sul sito aziendale www.veronamercato.it. Un servizio in più per il consumatore che può dunque sapere il prezzo all'ingrosso di tutto quello che poi si trova nelle corsie dei supermercati o tra i banchi del mercato.
Un semplice clic per leggere che l'asparago bianco locale, il più grosso, costa da un minimo di 4 ad un massimo di 5 euro al chilo e le arance di Sicilia dai 75 agli 85 centesimi al chilo. Ma l'elenco è lungo sei pagine e comprende tutti i prodotti, dall'aglio alle zucchine.
«Possiamo dire», prosegue il presidente, «che il prezzo che si forma quotidianamente a VeronaMercato è il prezzo base dei prodotti». Amministrazione pubblica (i mercati a chilometri zero sono promossi dagli assessorati al Commercio) e mercato all'ingrosso si schierano dunque dalla stessa parte per raggiungere lo stesso obiettivo, agevolare il consumatore nella spesa. «Non escludo» dice l'assessore al Commercio Enrico Corsi, «che, superata la fase di sperimentazione dei Farmer's Market, in futuro ci potranno essere anche delle collaborazioni con VeronaMercato».
Che intanto venerdì inaugura lo spaccio aziendale di prodotti biologici per risparmiatori sensibili non solo al peso del portafoglio ma anche ai metodi naturali di coltivazione e produzione.
(fonte:www.larena.it)
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Legambiente sul nucleare: ristabilire la verità sui danni e sulla sua inutilità
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di Valentina De Palma
Si è tenuto mercoledì pomeriggio presso la biblioteca comunale l’incontro dibattito promosso da Legambiente sul tema “ Per il clima Contro il nucleare” che ha visto la partecipazione di Aldo Fusaro, Presidente di Legambiente Corato e di Giorgio Zampetti dell’ Ufficio Scientifico Nazionale di Legambiente.
“Questa campagna – afferma Fusaro - è nata non solo per dire no al nucleare ma per unire la questione del nucleare a quella del clima.”
Il governo Berlusconi ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con un obiettivo dichiarato di produrre il 25% dell’energia elettrica dall’atomo e attuando a tal proposito una campagna di disinformazione sulle presunte opportunità che questa scelta garantirebbe al nostro Paese.
“L’obiettivo principale della campagna – dice Zampetti- è dare informazioni costruttive e costanti sul tema del nucleare, ristabilire la verità sui danni e sulla sua inutilità nel nostro Paese”
Attualmente sono in funzione 445 impianti nucleari. Nonostante le conseguenze del disastro di Chernobyl e altri gravi incidenti , il governo parla di nucleare come fonte energetica necessaria per rispettare il protocollo di Kyoto e l’accordo europeo 20-20-20. Ma in realtà tutto questo non è conveniente e Zampetti spiega il perché:
“Secondo il protocollo di Kyoto l’Italia prevede una riduzione delle emissioni di CO2 del 6,5% entro il 2012; in realtà il nostro Paese le ha aumentate del 9,9%. Con l’accordo 20-20-20 l’unione europea ha fissato degli obiettivi da raggiungere entro il 2020 che sono la riduzione del 20% delle emissioni di CO2, sviluppo delle energie rinnovabili per garantire il 20% dei consumi e migliorare del 20% l’efficienza energetica.
Se il governo decidesse di costruire delle centrali nucleari passerebbero almeno 15-20 anni prima della loro entrata in funzione, l’Italia non riuscirebbe a rispettare la scadenza europea del 2020 incorrendo cosi in altre sanzioni da aggiungere a quelle ormai inevitabili del protocollo di kyoto.”
Continua affermando che “un ritorno al nucleare non ridurrebbe il costo dell’energia in quanto la produzione di energia elettrica dal nucleare, includendo anche lo smantellamento delle centrali e lo smaltimento delle scorie radioattive, costa di più rispetto a tutte le altre fonti; ed è falso che ridurrà le importazioni in quanto il nucleare produce solo elettricità pari al 20% dei consumi energetici italiani, non calore o carburante per i trasporti. Inoltre le centrali nucleari utilizzano uranio, materia prima da importare dall’estero come gli altri combustibili fossili.”
La tecnologia proposta dal governo, quella di terza generazione evoluta, non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni come lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, la contaminazione ordinaria dovuta al rilascio nell’ambiente di radioattività durante la normale attività; il terrorismo e la proliferazione nucleare in quanto della scorie viene estratto il plutonio, materia prima per la costruzione di armi a testata nucleare.
In attesa del nucleare di quarta generazione, previsto non prima del 2030, la costruzione degli unici due reattori di terza generazione evoluta al mondo a Olkiluoto in Finlandia e Flamanville in Francia, procede con enormi difficoltà.
L’Italia si starebbe quindi candidando ad adottare una tecnologia inquinante, insicura, costosa e vecchia.
Se l’Italia decidesse di adottare il nucleare, dirotterebbe sull’atomo tutte le attenzioni e le risorse destinate alla fonti rinnovabili e all’efficienza energetica, che sono invece le soluzioni più immediate per recuperare i ritardi rispetto agli accordi internazionali sulla lotta ai cambiamenti climatici, e resterebbe fuori dal percorso di modernizzazione intrapreso da paesi come Germania e Spagna che grazie ad una strategia energetica innovativa e uno sviluppo delle fonti rinnovabili, usciranno nei prossimi anni dall’era nucleare.
Il dibattito è stato preceduto dalla proiezione del documentario “Chernobyl vent’anni dopo” in cui viene mostrata la grave crisi sociale, politica ed economica in cui vertono i paesi colpiti dalle radiazioni, soprattutto la Bielorussia. Qui la gente continua a vivere in territori contaminati da livelli radioattivi insostenibili per la salute umana e ad alimentarsi con cibo prodotto in questi luoghi. Sono inoltre quadruplicati i tumori tiroidei soprattutto nei giovani tra 16 e 30 anni. La popolazione rurale è quasi del tutto esclusa dal controllo e dalla prevenzione medica.
Legambiente perciò ritiene che la vera risposta ai cambiamenti climatici e al rispetto dell’accordo europeo siano il solare e il fotovoltaico non il nucleare. Innanzitutto promuove le fonti energetiche rinnovabili come veicolo per la diminuzione di emissione di gas serra; è attiva inoltre con progetti di collaborazione e solidarietà come il “Progetto Chernobyl” ossia una campagna di accoglienza per bambini proveniente dalle aree ad alta contaminazione. Ogni estate arrivano in Italia 1500 bambini; dal 1994 ne sono giunti circa 20mila.
Legambiente ritiene sia necessaria una seria politica nazionale e locale perciò ha chiesto a tutti i territori di approvare la loro opposizione ad ospitare centrali nucleari. In Puglia i comuni di Lecce e Taranto hanno già aderito. A Corato è stata depositata la richiesta ma non si è ancora avuta risposta.
(fonte:www.coratolive.it)
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martedì 5 maggio 2009
L'orto bio di Michelle Obama

PAOLO PEJRONE
Se Michelle Obama potesse venire a Masino tra domani e domenica, potrebbe trovare tutto il necessario per far diventare il suo orto un vero gioiello: un orto vario, pieno, biologico (e italiano!) Il «suo» nuovo e sbandierato orto, semplicemente zappato, coltivato e seminato ai bordi di sofisticati ed eleganti «loans» (i prati all'inglese della Casa Bianca), non è per nulla banale: con le sue future imperfezioni, con i suoi futuri colori allegri e bizzarri, con i suoi futuri successi ed insuccessi, sarà certamente pieno di vita, fragrante e allegro.
Quasi l'opposto dalle ben differenti, sterili (e spesso vuote di significato), rassegne di pratini tosati, azalee potate, rododendri manicurati del giardino presidenziale: un vecchio inno al perbenismo estetico e al «politically correct», al liftato (e alla noia!). In certi momenti, Vico ce lo ricorda da più di 200 anni, il veloce ritmo dei tempi deve trovare la maniera di riflettere e tornare indietro. Così negli orti con un forte senso della realtà e con la dovuta umiltà si stanno abbandonando i veleni ed i loro trattamenti per approdare tra orti puliti, liberi e biologici. Saranno sicuramente meno produttivi e meno perfetti. Ma sani.
La lobby delle aziende chimiche (del vasto settore dell'agricoltura), di fronte agli orti puliti e felici della Casa Bianca, colpiti dalla troppo bio-coscienza di Michelle, sono andati al contrattacco: evidentemente la moda «ecologica» e plateale della presidentessa può portare loro grande danno. Un orto chiacchieratissimo, fotografatissimo (e soprattutto esente di trattamenti), è una pessima pubblicità per i produttori di pesticidi. La difesa è stata netta: un solo produttore produrrebbe (con il metodo tradizionale fatto di irrorazioni a base di polverine e liquidini velenosi) verdure per 124 famiglie americane.
A detta di «lobby», Michelle Obama (indicata come egoista ed elitaria) farebbe invece verdure solo per sé e per la sua famiglia. Ma Michelle Obama non è una produttrice di verdura, è la moglie del Presidente degli Usa e produce, bontà sua, qualcosa che a Lei e alla famiglia piace ed alla quale evidentemente era abituata. Credendoci e potendolo fare non somministra loro verdure «avvelenate». Tutto lì.
(fonte:www.lastampa.it)
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lunedì 4 maggio 2009
No e ancora no al nucleare

Riceviamo e pubblichiamo - Il consigliere comunale del Popolo della Libertà a Montalto di Castro Fabiola Talenti, ribadisce la sua ferma contrarietà alla costruzione di una centrale nucleare sul territorio comunale.
L’occasione per ritornare sull’argomento è data dalla notizia di un sopralluogo, effettuato a Montalto di Castro da una società francese, per l’individuazione di un possibile sito dove costruire una centrale nucleare.
Ribadisco il mio secco no alla costruzione di una centrale nucleare questo territorio ha pagato e continua a pagare lo scotto di avere, nel raggio di pochi chilometri, due centrali che costituiscono il polo energetico più grande d’Europa.
L’installazione di una centrale a propulsione nucleare, metterebbe ulteriormente a rischio la salute pubblica e vanificherebbe gli sforzi, fin qui compiuti, per qualificare i prodotti agricoli, incentivare il turismo e valorizzare i siti culturali della nostra provincia.
Avremo presto la fine dell’economia e dell’ambiente della Maremma, stretta in un abbraccio mortale da ben tre impianti altamente inquinanti e pericolosi: la ipotizzata centrale nucleare, quella a policombustibile esistente a Montalto di Castro e infine, quella riconvertita a carbone di Civitavecchia.
Si tratta di un incredibile concentrato di inquinamento- conclude la Talenti- che distruggerà definitivamente l’economia, la salute e il futuro di questa nostra terra.
In tutto questo, è assordante il silenzio del Sindaco Carai e della sua maggioranza, che dovrebbe far sentire alta la sua voce e contrastare con ogni mezzo il ventilato progetto.
Plaudo all’azione delle associazioni ambientaliste e dei comitati, in particolare al Comitato Amici della Maremma, al quale rinnovo la mia vicinanza e la disponibilità a qualsiasi azione tesa a tutelare la salute e l’ambiente.
Fabiola Talenti
Consigliere comunale Pdl
(fonte:www.tusciaweb.it)
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sabato 2 maggio 2009
NUCLEARE, ZARATTI: SOPRALLUOGHI A MONTALTO DI CASTRO INUTILI E INOPPORTUNI

“In merito alla notizia dei sopralluoghi che sono stati svolti nei giorni scorsi sul sito Enel di Montalto di Castro da parte di Enel stessa e del Presidente di Edf (Elecrticitè de France) per verificare la possibilità di realizzazione di una centrale nucleare, intendo esprimere la mia più netta contrarietà a questo metodo.
– afferma Filiberto Zaratti, Assessore all’Ambiente e Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio – La Regione Lazio si è pronunciata più volte in maniera netta contro la realizzazione di centrali nucleari sul proprio territorio, sia per la loro inutilità, sia in funzione del fatto che sta ancora pagando l’eredità nucleare degli anni passati, con il decomissioning della centrale di Borgo Sabotino e di quella del Garigliano, ai confini tra Lazio e Campania”.
“Questi sopralluoghi forzano anche i tempi “istituzionali” di chi vorrebbe il nucleare. Infatti il “Decreto Sviluppo” che dovrebbe riaprire all’energia atomica in Italia è a oggi fermo al Senato, e la qualificazione nucleare di un sito come Montalto di Castro, inoltre, è ancora quella realizzata quaranta anni fa, con metodologie antiquate e obsolete. – continua Zaratti – In questo senso parlare, come fa il Presidente di Edf, di “sito interessante” è quantomeno prematuro”.
“La Regione Lazio ha scelto una strada diversa dal nucleare: quella delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, fonti che consentono di non ipotecare pesantemente il futuro dei cittadini e dei territori. - conclude Zaratti – Le nuove centrali nucleari che vorrebbe realizzare il Governo, infatti, oltre a essere inutili sul fronte dell’economicità dell’energia elettrica, come dimostrano i continui rialzi, giunti a oltre il 50%, dei costi di costruzione degli unici due reattori Epr in via di realizzazione al Mondo in Francia e in Finlandia, rappresentano anche una servitù pesantissima sul fronte temporale.
Tra costruzione, periodo di funzionamento e smantellamento, infatti, si può arrivare facilmente a cento anni se non di più, come dimostra l’esperienza della Gran Bretagna, dove l’Autorità per lo smantellamento delle centrali nucleari ha pianificato in un documento ufficiale la fine delle operazioni relative allo smontaggio della prima centrale britannica, entrato in funzione nel 1956 e chiuso nel 2003 dopo 47 anni di funzionamento, nell’anno 2115: per un totale di 156 anni di servitù nucleare”.
(fonte:www.ontuscia.it)
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venerdì 1 maggio 2009
Greenpeace: ancora più debiti per Enel se investisse nel nucleare

(PRIMAPRESS) MILANO - L’indebitamento di Enel già significativo crescerebbe ulteriormente di oltre 30 miliardi di euro, se la società desse seguito alle dichiarazioni di nuovi investimenti sul nucleare.
È quanto emerge dal rapporto finanziario “ENEL: prospettive e rischi degli investimenti in energia nucleare” elaborato dal Prof. Stephen Thomas dell’Università di Greenwich e commissionato da Greenpeace Italia e Fondazione Culturale Responsabilità Etica. Questo studio analizza il rapporto tra il debito finanziario della società e i progetti espansionistici nel nucleare. Enel, che questa settimana approverà il bilancio dell’esercizio 2008, presenta - com’è noto - debiti finanziari per 50 miliardi di euro. Con l’acquisto di un’ulteriore quota di Endesa nel 2009, l’indebitamento finanziario della società è salito a 61 miliardi di euro, quadruplicandosi in meno di due anni. Standard & Poor’s, la principale società di rating internazionale, ha annunciato che il debito di ENEL sarebbe tenuto sotto osservazione con “implicazioni negative”. Nonostante il forte indebitamento, ENEL ha manifestato l’intenzione di espandere il suo impegno nel nucleare – in Italia e all’estero – e questo comporterà costosi e rischiosi investimenti. Il rapporto commissionato da Greenpeace stima in 31,5 miliardi il costo degli ulteriori investimenti di Enel nel nucleare. Solo in Italia, infatti, i quattro reattori EPR, che Enel progetta di costruire in seguito all’accordo di collaborazione con EDF, costeranno circa 25 miliardi di euro. “Come emerge dal rapporto, l’attuale debito finanziario dell’Enel, anche a seguito delle previste cessioni, rimarrà circa doppio rispetto a quello di EDF, il colosso elettrico francese recentemente coinvolto per spionaggio ai danni di Greenpeace” afferma Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace “come è possibile aumentare di oltre 30 miliardi di euro questo indebitamento con ulteriori investimenti nel nucleare?”
“Un chiaro segnale dell’attuale politica di Enel è che, tra gli interventi decisi per finanziare i propri piani, Enel abbia deciso di vendere quote di Enel Green Power, la divisione specializzata in energie rinnovabili”, sostiene Andrea Lepore, campagna Clima di Greenpeace. “Peccato che proprio questo comparto presenti una redditività pari a tre volte quella generale del gruppo”. “Chiediamo a Enel di rivedere profondamente le sue scelte sul nucleare e di non sacrificare quote di Enel Green Power, incrementando gli investimenti nelle fonti rinnovabili” conclude Lepore.Il rapporto viene presentato oggi a Milano al convegno “La ricetta anticrisi dell’azionariato critico: regole, trasparenza, responsabilità sociale e ambientale”, organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, la rivista Valori e Greenpeace.(PRIMAPRESS)
(fonte:www.primapress.it)
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Fotovoltaico: in Vaticano il più grande impianto del mondo

Il Vaticano avrà l'impianto fotovoltaico più grande del mondo ed il progetto è ormai alle fasi finali di studio. È quanto ha dichiarato in un'intervista il responsabile dei progetti sulle energie rinnovabili dello Stato Pontificio, l'ingegnere Mauro Villarini. I lavori dovrebbero partire nei prossimi due o tre mesi per poi durare dai tre ai quattro anni.
I pannelli fotovoltaici verranno installati a Santa Maria di Galeria, dove sono ospitati gli impianti della Radio Vaticana. Già lo scorso autunno, dopo il collaudo dell'impianto a pannelli solari dell'Aula Paolo VI in Vaticano, venne annunciata la futura creazione di un impianto analogo per Santa Maria di Galeria, che nel 2014 porterebbe il Vaticano ad avere l'impianto di immagazzinamento di energia solare più grande del mondo.
L'ambizioso investimento, del costo di circa 500 milioni di euro, prevede la costruzione di un impianto da 100 MW in un'area di 300 ettari sita in prossimità del borgo medievale di Santa Maria di Galeria.
Questo impianto fotovoltaico da 100 MW produrrà energia pari a nove volte la richiesta della Radio Vaticana che con le sue potenti antenne riesce a coprire l'intero globo terrestre. L'energia prodotta riuscirà a soddisfare ampiamente il fabbisogno dei 900 abitanti dello Stato Pontificio, e quella in eccesso sarà venduta all'Italia.
L'azienda che si occuperà dell'installazione di questo impianto fotovoltaico da record è la tedesca SolarWorld, che ha già ricoperto di pannelli fotovoltaici i tetti della Sala Nervi.
La svolta ecologica del Vaticano è cominciata.
(Pierangelo Sciddurlo)
(fonte;www.ambientenergia.info)
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